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NAPOLI. MARIA BALSA, SORELLA DEL PRINCIPE, FIGLIO DI DRACULA

(Giuseppe PACE). (quarta parte). Appare significante, allo scrivente, che è sulle tracce del voivoida Vlad III detto universalmente, Dracula, dal febbraio 2004, quando mise piede in Transilvania, a Deva per restarvi 5 anni ad insegnare al Colegiul Tehnic “Transilvania” con annesso liceo straniero (italiano). In questa città vi era un castello diroccato (oggi in riattazione a fini turistici) sulla sommità di un cono vulcanico spento. Quel castello costruito nel 1250 è un po’ il simbolo della bella cittadina, capoluogo regionale o judet. Eppure dalla pensione dove abitava lo scrivente, di sera soprattutto il castello appariva spettrale e faceva intravvedere, con l’immaginazione, eccitata da letture draculiane, il Vampiro. Nel castello poi la cappellina dedicata al primo vescovo martire locale, chiusa da un cancello arrugginito, senza portoncino e in semioscurità per la luce che filtrava attraverso le mura diroccate del lato nord, aumentava l’eccitazione fantastica dello scrivente, che intanto esaminava moltissimi dettagli dell’ambiente (natura più cultura che formano un insieme) nel quale doveva restare per tanto tempo e che doveva, in qualche modo tener presente, anche durante le lezioni da impartire a studenti tutti nativi locali. Sul Castello, i primi giorni, si saliva a piedi spesso anche perché la pensione era ai suoi piedi, presso il Colegiul Nazionale Sportivo, dove si era allenata la olimpionica Nadia Comaneci. Ecco che Dracula ha stimolato l’interesse di chi scrive in modo speciale e si meravigliava che chi prepara gli itinerari turistici non vi includesse anche il castello spettrale di Deva e soprattutto quello più imponente di Hunedoara, dove, di certo, Vlad III fu sia ospite che prigioniero. Non sorprende, pertanto, constatare che nell’iconografia storica le figure del nonno Vlad III e del nipote Minhea I appaiono con la croce, mentre il padre Vlad III o Dracula non ha la croce. Si potrebbe pensare che nonno e nipote furono più cattolici di Vlad III, ma non è così poichè il “nostro” Dracula fu un fervente condottiero della croce nelle crociate cattoliche contro l’impero ottomano. Vlad III rischiò anche il feudo per combattere contro gli Ottomani anche quando Mattia Corvino non era concorde per strategie sue dinastiche e di potere sui suoi alleati nems o tedeschi d’origine i cui boiari o vassalli di Vlad III si ribellavano al loro voivoida, e cercavano protezione alla corte dei Corvino, Magiaro e di alto lignaggio nobiliare ungherese con castello in Transilvania occidentale a Hunedoara. Corvino fece arrestare l’alleato principe Vlad III, troppo indipendente secondo il suo punto di vista non sempre limpido nonostante il suo trono fosse meno traballante del voivoida o principe della vicina Valacchia con territori dei vassalli anche in parte della Transilvania. Dracula ha una fine avvolta dal mistero e da incertezze storiche. Il Governo romeno lo ha voluto morto e sepolto nell’isolsa di Snagov a 45 km a nord di Bucarest, per la quale ha finanziato un parcul dracula o parco di dracula per attrarre i turisti, nonostante l’opposizione dei parlamentari della Transilvania che reclamavano l’esclusività transilvano del noto vampiro, vista la certezza del luogo e della casa natale nella storica e colta cittadina di Sighisoara in Transilvania. Mihnea I detto il cattivo o cel Rău (1462Sibiu, 12 marzo 1510), figlio di Vlad l’Impalatore, successe al cugino Radu IV detto il grande o cel Mare quale voivoda di Valacchia nel 1508 ma mantenne il potere per un solo biennio. Radu IV cel Mare (14671508), figlio di Vlad Călugărul (il monaco), succedette al padre quale voivoda di Valacchia nel 1495 e restò al potere fino al 1508, anno in cui venne spodestato da Mihnea cel Rău, figlio di Vlad l’Impalatore. Radu IV “il Grande” (cel Mare) venne affiancato al trono dal padre nel 1492 e gli succedette alla sua morte. Come Vlad Călugărul, anche Radu governò la Valacchia come vassallo dei turchi. Figlio dell’Impalatore e di una non specificata nobildonna rumena, Mihnea “il cattivo” (cel Rău) condivise la nomea ed il fato del padre. Mihnea passò i primi anni della sua vita ad Istanbul, ostaggio del sultano Maometto II (lo stesso che conquistò la storica città nel 1453 ponendo fine all’Impero Romano d’Oriente, durato 1058 anni) a garanzia della fedeltà di suo padre nei confronti dell’Impero ottomano. Il giovane giunse alla corte di Maometto in una data non precisata tra il 1456 ed il 1458 e vi rimase fino al 1462, quando suo padre venne deposto per volontà di Mattia Corvino, che anni prima lo ospitò, da giovane amico, nell’imponente castello di Hunedoara, in Transilvania occidentale. Nel 1454-55 Hunyadi imprigionò il giovane Vlad III per un anno a Hunedoara nel castello, che è il più grande castello gotico dell’attuale Romania, dove si svolgono concerti, spettacoli e si creano filmati. Là in quel castello si riunivano le Diete di Transilvania, che un monaco ben nascosto origliava e mediante piccioni viaggiatori trasmetteva a Roma al Papa. Ancora oggi il mio collega Grigor Hasa, storico locale, mi apostrofava tra lo scherzo, l’immaginazione e la realtà “Spione del Papa”. A mezzanotte, si narra, Dracula si trasforma in corvo nero (simbolo dei Corvino) e scende dal camino della celletta del monaco, che spiava i nobili locali per riferire poi al Papa. Nel castello si narra anche che il pozzo dell’acqua fu fatto scavare da prigionieri turchi di Mattia Corvino, poi da questi uccisi senza mantenere la promessa di liberarli se avessero trovato l’acqua. Il castello merita di essere inserito tra gli itinerari turistici draculiani. Ma prima di accennare alle Diete di Transilvania è bene qualche precisazione territoriale di quest’area ricca di storia. La Transilvania è una macroregione della Romania centrale, confinante col Maramureş a N., la Crişana e il Banato a O., la Bucovina e la Moldavia a E., la Valacchia a S.; ha una superficie di 61.622 kmq., ed è così la più estesa tra le regioni storiche romene. I limiti della regione storica corrispondono all’incirca a una regione naturale ben circoscritta a oriente e a nord dall’arco dei Carpazî moldavi, che si continua a S. nel Massiccio Transilvano-Banatico, a occidente dal massiccio dei Monti Bihor con la splendida grotta degli orsi, visitata dallo scrivente. In essa vi sono reperti scheletrici risalenti all’ultima glaciazione europea. La Transilvania costituisce un’unità fisica ben definita, è formata da una vasta area depressa (bacino transilvanico, o depressione carpatica), alta in media 300 m., originatasi nel Terziario in seguito a sprofondamento; è costituita da sedimentazioni eoceniche e mioceniche (argille, arenarie) che l’erosione delle acque ha inciso in grandi e profonde vallate dando luogo ad una superficie accidentata. I massicci cristallini dei Carpazî Orientali, sono accompagnati da una serie di rilievi vulcanici (Monti Calimanului, Gurghiului, Harghita, Ciucului), paralleli all’asse della catena principale e suddivisi in massicci isolati, alcuni dei quali conservano tuttora una caratteristica forma conica. Questa serie di massicci ha isolato lembi della depressione carpatica che, colmati dalle deiezioni dei fiumi, e specialmente da quelle dell’Olt e del Mureş, hanno dato luogo ai bacini di Gheorghieni, Ciuc, Trei-Scaune; tali bacini, attraverso i quali si presenta più agevole l’accesso ai Carpazî Moldavi, costituiscono regioni di notevole mescolanza etnica. A differenza dei Carpazî Orientalii, le Alpi Transilvaniche o Carpazi Meridionali, con le loro cime asserragliate, spesso elevantisi al disopra dei 2000 m. prive di facili passi, formano una barriera difficilmente valicabile. Di qui l’importanza della valle dell’Olt che, con un solco profondo, le attraversa a occidente, formando una facile via di comunicazione tra Valacchia e Transilvania centrale. Al Massiccio Transilvanico-Banatico, cui appartengono le Alpi Transilvaniche, si riconnette, come si è detto, il massiccio dei Monti Bihor che domina a occidente le colline neogeniche della Transilvania. La valle del Mureş, verso la quale scende con ripidi versanti, lo separa dalle Alpi Transilvaniche ricche di carbone, zinco, oro e di fossili(come quelli scoperti dallo scrivente nella valle del piccolo fiume Nandru, Nerinee), mentre a NE. le alte colline del Someş lo collegano alle imponenti montagne del Maramureş. Estese foreste di conifere, elevantisi fino a 1600 m., ed ottimi pascoli coprono le pendici nord-orientali dell’alto Bihor. Contrastante con le pendici boscose dei Monti Bihor è l’accidentata regione steppica, che si estende a NE. di Cluj (Câmpia), nella quale il terreno, ricco di affioramenti salini, non permette che una scarsa vegetazione alofita. Per la parte storica c’ da fare un escursus a partire dall’anno 1000 quando il principe d’Ungheria, giura lealtà al papa e diviene re Stefano I d’Ungheria adottando il Cristiannesimo e cristianizzando gli ungheresi. Lo zio materno di Stefano, Gyula, reggente della Transilvania, si contrappose al nuovo re dando rifugio ai suoi avversari. Gyula. Nel 1003, Stefano condusse un esercito contro Gyula il quale si arrese senza combattere. Ciò rese possibile l’organizzazione dell’episcopato cattolico in Transilvania, che si concluse nel 1009 quando il vescovo di Ostia, come legato del Papa fece visita a Stefano; assieme approvarono la divisione delle diocesi ed i loro confini. Il potere dei re d’Ungheria sulla Transilvania fu consolidato nel XII e XIII secolo. Nel 1100 e nel 1200, le aree del sud e nel nord-est furono occupate da coloni di origine tedesca, i Sassoni. Siebenbürgen, il nome tedesco per Transilvania, deriva dalle sette città fortificate principali dei cosiddetti Sassoni di Transilvania. L’influenza sassone diventò più marcata quando, ai primi del XIII secolo il re Andrea II d’Ungheria fece appello ai Cavalieri dell’Ordine teutonico per difendere il Burzenland dai Cumani, i quali furono seguiti dai Mongoli nel 1241. I Cumani si convertirono al cristianesimo e dopo essere stati sconfitti dai Mongoli, cercarono rifugio in Transilvania. Erzsebet, una principessa cumana, sposò Stefano V d’Ungheria nel 1254. L’amministrazione della Transilvania fu nelle mani di un principe, che dalla seconda metà del XIII secolo controllava l’intera regione. Dopo il soffocamento della rivolta di Budai Nagy Antal nel 1437, il sistema politico si basò sulla “Unio Trium Natiorum” (L’unità dei tre popoli). I Magiari, i Sassoni e i Siculi. Tuttavia ciò corrispose ad una divisione sociale e religiosa piuttosto che etnica. I romeni erano ortodossi, ma per avere il diritto di possedere terreni o accedere alla nobiltà dovevano convertirsi al cattolicesimo; solo in questo modo sarebbero stati accettati nel sistema. In altre parole solo pochi rumeni entrarono a far parte della nobiltà dopo la conversione al cattolicesimo. Una figura chiave che emerse in Transilvania nella prima metà del XV secolo fu Giovanni o Janos Huniadi. A Hunyadi, per i suoi servigi, furono conferiti numerosi patrimoni ed un posto al consiglio reale di Sigismondo re d’Ungheria e imperatore del Sacro Romano Impero. Dopo aver supportato la candidatura di Ladislao III di Polonia al trono d’Ungheria, fu ricompensato nel 1440 con il grado di capitano della fortezza di Nándorfehérvár (Belgrado) e il voivodato di Transilvania. I suoi successivi sforzi militari contro l’Impero ottomano gli fecero guadagnare lo status di governatore d’Ungheria nel 1446 e il riconoscimento papale di principe di Transilvania nel 1448. J. Hunyadi fu anche il padre di Mattia Corvino re d’Ungheria. Dopo la morte del re Luigi II nella battaglia di Mohács (1526), combattuta contro gli Ottomani, l’ascesa di Ferdinando d’Austria al trono ungherese fu ostacolata dal governatore della Transilvania, Giovanni Zápolya; nella conseguente lotta dinastica s’inserì anche Solimano il Magnifico, che dopo la morte di Zapolya occupò l’Ungheria centrale con l’intenzione di sostenere la causa del figlio del precedente governatore, Giovanni Sigismondo. Il 13 gennaio 1568 la Dieta di Transilvania riunitasi a Turda dichiarò la piena libertà religiosa. Nessuno poteva essere perseguitato o menomato per causa della sua confessione. Questa legge rimase uno dei capisaldi dell’identità transilvana. La situazione si stabilizzò per qualche decennio con la tripartizione dell’Ungheria, che lasciò la Transilvania semi-indipendente e, nel 1571, i Báthory presero il controllo della regione ed instaurarono il Principato. Il suo dominio si tradusse nella sostanziale difesa delle libertà religiose della popolazione, mentre il Principato era in conflitto con gli austriaci, gli ottomani ed il principe di Valacchia Michele il Coraggioso. Quest’ultimo prese possesso della Transilvania e la unì con i Principati di Moldavia e Valacchia; tuttavia l’unificazione fu rapidamente sovvertita dagli Asburgo che, con un esercito mercenario condotto dal generale Giorgio Basta, eliminarono il principe Michele ed instaurarono un governo autoritario, il quale si prodigò nel restituire ogni dominio alla nobiltà e restaurare il cattolicesimo mediante la controriforma. Il Principato di Transilvania riacquistò tuttavia la propria indipendenza fra il 1604 e il 1606, quando il calvinista Stefano Bocskai, eletto principe di Transilvania (5 aprile 1603), condusse con successo una ribellione contro il governo asburgico . La dinastia che ne seguì condusse il Principato attraverso un periodo di massimo sviluppo, riuscendo ad ampliare i propri domini a sette contee dell’Ungheria settentrionale. La sconfitta turca nella battaglia di Vienna (1683) sancì il progressivo ritorno della zona della Transilvania sotto il controllo asburgico, che attraverso le istituzioni della Chiesa cattolica iniziò ad incrinare i rapporti fra protestanti e cattolici, riducendo inoltre l’influenza della nobiltà protestante. Alla Dieta dell'”Ungheria Reale”, la parte dell’Ungheria sottoposta agli Asburgo fin dalla metà del XVI sec., tenutasi a Presburgo nel 1687, l’imperatore Leopoldo I promise di osservare tutte le leggi ed i privilegi ungheresi, ma impose il riconoscimento ufficiale dell’ereditarietà del trono d’Ungheria agli Asburgo, abrogando le pretese degli altri nobili. Nel 1690 Leopoldo iniziò la ridistribuzione delle terre conquistate ai turchi, dunque anche in Transilvania. I nobili protestanti e gli altri ungheresi che si erano dimostrati infedeli alla causa regia, persero i loro possedimenti che vennero assegnati a stranieri. Il graduale scollarsi delle diverse dimensioni sociali del Principato e l’unificazione della Chiesa ortodossa di Transilvania con la Chiesa cattolica, sotto le spinte della controriforma cattolica e delle vittorie militari asburgiche, testimoniarono la perdita d’indipendenza della Transilvania, che nel 1711 perse il Principato per essere sottoposta al controllo diretto di governatori asburgici, in quanto parte del riunificato Regno d’Ungheria. La Romania attuale ancora conserva i molti castelli feudali della Transilvania e tra tutti è molto richiesto quello di Bran, detto, impropriamente, castello di Dracula. In realtà Dracula di sicuro ha frequentato Sighisoara dov’è nato, Targoviste dove aveva la corte, Hunedoara dove fu imprigionato da Mattia Corvino, figli Mihnea lasciò a questo punto Istanbul e riparò nel Regno d’Ungheria. Alla morte dell’Impalatore (1476-79), Mihnea cominciò una vita da esule ribelle, affiancato e protetto dai boiari che erano rimasti fedeli fino all’ultimo a Draculea. I suoi rapporti con Mattia Corvino rimasero sostanzialmente buoni se Mihnea viene annoverato tra i principi della cerchia del sovrano ancora nel 1483. Intorno al 1495 Mihnea era presumibilmente di base a Sibiu (Transilvania) insieme al fratellastro Vlad, erede legittimo dell’Impalatore. I due eredi di Dracula complottarono insieme per impedire l’ascesa al trono del cugino Radu IV cel Mare ma fallirono: Vlad venne confinato nel Banato dal re ungherese Ladislao e Mihnea venne formalmente confinato a Sibiu sotto la responsabilità delle autorità cittadine. Privo di appoggi da parte dell’Ungheria, Mihnea si rivolse ai turchi, entrando nell’orbita del potente Bey di Nicopoli, Maometto Bey Mihaloglu. Alla morte di Radu cel Mare (1508), Mihnea occupò il trono valacco con l’appoggio della potente famiglia dei Craiovești e l’anno successivo (1509) affiancò al trono il figlio Mircea III Dracul. I Drăculești furono una delle due linee maggiori originatesi dalla Casa di Basarab, la schiatta che costituì e garantì i primi governati al principato autonomo di Valacchia; l’altra linea fu quella dei Dănești. Drăculești e Dănești furono in lotta costante per il controllo sul trono valacco tra XIV e XVI secolo, dando al paese la maggior parte dei suoi voivoda (principi). I Basarabidi furono la casa reale che creò il principato di Valacchia, garantendo al paese la sua prima stirpe di governanti. Il nome deriva dal turco-cumano/kipchaki e potrebbe essere interpretato come “re padri” (in cumano basar significa “regnare” e aba “padre”) (etimologia analoga a quella di Bessarabia). La dinastia fu strettamente legata ai Mușatini di Moldavia. Basarab I di Valacchia (13101352), fondatore della dinastia e dello stato valacco, si emancipò dal Regno d’Ungheria, divenendone solo nominalmente vassallo. Dopo il regno del nipote di Basarab, Radu I di Valacchia (…-1383), la dinastia si scisse in due rami, i Drăculești ed i Dănești, che si contesero il trono valacco tra XV e XVI secolo. Nel XVII secolo anche i voivoda della famiglia Craiovești accamparono una discendenza dalla schiatta dei Basarabidi: Basarab V Neagoe, Matei Basarab, Constantin Șerban ecc. Il membro più noto della dinastia è certamente Vlad l’Impalatore, il celebre Dracula di Bram Stoker, ma la storiografia rumena attribuisce notevole importanza anche al nonno di Dracula, Mircea il Vecchio. Parte della storiografia sulla morte di Dracula attribuisce al voivoida Bassarab la decapitazione in battaglia anche se la storica collega dello scrivente Anna Bassarab sembrav esculderlo e vedeva in Vlad III un grande eroe della patria, non un dracula turistico. Gli ultimi Basarabidi furono Mosè di Valacchia (morto 1530) per i Dănești e Mihnea III di Valacchia (morto 1660), per i Drăculești. Il breve regno di Mihnea fu caratterizzato da enormi atrocità: il Drăculești infierì sia contro i boiari (gli stessi Craiovești ripararono ad Istanbul), sia contro i turchi, tanto che il sultano Bayezid II fece mettere a morte il giovane figlio di Mihnea, Milos, inviato come ostaggio alla corte ottomana nel 1509. Nel 1512, al termine di una lunga guerra familiare, Bayezid fu costretto ad abdicare dal figlio Selim. Dopo circa un mese morì, avvelenato dal suo medico con polvere di diamante per ordine del figlio Selim, come racconta il genovese Giovanni Antonio Menavino, allora giovanissimo paggio al servizio dei turchi. Per ordine della Sublime Porta, bey Mihaloglu intervenne in Valacchia nel gennaio 1510, costringendo Mihnea alla fuga. Costretto a riparare in Transilvania, il voivoda venne assassinato presso la cattedrale cattolica di Sibiu da un serbo al soldo dei Craiovești, Dimitrije Iaxici. L’assassino venne trucidato la sera stessa dal figlio di Mihnea, Mircea, e dai suoi uomini. Quasi certamente cattolico, come si evince dalle circostanze della sua morte, Mihnea venne sepolto a Sibiu, nel medesimo tempio presso il quale era stato ucciso. Sua moglie Voica restò del pari nella città transilvana, ove crebbe i figli: il giovane Mircea, Miloș e la figlia Ruxandra. La stirpe dei Basarabidi si scisse in due tronconi nel 1386. Il voivoda (principe) Dan I di Valacchia era morto combattendo contro lo zar Ivan Šišman di Bulgaria ed essendo il suo erede troppo giovane per regnare, il potere passò al fratello minore di Dan, Mircea I cel Bătrân. Mircea regnò per 32 anni (1386-1418), irrobustendo le basi politico-militari del voivodato di Valacchia, ma, alla sua morte, l’ingerenza negli affari del regno del Regno d’Ungheria e dell’Impero ottomano, le due potenze che si contendevano il controllo sull’area danubiana fomentarono la contesa tra i discendenti di Dan I, i Dănești, ed i discendenti di Mircea, i Drăculești.. Rapidamente scomparso l’erede diretto di Mircea, Mihail I di Valacchia (…-1420), i successori Radu II Chelul (…-1427) ed Alexandru I Aldea (…-1436) si allearono al sultano per avere appoggio contro Dan II di Valacchia (…-1432), spalleggiato dagli ungheresi. Con il regno del voivoda Vlad II Dracul (1436-1447), cui la dinastia dovette il nome, la politica di conciliazione con gli ottomani proseguì ma già gli eredi legittimi di Dracul, Mircea II di Valacchia, crociato a Varna nel 1444, e Vlad III Țepeș (il famoso Dracula di Bram Stoker), contro il quale il sultano Maometto II guidò personalmente una spedizione punitiva nel 1462, iniziarono a distaccarsi dalla linea anti-ungherese filo-ottomana che aveva caratterizzato le prime mosse dei Drăculești. Il regno di Radu III cel Frumos, figlio di secondo letto di Dracul, riportò la dinastia su linee nettamente filo-ottomane (messo al potere da Maometto II durante la campagna contro Vlad III, Radu sarebbe stato secondo alcuni studiosi addirittura amante del sultano), mentre gli stessi Dănești iniziarono a ricorrere all’appoggio della Sublime Porta nel tentativo di insediarsi definitivamente quali autocrati di Valacchia con Basarab III Laiotă cel Bătrân e Basarab IV Țepeluș cel Tânăr. Scomparso Radu III senza eredi maschi, le linee di discendenza della schiatta si ridussero agli eredi di Vlad III e agli eredi di Vlad IV Călugărul, altro figlio di Vlad II. A partire dal regno di Vlad Călugărul (1481-1495) e, soprattutto, del figlio Radu cel Mare (1495-1508) la linea di condotta ufficiale della dinastia fu apertamente filo-ottomana. La contesa per il potere tra gli eredi, legittimi ed illegittimi, di Radu cel Mare indebolì però enormemente le capacità politico-militari della Valacchia, a tutto vantaggio dei turchi. I discendenti di Vlad III, il figlio Mihnea cel Rău ed il nipote Mircea III Dracul, proseguirono invece con la politica anti-turca dell’Impalatore, cercando continuamente appoggi in Moldavia e Transilvania. Nel frattempo, il regno di Basarab V Neagoe (1512-1521), segnava l’ingresso della stirpe dei Craiovești nella contesa per il trono valacco. L’avvento sul trono di Istanbul del sultano Solimano il Magnifico (1520-1566) mutò drasticamente gli equilibri di forze nella zona danubiana. Stroncati in via definitiva gli ungheresi nella Battaglia di Mohács (1526), i turchi misero i Drăculești nella condizione di chiudere la contesa dinastica in seno alla stirpe dei Basarabidi: il 29 agosto 1530, Vlad VII Înecatul, appoggiato da Solimano, stroncò nella Battaglia di Viișoara le forze di Mosè di Valacchia, uccidendo il parente ed estinguendo così la stirpe dei Dănești. Per contro però, Solimano si rivelò ben presto un vicino troppo potente ed invasivo per i voivoda danubiani, come ben testimoniato dalla vita del Drăculești Mircea V Ciobanul (…-1559), messo e rimesso al potere per diretta volontà degli ottomani come un fantoccio. Parallelamente, gli Asburgo, padroni di ciò che restava del regno ungherese grazie al Trattato di Oradea (1551), si costituirono quali possibili alleati anti-turchi per i Drăculești decisi ad usurpare il trono di qualche parente: su tutti l’esempio di Radu VIII Ilias Haidăul che per due anni (1552-1553) contese il potere allo zio Mircea Ciobanul. Venuto meno il favore della Sublime Porta a Mihnea II Turcitul (1591), discendente diretto di Vlad Țepeș che arrivò a convertirsi alla fede musulmana nel tentativo di riconquistare l’appoggio dei turchi, il sultano Murad III risolse di pacificare la contesa tra i vari Drăculești per la sovranità sulla Valacchia riconoscendo voivoda nel 1593 Michele il Coraggioso (…-1601), discendente di Radu cel Mare. Michele si alleò però con l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo e combatté nella Lunga Guerra (1593-1604) che cercò di ridisegnare gli equilibri di forze tra l’Occidente cristiano e la Sublime Porta. Nel 1600, grazie all’intrigo ed alle sue doti di comandante militare, Michele riunì sotto il suo scettro le corone di Valacchia, Transilvania e Moldavia; i tre principati che sarebbero poi confluiti nell’attuale Romania. Divenuto troppo potente, Michele venne assassinato per ordine degli Asburgo nel 1601. Mentre il trono valacco veniva conteso dalla dinastia moldava dei Movilești ed i principati danubiani venivano invischiati nella Guerra dei Magnati di Moldavia, il figlio di Mihnea II Turcitul, Radu IX Mihnea, riuscì a far rivivere il sogno di Michele il Coraggioso, alternando il dominio sulla Valacchia (1611-1616 e 1620-1623) a quello sulla Moldavia (1616-1619 e 1623-1626). Si trattò però di un raggiungimento effimero, dato che Radu IX dovette sempre il suo potere ad una diretta intromissione della Sublime Porta. I Drăculești, in buona sostanza, non erano più in grado di costituirsi quali sovrani indipendenti della Valacchia senza l’appoggio militare di una delle potenze dell’Europa Orientale: gli Asburgo, i polacchi o i turchi. L’erede di Radu IX, Alexandru V Coconul, ereditò il regno valacco dal padre nel 1623 e lo tenne fino al 1627; appoggiato dai turchi, fu voivoda di Moldavia nel biennio 1629-1630 e morì ad Istanbul nel 1632. Nel biennio 1658-1659 fu il fratello di Alexandru V, Mihnea III di Valacchia, a reggere il trono valacco con l’appoggio turco. Fu l’ultimo sovrano valacco della stirpe dei Drăculești. Ma vediamo di inquadrare, a grandi linee, la Valacchia. La Valacchia (Vlahia o Ţara Româneascǎ) è delimitata a sud e a est dal Danubio, a nord dalle Alpi Transilvaniche, a ovest dal fiume Olt. Comprende 10 distretti romeni: Argeș, Brăila, Buzău, Călărași, Dâmbovița, Giurgiu, Ialomița, Ilfov, Prahova e Teleorman. La Valacchia fu il territorio occupata dai Valacchi e diretto da un principe o voivoida. Una leggenda dice che nel 1290 Negru Vodà un principe romeno, venne dal sud della Transilvania (Fàgàras), e fondò qui un nuovo principato Vlahia o Țara Româneascǎ. La Valacchia divenne uno stato di fatto indipendente nel 1330 sotto Bassarab I. Si suppone che Negru-Vodă e Basarab I siano in realtà la medesima persona. Il periodo romano e prefeudale. Nel I sec. a.C. le genti stanziate nella zona infracarpatica si unirono con l’intenzione di costituire uno Stato, la Dacia, la quale fu annessa alla massima espansione dell’’impero romano con Traiano nel 106 d.C. dopo una vittoriosa campagna bellica con 14 legioni (oltre 40 mila legionari) contro circa 30 mila Daci guidati da re Decebalo. Il controllo della regione fu perso nel 271 a causa della crisi che l’impero stava attraversando nel III secolo e la regione fu lasciata nell’anarchia con il ritiro delle legioni a sud del Danubio. Nel periodo feudale, l’antica Dacia, fu attraversata da importanti flussi migratori, tra cui quello delle genti slave che occuparono il territorio nel VII secolo. Lo Stato feudale di Valacchia e la lotta contro gli ottomani fu favorita dalla protezione accordata dal Regno d’Ungheria, che proteggeva i voivoida oppure li puniva se conniventi con gli Ottomani. Bassarab I ottenne l’indipendenza della Valacchia lottando prima con i Tartari (1325-28) e dopo, a Posda nel 1330, bloccando l’esercito del re d’Ungheria Carlo R. d’Angiò intervenuto per far rispettare i suoi diritti sul regno. Il nuovo stato non ebbe vita facile poiché minacciato dagli Ottomani sin dalla fine del XIV secolo: nel 1393 Bayezid I invase il principato e, dopo la vittoria di Nicolopoli, costrinse il principe valacco Mircea il Vecchio a riconoscersi come tributario degli ottomani conservando comunque una certa indipendenza. Le prime rivolte contro i Turchi scoppiarono nel 1444 e nel 1448 ma ottennero scarso successo. Nel 1461-62, durante il regno del voivoida o Vlad IIIprincipe, si cercò di attaccare le truppe di Mehmed I, ma la sconfitta che ne seguì portò alla perdita totale dell’indipendenza. Il principato conservò solamente la propria autonomia amministrativa interna, la libertà di religione e il suo principe che continuò ad essere eletto dall’arcivescovo metropolitano e dai nobili, mentre il sultano si riservava il diritto di confermarlo e di esigere un pesante tributo. Nel corso del XVI secolo i Turchi inasprirono il dominio sulla regione e il voivoida Michele il Bravo sollevò il popolo contro gli oppressori (1594). Alleato del voivoida di Transilvania, Sigismondo Bàthry e del voivoida di Moldavia conquistò la fortezza di Giurgiu nel 1585 e dopo anni di lotta riuscì a cacciare i Turchi dal principato (1598). Conquistò nel 1599 la Transilvania con l’aiuto dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo e dopo l’annessione della Moldavia realizzò per la prima volta (1600) l’unione di tutti i Romeni; galvanizzato da questi successi, osò tenere testa all’imperatore che nel 1601, lo fece uccidere. Dopo la morte di Michele i Turchi ritornarono in forze nella regione e imposero nuovi tributi. La lotta comunque non si fermò e continuò grazie al voivoda Matei Basarab. Nel 1711 la protezione russa controbilanciò la potenza turca, ma il voivoda Costantino Brìncovean venne giustiziato a Costantinopoli per aver firmato un accordo antiottomano con Pietro il Grande. Il XVI e XVII secolo furono un periodo molto brillante per lo sviluppo culturale del principato. Bucarest, designata definitivamente come capitale nel 1659, accolse la fastosa vita di corte dei voivodi che favorirono l’istruzione fondando diverse scuole e nel 1678 fu istituita la prima stamperia, furono edificate belle chiese e nuovi monasteri grazie anche ad architetti italiani. La Valacchia sotto il regime fanariota (1716-1821). Dopo la morte dell’ultimo voivode di Valacchia, i Turchi affidarono l’amministrazione del principato a gospodari nominati ogni tre anni e scelti tra le famiglie greche di Costantinopoli, i Fanarioti. Nonostante l’abolizione della servitù proclamata nel 1856 da Costantino Mavrocordato gospodaro di Moldavia e di Valacchia. Ma la vita dei Valacchi restò comunque miserabile, mentre i ceti elevati furono contagiati dal lusso dei Fanarioti e si ellenizzarono o si orientalizzarono a scapito dei sentimenti nazionalisti. Nella seconda metà del Settecento, tuttavia, in Valacchia iniziò a farsi sentire l’influenza della Russia; grazie al Trattato di K ùcùk Kavnarca del 1774, Caterina II si assicurò una possibilità di intervento negli affari del Paese: infatti, in base all’accordo “la Sublime Porta” permette che, secondo le circostanze, i ministri della corte imperiale di Russia possano intervenire in favore dei due principati”. Con la pace di Iasi, nel 1792 e nel 1802, la Russia ottenne un certo diritto di supervisione sulla nomina e la gestione dei gospodari. I Turchi, in spregio a questa convenzione, revocarono il gospodaro Costantino Ypsilanti nel 1806 e la Russia invase la Valacchia (1806-1812). All’inizio del XIX secolo si risvegliò la coscienza nazionale romena e iniziarono le rivolte per liberare il Paese dalla tutela ottomana. Il movimento rivoluzionario, guidato da Tudor Vladimirescu, si associò per qualche tempo all’etera, costituita nel 1804 da figlio di Costantino, Alexandros Ypsilanti. Tudor sollevò l’Oltenia, liberò Bucarest ma entrò in conflitto con gli eteristi che lo fecero giustiziare. La rivolta portò comunque alla sostituzione dei Fanarioti con principi autoctoni. Nel 1828 scoppiò una nuova guerra russo-turca e la Valacchia fu occupata dalle truppe zariste; durante questo periodo di amministrazione militare, furono gettate le basi per la creazione di un moderno stato: i “regolamenti organici” (1831-31) introdussero la carica a vita del gospodaro da parte dei grandi boiari e instaurano “pubbliche assemblee”. Influenzati dai moti del 1848, i Valacchi, insorsero e deposero il principe Gheorghe Bibescu, ma causarono l’intervento della Porta e del governo zarista: il trattato turco-russo di Baltaliman restaurò il regime dello statuto organico. Dopo il fallimento della rivoluzione del 1848, Valacchia e Moldavia, approfittarono delle circostanze internazionale (guerra di Crimea) per realizzare il loro progetto di unione. Alla fine della guerra, il Congresso di Parigi, si offrì di consultare l’intera popolazione romena sul problema dell’unificazione che ovviamente si pronunciò favorevolmente alla creazione di uno Stato nazionale. Ma le potenze straniere, accogliendo l’opposizione di Impero Ottomano, Impero Austo-Ungarico e Gran Bretagna, rifiutarono di riconoscere l’unione e con il nome “Principati riuniti di Moldavia e di Valacchia” mantennero divisi i due Paesi sempre sottoposti all’autorità ottomana. Ma il popolo dei due principati elesse nel 1859 come proprio sovrano lo stesso principe regnante Alessandro Giovanni Cuza e la Turchia dovette accettare questa decisione nel 1861. Il 4 gennaio 1862 l’unità costituzionale venne legalmente proclamata e Bucarest divenne la capitale dello stato moldavo-valacco. Le 14 legioni romane che, a seguito dello spagnolo Traiano, conquistarono la Dacia nel 106 d. C., erano composte prevalentemente da uomini della Magna Grecia: del Sud Italia, della Spagna, ecc. Dopo la sconfitta dei Daci guidati da re Decebalo (con capitale a Sarmizegetusa Regia sui monti di Orastie, sulle Alpi Transilvaniche o Carpazi Meridionali) i circa 30 mila uomini dell’armata dacica furono in gran parte uccisi in combattimento o perché rifiutarono di sottomettersi ai vincitori e di combattere nelle legioni romane. Per oltre un secolo e mezzo le guarnigione romane nell’ex Dacia ebbero figli con le indigene anche per la iniziale quasi assenza di uomini. Ne derivò una popolazione daco-romana, che scriveva e parlava la lingua di Roma: caput mundi, il latino. La Valacchia governata da Vlad III o Dracula, somigliava non poco a Napoli per tradizioni, lingua, diplomazia e mondo medievale. Il ritrovamento a Napoli del sepolcro di Dracula, con il simbolo del drago sulla tomba sepolcrale, denota anche una sorta di un magico richiamo della mitica città di Partenope e della vicina isola di Capri, nota per il sottile confine tra vita e morte, tra realtà e fantasia, tra amore e odio, tra lecito e illecito già ai tempi di Tiberio. È Goffredo Parise a ricordarci che a Capri il confine tra la bellezza, l’eros e la morte è sottilissimo e impercettibile. L’isola ha una profonda valenza esoterica che si cela in tutta la sua natura. I vecchi isolani sanno che il vento del Sud, chiamato “bafuogno”, trascina gli amori più consolidati in profondi precipizi, scatenando una violenta, recondita e omicida gelosia. Lo scrittore tedesco Hans Heinz Ewers ambienta a Capri novelle gotiche horror con tanto di vampiri e incubi amorosi sanguinari all’ombra dei Faraglioni. D’altra parte molti ritengono che la stessa autrice di Frankenstein, Mary Shelley, fu ispirata per il suo capolavoro dalla bipolare bellezza della Capri invernale e dalla vita del Principe di Sansevero. Le nudità efebiche della Marchesa Casati Stampa e di Romaine Brooks, icone del dandismo femminile, si trasformarono in immortali opere d’arte dalle tonalità grigio-nere. Anche Alberto Moravia nel suo 1934 fa capire che la pulsione di morte sull’isola azzurra si può trasformare in una particolare libido maschile che è contemporaneamente attratta sia dal lato solare che da quello oscuro e distruttivo delle fantasie erotiche femminili. A Capri qualsiasi tabù nel corso del tempo è stato travolto dai tantissimi deragliati della vita, che qui potevano vivere la propria sessualità senza paura di essere ghettizzati e giudicati. La sindrome di Tiberio, imperatore che irrealisticamente viene indicato reo di orgiastiche turpitudini, crea il mito di un’isola dove ogni fantasia sessuale, maschile e femminile, diviene realtà. Perfino il divino Marchese De Sade cade suggestionato da questa sindrome caprese e ambienta sull’isola la sua novella Il Governatore di Capri, dove i protagonisti sono tre poveri ingenui pastorelli isolani, iniziati ai più raffinati giochi erotici libertini. Nella Campania Felix romana i riti dionisiaci e le baccanti erano frequenti più di altre aree dell’impero. Non va dimenticato che a causa dei caratteri orgiastici i misteri dionisiaci erano vietati a Roma nel periodo repubblicano; solo in età imperiale il divieto fu abolito e i misteri si diffusero in tutto l’Impero. Nel clima freddo romeno l’alcool viene largamente utilizzato dagli uomini in particolare e così si riduce il confine tra reale e fantastico, tra bello e brutto e tra vita e morte. In questa atmosfera è più facile che possa nascere il mito in generale e del Vampiro in particolare, che però è stato ideato, scritto ed amplificato fuori della Romania. In Campania le streghe sono a Benevento, ma si diramano in tutti i paesetti fino alla Lucania ed oltre e altrettanto il lupo mannaro. In Romania sono più gli stregoni che le streghe a far paura ai bambini soprattutto. Tante sono le leggende, storie che parlano di mostri, vampiri succhia-sangue, lincantropi, mostri marini ecc. ecc. Ma una su tutte è emersa terrorizzando adulti e bambini nel tempo, ispirando scrittori e registi. E’ il principe detto “Conte Dracula”, vampiro che vive di notte e và in cerca di persone per potersi nutrire del loro sangue, questa è la storia che tutti conoscono, ma non tutti sanno com’è nata questa legenda, da chi hanno preso spunto gli antichi scrittori che hanno fatto conoscere al mondo questa storia, la domanda è: esiste veramente Dracula? chi era veramente Dracula? Il mito di Dracula nasce nel 1463, anno in cui fu pubblicato il primo libro dal titolo “La storia di Voivode Dracula” passando dalla Romania, Russia e Germania, fino al 1568 dove fu pubblicato in diverse edizioni, in questo periodo la storia giunse in Europa non solo con i libri ma tramite tradizione orale, storia tramandata e raccontata creando come era ovvio un vasto folclore, ma il capostipite di tutto questo fù Bram Stoker che nel 1897 pubblicò il suo libro per la prima volta, ebbe un grande successo dovuto in parte alla popolarità del soggetto stesso, Stoker non andò mai sulla terra d’origine di Dracula, ma si documentò per lungo tempo parlando con storici e molta altra gente, Stoker è stato in qualche modo la persona più vicina alla verità di Dracula più di molti altri autori, infatti nel suo libro all’inizio troviamo una accurata descrizione dei luoghi dove comincia la storia, ma appena le azioni iniziano a muoversi in Inghilterra, si entra nella pura e assoluta fantasia creata dallo scrittore. Sicuramente è a Stoker che va riconosciuto il grande merito di aver creato un personaggio incredibile, che ha goduto e gode tuttora di una ineguagliabile popolarità. Vlad III nasce nel 1431 a Sighisoara in Transilvania, secondogenito di Vlad II Dracul principe della Valacchia e membro del sacro ordine del Drago, Ordine fondato dall’Imperatore Sigismondo nel 1418, con il compito di proteggere la cristianità del sacro romano impero dalle continue minacce della potenza Ottomana. Dopo anni di battaglie, tradimenti Vlad II viene assassinato nel 1447 insieme al primogenito. Vlad III (Dracula) appresa la notizia promette di vendicare il padre, da questo momento inizia l’ascesa al potere di Vlad III Dracula, diventando principe di Valacchia nel 1457, grazie al sostegno dei Turchi e del cugino Stephan principe della Moldavia, in questo periodo intraprende la battaglia per la conquista della Transilvania e portare a termine le vendetta per l’assassinio del padre, numerose furono le sue incursioni sulla Transilvania che non si fermarono e andarono avanti per molto tempo. L’ultimo attacco prima dell’ascesa fu uno dei più sanguinosi, dove morirono più di 20.000 persone. Nel 1461 Vlad III dichiarò guerra ai turchi, ma non avendo l’appoggio di nessuno fu costretto a scappare e rifugiarsi nel suo castello di Arges, fuggito dal castello, tentò di entrare in Transilvania dove fu arrestato e imprigionate a causa di una falsa accusa di alto tradimento. Dopo 12 anni di prigionia una volta libero, tentò la riconquista della Valacchia dove nel frattempo sedeva al potere il potente Voivoda Basarab III. Vlad III morì oppure fu imprigionato dai turchi e liberato poi dopo aver pagato il suo riscatto dalla ricca figlia Maria? La storiografia del recente passato accreditava ‘ipotesi che Vlad III morì nel 1476, oppure nel mese di dicembre 1478 e inizio 1949. La più recente storiografia sostiene l’ipotesi che Vlad II fu imprigionato dai turchi, che lo riconobbero in battaglia, e successivamente la figlia Maria, adottata dalla potente famiglia del despota serbo-albanese Scanderberg –la adottò la sorella della moglie e la condusse dagli Aragonesi a Napoli- e si maritò a Napoli con il conte G. A. Ferrillo). La prima potesi sostiene che nella battaglia contro Basarab III nel tentativo di spodestarlo dalla Valacchia, probabilmente fu proprio il Voivoda Basarab III ad uccidere Vlad III, pare con una sciabolata che gli recise il capo. Vlad III fu poi sepolto nel monastero di Snagov, isola fluviale a 45 km a nord di Bucarest, dove Ceausescu aveva intenzione di fuggire prima dell’arresto ed uccisione dopo la rivolta popolare de 1989. I resti mortali di Dracula non verranno mai trovati, anzi al suo posto pare che fu trovato il capo reciso di un cavallo. Da qui nasce la non poca storiografia inerente le spoglie mortali di Dracula e un filone recente, ben documentato, ci porta a Napoli dove a soli sette anni era andata la figlia Maria. Questa, di cognome Balsa, cognome impostole dai genitori adottivi, nipote dello despota cattolico dell’ordine del Dragone Scanderberg, prese marito in Giacomo Alfonso Ferrillo, conte con feudo lucano e sontuosa casa e mecenate della chiesa di S. Maria la Nova a Napoli. Il corpo del principe Vlad III detto Dracula è nella tomba dell’illustre famiglia Ferrillo, accanto al re Corradino.

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