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Si fa cassa sui pensionati. Nel 2015 l’Irpef incassa 833 miliardi di euro

(Giuseppe Pace. Segretario Provinciale Partito Pensionati, Padova). Mentre si continua a fare cassa sui pensionati, si conferma sul territorio italiano la forbice nord-sud sia per la tassazione, con il conseguente gettito fiscale erariale, che per il reddito medio per area geografica di residenza. La Questione Settentrionale ha nuova linfa per alimentarsi e la Lega Nord per crescere al grido: ”noi paghiamo più tasse del Sud e loro consumano più di noi i soldi pubblici. Viceversa la Questione Meridionale, non piagnona, indica sempre il rimboccarsi le maniche per ridurre l’ampiezza della forbice criticando la classe politica meridionale, che, sempre più, si caratterizza come Casta con propri cerchi magici dove entrano amici degli amici, affini e parenti. Il Sud resta un gigante politico ed un nano economico, viceversa il Nord, che soffre comunque della grave crisi in atto, forse di più. Il ministero dell’economia ha pubblicato le statistiche sulle dichiarazioni fiscali e l’analisi dei dati Irpef (2015). Il reddito complessivo ammonta a circa 833 miliardi di euro per un valore medio di 20.690 euro (+1,9% rispetto al 2014). Quest’anno concorrono nuovamente alla formazione del reddito complessivo i premi di produttività in quanto nel 2015 non trova applicazione la tassazione agevolata del 10%, pertanto effettuando il confronto con il reddito medio del 2014 comprensivo dei premi di produttività la variazione è del +1,3%. Il valore medio di 20.690 euro, più 1,9% rispetto al 2014. Per una corretta interpretazione dei risultati statistici delle dichiarazioni dei redditi è utile ricordare i dati macroeconomici dell’anno di riferimento: nel 2015 il PIL ha presentato una crescita del +0,7% in termini reali (+1,4% in termini nominali), mentre il tasso di inflazione è stato pari allo 0,5%. Circa 40,8 milioni di contribuenti hanno assolto l’obbligo dichiarativo, direttamente attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione Unico e 730, ovvero indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Certificazione Unica – CU). Il numero totale dei contribuenti è risultato in lieve aumento (+0,1%) rispetto all’anno precedente. L’analisi territoriale mostra che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (24.520 euro), seguita dalla provincia di Bolzano (22.860 euro), mentre la Calabria ha il reddito medio più basso (14.780 euro). Rimane pertanto notevole la distanza tra il reddito medio delle regioni centro-settentrionali e quello delle regioni meridionali. Il grafico seguente rappresenta il reddito medio per area geografica di residenza. I redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’82% del reddito complessivo dichiarato; il reddito da pensione, rappresenta circa il 30% del totale del reddito complessivo. I lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 38.290 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 19.990 euro. Ma per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef si intendono i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto chi esercita attività economica in forma societaria; inoltre la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto la gran parte delle ditte individuali non ha personale alle proprie dipendenze. Sarebbe pertanto improprio utilizzare i dati sopra riportati per confrontare i redditi degli “imprenditori” con quelli dei “dipendenti”. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.660 euro, quello dei pensionati a 16.870 euro e, infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 17.020 euro. Si ricorda che la quasi totalità dei redditi da capitale è soggetta a tassazione sostitutiva e non rientra pertanto nell’Irpef. Rispetto al 2014, il reddito medio da pensione mostra una crescita del +1%, confermando il trend degli anni precedenti. Crescono anche i redditi medi d’impresa (+8,6%)8, da lavoro autonomo (+7,6%) e da partecipazione (+6,1%), anche per effetto della contrazione del numero dei dichiaranti con livelli reddituali bassi9. Diminuiscono lievemente invece i redditi medi da lavoro dipendente (-0,2%). Nel 2015 l’ammontare del reddito da fabbricati soggetto a tassazione ordinaria ammonta a 28,2 miliardi di euro, con una riduzione del 5,7% rispetto al 2014. I redditi da fabbricati di immobili locati soggetti a tassazione sostitutiva (cedolare secca) presentano un incremento del 13,5%, se soggetti ad aliquota ordinaria (al 21%) e del 55,3% se soggetti ad aliquota ridotta. Non considerando gli effetti del bonus 80 euro, descritti di seguito, l’imposta netta Irpef risulta pari in media a 5.020 euro (+2% rispetto all’anno precedente, sostanzialmente in linea con la crescita del PIL nominale) ed è dichiarata da circa 30,9 milioni di soggetti, pari al 76% del totale dei contribuenti. Circa 10 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero. Si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle numerose detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus mensile di 80 euro, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,2 milioni. L’imposta netta totale dichiarata, pari a 155,2 miliardi di euro, è in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente10. Considerando gli effetti del bonus 80 euro, l’imposta netta aumenta solo dello 0,7%, meno della variazione del Pil nominale. A partire dall’anno d’imposta 2015 è stato reso permanente il credito “Bonus Irpef” per i titolari di reddito di lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati, a condizione che l’imposta sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente ed il reddito complessivo non sia superiore a 26.000 euro. L’importo del Bonus Irpef spetta per un totale annuo di 960 euro (80 euro al mese) per coloro che hanno un reddito complessivo fino a 24.000 euro; al superamento di tale limite il credito decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di 26.000 euro. L’anno precedente il bonus spettava per un totale di 640 euro (80 euro al mese a partire da maggio 2014). Dalle dichiarazioni 2016 risulta che il numero dei soggetti aventi diritto al bonus è di circa 11,2 milioni, per un ammontare totale di circa 9 miliardi di euro e una cifra media di 800 euro. Il credito, come è noto, viene attribuito dal datore di lavoro in busta paga, esclusivamente sulla base del reddito da egli stesso erogato. In sede di dichiarazione, invece, è necessario procedere al ricalcolo del credito spettante tenendo conto di tutti i redditi dichiarati, non solo del reddito erogato dal datore di lavoro: se il bonus spettante risulta maggiore di quello calcolato dal sostituto d’imposta è possibile far valere in dichiarazione la quota non ancora erogata; al contrario, se la quota spettante del bonus risulta inferiore all’importo già erogato, l’eccedenza deve essere recuperata in dichiarazione. Mentre il Governo Tecnico di Monti ha fatto cassa dappertutto compreso i pensionati incoraggiando il Ministro Fornero, Renzi ha fatto aumentare il debito pubblico e continua a dire, erroneamente, che gli 80 euro elargiti hanno risollevato l’economia. Il Governo Gentiloni, con Milleproroghe, dà finalmente un taglio, sia pure timido, alle molte municipalizzate italiane, sprecone di pubblico denaro e cantina, ben fornita, di ex politici trombati e super pagati con liquidazioni esose. Il futuro economico-sociale italiano non può che essere una riduzione della tassazione da far scendere, almeno sotto il 40% a breve termine e meno del 30% a lungo termine. Per fare ciò bisogna ridurre gli sprechi e dare più mercato alla libera economia competitiva, anche nei servizi postali, energetici, trasportistici, turistici, scolastici, energetici, ecc.. Soluzioni diverse non portano avanti, ma indietro e con uno Stato padrone dominato dall’inerzia economia e dal mare della burocrazia che tutto frena e rende opaco: compresa la meritocrazia giovanile soprattutto. I pensionati italiani costituiscono il 23% della popolazione, ma mantengono molti figli e nipoti disoccupati e sottoccupati. Quelli con pensioni medio-basse sono stati umiliati da Monti, Renzi e forse continuano anche con Gentiloni che non ottempera alla Sentenza della Corte Costituzionale n.70/2015, che dichiarava non costituzionale il blocco della contingenza per i pensionati nel biennio 2012-2013. Restituite le poche migliaia di euro a quei pensionati e non date ancora gli 80 euro a chi non ve li chiede, ma solo per creare dipendenze elettorali o voti di scambio.

Dall’analisi delle dichiarazioni fiscali, i soggetti che hanno fruito del bonus in sede di dichiarazione per l’intero ammontare risultano 514.000, mentre 1.009.000 soggetti ne hanno recuperato in dichiarazione una quota, a integrazione dell’importo già in parte erogato dal sostituto d’imposta. Di converso, tra gli 11,9 milioni di soggetti che avevano ottenuto il bonus dal datore di lavoro, circa 966.000 hanno dovuto restituire integralmente il bonus in sede di dichiarazione, mentre 765.000 soggetti hanno dovuto restituire solo una parte del bonus ricevuto. Si tratta di contribuenti titolari di ulteriori redditi rispetto a quelli presi in considerazione dal sostituto d’imposta, che li hanno portati a superare la soglia fissata per avere diritto al beneficio, oppure di contribuenti non aventi diritto al bonus perché l’imposta dovuta è risultata inferiore alle detrazioni per lavoro dipendente. In quest’ultimo caso i soggetti hanno ottenuto la restituzione delle ritenute Irpef indebitamente versate (pari complessivamente a 697 milioni di euro rispetto ai 508 milioni di euro di bonus restituito). Analizzando i contribuenti per fasce di reddito complessivo si osserva che il 45% dei contribuenti, che dichiara solo il 4,5% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15.000 euro; in quella tra i 15.000 e i 50.000 euro si posiziona il 49% dei contribuenti, che dichiara il 57% dell’Irpef totale, mentre solo il 5,2% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro, versando il 38% dell’Irpef totale. Rispetto all’anno precedente, aumenta sia il numero dei soggetti che dichiarano più di 50.000 euro (+65.000) sia l’ammontare dell’Irpef dichiarata (+1,9 miliardi di euro). I soggetti con un reddito complessivo maggiore di 300 mila euro sono anche tenuti al pagamento del contributo di solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente tale soglia: si tratta di circa 34.000 soggetti (0,1% del totale contribuenti), per un ammontare complessivo di 294 milioni di euro (circa 9.072 euro in media)11. Il contributo di solidarietà è stato introdotto dal D.L. 13 agosto 2011 n. 138, è stato prorogato per il triennio 2014-2016 e non troverà più applicazione a partire dal 2017. Si conferma il trend di incremento delle addizionali all’Irpef12. L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2015 a circa 11,8 miliardi di euro (+4,1% rispetto al 2014). L’addizionale regionale media è pari a 400 euro (380 euro nel 2014). I valori più alti si registrano nel Lazio (620 euro), seguito dal Piemonte (510 euro), in relazione agli automatismi fiscali previsti in caso di deficit sanitario e attivi in entrambe le Regioni; i valori più bassi si rilevano nella provincia autonoma di Bolzano (230 euro) seguita dalle regioni Basilicata e Sardegna (entrambe a 270 euro). L’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 4,7 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2014, con un importo medio pari a 180 euro, che varia dal valore massimo di 250 euro nel Lazio, al valore minimo di 60 euro nella Provincia autonoma di Bolzano.