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Teano-Calvi. Il Vescovo Arturo Aiello lascia la diocesi per Avellino. Voi preti il Vescovo a volte ve lo siete dimenticato.

(IlMezzogiorno) TEANO.  Cattedrale di San Paride, 6 maggio 2017, ore 11, Il Vescovo mons. Arturo Aiello saluta il clero e i membri delle associazioni cattoliche con un accorato discorso sul tema del “Partire, partorire, ereditare”. Riportiamo il testo trascritto a mano durante l’incontro. Ci scusiamo se qualche parola non fosse stata ben compresa. L’importante è capire il senso del discorso: Stiamo per andare via ma lasciamo dietro di noi una buona eredità. Segue il discorso:   “Gesù salì sul monte. Io salgo per l’ultima volta su questa cattedra episcopale di Teano. Per alcuni di voi questo incontro potrebbe essere inutile, ma non è così. E’ come quando i bambini chiedono spiegazioni ai genitori sulle cose della vita e i figli ne sanno più di loro… Cercano sui siti internet… Eppure una parola detta dal papà o dalla mamma ha un valore infinito sulla sessualità. Non dice “come si fa”, ma “perchè si fa”. Alcuni di voi si sono autoconvocati… Se il papà non parla…quello che è scritto non vale niente. Per non parlare dei giornaletti che circolano dalle nostre parti… Assistere alla morte del padre è di capitale importanza. Che il vostro Vescovo è stato trasferito è irrilevante se non per il valore che questo assume per me: perché viene da Pietro. Stiamo per partire ma lasceremo un’eredità. Alcuni di voi infatti, nascono in questo momento. In particolare i miei preti: venti sacerdoti, 18 seminaristi che oggi sono in udienza speciale dal papa. Perché se il padre non muore, il figlio non nasce. Siamo qui perché partire è partorire. E anche il padre che parte, muore, sulla sua tomba fioriscono i fiori. E quando mio padre è morto, ero dodicenne, è stato allora che sono nato. Sarò amministratore della vostra Diocesi per altri due mesi. Voi preti il Vescovo a volte ve lo siete dimenticato. Io non vi ho mai dimenticati. La morte del padre si ripercuote sul pastore e si disperdono le pecore. Il Vescovo vi chiede di fare un atto di fede nella chiesa che è comunione gerarchica e che per noi cristiani si chiama Papa Francesco. Cercate di non disperdervi che è molto facile. I giardini resteranno lì, le statue, i vetri istoriati li lascio ai miei successori. Sono cose che potete anche buttare via. Sono un segno di libertà ma anche di morte, perché questa per me è una morte. Però non vi libererete di me: potete abbattere le statuette, ma vi resterà la mia eredità. L’eredità alla fine, sono i figli. “Il Vescovo sapeva parlare”. Molti di voi mi hanno rimproverato che sapevo parlare ma non sapevo operare, ero molto debole con quel prete… In questi undici anni di episcopato, credo che due sole volte mi avete visto perdere la pazienza. In questi giorni sono stato fuori Teano. Stavo ad Avezzano ad impostare il futuro per voi, per la Diocesi… Ma poi ho trovato un futuro diverso, mi son visto come Abramo. Lo dico anche ai preti che non sanno morire. Non sappiamo e n0n vogliamo morire. Ma chi non sa morire castra i figli. E non lascia eredità. Lasciamo suonare le campane agli altri|! Noi le le potremmo suonare a morto.

Bisogna toccare la chiesa come si dovrebbe toccare una donna. In questi due mesi mi defilerò dagli impegni già presi.. Non voglio sentire bugie. Ora basta. Sono in partenza, perché poi, alla fine hanno visto tante casule lussuose, ma nessuno ha guardato come mi vestivo normalmente e quale macchina utilizzavo. Ho paura di guardarrmi indietro Cerco di guardare davanti e ho tanta angoscia…

Vi raccomando: vogliate bene al mio successore. La cosa che mi consola è che ce ne sarà un altro di vescovo e che non sono l’ultimo. Vogliategli bene al nuovo vescovo e non vi mettete voi preti in competizione con lui. Quando si è verificato, è stato dolorosissimo. E’ come quando il figlio si mette in competizione con il Padre. Questo è il momento dell’eredità. Morte e vita si incontrano continuamente.

Questi undici anni sono stati difficili: sul letto di morte non si possono dire bugie. Sono stati difficili a causa delle malattie… Sono stati undici anni di dolore.. Tante paure, tante tentazioni di tentare bilanci. Lasciamoli a Dio i bilanci che è misericordioso! Ci sono cose che avresti voluto portare a compimento, ma quando arriva la morte arriva. E la morte mi è compagna da sempre. Ed io ho qualche cosa che avrei voluto fare. Avrei voluto.. Ma quando muoriamo ci presentiamo sempre a mani vuote. Lo diceva Santa Teresa di Lisieux. In questi undici anni il vostro Vescovo Arturo vi ha voluto bene. Tante cose si fanno perché uno pensa di restare…Come fece Paolo con il suo “testamento”… Paolo chiama presbiteri, gli anziani a Mileto, come noi li abbiamo chiamati in cattedrale oggi e ci salutiamo… Guardo avanti e temo la divisione. Ma noi accontentiamoci di essere preti. Ci basti essere preti.