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La Provincia d’Isernia, dal 1970, è in crisi esistenziale

(Giuseppe PACE). ISERNIA A ricordarmi, di recente, del territorio d’Isernia, è stato un amico del politico isernino, Pasquale, o Nello, Lombardi, ex Senatore, esponente di Forze Nuove, della Sinistra D.C., uno dei massimi promotori dell’Università anche in Molise. Un amico padovano mi dice che quando passa per Isernia gli sembra di stare in America con le belle strade sopraelevate che attorniano la città, eppure la cittadina registra poco più di 20 mila residenti. Isernia è una piccola parte dell’Italia, ma ha un territorio ricco di storia antica, un po’ meno di storia moderna oltre che un forte esodo migratorio verso il centro-nord nostrano e verso le Americhe e l’Australia. Il territorio, a parte l’area pianeggiante e fertile venafrana, è prevalentemente montuoso pochissimo fertile per l’agricoltura e con inverni rigidi. Dopo il grave stato di crisi esistenziale della limitrofa Provincia di Caserta, che non riesce nemmeno ad assicurare la fine dell’anno scolastico alle scuole di sua competenza, eccoci alla piccolissima Provincia d’Isernia. Essa fu istituita con decreto del 3 marzo 1970 (per scorporo dall’estesa Provincia unica di Campobasso). È una delle province meno popolate ed estese d’Italia con meno di 90 mila residenti. Al momento della sua istituzione non poche furono le spaccature nella popolazione, soprattutto nell’area bojanese, che non desiderava andarsene con Isernia e venafrana, che chiedeva di essere annessa al territorio casertano, che ha una popolazioni 3 volte maggiore dell’intera Regione Molise. Isernia capoluogo provinciale voluto nel 1970 è stato “immortalato” nel libro di Giorgio Bocca:“Inferno, viaggio nel profondo Sud. In Molise comunque la percentuale degli scrittori di storia localistica non è basso come in Campania. Tra tutti si ricorda E. Di Iorio di Pietrabbondante che, tra l’altro, ha illustrato bene la civiltà della transumanza, mentre di Sant’Elena Sannita vi è M. P. Pettograsso che continua a impietosire di minuzie storiche ilò Molise centrale con le sue non poche pubblicazioni. Del territorio della Provincia della Pentria o di Isernia, oltre ai centri colti di Agnone e Venafro, si ricordano anche il bel paesone di Trivento e quello di Frosolone con caratteristiche piazze, monumenti fabbriche di coltelli e la MAE (Molisana Apparecchiature Elettroniche) fondata dal fisico Domenico Mainella e continuata anche dai figli ingegneri. Domenico Mainella ha, rinunciato al posto fisso come prof. in Lombardia ed è ritornato nella sua Frosolone dove ha ideato e realizzato, tra l’atro, dei sismografi che hanno registrato i sismi in molta parte del Molise e i suoi strumenti sono utilizzati anche da Paesi dell’America Latina. Di Frosolone si ricorda la socievole atmosfera estiva durante le feste ricorrenti nonché Colle dell’Orso, il bel paesaggio circostante, il tipico caciocavallo omonimo nonché il vino offerto alla casa del pastore nel corso principale dell’interessante borgo medievale.

Tutte le Province lamentano mancanza di fondi per esistere dopo che molti politici di maggioranza e d’opposizione hanno lavorato sodo nei mass media ed in Parlamento per farle abolire del tutto al fine di ridurre la spesa pubblica nazionale, che è elevata per gli innumerevoli rivoli di spesa, per i vitalizi, gli appalti truccati, le mangerie, le corruttele, ecc.. In Italia dunque l’Ente Locale Provincia è in grave crisi esistenziale in Italia, ma la provincia d’Isernia è in affanno, non riesce garantire la sicurezza ad automobilisti e studenti e in cambio, dal Governo non riceve altro che un terzo dei fondi necessari per chiudere in pareggio i bilanci e qualche apertura per lo sblocco del turn over 2017. La notizia è stata resa nota dal presidente dopo della sua partecipazione all’incontro tenutosi ad Avellino, su iniziativa voluta dall’unione italiana delle province per protestare contro l’insufficienza delle risorse finanziarie erogate in favore degli enti, per poter mettere in sicurezza scuole e strade provinciali. Si attendeva un decreto che avrebbe dovuto garantire i finanziamenti necessari per chiudere i bilanci preventivi delle 76 province italiane e invece non resta che continuare a penare. L’Upi ha quindi convocato il Comitato Direttivo per il 20 aprile, con l’obiettivo di decidere la data di una grossa mobilitazione straordinaria da tenersi in piazza Montecitorio per consentire al Parlamento di apportare le modifiche finanziarie indispensabili a mettere in sicurezza i servizi che le province erogano. La provincia di Isernia ha uno squilibrio attuale di 5.954.000 euro con una riduzione di trasferimenti statali rispetto al 2015 dell’80%. «Siamo la più piccola provincia d’Italia, tra quelle a statuto ordinario – ha dichiarato il presidente -, eppure lo Stato tra tagli e spending review ci obbliga a restituire 8.920.000 euro del nostro bilancio che solo per il 60 % è coperto da entrate proprie. In questa situazione non siamo in grado di assicurare la sicurezza degli 866 Km di strade e il diritto allo studio ai 3165 alunni frequentanti i nostri 11 istituti superiori. Siamo volontari della politica la “casta che non costa” che ha azzerato oltre 800mila euro di costi della politica ha il dovere di alzare la voce, noi Presidenti, a differenza di quelli del Cnel il giorno dopo il Referendum non abbiamo brindato con lo champagne ma abbiamo continuato a chiedere dignità costituzionale al pari degli altri organi dello Stato».“Il Governo ha mostrato aperture rispetto alla possibilità di prevedere nel Decreto Legge Enti locali alcune norme che riguardano l’organizzazione del personale e la gestione dei bilanci. Quanto alla grave emergenza finanziaria invece, pur mostrando disponibilità a garantire risorse sia per la gestione corrente delle scuole e delle strade che per gli investimenti, non ha quantificato l’ammontare di questi fondi. Ricordiamo che secondo la SOSE, la società del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, alle Province mancano 651 milioni per la sola spesa necessaria ad assicurare le funzioni fondamentali”. Anche a Isernia e Campobasso si stanno svolgendo iniziative, assemblee, incontri, consigli provinciali aperti, per informare e confrontarsi con i cittadini e le forze economiche e sociali sulle gravi conseguenze per le comunità che stanno derivando dai tagli manifestamente irragionevoli ai bilanci delle Province, ed è unanime da nord a sud l’appello al Governo e al Parlamento a trovare subito le soluzioni necessarie. Il Molise confina con l’Abruzzo a nord, il Lazio ad ovest, la Campania, mediante il Matese soprattutto a sud ovest, la Puglia a sud est ed è bagnata dal Mare Adriatico ad est. Venne costituita nel 1963 diventando così Regione Molise, staccandosi dall’Abruzzo, insieme al quale costituiva, dal 1948, la regione Abruzzo e Molise. “XX Regione appena nata è stata lunga, lunga la nottata” ha messo in rima baciata un molisano, nativo di Sepino (CB), che vive a Bologna da decenni. F. Buongusto canta di un “Mulise scanusciutu”. Forse il Molise non dovrebbe autodefinirsi il Trentino del Sud, ma ha delle eccellenze in campo sanitario e non solo oltre ad avere, rinforzati, tutti i mali del Sud. L’illusione che l’Università molisana potesse fare decollare la piccola Regione e la piccola provincia d’Isernia continua ad essere alimentata dopo tanti anni. Leggiamo cosa dice, di recente, il Rettore ad Isernia:«L’università non si può fare carico dei problemi legati alla vitalità di un centro storico, o di una comunità, questo appartiene alla responsabilità degli enti locali». Il messaggio chiaro viene lanciato in queste ore dal rettore dell’università degli studi del Molise Gianmaria Palmieri, ospite ieri mattina dell’Isis Fermi Mattei. Il numero uno dell’Unimol, prima del confronto con i ragazzi, ha parlato della possibilità che uno o più corsi di laurea dell’ateneo ‘tornino’ nella parte antica della città, lasciando intendere che questa è un’eventualità difficile, ma non impossibile. Il 16 dicembre 2015 il senato accademico deliberò la restituzione del palazzo della curia vescovile di via Mazzini, sede storica di ‘scienze politiche’, entro il 31 gennaio successivo. La facoltà venne quindi trasferita nell’immobile di Pesche e poi a Campobasso, all’interno del compartimento giuridico. Troppo alti i costi di gestione dello storico edificio della curia, circa 90mila euro annui, perché l’ateneo continuasse a sostenerli, pur avendo altre opzioni sicure e a costo zero. L’allora sindaco Brasiello le tentò tutte per evitare tale decisione e il rettore Palmieri, anche in quel caso, si mostrò disponibile a discutere ma solo in presenza di un progetto relativo a un polo d’eccellenza. L’idea dell’ex primo cittadino, sostenuta dalla Regione con 2milioni e 400mila euro mai utilizzati, fu quella di unire Unimol e Sapienza in un grande centro universitario infermieristico, ubicato proprio in via Mazzini, che garantisse alla città la presenza di almeno 400 studenti. A distanza di anni di quel progetto, di cui avrebbe dovuto farsi carico il comune, in qualità di soggetto mediatore tra le parti, non si è più parlato. Il tema del rientro dell’Unimol nel borgo antico di Isernia tuttavia è sempre rimasto attuale, considerando l’impoverimento crescente di quello che un tempo era il cuore pulsante della città.
Oggi il rettore è chiaro: la rinascita di quel quartiere non è un compito suo, anche se la porta resta aperta”. Dunque Isernia vuole crescere e gli sforzi sono apprezzabili, ma la situazione di grave crisi nazionale riduce, a tutti, i fondi disponibili di venti e passa anni fa. Il Molise è destinato ad essere accorpato alle regioni viciniore. L’ideale è istituire il Sannio che porterebbe circa un quinto della Provincia di Caserta, tutto l’alto casertano da Letino a Caiazzo e da Caianello a Capriati al Volturno, a farne pare, nonché l’intero territorio beneventano, parte del basso Abruzzo e dell’alta Puglia. Solo così si potrebbe salvare l’autonomia dell’Ente Locale Provincia d’Isernia, che stenta a sopravvivere come, analogamente, tutti gli altri Enti Locali Provinciali italiani. Intanto a me pare si marcia verso il permanere di tre sole Entità: Stato, Regione e Comune. Ma da più parti molti sollevano dubbi sui pochi servizi erogati dalle 20 Regioni a fronte della mole di spese e ne auspicano l’abolizione. Resterebbe allora solo il Comune e lo Stato, oppure si va verso l’accorpamento delle 20 Regioni a poco più della metà. Prima che si torni ad accorpare il solito Abruzzo al Molise c’è da fare un gesto innovativo ben radicato nel passato: istituire la Regione Sannio di circa un milione di Sanniti potrebbe sussistere ed esistere per soddisfare anche una sorta di ricerca d’identità storica d’appartenenza di non pochi Sanniti migrati ed emigrati in ogni angolo del mondo. In
Core Molisano, “Archivio Fario” di F. De Socio, di Bojano, si canta dell’emigrazione dei molisani verso terre dove si può più campare, ma parlando una lingua sconosciuta e senza nessuno aiuto!

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