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Tra crisi e rilancio sopravvive il Consorzio Industriale di CB-Bojano

(Giuseppe PACE). Sannio. Anni fa un industriale del marmo molisano, ma anche ex Presidente della Regione Molise, passeggiando in piazza Roma a Bojano, vicino al caffè dei Pentri, mi disse: “qua non siamo come in Veneto che un capannone industriale è capace anche di esportare merci di qualità. Da noi tutto è sovvenzionato e poco è produttivo di proprio”. Credo che si fosse confidato con onestà intellettuale, visto che era dr. in Economia e Commercio. Penso che tutto il Mezzogiorno sia così, purtroppo. Sono rarità le aziende meridionali, non finanziate dalla casta dei politici che le usano per accontentare i propri feudi elettorali, con il voto di scambio. Eppure tale voto è proibito dal Legislatore italiano degli ultimi decenni. A Bojano (CB) vi sono eccezioni nei caseifici che esportano mozzarelle anche in Giappone mi dice Anacleto Goffredo Del Pinto nonché l’emigrato canadese e chimico, D. Chiovitti. Nel 1994 fui invitato dalla CCIAA di Campobasso a parlare ai Tecnici ambientali sulla Galleria di Valico del Matese, da me ipotizzata lungo l’asse Guardiaregia-Cusano Mutri. L’allora presidente del Consorzio industriale, prof. Cosimino Silvaroli, mi invitò ad un colloquio nel suo studio di Campobasso per capire come operare in merito a quella che anche per lui era una priorità per il nucleo industriale che presiedeva. Tutto, purtroppo, restò lettera morta dopo la sua improvvisa morte per incidente stradale in periferia di Bojano. Tra crisi e rilanci sopravvive il CosindCB (Consorzio Industriale di Campobasso-Bojano). Dopo la presidenza dei bojanesi (C. Silvaroli, L. Amatuzio, A. Spina) del Consorzio, anchel l’altro bojanese, credo, R. Perrella getta la spugna? Remo Perrella, commissario del Consorzio industriale di Bojano, ha gettato la spugna. Da qualche settimana il clima era teso e d’altro canto le difficoltà operative oltre che finanziarie dell’ente erano note. Ieri la comunicazione. Unica nota positiva: le dimissioni che ha rassegnato non sarebbero irrevocabili. Molto probabilmente ci sarà un incontro col governatore Paolo Frattura ma non prima della prossima settimana perché in questi giorni il presidente è a Bruxelles per i lavori del comitato delle Regioni. Debiti ingenti e soprattutto una difficoltà operativa arrivata al culmine: questi i motivi che hanno portato la giunta a commissariare il Nucleo. Un ente non inutile, visto che il riconoscimento dell’area di crisi interessa proprio il distretto di Campochiaro-Bojano (e quelli di Isernia e Venafro). Azzerati gli organi e silurato il presidente Colalillo, l’esecutivo di Palazzo Vitale ha compiuto una scelta anche politica visto che Remo Perrella è presidente del Consiglio comunale di Bojano ed esponente quindi della maggioranza del Sindaco Di Biase. La situazione in cui versa il Consorzio è oggettivamente difficile, quasi proibitiva. Per questo la strada individuata è quella della liquidazione, che però non è immediata né semplice: la cancellazione di un ente è di competenza dell’Assemblea legislativa. Intanto, uno dei problemi più seri è quello del depuratore che necessita di interventi importanti, costosi per funzionare a dovere. Uno o due milioni almeno. In generale, servirebbe un minimo di risorse per assicurare l’ordinaria amministrazione. Risorse che però la Regione non ha o, comunque, la direzione intrapresa era un’altra. Cortocircuito, quindi. Per ora è così. Le condizioni per il passo indietro in via Genova le conoscono e nella nota con cui si è dimesso probabilmente Perrella le ha riassunte. Al rientro da Bruxelles, un nuovo dossier sul tavolo del presidente Frattura. Il Consorzio Industriale Campobasso-Bojano è un Ente Pubblico Economico composto da alcuni Comuni della Provincia di Campobasso e Isernia nonché dalla Provincia di Campobasso e dall’Ente Provinciale per il turismo di Campobasso che opera sin dagli anni 70 con l’obiettivo di promuovere l’insediamento imprenditoriale e lo sviluppo delle attività produttive nell’area industriale. Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Campobasso-Boiano gestisce l’agglomerato industriale ubicato nei Comuni di Campochiaro (Cb) e San Polo Matese (Cb) che si estende su un’area di oltre 160 ettari. L’impegno del CosindCB è volto alla creazione di infrastrutture e servizi e di tutte quelle condizioni necessarie per favorire l’incremento e l’espansione delle aziende insediate. Tra i principali compiti dell’ente consortile ci sono: l’acquisizione di aree destinate alle attività produttive e la realizzazione delle infrastrutture di supporto (strade, acquedotto, fognature, impianto di depurazione, illuminazione pubblica, raccordo ferroviario). Per la pianificazione delle attività di sviluppo il Consorzio dispone di uno strumento urbanistico proprio, il Piano Regolatore Territoriale Consortile (P.R.T.C.), realizzato di concerto con le amministrazioni comunali interessate e in conformità agli strumenti di pianificazione territoriale sovraordinati. L’ente consortile gestisce direttamente l’ impianto di depurazione nel quale vengono convogliati i reflui del comune di San Polo Matese (Cb) oltre a quelli provenienti dall’agglomerato industriale. Tra le principali utilità che il Consorzio eroga a favore delle aziende insediate c’è infatti il servizio idrico e fognario.

Altre attività del Consorzio: la progettazione, l’esecuzione e la gestione di opere e servizi di interesse consortili. L’ente può espropriare per pubblica utilità le aree e gli immobili necessari per la realizzazione delle opere infrastrutturali consortili o per consentire l’insediamento delle singole aziende produttive. Il Consorzio Industriale di Campobasso-Bojano guarda anche al futuro. L’ente consortile intende accreditarsi come ente tecnico a servizio delle collettività territoriali fornendo servizi di utilità generale anche in ambiti esterni all’agglomerato industriale. Oltre l’Union Camere Molise,Laboratorio Chimico-Merceologico; Sviluppo Italia,Incubatore Piccole Imprese; le imprese presenti sono: ELLE EMME S.r.l. – Commercio Alimentari; KIPOR ITALIA S.r.l. – Commercio Gruppi Elettrogeni; FRESCO GELATI S.n.c. – Produzione Gelati; SERIPLAST S.p.A. – Contenitori di Plastica; FATER ITALIA S.p.A. – ACE Candeggina;ALIMENTARIA MOLISANA – Prodotti Caseari;MISTER STEP – Pavimenti in legno;C.T.M. S.r.l. – Carta da imballaggio; SANNIOLAT S.n.c. – Prodotti Caseari; POLIESPANSI S.p.A. – Polistirolo Espanso; ARREDO DESIGN S.r.l. – Arredamenti in legno; PRINGRAF S.n.c. – Tipografia Serigrafia; SIPA International S.r.l. – Pastificio; TULLO FER S.a.s. – Riciclaggio Materiali Ferrosi; DI PETTA MARIO – Serramenti in Alluminio; FLEXOPACK S.r.l. – Imballaggi Flessibili; FUTURA ENTERPRISE S.r.l. – Stoccaggio Merci; SIRIO S.r.l. – Trattamento Siero, ecc.. Ma in questa sede più che parlare di Questione Meridionale non piagnona (fu C. Maranelli, prof. a Campobasso a distinguerla da quella piagnona, oggi tanto di moda anche con il libro bestseller “Terroni”) vorrei accennare alla meno nota Questione Settentrionale, che ha molte sfaccettature, quasi tutte basate sul ribellismo fiscale. Il Veneto, ad esempio, lamenta che dei 20 miliardi di tasse pagate allo Stato ogni anno, nulla torna indietro. Ecco perché Luca Zaia, il Governatore del Veneto, propone un referendum per l’Indipendenza del Veneto dall’Italia. La Questione Settentrionale, a differenza di quella Meridionale, va sostenendo tramite la Lega Nord soprattutto, ma ma anche il PD lo dice, che: sono troppe le tasse al Nord. Tale eccesso di tasse è causato anche da un Sud che non decolla. In realtà il Sud pare che stia decollando solo l’assistenzialismo e il meridionalismo piagnone: tutte le colpe dei ritardi meridionali sono stati causati dai settentrionali, ad iniziare dal 1861. Intanto alla TV1, Giretti, Domenica, intervista il rappresentante dei Neoborbonici che, continua, imperterrito con il meridionalismo piagnone a dire che il Sud prima dei Savoia era ricco e le banche avevano molti più soldi del Nord, ma non precisa che erano soldi dei nobili feudatari rimasti paternalisti e affamatori di un popolo che era indicente molto più di quello del nord, dove i nobili non praticavano più la mezzadria ed erano divenuti imprenditori agricoli ed industriali, producendo ricchezza per tutti. Sarebbe interessante conoscere quanti soldi pubblici lo Stato, tramite la sua diramazione regionale, Regione Molise, ha speso fino ad oggi per promuovere il Consorzio suddetto? Quanti dei presidenti nominati, provengono dall’esterno del sistema partitocratico meridionale-molisano? Credo che ci sarebbe da riflettere per come vedeva il prof. Carlo Maranelli la Questione Meridionale, non piagnona. Ci sarebbe anche da rileggere C.Maranelli ad iniziare dal suo libro edito dalla barese casa editrice, La Terza: ”La Questione Meridionale”.

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