Crea sito

Letinesi in guerra sulle Alpi, sui monti della Grecia e con l’Armir sul Don

(Giuseppe PACE). Già altro articolo è stato pubblicato da questo mass media casertano sull’Armir in guerra russa con il protagonista Sig. Tenente Marcassa di Rovigo. Nel mio saggio “Letino tra mito, storia e ricordi”, presentato al Museo del Paesaggio di Letino il 14 agosto 2009, presenti Autorità locali, paesani e turisti, ho scritto anche dei morti e dispersi letinesi in Russia nell’ultima guerra mondiale nonché in Grecia e della I guerra mondiale. Da piccolo a Letino, dove sono anche nato e vissuto fino a 15 anni, ricordo i resoconti storici di mio padre che partecipò direttamente alla guerra contro la Grecia e quelli di Antonio Orsi, morto poi in Argentina (dove, da anziano con la moglie, andò a terminare gli ultimi anni di vita dalla figlia là emigrata prima). L’anziano Antonio Orsi, detto “Occhianca”, mi raccontava (alla ”Porcareccia”, toponimo letinese dove vi era una piccola masseria, ancora esistente, e dove zio, i letinesi appellano zio tutti gli anziani) Antonio Occhianca e il sottoscritto erano pastori di mucche) episodi della Grande Guerra. Di eroismi, ma anche di soldati che si sparavano ad una mano oppure ad un piede per non stare più al fronte, di decimazioni, ecc.. Tra i soldati letinesi che ritornarono dalla Russia vi era Enrico Orsi (emigrato in Argentina nel 1950), un camerata militare di Emilio Paone di Rocchetta al Volturno (IS). Paone morì prigioniero in Siberia dopo la battaglia del Don del 1942-“43. Suo nipote materno, Alberto Petrocelli, prof. di fisica a Padova, che parla anche il russo per amore del nonno, mi ricordava dell’amicizia tra Enrico Orsi ed Emilio Paone, entrambi soldati che combatterono contro i russi. Questi due amici soldati dell’Armir appartenevano al medesimo distretto militare italiano, quello di Campobasso poiché Letino dal 1927 al 1945 era amministrato dalla provincia di Campobasso insieme a Gallo Matese, Prata, Fontegreca, Ciorlano e Capriati al Volturno. Per il lettore è bene inquadrare i nostri due Sanniti in Russia nel contesto generale della guerra in atto con la partecipazione dell’Armir (Armata Italiana in Russia). Hitler con l’operazione Barbarossa invase l’URSS con 3 milioni di soldati ai quali si aggiunsero gli italiani e i romeni fino a 3.500.000 soldati con 3.300 carri armati, 2.777 aerei. La Russia bolscevica gli schierò contro 4.700.000 soldati con 17.000 carri armati e 9600 aerei. Le perdite furono immense con 830.903 tra morti, dispersi e feriti tedeschi, italiani e romeni nonché 4.308.094 russi tra morti, dispersi e prigionieri (1.314.000). Il soldato letinesi Orsi, ricorda ancora Di Gallo Matese-Letino si ricorda un disperso in Russia Delli Carpini. Al collega Petrocelli, sua mamma gli parlava delle lettere del papà in Russia e dei dispersi, ricordati nel film da Sofia Loren e Marcello Mastroianni. L’Armir fu un corpo di spedizione che operò nel 1942-43 nella zona del Don. Subentrata al CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia), costituito nel luglio 1941 al comando del generale G. Messe, e composta da circa 230.000 uomini, fu coinvolta nella disfatta di Stalingrado e nella successiva ritirata, contando più di 84.000 perdite tra morti e dispersi. La tragedia dell’Armata Italiana in Russia (ARMIR) è ancora oggi molto sentita in chi ha ereditato da genitori o nonni, il dubbio. Il non aver mai conosciuto la fine di migliaia di alpini, fanti e artiglieri provenienti da tutto il Paese, ha generato nel tempo un forte desiderio di scoprire, di ritrovare, di rintracciare, i segni o i resti di quei soldati italiani, romeni e tedeschi. Anche la guerra mussoliniana contro la Grecia fu un disastro militare: Indro Montanelli, definì la campagna di Grecia come “una smargiassata di Mussolini“. La smargiassata costò: 13.755 morti; 50.784 feriti; 12.638 congelati; 25.067 dispersi; 52.108 invalidi. In Grecia vi erano diversi soldati letinesi tra i quali mio padre Luigi Pace, suo cugino Luigi Orsi, Pasquale Di Cecco, Liberato Tomasone, ecc.. Da piccolo ricordo alcune battaglie italo greche che mi raccontava mio padre come la fuga tra i contadini serbi, dopo l’8 settembre 1943, e il passaggio dell’Armata rossa che lo stava per fucilare perché lo scambiò per spia italiana, ma lo salvò la capacità di strigliare i cavalli e la buona parola detta al colonnello russo dal proprietario terriero dove mio padre lavorava insieme ad un altro letinese, Antonio Savoia. Luigi Orsi, morto a Piedimonte Matese come mio padre, sui monti della Grecia si congelò i piedi, che gli permisero poi di essere assunto come bidello al policlinico dell’Università di Napoli. Insomma l’Italia in Grecia non fece una guerra lampo, come i tedeschi. Adolf Hitler, riuscì a togliere d’impaccio l’amico Mussolini, penetrando in Grecia con i suoi panzer dal confine bulgaro e raggiungendo Salonicco in pochi giorni quasi senza combattere dopo aver aggirato la linea greca Metaxas (Operazione Marita, 6 aprile del 1941). Malattia, ferie, dopolavoro, pensioni, assegni d’invalidità, INPS, case popolari, ispettorato del lavoro, corporazioni per classe, cooperative sociali, diritto al lavoro per le donne, assegni familiari, bonus figli, scuola gratuita per i figli degli operai, riforma scolastica, ripartizione del capitale sociale tra i dipendenti, 100.000 assunzioni nel settore pubblico e costruzione di oltre 6 mila quartieri popolari. Tutto ciò che il fascismo aveva fatto di buono scompariva se paragonato alla disfatta militare subita in Grecia. Leggendo il libro di G. Bedeschi: “Fronte greco-albanese: c’ero anch’io. Mursia, 1977” sembra quasi di risentire i racconti realistici di mio padre durante la guerra greco-albanese. Letino non ha mai avuto rilievi nazionali della propria storia se non i suoi militari sui fronti di guerra della Nazione. I grandi eventi (rivoluzione francese, risorgimento italiano, la battaglia sul Volturno tra garibaldini e piemontesi contro le truppe borboniche, il brigantaggio postunitario, ecc.) il “piccolo mondo antico” di Letino li ha subiti o ignorati poiché erano distanti per cultura, per necessità per tradizione imperante. Non si condivide la ricerca campanilistica di ancorare Letino a fatti storici estranei come la Banda del Matese del 1877, quando una ventina di anarco-insurrezionalisti, guidati da Cafiero e Malatesta, agitarono gli animi dei letinesi e gallesi istigandoli contro i proprietari di terra (lo erano al 95% lassù sui monti più alti del Matese). Il loro mondo “internazionalista” non era quello letinese e gallese, né la loro rivoluzione violenta contro il potere costituito per anticipare il tempo della Repubblica “anarchica”! Furono seminatori di odio del povero verso il meno povero, che non dovrebbero costituire motivo di vanto per la piccola, ma onesta e degna storia locale letinese in particolare. Ma l’epica storica da alcuni decenni pervade il mondo dell’intellighenzia letinese: 3-4 teste pensanti in quel senso, cioè nel senso di Cafiero e Malatesta che influenzano ancora oggi il l’ingenuità popolare letinese. Ma si giustifica con la necessità di avere una Storia da vantare anche se non propria: i falsari storici, in Sud Italia, ma non solo abbondano. Torniamo in Russia con i soldati letinesi ed isernini del lontano, da noi, 1942-43. I dispersi dell’Armir sono ancora più o meno quarantamila, una cifra enorme, e molte possibilità di scoprirne altri sono sicuramente racchiuse nella gigantesca fossa comune venuta alla luce a ridosso della ferrovia Transiberiana. Ci crede molto anche il nuovo commissario di Onorcaduti, generale Rosario Aiosa, che ha mandato in Russia uomini e mezzi. Nascerà una foresteria dove saranno concentrati esperti, interpreti e anche artificieri perché sembra che ci sia il rischio di trovare tanti ordigni inesplosi, sepolti dall’esercito sovietico insieme alle vittime. Gli scavi inizieranno a primavera, sperando di riuscire a trovare elementi che permettano di individuare almeno il contingente di provenienza. A Kirov infatti sono sepolti, oltre agli italiani, sicuramente anche tedeschi, romeni e ungheresi. Tutti fatti prigionieri presumibilmente dopo la battaglia di Stalingrado e condotti ai lager. Un’altra dolorosa pagina dell’infernale campagna in Russia che sta per essere finalmente scritta. Morto in battaglia, decorato con Croce al merito di guerra ma… dimenticato dal proprio Comune. È questa la storia di Antonio Petrocelli, caporal maggiore caduto tra il 17 e 18 dicembre 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale al fronte russo. Aveva solo 28 anni Petrocelli quando per fedeltà alla patria andava a combattere per l’Italia nell’area di Tverdoklebovka trovando la morte sul campo di battaglia. Al termine di lunghe e laboriose ricerche, la famiglia riuscì a risalire al proprio caro, le cui poche spoglie vennero riportate in Italia il 2 ottobre del 1998 tramite apposito volo di Stato per poi essere tumulate nel cimitero monumentale del Verano: a seguito di ulteriori peripezie, il corpo del caporal maggiore venne definitivamente seppellito presso il cimitero di Roccaravindola, dove tuttora riposa e dove sarebbe dovuto sorgere un monumento in suo ricordo. Anche altri iserini come Emiliano Paone di Rocchetta al Volturno e campobassani (fino al 1945 Letino era della Provincia di Campobasso, ecco perché nel 1929 a Campitello al raduno fascista dei costumi del Matese vi erano anche i letinesi) come Enrico Orsi di Letino, fecero la tragica storia dell’Armir. Il duce Bento Mussolini, ha notevoli responsabilità nell’avere inviato l’Armir in Russia poichè fu succube del dispotismo e dell’idee di grandezza di Hitler. Le truppe tedesche, posero quelle italiane e romene, in modo alternato e le separarono per guidarle al macello ghiacciato. Rigoni Stern di Asiago, ha descritto bene le condizioni dell’Armir, come anche Marcassa di Rovigo. La linea del fronte sul Don si estendeva per ben 300 km con a sinistra altri 200 con una linea ungherese e a destra italiana. Troppo estesa e sottile la lunga prima linea dovette cedere spesso alla robusta prima linea sovietica nonostante battaglie eroiche ed atti valorosi degli italiani in particolare. Chissà quante piccole storie di soldati letinesi in Russia, in Grecia ed altrove nonché di altre guerre come quella del 1915-18 in particolare, si sarebbero potute raccontare ascoltando gli interessati reduci non morti o anche i familiari dei morti e dispersi rileggendo le loro lettere dal fronte. Solo così si potrebbe fare ricerca, sia pure a spizzichi e bocconi, di Storia locale, che è parte integrante di quella nazionale italiana, europea e mondiale. «La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» scriveva il russo Leone Tolstoi. La conoscenza di Letino è ancora molto da scoprire tra le sue molte storie personali e collettive.