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Per nuovi Direttori dell’Unione Europea di musei italiani e romeni basati sul merito anche digitale e plurilinguistico

(Giuseppe Pace). L’Unione Europea deve mettere il naso sui concorsi italiani, romeni e degli altri Paesi membri per obbligare la partecipazione di almeno il 20% di stranieri ai concorsi per direttore di musei, teatri, pinacoteche, città-museo, ecc.. Tali concorsi devono essere basati sulla meritocrazia, sull’uso della tecnologia digitale e il necessario plurilinguismo ed in modo ultratrasparente. In Italia si conferiscono direzioni museali a personalità straniere di musei già prestigiosi, dove, da anni, entrano molti turisti e quindi soldi per i biglietti. In Romania il Museo di Storia Naturale di Bucarest fu diretto da un italiano, ma oggi anche in Romania la presenza di stranieri si è ridotta troppo. Invece, si dovrebbe riservare a Direttori stranieri una percentuale consistente (10% delle grandi città e 30% dei piccoli centri periferici) di musei periferici e meno noti al vasto pubblico. Bisogna affidare a stranieri la direzione di musei, arene, pinacoteche, teatri, ecc. di cittadine e paesi sia in Italia che in Romania come altrove nel territorio dell’Unione Europea.In Romania bisognerebbe affidare a stranieri i tradizionali musei di Sighisoara, di Costanza, di Iasi, di Focsani, di Petra Nems, di Brasov, di Cluj Napoca, di Alba Iulia, di Petrosani, di Deva, di Simeria, di Brad, di Lugoj, di Oradea e di Arad e di Timisoara nonché i musei storici ed artistici delle due capitali dei Daci (Sarmizegetusa Regia) e dei Romani (Sarmizegetusa Ulpia Traiana). In tali musei spesso si ha l’impressione che sia prevalente un apparato statuario formale da pienone di impiegati statali con poche eccezioni di meritocrazia extranazionale e utile transdisciplinarietà culturale. L’orario fisso delle entrate è come l’Italia, pare fatto per gli impiegati e non per i turisti.In Italia moltissimi musei di provincia non riescono ad attirare visitatori e turisti stranieri. Essi soffrono di tradizionali gestioni basate su tutto, ma non sul merito. A titolo d’esempio, non teorico però, bisognerebbe affidare a stranieri i musei di Capua e Piedimonte Matese in Campania, Baranello e Altilia in Molise, Galatina e Barletta in Puglia; Anagni e Cassino in Lazio; Gualdo Tadino e Terni in Umbria; Belvedere Marittimo e Cosenza in Calabria; Caltanisetta ed Agrigento in Sicilia; Porto Torres e Iglesias in Sardegna; Chiavari e Savona in Liguria; Este e Piazzola sul Brenta nel Veneto; Pordenone e Udine in Frilui V.G., ecc.. Invece piove sul bagnato: ai 7 professionisti cooptati dall’estero sono stati affidati musei tra i più importanti in assoluto, dagli Uffizi a Brera, da Capodimonte alla Galleria Nazionale di Urbino. Via quindi a Schmidt per gli Uffizi, 47enne esperto di arte fiorentina- Tedesca anche Cecile Hollberg, storica e manager della cultura che dirige, sempre a Firenze, la Galleria dell’Accademia. A Brera la gestione è stata affidata al museologo e manager culturale James Bradburne, 59 anni, ex direttore di Palazzo Strozzi, canadese di cittadinanza britannica, già direttore della Fondazione Palazzo Strozzi. Al Palazzo Ducale di Mantova è arrivato l’austriaco Peter Assman. E ancora, a Capodimonte lo storico dell’arte francese Bellenger, 60 anni, grande esperto internazionale, al Parco archeologico di Paestum il tedesco Gabriel Zuchtiregel, mentre per la splendida Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è stato scelto l’austriaco quarantenne Peter Aufreiter, storico dell’arte. Per Franceschini “è assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine”. Infine Franceschini si dice “preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo”, e ora i Direttori “saranno sostituiti ad interim”. L’Italia deve sprovincializzarsi e si potrebbe cominciare alla grande con la nomina di direttori stranieri nei musei e teatri della ex Campania Felix, ricchissima di giacimenti culturali sottoutilizzati ed improduttivi. Essi spesso servono solo a mantenere o creare il posto al figlio di Tizio e Sembronio, espressione del potere clientelare locale dei feudi elettorali o addirittura ai maggiori sponsor di voti per Caio, non esclusa la massa dei 40 mila voti guidati pare dalla camorra. Farebbe bene al sistema turistico campano, ora concentrato solo su pochi punti di maggiore attrazione (scavi di Pompei, Reggia di Caserta, Capodimonte). Gioverebbe un direttore museale a Nola, a Pozzuoli e Sibilla Cumana, a Ischia, a Carditello, a Capua, a Teano, a Piedimonte M., ad Alife, a Benevento, a Lioni a Salerno, ecc.. Vedere un laborioso Direttore che rappresenta in modo meno burocratico l’ingresso turistico nei musei campani è l’ideale per rompere la inutile tradizione in merito alla valorizzazione museale. Ma anche in Romania pare che per certi concorsi direttivi, prima si cuce l’abito su misura, poi si fanno i concorsi ad hoc. A questi bizantinismi del passato bisogna dare un taglio, anche se doloroso. La nostra principale industria è la capacità attrattiva dell’incommensurabile patrimonio storico-artistico italiano, che supera il 65% di quello mondiale. I nostri giacimenti culturali devono funzionare per i turisti che pagano il biglietto e non per gli impiegati con lunghissime pause pranzo e pause siesta, mentre fuori del portone museale, spesso d’estate, vi è la fila di turisti ch attendono non sempre pazienti. Moltissimi musei italiani di periferia esistono per dare lavoro al ”nullafacente” indigeno, che non è riuscito neanche a laurearsi, ma era, pur sempre, il figlio del notabile al quale il Sindaco si inchina e fa inchinare. Bene è la nomina di uno straniero in base alla meritocrazia, anche perché i fruitori museali sono soprattutto stranieri, non italiani. Di musei improduttivi l’Italia è piena e continua a finanziarli con i soldi pubblici nonostante l’eccessiva pressione fiscale. Ma anche la Romania ha problemi analoghi e spesso i musei sono luoghi di occupazione di una miriade di sottoccupati. In Italia a poche ore dalla sentenza del Tar del Lazio, già commentata in questo mass media, che ha bocciato cinque nomine a direttore di museo del ministro Dario Franceschini e che ha di fatto lasciato senza guida 5 grandi musei – Taranto, Napoli, Reggio Calabria, Mantova (la galleria Estense diretta da Martina Bagnoli) e Modena (il Palazzo Ducale diretto da Peter Assmann) – esponendo l’Italia all’ennesima figuraccia mondiale – arriva nella manovrina di primavera un emendamento all’articolo 22, che sarà votato lunedì, che supera la sentenza del Tribunale amministrativo e permette ai direttori coinvolti di tornare al loro posto, dove al momento sono già al lavoro dei supplenti ad interim. L’emendamento, depositato dal relatore del Pd Mauro Guerra, prevede che «nella procedura di selezione pubblica internazionale» non si applichino i limiti previsti dalle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, che impediscono ai cittadini Ue di accedere a posti che implichino «esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale». Immediata la battaglia verbale tra Grillini e Ds di «forzatura gravissima» mentre il Pd accusa i pentastellati di «non tenere conto della meritocrazia». In particolare per i Grillini «il governo di notte, quasi alla chetichella, ha infilato nella manovrina una norma che, agendo retroattivamente, aggira il limite di accesso alla pubblica amministrazione a persone senza cittadinanza italiana, limite richiamato dal Tar del Lazio. Così facendo dicono i Grillini il Pd, chiaro ispiratore di questo emendamento, ancora una volta ha dimostrato di sentirsi al di sopra della legge e insofferenti nei confronti della giustizia quando questa non va nella direzione a loro gradita». Controbatte il Pd: «i direttori dei musei italiani gestiscono un patrimonio che appartiene non all’Italia ma al mondo intero, ed è per questo giusto che a occuparsene siano le persone più brave del mondo. Se i Cinquestelle, alla meritocrazia, preferiscono logiche diverse, lo dicano». Da tutta la vicenda, emerge ancora una volta il pressapochismo e provincialismo esasperanti Per evitare tutta l’imbarazzante situazione, sarebbe opportuna una nuova norma che obblighi la partecipazione di almeno un 20% di stranieri nei concorsi museali. Bisogna però indire tale obbligo anche e soprattutto per i concorsi di musei e giacimenti culturali periferici non solo in quelli già ultragettonati dal turismo di massa di Firenze, Roma, Venezia, Napoli. Basta con lo ”svendere” a stranieri l’immagine già alta di alcuni musei italiani ed analogamente in Romania, che almeno nel pluringuismo batte l’Italia per 7 a 4. L’Unione Europea deve indire concorsi museali basati sulla meritocrazia e plurilinguismo nonché abilità di saper usare tecnologie informatiche. Insomma la meritocrazia deve entrare nei musei italiani e romeni come anche di altri Paesi comunitari. La direzione di musei, di teatri, di gallerie artistiche deve essere assegnata a seguito di concorsi meritocratici in ambito dell’U. E..

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