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Napoli. Muore un altro pezzo di storia del Vomero: scompare il TTC Club

(ilMezzogiorno) NAPOLI  ” A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 credo che non ci fosse un napoletano che non avesse mai sentito parlare o non fosse passato almeno una volta per i locali del mitico TTC, posti in via Paisiello al Vomero – esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato  Valori collinari, fondatore sul social network Facebook del gruppo ” Quelli del TTC Club…” che conta oltre 700 iscritti al link: https://www.facebook.com/groups/quellidelttcclub -. In questi giorni, transitando dinanzi all’ingresso di tali locali, al civico 39, ho potuto osservare, con enorme dispiacere e rammarico, che, del noto ritrovo, purtroppo chiuso anni addietro, era scomparsa anche l’insegna, sostituita da quella di un garage “. ” Il sodalizio vomerese nacque agli inizi degli anni ’70,  come “Tennis Tavolo Club”,  dal quale derivò l’acronimo TTC – ricorda Capodanno -, in un cantinato, trasformato nell’occasione, con la sistemazione di alcuni tavoli da ping pong, disciplina sportiva praticata dall’ideatore Renato Russo, che, insieme ad altri frequentatori, raggiunse in tale sport notevoli risultati anche a livello nazionale. Dopo alcuni anni, anche sotto la spinta di alcuni soci, i locali furono ampliati e si aggiunsero nuove attività. Nacque così la discoteca, la tavernetta, mentre la sala centrale con il bar venne destinata alla presentazione di spettacoli di arte varia. Così la sigla TTC si trasformò nell’acronimo di “Turismo, Teatro, Cultura ” “. ” Tanti gli artisti che si esibirono in quegli anni al TTC Club – continua Capodanno -, che divenne, tra l’altro, una vera e propria fucina di talenti anche con una propria compagnia teatrale, la cui prima rappresentazione fu “Zappa, Tore”, una cab-sceneggiata scritta e diretta dal compianto Angelo Fusco. Nell’occasione alla sua prima uscita sulle scene teatrali c’era un esordiente che, successivamente, diventerà uno dei principali protagonisti del mondo teatrale partenopeo: Gino Rivieccio “.  ” Ma le iniziative culturali e spettacolari, organizzate in quegli anni furono tantissime – aggiunge Capodanno -. Tra le altre “I lunedì della canzone classica napoletana”, dove si esibivano tra i più noti cantanti e artisti della canzone melodica partenopea, il concorso “Lapis” che laureò tanti giovani talenti che si avvicinavano al mondo del fumetto e delle vignette, il premio Alighiero Noschese, istituito nel 1980, in ricordo del grande artista scomparso, che premiò, nel corso della sua prima edizione, il trio de “La Smorfia”, con Lello Arena, Enzo De Caro e Massimo Troisi “. ” Ma la manifestazione che resterà negli annali della storia della cultura è certamente legata alla “Mostra Internazionale del Fumetto e del Cinema d’animazione” che si svolse per ben sei edizioni, dal 1978 fino al 1984, all’interno dei locali del circolo vomerese, richiamando appassionati e curiosi del settore da ogni parte d’Italia  – puntualizza Capodanno-. Tanti furono gli ospiti illustri del settore del fumetto e della grafica che si avvicendarono. Tra gli altri Paolo Del Vaglio, Giorgio Forattini, Attilio Michelutti, Giuliano Rossetti, Renato Calligaro, ma anche fumettisti di altre nazioni come l’argentino  Joaquin Lavado, in arte Quino, il papà di Mafalda, il brasiliano Jo Oliveira, il francese MIchel Crispin “.  ” Ma il ricordo più bello arrivò dalla quinta edizione della manifestazione, che  ne consacrò anche il carattere internazionale, con la presenza di un ospite d’eccezione che arrivò direttamente dagli Stati Uniti d’America – sottolinea Capodanno-. Un vero e proprio maestro del fumetto che, nell’occasione, tenne anche alcune lezioni, molto seguite dai tanti giovani che affollavano le sale. Sto parlando di Burne Hogart, il cui nome resterà per sempre legato al più bello e interessante Tarzan a fumetti che sia stato mai realizzato

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