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Nel 2016 solo 34,8% di italiani praticano attività motoria

(Luigi Pace, Università di Verona) Mente sana in corpo sano, recitava un antico monito sociale, che usavano dire anche i medici ai loro pazienti. Non è proprio così, ma ci siamo molto vicini. L’attività motoria moderata, almeno mezz’ora al giorno, fa bene a tutti. Lo sport secondo l’Istat-Coni nel 2016 in Italia, 23 milioni di sedentari, elevato il numero di sedentari al Sud. Solo 34,8% gli italiani che praticano sport. 4,2% in più rispetto al 2013. Nel 2016 il 34,8% degli italiani con più di 3 anni ha praticato sport nel tempo libero: il 25,1 per cento lo fa con continuità, il 9,7 in modo saltuario. Numeri in forte aumento, considerato che nel 2013 la percentuale complessiva degli sportivi nel nostro Paese si attestava al 30,6%. Sono i dati principali che emergono dall’indagine Coni-Istat: “I numeri della pratica sportiva in Italia”, presentata nel Salone d’Onore del Comitato olimpico nazionale dal padrone di casa, Giovanni Malagò, e dal presidente dell’Istituto di statistica, Giorgio Alleva. Proseguendo nell’analisi, risulta un picco della crescita tra i giovani: dal 2013 al 2016 il numero dei ragazzi che fanno sport in modo continuativo è aumentato del 5,8% nella fascia d’età 6-10 anni, del 3,6% nella fascia 11-14 anni, del 6,4% nella fascia 15-17 e addirittura del 7,1% nella fascia 18-19 anni. Un italiano su quattro, precisamente il 25,7% della popolazione, ha dichiarato invece di svolgere attività fisica come passeggiate di almeno due chilometri, nuoto o bicicletta, pur senza svolgere un’attività sportiva regolare. Roma, 23 feb. “Sapere che nel nostro Paese non si era mai fatto così tanto sport come alla fine del 2016, mi fa felice- ha spiegato Malagò commentando i dati- Un tasso di crescita dell’1,25% all’anno è tanta roba, perchè siamo un Paese di anziani, e se c’è un’alta aspettativa di vita e’ difficile incrementare certi numeri”. Il numero uno del Coni è quindi particolarmente “orgoglioso. E il picco dell’attività sportiva viene raggiunto nella fascia d’età tra i 6 e i 10 anni: questo vuol dire che a forza di rompere le scatole con lo sport a scuola siamo arrivati al 60% di bambini che fanno sport. Si cominciano a vedere grandi risultati e per i prossimi 4 anni ci sono ancora enormi margini di crescita, nonostante il contesto economico difficile che ci preoccupa”. In questa situazione emergono ancora una volta i pessimi risultati del Sud. “E’ una enorme palla al piede per questi numeri- ammette Malagò- con Campania, Calabria e Sicilia ultime regioni in classifica”. Però c’è un elemento positivo per il Coni. “Il 13% di popolazione che fa sport in Campania e’ un numero merito del Coni, perchè rappresentato da tesserati: questo significa che “senza una scuola, se non c’è un povero cristo che ha aperto un’associazione, non si sa dove fare sport”. Nel Meridione il dato positivo viene dalla Sardegna, che “fa meglio di tante altre regioni. Sappiamo che al Sud c’è un problema di strutture, al contrario del Nord dove, per esempio, non ci sono state richieste per accedere ai fondi del progetto ‘Sport e periferie’. Nell’ultimo anno, dunque, la crescita è stata del 5% al Nord e del 2,3% al Sud, con la scuola a recitare un ruolo importante, così come il contesto familiare. Nel 2016 le prime tre regioni con una maggior concentrazione di praticanti sportivi con continuità sono, nell’ordine, Trentino Alto Adige (36,2%), Emilia Romagna (31,1%), Lombardia (30,5%), mentre Calabria (16,5%), Sicilia (16,5%) e Campania (13,9%) si collocano in coda alla graduatoria regionale. Da evidenziare nel 2016 anche il 39,2% di italiani che dichiara di non praticare alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero: si tratta di oltre 23 milioni di persone che conducono una vita poco attiva. Rispetto al 2013 la percentuale di sedentari e’ scesa -2 punti percentuali, in valore assoluto gli inattivi sono circa 1 milione e 70mila in meno. Negli ultimi anni il tasso di sedentarietà si è stabilizzato attorno al 39%, ma in un Paese che continua progressivamente a invecchiare si può considerare un buon risultato. Un quadro confortante, dunque, quello che emerge dall’analisi Istat-Coni con 14,8 milioni di persone che nel 2016 hanno fatto sport in modo continuativo. Soprattutto alla luce di quella che fu la prima indagine sulla pratica sportiva nel tempo libero in Italia, realizzata circa 60 anni fa alla vigilia dei Giochi Olimpici di Roma: in quel momento storico lo sport era a tutti gli effetti un “affare” per pochi, con solo 1,3 milioni di persone praticanti e per il 90,8% rappresentati da uomini. Oltretutto, solo l’1% di questi aveva meno di 14 anni e la disciplina più praticata era la caccia (33%), seguita dal calcio (22,3%). Sono 23,1 milioni gli italiani che nel 2016 non hanno fatto sport nè attività fisica nel tempo libero, pari al 39,2% della popolazione. E’ uno dei dati diffusi dall’Istat e dal Coni nello studio: “I numeri della pratica sportiva in Italia”, presentato a Roma nel Salone d’Onore del Comitato olimpico nazionale. Secondo l’analisi, le donne risultano essere più sedentarie rispetto agli uomini (43,4% contro il 34,8%) in tutte le fasce di età. La sedentarietà cresce con l’aumentare degli anni di vita e coinvolge quasi la metà della popolazione a partire dai 65 anni. Anche per la sedentarietà è forte il divario territoriale: la quota più elevata di chi non svolge attività sportiva si registra nel Mezzogiorno (52,7% nel sud e 52,5% nelle Isole) rispetto al Nord-ovest (31,9%) e al Nord-est (27,4%). L’importante è partecipare non vincere diceva il fondatore dello scautismo. Ma è bene che lo sportivo abbia sempre chiari di fronte a sé i propri obiettivi tanto per quanto riguarda la propria prestazione che per il risultato che intende ottenere da se stesso (goal setting). Maturare un rapporto equilibrato e proficuo tanto con il proprio allenatore che con i propri compagni di squadra, quando non siamo in presenza di sport individuali, è importante tanto quanto la preparazione fisica di ogni singolo atleta. Ed è bene anche che ognuno di questi abbia un buon rapporto con il cibo del quale si nutre e che non accusi disturbi alimentari. L’atleta deve anche saper parlare a se stesso (self-talk o dialogo interno), curare autonomamente la propria autostima e limare quegli angoli della propria personalità che mal si sposano con l’attività sportiva. Essa deve essere moderata, ma se si deve perdere peso “grasso” bisogna faticare un po’ e con regolarità.