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LE ERESIE DI MONS. PAGLIA

(Gianluca Martone) Nel corso di queste ultime settimane, hanno suscitato notevole scandalo nel mondo cattolico le frasi e le iniziative adottate da Mons. Vincenzo Paglia, Presidente dell’Accademia Pontificia per la Vita, il quale ha assunto apertamente posizioni in contrasto palese con la Tradizione della Santa Chiesa Cattolica. Ma andiamo con ordine. Alcuni mesi fa, Rodolfo De Mattei sull’Osservatorio gender ha pubblicato questo interessante articolo, nel quale si sottolineò come la Pontificia Accademia per la Vita aveva introdotto il gender nel proprio Statuto:” La Pontificia Accademia per la Vita (PAV) adotta il linguaggio “gender” nel proprio statuto scrivendo come sia suo compito studiare “il rispetto reciproco fra generi e generazioni”. Tale sorprendente ed incomprensibilerivoluzione linguistica, difficilmente imputabile ad una svista, è stata resa nota lo scorso 4 novembre, in occasione della pubblicazione del nuovo regolamento del più importante organismo pro-life vaticano, istituito nel 1994 da Giovanni Paolo II. L’adozione delle categorie “genderiste” all’interno dello statuto vaticano è un fatto clamoroso ed emblematico di quanto il “gender mainistream” sia riuscito a penetrare ovunque, finanche all’interno delle stesse strutture ecclesiastiche. La revisione dello statuto in “salsa gender”, messa in atto dal suo neopresidente, monsignor Vincenzo Paglia, fresco di nomina di Papa Francesco, ha per oggetto il paragrafo § 3completamente revisionato, dell’articolo 1, all’interno del “Titolo I – Natura e finalità”, dove si legge: “L’Accademia ha un compito di natura prevalentemente scientifica, per la promozione e difesa della vita umana (cfr Vitae mysterium, 4). In particolare studia i vari aspetti che riguardano la cura della dignità della persona umana nelle diverse età dell’esistenza, il rispetto reciproco fra generi e generazioni, la difesa della dignità di ogni singolo essere umano, la promozione di una qualità della vita umana che integri il valore materiale e spirituale, nella prospettiva di un’autentica “ecologia umana”, che aiuti a ritrovare l’equilibrio originario della Creazione tra la persona umana e l’intero universo (cfr Chirografo, 15 agosto 2016)”. L’adozione del termine “genere” all’interno dello statuto della PAV, firmato lo scorso 18 ottobre dallo stesso pontefice argentino, rappresenta un’incredibile assunzione delle categorie degli ideologi del gender all’interno della Chiesa cattolica. E’ noto quanto la rivoluzione gender faccia uso della forza persuasiva del linguaggio per portare avanti subdolamente il proprio programma sovversivo e, in tale prospettiva, parlare la neolingua del gender significa fare il gioco degli avversari sottomettendosi in maniera suicida alle sue inaccettabili regole. L’introduzione del vocabolo gender, sebbene sia la più eclatante, non è l’unica novità del nuovo statuto che entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio 2017. Il nuovo articolo1 al § 4 abolisce infatti la Congregazione per la Dottrina della Fede come organismo vaticano di cooperazione con l’Accademia. Nell’articolo 3 al § 3 viene inoltre stabilito l’ingresso nel consiglio direttivo dell’Accademia del preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia a suo tempo nominato dallo stesso Mons. Paglia. Spazio ai giovani, con le loro idee “adulte” e a casa i più anziani, magari tutt’oggi ancorati alla tradizione. Sembrano queste le intenzioni dell’articolo 5 che al § 4 introduce le nuove figure dei “Membri giovani ricercatori”, provenienti “da discipline che interessano le aree proprie di ricerca dell’Accademia, con l’età massima di 35 anni, scelti e nominati dal Consiglio Direttivo per la durata di un quinquennio, rinnovabile per un altro mandato”.Sempre all’articolo 5, al § 1 vengono invece “pensionati” gli accademici ordinari, che in precedenza restavano in carica a vita, divenendo membri “onorari” compiuti gli 80 anni. D’ora in avanti essi saranno nominati per un quinquennio dal Santo Padre e saranno rinnovabili unicamente per espressa volontà del Papa fino al compimento degli 80 anni di età. Saranno invece nominati membri onorari solamente alcuni accademici, “legati in maniera particolare alla vita e all’attività dell’Accademia”.In tale contesto, è facile prevedere un prossimo repulisti di tutti gli accademici non allineati. Come ha scritto in proposito Sandro Magister: “Tra gli accademici di chiara fama che rischiano la cacciata vi sono ad esempio l’austriaco Josef Maria Seifert e l’inglese Luke Gormally, colpevoli entrambi di aver pubblicato critiche radicali dell’esortazione postsinodale “Amoris laetitia””. E non è finita qui. Un’altra derubricazione eccellente si è avuta al comma 5 dell’articolo 5 dove al “punto b” è stata depennata la sottoscrizione della vincolate “Attestazione dei Servitori della Vita” fino a ieri obbligatoria per tutti i nuovi membri che d’ora in avanti dovranno genericamente impegnarsi a promuovere “i principi circa il valore della vita e della dignità della persona umana, interpretati in modo conforme al magistero della Chiesa”. Un passo evidentemente ambiguo, in direzione contraria al rafforzamento della difesa della vita senza alcun compromesso. Alla luce di queste importanti novità appena introdotte all’interno del nuovo statuto della “Pontificia Accademia per la Vita”, sembra chiaro come l’intenzione dei “vertici” sia quella diimprimere una brusca e decisa svolta alla linea operativa di questo importante istituto ecclesiastico. Ahinoi, viste le premesse, la direzione imboccata sembra essere purtroppo quella contraria, fianco a fianco con gli acerrimi nemici della chiesa cattolica: gli ideologi del gender”.

Su questa deriva della Pontificia Accademia per la Vita, in contrasto con il Pontificato di San Giovanni Paolo II, ha ampiamente relazionato lo scorso mese di Gennaio Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, il quale ha affermato:” Era già tutto organizzato nei minimi dettagli, ma il seminario internazionale del 2 marzo per i trenta anni dalla Donum Vitae, è stato prima rinviato, e ora annullato. È solo l’ultimo episodio che racconta dello smantellamento della Pontificia Accademia per la Vita come papa Giovanni Paolo II l’aveva voluta nel 1994 per rispondere all’attacco del mondo contro la vita e la dignità umana. Sono bastati pochi mesi al nuovo presidente monsignor Vincenzo Paglia per imporre una svolta che snatura l’Accademia. Emblematica questa ultima mossa. Il 22 febbraio prossimo ricorrono i trenta anni dalla promulgazione dell’Istruzione Donum Vitae, a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata da papa Giovanni Paolo II (clicca qui per una breve spiegazione del documento). Sviluppo dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae (1968) – aggiornata alle ultime scoperte scientifiche e alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia – e fondamento di successive encicliche, la Donum Vitae è una pietra miliare nella costruzione di quella “cultura della vita” a cui Giovanni Paolo II teneva moltissimo per contrastare quella che lui definiva “cultura della morte”, ormai maggioritaria in Occidente. Quasi scontato che la Pontificia Accademia pro Vita volesse dedicare a questo documento un grande seminario. Era infatti in calendario per il 2 marzo, con il titolo “Technology and Human Generation”, con un programma già definito da tempo. Poi all’improvviso, prima di Natale, è stato rinviato prendendo a pretesto il «recente rinnovo dello Statuto dell’Accademia» e alcune non meglio specificate «questioni organizzative connesse» (l’avviso è ancora sul sito).

Gli ottimisti pensavano che il rinvio seguisse quello dell’assemblea generale dell’Accademia, spostata a giugno per dare tempo di effettuare le nuove nomine. Era un’illusione, vero obiettivo era far saltare tutto, il tema e l’approccio pro-vita che caratterizzava il “workshop” non sono graditi alla nuova presidenza.  Così, senza farlo sapere pubblicamente, il 13 gennaio scorso i moderatori delle varie sessioni del workshop si sono visti arrivare una lettera in cui il cancelliere dell’Accademia, monsignor Renzo Pegoraro, annuncia la definitiva cancellazione del seminario, con parole da cui si evince che il vero problema è che si preferisce evitare il tema. Dovendo giustificarsi, monsignor Pegoraro afferma infatti da una parte che la nomina dei nuovi membri dell’Accademia «richiederà un certo tempo»: «Saremo in grado di fissare il seminario solo dopo che il processo sarà portato a termine», dice. Ma poi ecco che arriva la vera spiegazione: «Analogamente, nel programmare un nuovo seminario dovremo considerare la nuova direzione e le nuove sfide dell’Accademia».  In altre parole, scordatevi di concentrarvi ancora su fecondazione artificiale, maternità surrogata e cose di questo genere. La musica è cambiata e gli studi dell’Accademia sono destinati a mutare indirizzo. Monsignor Paglia infatti, ha più volte dimostrato di ritenere troppo stretti i vestiti del Magistero cattolico, ribadito sia nella Humanae Vitae sia nella Donum Vitae, a cui faranno riferimento anche l’enciclica Evangelium Vitae (1995) e l’Istruzione Dignitas Personae (2008).
La conferma del rapporto essenziale e vincolante tra significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale è il fondamento che porta alla condanna della contraccezione da una parte e della fecondazione in vitro dall’altra. Pare che nel nuovo corso della Chiesa anche questi siano diventati muri da abbattere, tanto è vero che da presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, monsignor Paglia ha chiamato a tenere lezioni e dettare le linee teologico-morali ai membri di quel Consiglio il teologo moralista milanese don Maurizio Chiodi, decisamente più liberal in materia. E si rischia di essere un po’ scontati nel prevedere che proprio don Chiodi sarà uno dei chiamati nella nuova Accademia per la Vita. E infatti per poter cambiare musica più rapidamente, monsignor Paglia sta mettendo mano anche ai suonatori. Il nuovo Statuto dell’Accademia per la Vita, in vigore dal 1° gennaio scorso, prevede infatti un grande rimescolamento tra i membri ordinari: non più nomine a vita di esperti, basate su competenze scientifiche e accademiche oggettive coniugate alla sincera dedizione a favore della vita, bensì nomine di cinque anni eventualmente rinnovabili. La disposizione ha valore retroattivo, per cui si può già scommettere che nei prossimi mesi si assisterà al “pensionamento” di esperti totalmente in sintonia con la Donum Vitae (tanto per capirsi) e all’ingresso di nuovi membri decisi a superare la lezione di san Giovanni Paolo II. Non per niente il nuovo Statuto ha molto attenuato la necessità di una visione in sintonia con la dottrina della Chiesa per poter entrare nell’Accademia: per i membri ordinari è stata eliminata l’obbligatorietà della sottoscrizione della “Attestazione dei servitori della vita” e sparisce la Congregazione per la dottrina della fede come organismo vaticano di cooperazione con l’Accademia. Per rendersi maggiormente conto della portata della svolta, bisogna ricordare che l’istruzione Donum Vitae, analogamente a quanto successo con la Humanae Vitae, ha provocato molte reazioni negative da parte di alcuni scienziati ed esperti cattolici già impegnati in ricerche sulle tecniche procreative, ritenute dalla dottrina della Chiesa moralmente illecite. Così ci sono stati anche diversi episodi di aperta ribellione, con Università e ospedali cattolici che hanno proseguito per la loro strada. La situazione era diventata tale che a quasi due anni dalla promulgazione della Donum Vitae, il 21 dicembre 1988 l’Osservatore Romano interviene con una nota (clicca qui)per ribadire che l’Istruzione in questione ha valore dottrinale perché «sulla dignità della persona, il valore della vita umana e la nobiltà dell’amore coniugale» propone un insegnamento che «appare assolutamente essenziale all’espletamento della missione salvifica della Chiesa». Ora, con Paglia alla guida della Accademia è facile prevedere uno spostamento graduale verso le posizioni delle cliniche universitarie cattoliche ribelli. Uno spostamento che passa anche dalla relativizzazione del problema: è stato lo stesso monsignor Paglia a spiegare che la Pontificia Accademia per la Vita è chiamata ad allargare i propri orizzonti. Non si parlerà soprattutto dell’origine della vita, questione che stava a cuore a Giovanni Paolo II, ma di «tutto quel che concerne la persona umana, nelle diverse età della vita, nel rispetto tra generi e generazioni, nella difesa della persona umana, nella promozione della qualità della vita, che integri “il valore materiale e spirituale”». Si noti anche l’introduzione di una nuova terminologia, come quella di “generi”, decisamente più in linea con lo spirito del mondo. Ad ogni modo è evidente che l’obiettivo è cancellare ogni traccia dell’insegnamento e dell’azione di san Giovanni Paolo II”.

Ultimamente, lo stesso Mons. Paglia è intervenuto nel corso di un convegno, esaltando Marco Pannella, leader del Partito radicale defunto da pochi mesi, come si puo’ vedere da questo video  https://youtu.be/4IKrd1L-zpc, affermando le suguenti affermazioni incredibili per un alto esponente della Chiesa Cattolica:” “Pannella, uomo di grande spiritualità” (minuto 3,20), “(la sua è ) una grande perdita per questo nostro Paese” (6,30), “ha speso la vita per gli ultimi” (minuto 9), “in difesa della dignità di tutti, Pannella particolarmente dei più emarginati… Pannella è veramente un uomo spirituale” (10,53), è “un uomo che sa aiutarci a sperare nonostante le notizie, la quotidianità ci metta a dura prova” (18,25), “il Marco pieno di spirito continua a soffiare” (18,40), “Pannella diceva: è lo spirito che nonostante tutto muove la storia e a noi chiede di assecondarla e di continuare a soffiare nel suo verso” (18,56), “Marco ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, ma per questo nostro mondo, che ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui… io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione” (19,20)”.

 

Ma chi era Marco Pannella? Marco Pannella ha vissuto per molti anni a Roma; la sua compagna e convivente è stata, dal 1974, la ginecologa Mirella Parachini. Nel maggio 2010 si è dichiarato bisessuale, avendo amato «tre o quattro uomini», dato che il rapporto con la compagna glielo permetteva. È stato un accanito fumatore, sostenendo la liberalizzazione delle droghe. Dunque, se i nazisti hanno ammazzato cinque milioni di persone dentro le camere a gas sono stati dei perfidi e lucidi criminali. Se uno invece lotta per far uccidere cinque milioni di bambini dentro la pancia delle mamme… è un “eroe dei diritti civili”.  Il leader dei radicali, lottava per la sovversione morale e della natura umana; negando volontariamente e pertinacemente l’ordine soprannaturale in nome di un relativismo morale, ideologico e “religioso”, nichilista e corrosivo. Ha corrotto la legge e il costume morale di milioni di italiani, rendendo possibile l’aborto, il divorzio, la droga libera, e il “libero amore” in nome proprio della parola più sbagliata: diritti. Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, su Pannella: “Lo ricordo quindi con stima e simpatia, pensando che ci lascia una eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà”. L'”eredità spirituale importante” di Pannella è il sangue di centinaia di migliaia di bambini uccisi nel seno delle loro madri. Padre Lombardi a cosa si riferiva quando ha chiamato in causa le nobili battaglie di Pannella?”.

Pochi giorni fa, è stato pubblicato su Repubblica un video agghiacciante https://youtu.be/CmdX89lmQOQ, nel quale viene raffigurata un’opera blasfemia di Cristo commissionata da Mons. Paglia, quando quest’ultimo era Vescovo di Terni. Su questa questione, Riccardo Cascioli ha affermato in un suo articolo sulla Nuova Bussola Quotidiana:” Una Resurrezione blasfema? Forse. Una rappresentazione omoerotica? Lo dice l’autore. Sicuramente è un obbrobrio, artistico e teologico: solo uno degli scempi compiuti a Terni da monsignor Vincenzo Paglia negli anni del suo episcopato (2000-2013). Parliamo dell’enorme affresco che copre tutta la controfacciata della Cattedrale di Terni, dipinto dall’artista gay argentino Ricardo Cinalli dieci anni fa, ma che dai media e dai social è stato “riscoperto” in questi giorni. Il motivo della riscoperta è la conseguenza dello scandalo suscitato dall’elogio pubblico di Marco Pannella pronunciato da monsignor Paglia alla presentazione del libro che racconta gli ultimi mesi di vita del leader radicale (clicca qui). Già in passato monsignor Paglia si era distinto per uscite a dir poco inopportune prima da presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e in tempi recenti da Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia. Che come rappresentante di due istituzioni create da san Giovanni Paolo II per combattere l’aborto e contrastare gli attacchi alla famiglia, sia andato a rendere onore proprio a chi ha fatto dell’attacco alla vita e alla famiglia una ragione di vita, è intollerabile.  Diverse sono state le iniziative nel mondo per chiedere le sue dimissioni immediate (clicca qui), ma c’è anche chi si è messo a indagare sulle attività passate di monsignor Paglia, ed è subito uscito il caso dell’affresco commissionato per il Duomo di Terni. In una cattedrale antica, rifatta nel XVII secolo su progetto del Bernini ma costruita su una chiesa precedente la cui origine risale addirittura al VI secolo, è stata piazzata una Resurrezione post-moderna, dominata dalla figura di Cristo che sale al cielo tirandosi dietro due reti cariche di figure umane nude o seminude, con diverse figure di omosessuali e trans. Tra di loro c’è raffigurato anche monsignor Paglia (su richiesta del committente), nudo anche lui, abbracciato a un povero che lo solleva (ma c’è chi ha dato altre interpretazioni).  A suscitare ancor più indignazione è stato il video che Repubblica.it aveva dedicato all’opera già un anno fa con l’intervista all’autore Cinalli, che sottolinea il carattere omoerotico dell’opera, «tutto perfettamente accolto e accettato da Paglia», che ha seguito passo passo la realizzazione dell’opera insieme al sacerdote responsabile della cultura, don Fabio Leonardis, poi morto nel 2008. Anche don Fabio appare nudo all’interno di una rete insieme ad altri personaggi «dall’aspetto erotico», ma Cinalli ci tiene a precisare che «l’intenzione è erotica, non sessuale». Meno male.  Qualche polemica in più l’ha creata l’evidenza dei genitali di Gesù che traspaiono evidenti dal telo che lo ricopre. Anche questo particolare, spiega Cinalli, ha trovato il consenso del vescovo perché – avrebbe detto – «Gesù è una persona, un umano», e quindi si «vede attraverso il tessuto che era un uomo reale». Un vero genio questo Paglia: chissà perché per duemila anni la Chiesa non ha mai dubitato della natura umana di Gesù senza dover ricorrere a certe visioni. O forse monsignor Paglia pensa che stia lì l’essenza dell’umanità. Ma per quanto la polemica di questi giorni si concentri sulla esaltazione della presenza di gay e trans nel piano di salvezza di Dio, la gravità del dipinto va ben oltre questo aspetto. Si tratta infatti di una visione della Resurrezione che si fonde con il Giudizio Universale, ma che non ha niente a che vedere con ciò che i vangeli e la tradizione della Chiesa ci tramandano. In un’opera sacra la libertà creativa dell’artista deve coniugarsi con la correttezza teologica, cosa che qui è lontanissima dalla realtà. Lo stesso Gesù che trascina due reti piene di esseri umani per certi versi ricorda l’Uomo Ragno, ma la spiegazione che ne dà Cinalli – citato in un libro che raccoglie diversi saggi dedicati all’opera – è anche più sconcertante: l’artista vede infatti «Gesù come andasse a far compere da Tesco. In qualche modo ciò è divertente perché camminando per le vie di Terni, vidi donne uscire dai negozi e portare borse piene di merce, una in ciascuna mano, e pensai: ciò è esattamente quel che ho fatto. Gesù va a fare acquisti per gli uomini al supermercato…. Cristo con due borse piene di persone». La cosa peggiore è però il significato teologico dell’opera. Non c’è gioia, non c’è letizia per la vittoria sulla morte: al male che domina il mondo Gesù (il cui volto è quello di un noto parrucchiere di Terni con cui Cinalli aveva stretto amicizia) strappa le persone portandole con sé ma senza che queste mostrino un cambiamento rispetto alla situazione precedente né gratitudine: continuano a fare ciò che facevano prima, compresi gli atti sessuali, fortunatamente non espliciti (almeno questo).  Dice don Fabio Leonardis, nello stesso saggio citato prima, che l’intento di monsignor Paglia «è stato denunciare tutto il male e i mali del mondo di oggi, per dire a coloro che entrano nella sua cattedrale che Dio ama e salva tutti». Che ami e voglia la salvezza di tutti è un discorso, ma che tutti siano salvati è un altro. E infatti nel dipinto viene fatta fuori la libertà dell’uomo, il Signore ti salva anche se tu non vuoi. Non c’è inferno: tutti gli uomini, di tutti i colori e di tutte le religioni (ci sono anche musulmani, buddhisti, ecc.) sono destinati a salire verso la Gerusalemme celeste dove Cinalli (con Paglia) vede peraltro più minareti che chiese. È anche sorprendente notare come l’opera voluta da monsignor Paglia anticipi di alcuni anni ciò che oggi è diventato il pensiero dominante nella Chiesa, come allora aveva perfettamente sintetizzato il critico d’arte inglese John Russell Taylor: «Se questo è un Giudizio Universale, deve essere un giudizio senza condanna! Indipendentemente da come è stato inteso da Cinalli, è chiaro che la rappresentazione è al passo con la teologia corrente: una teologia che guarda con poco favore al Dio vendicativo del Vecchio Testamento, e preferisce qualcosa o qualcuno molto meno giudicante». Ma non era Gesù che spiegava la divisione tra eletti e dannati che ci sarà nel giorno del Giudizio?”.

Dopo questi scandali, le dimissioni di Mons. Paglia come Presidente dell’Accademia Pontificia per la Vita, come richieste da molti in ambito cattolico, sarebbero doverose, per restituire lustro e dignità ad uno dei piu’ importanti Dicasteri Vaticani. Papa Bergoglio lo farà’? Lo speriamo di cuore, per il bene di tutta la Santa Chiesa Cattolica.