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il libro: Luigi Lavorna ha pubblicato “Cavalcare verso il tramonto…”Per non inseguire inutilmente i sogni.

(di Paolo Mesolella) E’ stato appena pubblicato dalle edizioni Youcanprint di Tricase (Lecce) un bel libro del prof. Luigi Lavornia: “Cavalcare verso il tramonto”. Un libro in cui invita il fiflio Ferdinando a non seguire i sogni, ma a precederli per prepararsi la strada. E’ da quando sono nati i suoi tre figli, spiega, che si era ripromesso di fare loro un discorso chiaro e senza ipocrisia sulla vita. Ora, è proprio il caso di dirlo, ci è riuscito, dando alle stampe un bel libro con riflessioni semplici, chiare ed efficaci. Spesso riportando e facendo riferimento ad autori di indiscutibile valore, poeti, scrittori, psicologi, sociologi e perfino storici e cantanti: da Pablo Neruda a Leonardo Sciascia, da Marco Aurelio a Shakespeare, da Bauman a Falcone, da Jim Morrison a Leo Buscaglia. Nel libro si susseguono numerosi spunti che lasciano spazio alla riflessione dell’autore, ai ricordi e ai consigli. Una sorte di vademecum da sfogliare un po’ alla volta, per riflettere su se stessi senza rimpianti, per accettarsi ed affrontare la vita, un poco alla volta. In un processo di ristrutturazione dell’identità, una sorta di filosofia di vita che porta il lettore a credere in se stesso per superare la resilenza. Il libro, in particolare, riflette sulla vita, su episodi accaduti all’autore (docente presso l’Istituto Alberghiero di Piedimonte Matese), sul nostro modo di vivere in “gabbia” nella società del conformismo, della moda e dei social. Nel nostro vivere in una società liquida che ci fa rubare il tempo dalle persone sbagliate. Di qui il consiglio di seguire il modello del “sarto” che ci cuce addosso il vestito più adatto, di andare dove “ci porta il cuore” e di immaginare e precedere i sogni. Gli strumenti possono essere tanti: la faccia tosta, la conoscenza, la salute del corpo e dell’anima, lo studio, l’arte della maieutica, il buon senso, l’amore per se stessi, la creatività, l’equilibrio e la strategia del gladiatore di fronte alla sindrome di Penelope di oggi che si trascorrono ore ed ore su internet trascurando le cose che aggiungono valore alla nostra vita. I continui rimandi ed il perfezionismo ad ogni costo non fanno vivere, l’attività fisica, l’autostima, il buon senso e la creatività, invece,sono cose che ci aiutano a vivere. La nostra vita, scrive Lavorgna, va giudicata in base alla bontà dei frutti che produce. Per evitare che diventi sterile bisogna sfruttare tutte le risorse disponibili per raggiungere i nostri obiettivi ed essere capaci di rialzarci. Ma per fare questo occorre mettere in essere un progetto che ci aiuti e con il quale dobbiamo strutturare il nostro mondo, un progetto che sia semplice, comprensibile ed efficace, con la giusta motivazione, comunicazione ed entusiasmo. Una volta stabilito il “progetto” bisogna gestirlo, prendere decisioni e tenerlo sotto controllo gestendo le emozioni, i sentimenti, le passioni. E’ necessario imparare a controllare la nostra emotività e a gestire il nostro tempo. Il Lavorgna conclude il libro con uno “schema per amico”, dove racchiude il suo pensiero, invitando il figlio-lettore alla consapevolezza, alla concentrazione, alla reazione, alla determinazione ed infine al consolidamento. Alla fine gli dà il consiglio di leggere, tutte le mattine, il quattordicesimo capitolo del libro. Un capitolo che ovviamente non riassumiamo, ma che ci invita a non mollare, ad essere come un cowboy che sul suo destriero, cavalca sereno verso il tramonto.

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