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Viaggiare. Il Turismo Responsabile, carta d’Identità per Viaggi Sostenibili.

(di Erminio Zona). Oggi viviamo in un mondo in cui i paesi più ricchi incontrano difficoltà di crescita che colpiscono le popolazioni che accumulando difficoltà e svantaggi, creano gravi scompensi sociali. In questi stessi paesi, lo sviluppo scientifico e tecnico dell’informazione si abbina ad una crescita della disoccupazione e dischiude nuovi campi di azione culturale e sociale. Si rivendica ovunque la ricerca di senso e di significato, anche il turismo è in forte evoluzione. E’ in questo mondo che si assiste ad uno spettacolare aumento dei viaggi per affari o per diporto, all’apertura delle frontiere, alla diversificazione delle mete, ad innovazioni nei mezzi di comunicazione e di trasporto. La divisione tra tempo per il lavoro e per lo svago è ovunque rimessa in discussione, ma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma che ogni individuo ha diritto al riposo, al tempo libero, ad una limitazione delle ore di lavoro ed alle ferie remunerate. Considerando che tale diritto è ben lungi dall’essere applicato a livello mondiale, la conquista del tempo libero e del turismo al servizio dell’uomo dovrà sempre continuare ed essere intensificata in futuro sulla via tracciata dal cosiddetto Turismo Sociale che intende innanzitutto consentire al maggior numero di persone l’accesso alla pratica del turismo. I vantaggi sono evidenti. L’obiettivo fondamentale di qualsiasi azione di sviluppo turistico deve consistere nella piena realizzazione dell’individuo come persona e come cittadino, quindi il Turismo Sociale ha come obiettivo ambizioso a fronte delle sfide poste dall’esclusione e dall’integrazione di diventare “creatore di società”.

L’aspirazione di permettere a tutti di accedere al turismo sociale impegna necessariamente a lottare contro le ineguaglianze e contro l’esclusione di tutti coloro che hanno una cultura diversa, dispongono di minori mezzi finanziari, hanno capacità fisiche ridotte o vivono in un paese in via di sviluppo. Occorre identificare e continuare a mettere in atto gli strumenti necessari per raggiungere tale scopo: definizione di politiche turistiche sociali, creazione di infrastrutture e attività di sensibilizzazione e formazione del personale. Le vacanze ed i viaggi rappresentano occasioni e momenti particolarmente adatti all’arricchimento della persona grazie alla scoperta di altri ambienti, culture e civiltà, all’esercizio di attività fisiche, artistiche, sportive o ludiche, all’incontro di persone al di là di qualsiasi distinzione, alle responsabilità assunte liberamente dagli stessi turisti.

Gli operatori di turismo sociale hanno la volontà di contribuire a sviluppare le relazioni umane, sia attraverso le loro azioni di formazione, sia attraverso i loro processi di animazione: il turismo sociale è fattore di coesione sociale e di crescita economica. Rivolgendosi a tutte le classi ed a tutte le età il turismo accoglie e muove centinaia di milioni di persone nel mondo. Beneficiario dell’economia sociale e solidale, il turismo sociale offre ed offrirà sempre più possibilità economiche straordinarie essendo fattore di potenza economica, per il flusso incessante di persone e di investimenti che contribuiscono allo sviluppo delle regioni producono ricchezze nazionali ed internazionali stimolando trasferimenti di risorse da paesi avanzati ad altri meno progrediti. Gli apporti del turismo contribuiscono allo sviluppo sociale ed economico di intere regioni e delle popolazioni nel loro insieme. Il settore turistico deve produrre occupazione e garantire, nello stesso tempo, i diritti fondamentali delle persone che vi lavorano. Tutti gli attori dello sviluppo turistico soggiacciono alle stesse esigenze economiche, nella loro veste di imprenditori, di gestori di impianti, di produttori o accompagnatori di viaggi, di educatori, di animatori del tempo libero. Essi sono agenti economici sottoposti ad identiche esigenze di competenza, di rigore e di risultato. Un obiettivo sociale può essere raggiunto solo attraverso una gestione esemplare ed un continuo miglioramento dei risultati. Prima ancora che le organizzazioni internazionali raccomandassero la ricerca di uno “sviluppo duraturo e sostenibile” il Turismo Sociale lo aveva considerato un proprio punto di riferimento al fine di:

– conciliare lo sviluppo del turismo, la tutela dell’ambiente ed il rispetto dell’identità delle popolazioni locali;

– offrire nuovi mezzi a regioni spesso abbandonate;

– sistemare certe zone senza dilapidarne le risorse;

– generare benefici economici, sociali e culturali per le popolazioni locali.

A livello mondiale il turismo è uno dei principali elementi di valorizzazione di molte regioni. In nessun caso dovrebbe costituire un pretesto per un’invasione incontrollata, né per l’acculturazione o lo sfruttamento delle popolazioni. Il turismo può e deve essere fattore di speranza per molte economie fragili. In nessun caso l’obiettivo della conservazione naturale del territorio deve servire come pretesto per il suo accaparramento da parte di pochi. L’informazione, la formazione e la sensibilizzazione dei turisti al rispetto dell’ambiente e delle popolazioni costituiscono una delle missioni fondamentali del Turismo Sociale, nell’azione di pianificazione e gestione di progetti di sviluppo turistico.

Poiché il turismo – a condizione di essere controllato e di rispettare le regioni e le popolazioni – rappresenta una delle speranze economiche, sociali e culturali di molte regioni in via di sviluppo, gli operatori del Turismo Sociale sono e saranno disponibili ad elaborare programmi di sviluppo, a costruire strutture legali e finanziarie, a contribuire alla gestione, alla formazione ed all’animazione di tutte le operazioni di sviluppo turistico previste nei programmi di sviluppo mondiale. Ovunque nel mondo nuove forme di cooperazione e di collaborazione sono e saranno obbligatorie; la gestione e lo sviluppo turistico richiedono infatti il concorso dei governi e delle collettività territoriali, degli organismi sociali e dei sindacati, di interlocutori finanziari e di movimenti familiari, giovanili, culturali, sportivi, ecologisti e, ovviamente, dei professionisti dell’industria del turismo, con particolare riferimento agli operatori di turismo sociale, da sempre al servizio di progetti di interesse generale. A livello internazionale la Conferenza di Stoccolma sulla popolazione e l’ambiente, i programmi delle Nazioni Unite e la Conferenza di Rio nei programmi di sviluppo mondiale del turismo hanno chiaramente individuato le responsabilità delle attuali generazioni circa i limiti della crescita.

Ciò ha portato ad identificare e quindi regolamentare i criteri generali della nuovo settore denominato Turismo Responsabile: può rivendicare l’appartenenza alla cerchia del turismo sociale qualsiasi impresa turistica (associazione, cooperativa, mutua, fondazione, federazione, impresa senza scopo di lucro, società ecc.) il cui atto costitutivo od oggetto principale indichi con chiarezza l’impegno in un progetto d’interesse generale e la ricerca di un’accessibilità al turismo per il maggior numero di persone, segnando una netta demarcazione dalla ricerca del solo profitto. Il termine “sociale” significa maggiore solidarietà, fratellanza e speranza per quanti nel mondo – e sono tanti – attendono ancor oggi di poter usufruire e godere del tempo libero. Una tale appartenenza risulterà effettiva soltanto a condizione che risultino rispettate le condizioni sotto indicate:

1. Le attività proposte integrano gli obiettivi umanistici, pedagogici e culturali del rispetto e dell’affermazione della persona.

2. Il pubblico a cui ci si rivolge è identificato chiaramente, senza alcuna discriminazione razziale, culturale, religiosa, politica, filosofica, sociale.

3. Il prodotto proposto comprende come parte integrante un valore aggiunto non economico.

4. Si esprime chiaramente la volontà di un inserimento che non deturpi e non perturbi l’ambiente locale.

5. I documenti contrattuali definiscono chiaramente le caratteristiche dell’attività ed i prezzi. Questi ultimi saranno compatibili con gli obiettivi sociali perseguiti. Le eccedenze di esercizio vanno, in tutto o in parte, reinvestite per il miglioramento dei servizi offerti al pubblico.

6. La gestione del personale è conforme alla legislazione sociale, persegue finalità di valorizzazione ed implica una formazione permanente appropriata.

Dato che il turismo, all’inizio del Terzo Millennio:

– è la principale attività economica del globo;

– sposta oltre 5 miliardi di persone ogni anno (tra cui quasi 600 milioni verso l’estero);

– occupa milioni di lavoratori (1 ogni 15 occupati in tutto il mondo);

– è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi decenni, favorito dallo sviluppo dei trasporti e comunicazioni; ma considerato anche che il turismo, nelle sue applicazioni di massa e di lusso, ha spesso avuto effetti molto negativi sui luoghi e sulle economie nei paesi di destinazione, specie nel Sud del mondo, è fondamentale che per il suo sviluppo siano stabiliti limiti precisi e condizioni di attuazione appropriate. In proposito, si fa riferimento anche ad autorevoli documenti prodotti negli ultimi anni da soggetti diversi, i cui contenuti illustrano bene, nelle linee guida, i valori generali che si vogliono trasmettere. Tra questi:

– Carta di Lanzarote, 27/28 aprile 1995

– Agenda 21 dell’ONU, 14/6/1992

– Manifesto del movimento tedesco ‘Tourism with Insight’

– Tourism Bill of Rights and Tourist Code (OMT, 1985)

– Manila Declaration on the Social Impact of Tourism (OMT, maggio 1980

– Montreal Declaration, 1997

Da ricordare che periodicamente ci sono diversi appuntamenti internazionali come la Settimana internazionale del Turismo Responsabile promossa dalla CISV, organizzazione non governativa con sede a Torino e dall’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR),

tra i progetti che promuove la AITR: la campagna di sensibilizzazione europea TRES (Turismo responsabile e Solidale).

Si contano centinaia di organizzazioni impegnate nei settori del turismo e della cooperazione, in rappresentanza di almeno 15 Paesi. Tour operators, Ong, associazioni del Sud del mondo e di migranti residenti anche in Italia, enti locali, città a vocazione turistica, agenzie dell’Onu quali l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) e il Programma per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), UNOPS, Università.

E’ importante quindi dialogare sul futuro del turismo responsabile e sul suo ruolo nelle strategie di sviluppo sostenibile, un altro modo di viaggiare e conoscere il mondo.

Tali principi sono raccolti nella “Carta d’Identità per Viaggi Sostenibili”.

Il contenuto del documento è frutto di un lavoro di condivisione nell’ambito del Terzo Settore che, a partire dal 1994, ha portato alla nascita di un Forum Nazionale sul Turismo Responsabile, alla firma della Carta stessa ed alla costituzione dell’Associazione Nazionale Turismo Responsabile per la diffusione e la realizzazione dei principi contenuti nella Carta.

E’ necessario quindi:

1. Sviluppare una maggior attenzione all’interazione tra turisti, industria turistica e comunità ospitanti, per favorire un vero rispetto delle diversità culturali, ed una disponibilità di adattamento ad abitudini e modi diversi dai propri.

2. Che gli utenti diventino coscienti del proprio ruolo di consumatori del prodotto-viaggio, da cui dipendono la qualità dell’offerta e il destino di milioni di altri individui nei luoghi di destinazione.

3. Ridurre al minimo i danni dell’impatto socioculturale ed ambientale prodotto dai flussi turistici.

4. Rispettare ed incoraggiare il diritto delle comunità locali a decidere sul turismo nel proprio territorio, e con queste stabilire rapporti continuativi di cooperazione solidale.

L’esempio dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile. AITR – Associazione Italiana Turismo Responsabile. La sede a Bologna, è stata costituita dalla Assemblea Straordinaria tenuta a Cervia il 9 ottobre 2005. L’associazione si articola su tutto il territorio nazionale e può istituire uffici periferici e sezioni in tutta Italia e all’estero. L’associazione non persegue scopo di lucro, né diretto né indiretto. Opera per promuovere, qualificare, divulgare, ricercare, aggiornare, tutelare i contenuti culturali e le conseguenti azioni pratiche connessi alla dizione “Turismo Responsabile”, ne promuove la cultura e la pratica di viaggi per favorirne la conoscenza, l’elaborazione e gestione di progetti di natura turistica, economica, sociale, culturale, anche in collaborazione con altri enti. Le sinergie messe in campo dai soci si attuano attraverso importanti attività quali la tutela, perfezionamento e applicazione della Carta del Turismo Responsabile e della Carta Italia; la Formazione di operatori del turismo, di docenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado, sia pubbliche che private, di tecnici, di personale di Enti pubblici e locali, di enti privati e di istituzioni in genere, nonché ogni altro aspetto della formazione, compresa quella dei soci, e si auspica l’istituzione di una scuola propria.

Gli Enti che condividono le finalità e i principi espressi dalle carte del Turismo Responsabile e della Carta Italia devono in particolare svolgere la propria attività con criteri di:

– equità e rispetto dei diritti umani;

– sostenibilità ambientale, economica e sociale;

– trasparenza nell’assetto costitutivo, finanziario ed operativo.

In particolare per gli operatori turistici è necessario che una parte significativa della loro attività si realizzi secondo i principi del Turismo Responsabile, quindi sostenibile ed etico al fine di elevare la coscienza e la crescita personale dei cittadini, per la promozione di stili di vita e comportamenti di consumo e vita solidale.

Grazie alla cooperazione internazionale sono state raccolte in schede quasi sessanta esperienze di progetti di Turismo Responsabile nel Sud del Mondo e di sensibilizzazione in Francia e Italia, promosse dagli attori coinvolti nella campagna di sensibilizzazione del progetto Turismo Responsabile e Solidale – Europa.

Alcune iniziative sono auto-sostenute, molte altre sono promosse presso vari finanziatori (cooperazione decentrata, ministero degli affari esteri italiano, ecc.) . Riguardo gli attori italiani e francesi coinvolti sono variegati, la maggior parte sono ONG, alcune sono cooperative o associazioni che promuovono e vendono il pacchetto viaggio presso i consumatori solidali francesi ed italiani, altri ancora sono enti pubblici che hanno inserito il tema del turismo responsabile nei loro programmi di cooperazione decentrata.

Specularmene, i partner del Sud del mondo sono abbastanza eterogenei: associazioni, organizzazioni contadine, comunità di villaggio, comuni, privati (molti ex migranti) che gestiscono strutture in maniera equa e solidale.

In sintesi.

Per comunità locali ospitanti si intende:

a. Settori dell’industria turistica

b. Autorità/istituzioni turistiche e governi locali

c. Gruppi di cittadini che vivono in aree interessate dal turismo (ma non direttamente coinvolti nel business turistico)

Vogliono controllare lo sviluppo del turismo nella loro zona e quindi:

1. Si esprimono in merito al flusso di turismo, offrendo o meno disponibilità all’incontro.

2. Se disponibili, alla domanda turistica rispondono con adeguate proposte di accoglienza.

3. Tengono conto dei diversi aspetti dell’impatto del turismo: ambientale e paesaggistico

affinché strade, edilizia, riassetto del territorio siano attuate con valutazioni di impatto ambientale;

L’utente (viaggiatore individuale o di gruppo):

1. Si interroga sulle reali aspettative e motivazioni del suo viaggio: ad es. riposo e svago, nel rispetto dell’ambiente e dell’altro; e conoscenza, intesa come cultura e incontro, per soddisfare le sue esigenze di approfondimento e di autenticità.

2. Chiede di essere informato in modo corretto, da organizzatori e media, oltre che sugli aspetti tecnico logistici del viaggio, anche sul contesto socioculturale da visitare, e di sua iniziativa si procura informazioni (attraverso testi, guide, Internet, materiale audiovisivo).

3. È interessato a creare in prima persona o tramite gli organizzatori contatti precedenti il viaggio con le realtà locali che potrebbero ospitarlo, e con esponenti che potrebbe incontrare della società civile del luogo di destinazione.

4. È interessato e disponibile ad incontri preparatori con i suoi prossimi compagni di viaggio e/o l’accompagnatore.

5. Chiede agli organizzatori garanzie sulla qualità del viaggio dal punto di vista etico, cioè sulle sue caratteristiche ambientali, economiche e sociali.

6. Chiede la trasparenza del prezzo, per sapere quale percentuale del prezzo finale rimane alle comunità ospitanti.

7. Privilegia viaggi in cui la massima possibilità di scelta su tempi e contenuti sia garantita.

L’organizzatore (tour operator, agenzia, associazione culturale del paese di partenza):

1. Fornisce informazioni sul viaggio tramite:

– cataloghi realistici, in cui il paese da visitare non sia presentato in modo fuorviante, falso, tendenzioso o ambiguo (riferimento ad es. al turismo sessuale) o strumentale (ad es. svendita di tradizioni culturali locali);

– schede che comprendano una descrizione geografico-ambientale; informazioni socioeconomiche, politiche e d’attualità; segnalazioni di progetti esistenti di cooperazione sociale e ambientale; le norme di comportamento consigliate;

– una bibliografia scelta sulla destinazione in oggetto.

2. E’ disponibile ad organizzare incontri preparatori per i partecipanti ai viaggi durante i quali, oltre a conoscersi:

– si concordino, ove possibile, itinerari e tempi;

– si chiariscano i dubbi degli utenti, siano essi singoli o in gruppo;

– si rendano possibili contatti diretti con le comunità dei luoghi di destinazione.

3. Si impegna dal punto di vista etico sul piano:

a) Ambientale: privilegiando alloggi, ristoranti, strutture, trasporti compatibili con l’ambiente (per presenza di depuratori, corretto smaltimento dei rifiuti, risparmio energetico).

b) Sociale: – chiedendo alle autorità statali di luoghi di destinazione di garantire uno sviluppo turistico compatibile;

– privilegiando servizi di accoglienza (trasporti, alloggi, ristorazione) in linea con la cultura del luogo (ad es. non pretendere cibi estranei alla cultura locale);

– scegliendo partner locali che rispettino le norme sindacali minime stabilite dall’ILO paese per paese (che tengano conto di orari ragionevoli, del no al lavoro minorile, di paghe eque secondo il salario minimo locale);

– formando piccoli gruppi di partecipanti che entrino più facilmente in contatto con le realtà locali (è importante specie se queste sono fragili) ed evitando l’esposizione reiterata e continuativa di singole comunità ad un impatto turistico di massa unilateralmente deciso;

– organizzando itinerari con tempi che non obblighino alla fretta, e in cui le mete selezionate siano in numero limitato;

– attivando un accompagnatore opportunamente formato che funga anche da facilitatore interculturale;

– evitando l’eccesso di organizzazione, che impedisce al visitatore di rendersi conto della realtà locale;

– non favorendo nel turismo la mercificazione sessuale, e scoraggiando con tutti i mezzi prostituzione e pornografia infantili;

– organizzando la partecipazione dei turisti a manifestazioni, feste e spettacoli tradizionali nel rispetto dell’autenticità e del consenso.

c) Economico: – privilegiando servizi di accoglienza (trasporti, alloggi, ristorazione) a carattere familiare o su piccola scala;

– scegliendo servizi locali (trasporti, alloggi, ristorazione) dove minore sia il divario di possibile fruibilità tra il viaggiatore e la gente del posto;

– verificando che parte (certificabile) dei soldi spesi dai turisti si ridistribuisca in loco in modo equo (dall’alloggio all’acquisto di artigianato autenticamente del posto), e fornendo in allegato una scheda col prezzo trasparente; e, nel caso di multinazionali, verificando che ci sia una effettiva, consistente ricaduta positiva sull’economia locale.

4. Attivano e formano guide locali e facilitatori, che indichino quali comportamenti siano localmente accettabili o meno, e mettano in contatto i visitatori con la genie, le opportunità, le autentiche attrattive del luogo.

Durante il viaggio.

L’utente (viaggiatore individuale o di gruppo):

1. Considera positivo condividere i vari aspetti della vita quotidiana locale e non chiede privilegi o pratiche che possano causare impatto negativo.

2. Non ostenta ricchezza e lusso stridenti rispetto al tenore di vita locale.

3. Per foto e video si assicura il consenso della persona ripresa.

4. Non assume comportamenti offensivi per usi e costumi locali.

5. Cerca prodotti e manifestazioni che siano espressione della cultura locale (ad es. artigianato, gastronomia, arte, ecc.) salvaguardandone le identità.

6. Rispetta l’ambiente e il patrimonio storico-monumentale.

L’organizzatore (tour operator, agenzia, associazione culturale del paese di partenza):

1. Distribuisce un questionario di valutazione dell’esperienza.

2. Prevede, per una migliore mediazione culturale, la presenza di una guida locale.

Dopo il viaggio.

L’utente (viaggiatore individuale o di gruppo):

1. Verifica se è riuscito a stabilire una relazione soddisfacente con la gente e il paese visitato.

2. Valuta come far seguito ai rapporti stabiliti.

3. Se ha viaggiato in gruppo, risponde al questionario di valutazione dell’esperienza proposto dall’organizzatore e, se lo desidera, partecipa agli incontri con il gruppo con cui ha viaggiato.

L’organizzatore (tour operator, agenzia, associazione culturale del paese di partenza):

1. Verifica i risultati organizzando se possibile un incontro apposito tra i partecipanti.

2. Produce materiale informativo che raccolga le esperienze e le comunichi: relazioni scritte, fotografie, film, ecc.

Le comunità locali ospitanti e responsabili nelle regioni turistiche:

verificano i risultati del viaggio che hanno ricevuto: il suo impatto, gli incontri avuti, il suo ritorno economico.

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