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Caserta. Don Primo Poggi e il suo santuario della Misericordia

 

(di Paolo Mesolella) CASERTA Nella geografia dei luoghi dedicati alla Divina Misericordia c’è anche Caserta, con il suo imponente santuario di Santa Lucia ed il suo rettore don Primo Poggi, figura esemplare di sacerdote ottantenne che vive su di sé i carismi dell’umiltà, della povertà, del perdono, della locutio interna e della preghiera che rendono la sua vita straordinaria. Un uomo che vive recitando il rosario e confessando centinaia di fedeli in una stanzetta, venti ore al giorno, dalle tre di mattina a tarda notte. Una stanzetta piena di crocifissi, madonne e immagini sacre. Il santuario di Santa Lucia, a Centurano di Caserta, è un cuore pulsante della Divina Misericordia, una delle mete più frequentate dai fedeli di tutta Italia ed in particolare del Sud. Da qui si diffonde la spiritualità della Divina Misericordia nelle sue varie forme: la devozione dell’immagine di Gesù Misericordioso, le feste della Misericordia, la recita della coroncina, l’ora della misericordia, l’apostolato, le connfessioni. Tutto grazie al carisma e all’umiltà di un apostolo della misericordia: don Primo Poggi, sacerdote ottantunenne semplice e schivo, con il dono dell’ascolto e della confessione. Nonostante una forte emicrania a grappolo che lo perseguita, di notte fa l’eremita e di giorno il frate confessore di migliaia di persone. Un piacentino, mite e paziente, arrivato a Caserta nel 1988 con il sogno di diffondervi il culto della Divina Misericordia. Un sogno ereditato dalla lettura del Diario di Santa Faustina e da don Carlo Vivaldelli che sulla devozione alla Divina Misericordia ha scritto una decina di libri.   Don Primo incontrò don Carlo sulle rive del Lago di Garda e da allora decise di continuare la sua opera di apostolato verso la Divina Misericordia come confessore a Saluzzo, a Pompei, a Cava De’ Tirreni, a Caserta. Don Primo è nato il 6 settembre 1935 a Caverzago (PC), a 20 anni, il 3 novembre 1955 decide di entrare nell’Opera di don Orione a Tortona, ma presto, per il suo amore verso la Divina Misericordia ha dovuto cambiare istituti, da Tortona a Voghera, da Verzuolo (Cuneo) a Noto in Sicilia. Lui stesso ricorda questi anni:”Quando ho conosciuto Gesù Misericordioso, sono cominciati i miei guai con i superiori. Prima mi hanno mandato all’eremo di S. Alberto a Noto, poi sono andato da un mio confratello che aveva aperto una casa di accoglienza per tanti ex drogati ed ex carcerati…”. I suoi guai in reatà erano iniziati già a 14 anni, a scuola, a causa dello zio preside. Ricorda:”A 14 anni mi andavano male gli studi. Mio zio preside mandò a casa una lettera a mia madre contro di me: mio padre alora mi tolse dalla scuola e mi mandò a zappare il terreno perchè mio padre era contadino. Ho studiato fino alla quinta elementare poi mio padre non mi ha voluto mandare più a scuola. Mi svegliavo alle due di notte per mungere le tre mucche e per lunghissime ore accompagnavo al pascolo le poche pecore di famiglia”. Don Primo a Caserta Quando don Primo arriva al santuario di S. Lucia a Caserta vede l’ex convento francescano del XIV secolo diventato un ammasso di macerie con la chiesa aperta solo la prima domenica di maggio per festeggiare la santa. “La statua della martire, spiega, è un dono del re Ferdinando II ai frati, mentre il re Ferdinando I fece costruire l’elegante prospetto della chiesa su progetto del grande Luigi Vanvitelli”. Arrivato a Caserta, il giovedì santo del 1988, grazie al vescovo mons. Francesco Cuccarese, don Primo occupa una piccola stanza dell’ex convento abbandonato. La stessa in cui vive oggi nella più completa solitudine e sobrietà, tranne la compagnia di sei cani che vivono con lui, sul suo letto e lo seguono dappertutto, anche in chiesa mentre celebra la messa.o prega alle tre di pomeriggio. Don Primo inizia così a diffonde tra i casertani le immagini e l’amore di Gesù Misericordioso, poi, intitola il santuario alla Divina Misericordia e durante la Festa della Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua, porta a Caserta 5-6000 fedeli riuniti i preghiera nello stadio o nel palazzetto dello sport. La confessione Don Primo si sveglia alle tre di mattina per la preghiera, il rosario, la coroncina, l’ufficio e poi celebra la messa alle cinque, tutti i giorni, per una trentina di persone. Nella sua stanza, seduto su una sdraio, confessa senza sosta tra un centinaio di immagini che lo guardano dalle pareti: santi, crocifissi, Madonne e persone care: la Madonna di Guadalupe, la Madonna di Fatima, frate Ave Maria, don Orione, Teresa Musco, Maria Valtorta, Santa Faustina, Rossella Petrellese, Suor Agostina Politoska, Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta.. Durante la giornata, rimane chiuso in camera per le confessioni e fuori la porta c’è la fila come succedeva quando confessava a Pompei nel confessionale n. 8. A volte è talmente stanco che stenta a riconoscere le persone, ma mai a nessuno ha negato la misericordia di Dio ed il perdono. “La confessione – spiega don Primo – è la sorgente della Misericordia ed io stesso sono testimone di guarigioni, conversioni e grazie, come quando pregai per una donna che non poteva avere figli e poi ebbe Emanuele. Chi si confessa con fede e pentimento, non solo ottiene il perdono dei peccati ma anche grazie di ogni genere”. La Festa della Misericordia Don Primo pensò alla Festa della Misericordia prima che fosse promulgata da Papa Giovanni Paolo II. Molto prima del Giubileo della Misericordia di papa Bergoglio del quale, tra l’altro, previde il nome di Francesco. La stessa cosa accade il 22 febbraio: arrivano al santuario centinaia di fedeli da tutta Italia. E presto i fedeli diventano così numerosi che don Primo celebra la S. Messa in una chiesa realizzata all’aperto. Dopo la Chiesa dello Spirito Santo in Sassia a Roma e dopo il Centro della Divina Misericordia di Trento, il santuario casertano è il più noto tra quelli dedicati alla Divina Misericordia, il primo centro di spiritualità sorto in Italia. La Casa della Speranza Ma don Primo non è solo un mistico e confessore, ha voluto dare vita anche alla fondazione onlus “La Casa della Speranza”, riunendo intorno a se un gruppo di medici e ricercatori di buona volontà, per aiutare chi soffre, non solo nello spirito anche nel fisico con un polo oncologico d’eccellenza. La fondazione è nata nel novembre 2010 grazie ai numerosi medici che si incontravano al santuario. La città delle Verbene Nel 2013 nasce anche una seconda fondazione onlus “La città delle verbene”, una nuova realtà per dare speranza a chi affronta malattie oncologiche. Un obiettivo ambizioso che vede vicino a don Primo l’oncologa Zelinda Monti. La fondazione offre assistenza quotidiana ai pazienti, seguendoli dal punto di vista medico e psicologico. La città Don Primo non dimendica mai nemmeno la città: fino a qualche mese fa aveva l’abitudine di percorrere in auto le strade di Caserta, tra le 4 e le 5 di mattina, prima della messa, pregando per Caserta e per i casertani. Una città che probabilmente non sa nulla delle sue preghiere, nonostante sia stato premiato quest’anno alla VI edizione del Festival della Vita, organizzato dal Centro Culturale San Paolo. Perchè don Primo non chiede attenzione per se: vive nel nascondimento, nella povertà e nel servizio. E credo, fermamente, che così voglia rimanere, fino alla fine dei suoi giorni. Il libro. “Amarsi è già il paradiso in terra” Sergio Carriero ha pubblicato il libro “Amarsi è già il paradiso in terra. Don Primo Poggi, la misericordia a piene mani” con contributi di mons. Giovanni D’Alise, vescovo di Casertà, mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta e mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno. Il testo presenta numerose testimonianze di sacerdoti e fedeli sulle virtù profetiche, mistiche e a volte traumaturgiche di don Primo che legge nei cuori dei futuri sacerdoti, delle donne in attesa di un figlio e di uomini e donne affranti dal dolore, dalla malattia, dalla separazione. Molto interessanti, in appendice, le sue meditazioni e “l’alfabeto della Misericordia” di don Primo. Da leggere anche il libretto: Primo Poggi “Sono un Dio con la debolezza di una madre”, Centurano 2004. Esperienze mistiche Don Primo è stato protagonista di diverse esperienze mistiche. Ricorda: “Mentre celebravo Messa e pronunciavo le parole “con Cristo, per Cristo e in Cristo”, durante l’elevazione del calice ho visto tre globi di fuoco immensi. Sono stato inglobato nel globo di centro, che era lo Spirito Santo”. Nel febbraio 1957, quando aveva 20 anni ed era postulante a Tortona, presso l’istituto di don Orione, in portineria gli apparve un mendicante. Ricorda:”Sentii entrare in me un vulcano di fuoco… Sono sempre stato certo che quel povero era nostro Signore Gesù Cristo”. Ancora: “La notte tra il mercoledì e il giovedì santo della Pasqua del 1988, nell’istituto di Verzuolo in provincia di Cuneo, mi apparve in sogno il Padre Celeste con il volto del mio Superiore Generale, don Ignazio Terzi…Il Signore mi strinse forte in un abbraccio che infuse in me tutto il suo grande amore che ora riverso in ogni creatura”. Un giorno, infine, si sentì addosso tutti i suoi peccati mentre una voce interiore gli diceva:”Le vostre pagine nere sono il supporto alla mia misericordia”. Ripete spesso:” Sento una voce interiore anche quanto confesso”. Venerabili Frate Ave Maria e Rossella Petrellese  Don Primo ha avuto anche l’opportunità di accompagnare al capezzale il venerabile Frate Ave Maria a Voghera. Ricorda:”E’ morto tra le mie braccia”. Frate Ave Maria, al secolo Cesare Pisano, era un eremita di 63 anni dei quali 42 trascorsi da religioso e 52 in cecità. E’ stato autore delle belle “Lettere dall’eremo” di Sant’Alberto di Butrio. Don Primo è stato padre spirituale anche della giovane Serva di Dio Rossella Petrellese, morta a 22 anni il 18 settembre 1944 . Oggi è sepolta nel duomo di Acerra (Na). Don Primo l’accompagnò con la sua voce fino all’ultimo istante di vita in America. La metafora del filo d’erba Quella di don Primo è la “spiritualità del filo d’erba”, una teologia che nasce dalla semplicità e dall’amore incondizionato per tutti. Lui utilizza la metafora del filo d’erba, per far capire che nella sua caducità è contenuta la stessa Misericordia di Dio. Il filo d’erba è la cosa più indifesa che ci sia, perché dipende da tutti. E’ alla mercé di tutti, anche del più piccolo insetto, è un’essenza debolissima che va anch’essa difesa. Dall’Alfabeto della Misericordia Amore – Amarsi è già il paradiso in terra. Chiesa – Chiesa è un uomo che accoglie. Dono – La donna, per il dono della maternità, è speranza. Fedeltà – Amo i santi che vivono nel nascondimento. Giustizia – Cerca con giustizia la pietà, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza. Libertà – L’amore di Dio ci fa amare i fratelli nella loro singolarità, come se fossero unici al mondo. Misericordia – Non facciamo piccola la Misericordia di Dio. Offesa – Senza il perdono i nostri pesi sono insopportabili. Pazienza – La più grande penitenza è sopportare con pazienza le persone. Sofferenza – Quando non siamo capaci di soffrire, non amiamo abbastanza. Tenerezza – L’amore, il perdono e la Misericordia vanno uniti alla tenerezza.