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Sale la pressione fiscale nel Mezzogiorno, al primo posto la Campania

(Giuseppe PACE). NAPOLI  I dati resi noti, a fine 2015, dalla Cgia (Confedarazione Generale Italiana Artigiani) di Mestre affossano uno dei luoghi comuni, che vuole che nel Mezzogiorno si pagano meno tasse. Si rileva, invece, cheLe famiglie più tartassate d’Italia abitano a Reggio Calabria. Nel 2015 il peso complessivo di Irpef, addizionali comunali e regionali all’Irpef, Tasi, bollo auto e Tari ammonta a 7.684 euro. Al secondo posto di questa graduatoria troviamo Napoli: nel capoluogo campano le tasse che gravano su una famiglia media pesano 7.658 euro. Il terzo posto è occupato da Salerno: lo sforzo fiscale richiesto alle famiglie residenti in questa città è di 7.648 euro. Ai piedi del podio si collocano Messina (7.590 euro), Roma (7.588 euro), Siracusa (7.555 euro), Catania (7.547 euro) e Latina (7.540 euro). La prima città del Nord è Genova che si “piazza” al tredicesimo posto, con 7.405 euro. Le città meno tartassate, invece, si trovano a Nordest: nelle ultime 6 posizioni ben 4 sono occupate da Comuni veneti e friulani: Verona (7.061 euro), Vicenza (6.986 euro), Padova (6.929 euro) e Udine (6.901 euro)”. La somma degli effetti, inutile dirlo, amplifica la gravità del gap di tassazione evidenziato dalla Cgia di Mestre sui redditi più bassi del Mezzogiorno. D’altra parte, va detto che questi effetti del federalismo fiscale sul Sud evidenziano come la ricetta federalista, senza un sistema di contrappesi, sia destinata ad ampliare i divari già gravissimi nel Paese. Infine, soprattutto a Sud, sarebbe il caso che venga meno il grave deficit di attenzione e controllo da parte dell’elettorato sull’operato del ceto politico locale. Sarebbe ora che la cittadinanza inizi ad esercitare un controllo più accurato sulle cifre, proprio a partire dall’entità della tassazione a cui è soggetta e dalla qualità dei servizi offerti. Occorre più trasparenza sui risultati della gestione della cosa pubblica, soprattutto a livello locale, dove spesso i Municipi vengono amministrati come una sorta di nuovi feudi medievali con voto di scambio. L’Italia è scesa di una posizione, ma rimane comunque saldamente nel gruppo dei Paesi con la pressione fiscale più elevata. È quanto emerge dal rapporto dell’Ocse sul 2015, che vede il nostro Paese in sesta posizione (la stessa della Svezia) con una tassazione complessiva pari al 43,3% del Pil, alle spalle di Danimarca (al 46,6%), Francia (45,5%), Belgio (44,8%), Finlandia (44%) e Austria (43,5%). Nel 2014 eravamo quinti, davanti all’Austria. Lo scenario rimane quindi più o meno inalterato. Dal punto di vista della composizione, il prelievo italiano è imputabile per il 53,4% allo Stato, per il 16,5% alle imposte locali e per il 29,8% al finanziamento del sistema di welfare. Al netto di quest’ultimo, la pressione sarebbe del 30,7% (con l’Italia comunque al sesto posto). Ricordiamo che la pressione fiscale è data dal rapporto tra l’ammontare complessivo del prelievo (imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali) e il Prodotto interno lordo (Pil) che si riferisce non solo alla ricchezza prodotta in un anno dalle attività regolari, ma anche da quella “generata” dalle attività sommerse (cioè non in regola con il fisco) e da quelle illegali che consistono in uno scambio volontario tra soggetti economici (contrabbando, prostituzione, traffico di sostanze stupefacenti). La pressione fiscale in Italia Ufficiale Reale 2011 41,6% 47,4% 2012 43,6% 49,9% 2013 43,5% 49,9% 43,6% 50,0% 2015 43,7% 50,2%. Le regioni dove si registra la più alta pressione fiscale e contributiva sui redditi da lavoro dipendente sono Campania, Lazio e Piemonte. Secondo il “Barometro regionale” elaborato dalla Cisl sul livello di pressione fiscale nelle varie realtà italiane, il Veneto si conferma essere una regione virtuosa, assieme alle autonomie speciali di Trento e Bolzano. Un quadro che «non è uguale in tutto il territorio nazionale per effetto delle diverse aliquote delle addizionali Irpef regionali e comunali», spesso dovuto all’incapacità delle classi di governo locali, ad iniziare dai maggiori costi sostenuti per l’igiene urbana. Una differenza che, sottolinea il Barometro, si è andata accentuando negli anni per le diverse scelte fatte a livello regionale e comunale. Ponendo a confronto per i tre diversi livelli di retribuzione considerati la pressione fiscale e contributiva nell’anno iniziale, 2008, e nel 2016, risulta che per la retribuzione media la pressione fiscale nel 2016 è più alta in tutte le regioni rispetto al 2008, salvo che per la provincia di Bolzano dove è in calo. Le differenze tra regioni derivano tutte dalle addizionali regionali e comunali, già presenti nel 2008, ma accentuatesi nel corso degli anni. La pressione fiscale più elevata si registra in Campania, seguita da Lazio e Piemonte. Tra le regioni a Statuto ordinario la pressione fiscale più bassa si ha in Veneto grazie all’azione di buon governo fatta negli ultimi lustri. La provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta sono quelle con la pressione fiscale più bassa. Tra Trento e la Campania vi è una differenza di pressione fiscale pari a 1.33 punti (0.89 nel 2008) che salgono a 2.37 punti tra Bolzano e Campania. La provincia di Bolzano è l’unica a presentare nel 2016 una pressione fiscale complessiva inferiore a quella del 2008. La ragione, spiega il “Barometro” CISL, non dipende dall’Irpef nazionale ma dalle addizionali locali. Nel 2008 l’Alto Adige applicava un’addizionale dello 0.9 su tutti i redditi, mentre nel 2016 consente una deduzione per i redditi fino a 28.000 euro esentano dall’addizionale la retribuzione media. Anche sulla retribuzione più alta (1.67 di quella media) si evidenziano sensibili differenze di pressione fiscale tra le regioni. Per questo livello di retribuzione è il Lazio a presentare la pressione fscale più alta e la provincia di Bolzano quella più bassa con una differenza di 2.15 punti (0.83 nel 2008). In tutte le regioni, Bolzano compresa, la pressione fiscale nel 2016 è sensibilmente più alta rispetto al 2008. I dati del Barometro fanno sorridere il governatore del veneto, Luca Zaia: «qualcuno finalmente riconosce lo sforzo che ho fatto per non aumentare le tasse ai Veneti (niente addizionale Irpef oltre a quella imposta dai governi nazionale, niente sovra-ticket sanitari regionali in aggiunta a quelli voluti da Roma) e non mettere le mani nelle loro tasche. 1.159 milioni all’anno dal 2010 a oggi, quasi 9 miliardi rimasti sul territorio e nelle imprese». Per Zaia si tratta di «soldi veri, non le promesse futili, né gli inutili bonus distribuiti a pioggia. Grazie alla Cisl che ci dà atto di essere la Regione con la minore tassazione d’Italia, ma con l’autonomia speciale potremo ridare ai Veneti anche di più, quando torneremo “paroni” del benessere che produciamo grazie al lavoro di ogni persona e che regaliamo agli spreconi». La differenza tra le imposte pagate e quelle versate a Udine ammonterebbe a 783 euro. Nel documento l’ingiustificato gap nel trattamento dei cittadini viene definito “una vera ingiustizia” e mai definizione fu più calzante. Lo studio, entrando nel merito del differenziale, spiega che “A gravare sulle tasche dei cittadini del Sud pesano, in particolar modo, l’addizionale regionale Irpef e la Tari”. La motivazione? Si ritrova nel fatto che le regioni del Mezzogiorno presentano un forte disavanzo sanitario, che le obbliga ad applicare aliquote massime per fronteggiare il deficit. Oltre alla percentuale di raccolta differenziata, ancora bassa in molti Comuni. Quali conclusioni trarre se non che, per gli abitanti del Mezzogiorno, le carenze infrastrutturali, i fenomeni sgradevoli come i pellegrinaggi sanitari e la carenza dei servizi al cittadino rispetto agli omologhi enti locali del Nord si sommano alla beffa di trovarsi di fronte a un’imposizione fiscale da nababbi. Più che lo Stato centrale la causa della ipertassazione al Mezzogiorno sembra da ricercare nelle addizionali Irpef regionali e comunali, che al Settentrione sono più moderate. Napoli ancora una volta sorprende Milano per la tassazione più elevata oltre che per il buon cuore e forse, perchè no, anche un po’ per il Sindaco ex Magistrato.

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