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Per i comuni montani come Letino presente e futuro non sono rosei

(Giuseppe PACE). Letino (CE). Il comune piccolo è bello, ma se il comune è situato sull’Appennino è anche scomodo. Uno dei piccoli comuni dell’Appennino è Letino (CE), dal 1927 al 1945 era amministrato dalla Provincia di Campobasso, situato tra Molise e Campania, sulla montagna del Matese, che fu sacra dei Sanniti Pentri con capitale Bojano (CB). Il suo territorio comunale si estende per poco più di 31 km² con un’altitudine che varia dagli 828 metri della località “cauto” ai 1725 della località “Vallocchie scure”, Valle degli Astori “Campo Rozzo” non lontani da monte Miletto. Il centro abitato è a 961 metri di quota e dista da Caserta 80 km mentre dall’ospedale di Piedimonte Matese, con sede della Comunità montana di riferimento, circa 40 km d’inverno via Gallo Matese, fonte greca, Prata, Alife, mentre destate via Lago Matese circa 30 km. Nel 1861 Letino registrava 1207 residenti divenuti nel 1951 addirittura 1346 per poi calare continuamente fino agli attuali scarsi 800 residenti. L’esodo maggiore si è verificato nell’immediato secondo dopoguerra mondiale con l’emigrazione soprattutto in Argentina e successivamente in Canada. Molti sono i letinesi migrati a Piedimonte Matese, Caserta, Isernia e Roma, e ultimamente per lavoro, a Milano e Bologna. Il paesetto matesino ha un paesaggio spettacolare di alta montagna appenninica con un laghetto omonimo avanti e uno più grande dietro al castello medievale che si erge maestoso sull’abitato tra le alte valli del fiume Lete e del Sava. Oltre al bel paesaggio molto è scomodo a Letino ecco perché non si arresta l’esodo da circa 70 anni. A Letino se una persona anziana, ma anche giovane, ha un grave incidenti oppure un arresto cardiaco, deve aspettare almeno due ore prima di essere ricoverato in ospedale. L’autoambulanza impiega un’ora per salire fino a Letino da Piedimonte Matese e un’ora per scendere fino all’ospedale, che d’inverno può anche raddoppiare il tempo per le strade innevate e ghiacciate. Dunque in due ore di attesa il paziente può anche morire ( rendendo impotente la scienza medica, che se in buone mani ed applicata per tempo, salva molte vite umane e prolunga la longevità). Basterebbe avere un mezzo di pronto soccorso fermo a Letino o nel vicino Gallo Matese-paesetto, ancora più spopolato- ed il tempo d’intervento ospedaliero si dimezzerebbe. Ma una programmazione oculata pubblica che risponda alle esigenze concrete della popolazione amministrata è cosa ancora molto lontana. Per i vertici politici del sistema sanitario campano, purtroppo, sono altri gli interessi che la cronaca mette in luce di tanto in tanto. In Molise, invece, c’è più attenzione, pare, ai problemi dei piccoli comuni. Ecco perché da tempo vado proponendo la Regione Sannio, che non sarebbe la panacea di tutti i mali meridionali, ma sicuramente una loro riduzione sensibile. Non a caso gli ospedali molisani sono di migliore qualità di quelli campani ed anche di altre regioni italiane. Morire o cambiare la politica, da Provvidenti parte la rivolta dei Piccoli Comuni. Il 14 novembre a Provvidenti un altro degli incontri che i politici fanno per ascoltare il “grido di dolore” quasi come disse, su suggerimento del Conte C. B. di Cavour, Vittorio Emanuele II, da Torino, al resto d’Italia che era in fermento risorgimentale. Tutti i politici italiani sono dalla parte degli Amministratori dei paesetti appenninici in forte esodo e dunque in calo demografico ulteriore. Vogliono permettere agli amministratori dei piccoli centri di non sentirsi dimenticati, di essere protagonisti di quella voce che grida, senza colori e bandiere politiche, aiuto. “La legge sui piccoli Comuni, viste le esigue risorse che il Governo ha deciso di stanziare a salvaguardia dell’identità dei Borghi con popolazione al di sotto dei 5.000 abitanti, non risolve la drammaticità della situazione in cui versano le piccole comunità anzi, per certi versi, con l’obbligo dell’accorpamento per legge. Stiamo parlando dell’articolo 17 che determinerebbe di fatto l’abolizione e la cancellazione di essi, delle loro tradizioni, delle loro peculiarità, della loro identità. E dal Molise con i suoi oltre 100 su 136 piccoli borghi paesani, e proprio da Provvidenti, si vuole concretamente parlare di politica dei territori e farlo in maniera decisamente innovativa. La politica che governa, che visita per capire esattamente le dimensioni del dramma dei piccoli comuni e non il contrario”. Da qui l’invito al Presidente del Consiglio Regionale del Molise, Vincenzo Cotugno, a visitare i piccoli comuni, partendo proprio dal più piccolo. Provvidenti, poco più di cento anime e con un patrimonio edilizio, storico e culturale di tutto rispetto. “Morire o sognare? Speriamo di sognare ancora e di poterlo fare”. L’urbanizzazione massiccia del boom economico italiano 1953-1973 ha spopolato interi paesi medi e piccoli sull’Appennino. Quasi nessuno ritorna di quelli che fuggirono verso il mito del progresso, che gli ha assicurato l’utilizzo di più e migliori servizi soprattutto scolastici, assistenziali ed ospedalieri. Nei piccoli comuni sull’Appennino non si sta bene con le mutate esigenze sociali rispetto agli anni Cinquanta del secolo scorso quando l’Italia era contadina ed analfabeta con vita spartana soprattutto in montagna. I rappresentanti istituzionali dell’Appennino, colonna vertebrale d’Italia, si sono ritrovano dal 21 al 23 ottobre 2016 a Castel del Giudice per la prima Assemblea dei sindaci e degli amministratori delle Comunità dell’Appennino. Un evento, che è stato un vero e proprio laboratorio di idee, di scambio e di confronto, sul rilancio delle aree interne dello Stivale, organizzato da Slow Food Italia in collaborazione con il Comune di Castel del Giudice. Per tre giorni, gli amministratori italiani sono stati insieme a tecnici, docenti ed esperti, per partecipare a due tavoli, incentrati sulle azioni di prevenzione dal rischio sismico e sui temi dell’emergenza e della ricostruzione, le cui argomentazioni ed approfondimenti convergeranno poi nell’assemblea plenaria di domenica 23 ottobre. «Fare rete è importante – ha sottolineato Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice, borgo simbolo di come la collaborazione tra pubblico e privato possa produrre reddito e giovare a tutta la comunità – Dopo l’incontro delle comunità delle aree interne, in occasione degli Stati Generali dell’Appennino lo scorso anno, siamo riusciti a metterci in contatto con altre amministrazioni, altre realtà simili alla nostra, convinti che insieme si possano trovare soluzioni comuni». L’evento sarà lo spunto per pianificare buone pratiche che possano dare centralità alle comunità di montagna, attraverso la valorizzazione delle economie locali, a partire da quelle agricole. L’obiettivo è infatti quello di elaborare strategie, azioni e proposte che servano da guida a politiche che favoriscano il reddito da lavoro nel rispetto di ambiente, esigenze e culture locali. «Questa prima Assemblea dei sindaci e degli amministratori l’abbiamo dedicata alla fragilità dell’Appennino – evidenzia Sonia Chellini, vicepresidente di Slow Food Italia – quella fragilità specifica data dall’imprevedibilità degli eventi sismici o dalla prevedibilità dei dissesti idrici e idrogeologici causati dall’abbandono, dall’incuria o dalla prepotenza delle speculazioni. E su quanto questi eventi incidano sulla tenuta delle reti sociali e delle economie locali, sull’abbandono dei luoghi. Come nell’antica tradizione dei telai, a Castel del Giudice intesseremo la trama della politica amministrativa. Quella di tutti i giorni, quella che può migliorare, nelle piccole cose, la qualità della vita delle persone e la bellezza dei territori». Molti sindaci non hanno la dimensione extrapaesana per amministrare una diramazione statale degli oltre ottomila comuni italiani, né hanno addirittura quella provinciale e regionale. Molti amministrano come proprietà privata sulla base del consenso elettorale ottenuto da una parentela un po’ allargata. Gli emigrati che rientrano per breve periodo constatano l’inadeguatezza di tali amministratori e si meravigliano come altrove, da dove provengono, le cose siano molto diverse. La partitocrazia invasiva ha tolto energie positive del singolo o del gruppo che si impegna o vuole impegnare nei piccoli comuni per risolvere qualcuno dei problemi turistici, sanitari, scolastici, economici. In territorio dell’Alta provincia di Caserta tale partitocrazia è imperante e i feudi elettorali sono dittatoriali, non esiste più la meritocrazia negli ospedali ad esempio, negli enti pubblici periferici, nei consorzi, nei parchi, ecc. La crescita della cultura personale e civica del paesano è l’unica speranza per rompere il grigiore del presente ed assicurare un futuro più roseo. Se rileggiamo le relazioni prefettizie dell’alifano, Pietro Farina, di circa un secolo fa, ci si rende conto che le cose non sono cambiate in meglio nei “feudi municipali”(così li chiamava P. Farina) dell’Alto Casertano. Eppure oggi, tutti vanno a scuola e moltissimi oltre la scuola dell’obbligo, ma “Trasformare il suddito in cittadino richiede un miracolo che solo la scuola può compiere”, affermava Pietro Calamandrei. La chiesa locale dell’Alto territorio casertano, fatta eccezione per alcuni buoni Sacerdoti, magari anche derubati dal proprio Vescovo (secondo l’accusa al vaglio della Magistratura) e con Pastori diocesani, quasi sempre a braccetto dei municipi, non aiuta la crescita del cittadino. Aiuta, invece, il permanere dello status di suddito afflitto dal bisogno per la pensione, per il lavoro, per il posto al figlio/a, magari laureato, per la utile e quasi gratis casa comunale, per la contravvenzione al codice della strada, per il figlio che va male a scuola e che ha bisogno di un voto alto per il posto in banca o per fare l’infermiere, ecc.. Il presente non pare sia foriero di un futuro roseo, purtroppo, e non solo per i piccoli comuni, come Letino, situati a ridosso dell’Appennino nostrano. Eppure nel pedemontano matesino molisano l’Arcivescovo trentino d’origine, Bergantini, nel festeggiare la Festa del Lavoro, il primo maggio c.a., ha detto: «Un grazie particolare va alla ditta Amadori che da poco ha concluso felicemente il cammino di acquisto e rilancio del settore, comprese nuove prospettive di ripresa anche dello spinoso problema del macello in area di Monteverde». L’azienda avicola Amadori, che ha acquistato un’ex azienda decotta di Bojano, se controllata bene dalle Autorità che governano la res pubblica molisana, può mettere a frutto per il bene delle comunità locali, il 40% dei contributi pubblici, che riceverà sui suoi oltre 35 milioni d’investimento. In ogni caso il Pastore “smuove” le acque chete della Casta politica molisana e non si limita, spesso, solo ad ossequiarla sia pure in un ottica sperabile di “libera Chiesa in libero stato”. Al Liceo Statale “Don Gnocchi” di Maddaloni si è tenuto il terzo ed ultimo degli appuntamenti organizzati dal Lions Club “Maddaloni Calatia” sul tema della legalità, considerata il viatico unico per lo sviluppo di una società migliore. L’incontro dal titolo “Educazione alla legalità per costruire una nuova cultura della convivenza” avrà come principale ospite il magistrato Raffaele Magi, Consigliere della Corte di Cassazione e già Pubblico Ministero nel processo “Spartacus”con cui venne dato un durissimo colpo alle principali associazioni malavitose campane. “Siamo all’ultimo convegno sulla tematica della legalità” ha spiegato l’Avv. Franco Roberti, portavoce del Lions Club Maddaloni Calatia ed organizzatore dell’evento “un aspetto della nostra esistenza che deve non solo essere perseguito, ma anche discusso ed esteso nelle coscienze dei cittadini del futuro, ovvero gli studenti, per formarli ad un’identità culturale innovativa sulla quale costruire una società migliore”. Nella crescita culturale critica del residente dell’intero territorio casertano sta il futuro possibile e democratico della società anche nel più sperduto dei 104 comuni casertani. Sul bizantinismo dell’Ente Provincia di Caserta, che non è all’altezza nemmeno doi assicurare la fine dell’anno scolastico per le scuole di sua competenza è giusto lo sfogo sull’Editoriale di questo mass media coraggioso:”A questo punto, poiché la Provincia di Caserta sarebbe l’unica, in tutta Italia, a non essere in grado di approvare alcun tipo di strumento contabile e a garantire l’assolvimento delle funzioni che la stessa legge Del Rio gli ha affidato mente le altre Province, si, (almeno questo si evince dal fatto che finora non hanno e non intendono chiudere alcuna scuola), è proprio il caso di riflettere su quanto già qualche anno fa ha fatto Mussolini o chi per lui. Il 26 maggio 1927,,infatti, Benito Mussolini pronunciò alla Camera dei Deputati il famoso discorso dell’Ascensione. Dopo aver proclamato l’istituzione di diciassette nuove provincie, annunciò la soppressione di una provincia, quella di Terra di Lavoro, che fino all’anno precedente era stata la più vasta della Campania ed una delle più estese d’Italia: “C’è stata una Provincia soppressa che ha dato spettacolo superbo di composta disciplina, Caserta, che ha compreso che bisogna rassegnarsi ad essere un quartiere di Napoli”. Proseguendo, il capo del governo sembrò voler fornire una giustificazione di ordine pubblico. Poi elencò i reati commessi in quella provincia dal 1922 al 1926. E la soppresse. La soppressione della Provincia di Caserta, quindi, fu decisa con il rd del 2 gennaio 1927, firmato da Vittorio Emanuele III, B. Mussolini, A. Rocco e pubblicato nella GU in data 11 gennaio 1927. A proposito della soppressione della Provincia di Caserta, anche recentemente qualche studioso, come Silvano Franco, serio, documentato e antifascista, è stato costretto ad ammettere che “non si può dare un giudizio definitivo sulle ragioni che determinarono tale decisione”. La tesi che si protrae da sessanta anni, ormai, è quella della punizione della classe dirigente, incapace, tiepida, litigiosa, anafascista. Lo stesso mi viene da dire per quello che sta succedendo ora in Terra di Lavoro. E’ vero infatti, che i vari tentativi di porre rimedio al problema della sicurezza, (certificati di agibilità, di antincendio, di staticità e sicurezza nel lavoro), finora in sede parlamentare e ministeriale non hanno dato frutto, ma si poteva aspettare che terminasse l’anno scolastico ed iniziare la protesta per l’inizio del prossimo, perché in questo modo pagano il conto i nostri figli, noi, i docenti e il personale Ata che di tutto questo non hanno nessuna colpa. Quello della scuola, infatti, a nostro avviso, è un servizio ancora più importante della viabilità stradale, dei controlli ambientali, (siamo nella Terra dei Fuochi!), dei servizi idrici ecc. Almeno in questo periodo dell’anno scolastico! Non mancano onorevoli e senatori della nostra povera Provincia che in qualche modo hanno anche contribuito all’approvazione della legge 107/2015 sulla Buona Scuola e della Legge Del Rio. Ci rivolgiamo a loro, smettiamola di giocare a scacchi: se la Provincia di Caserta è alle corde per rivendicazioni salariali, per la conservazione del proprio posto di lavoro a Caserta o per le indagini giudiziarie, aboliamola e finalmente accorpiamoci a quella di Napoli. La smetteremo di essere napoletani di serie B”. Perchè non essere residenti della Regione Sannio?

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