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Obiezione di coscienza – A Roma chi non uccide non lavora

(di Giorgio CELSI – Pro Vita) La Regione Lazio ha indetto un bando di concorso pubblico per assumere dei medici che non abbiano sollevato obiezione di coscienza, con l’esclusiva funzione di sopprimere bambini con l’aborto. Viene da pensare: chissà se Hitler pubblicò un bando analogo quando assoldò le unità operative mobili  (Einsatzgruppen), o Squadre della Morte, nei territori occupati dell’Europa orientale durante la Seconda Guerra Mondiale. Un concorso riservato unicamente a ginecologi non obiettori, indetto dalla Regione Lazio per il San Camillo, è un inaccettabile attacco alla libertà individuale di migliaia di medici e operatori sanitari e in contrasto con l’art. 9 della legge 194. Perciò ha ragione la Lorenzin nel dire che  “E’ evidente che abbiamo una legge, che non prevede questo tipo di selezione. Prevede invece la possibilità, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla regione di attingere anche in mobilità da altro personale”. Chi ha davvero ha a cuore la legge naturale, i veri diritti inviolabili dell’uomo, non può restare indifferente a una cosa del genere. Ci vogliamo svegliare  per reagire a tutto questo scempio, a questo plateale attacco al primo dei diritti dell’uomo, al diritto all’obiezione di coscienza? Dice giustamente il pediatra Giovanni Bonini. “I medici non possono essere i sicari di chi abbraccia ideologie di morte o di chi lucra su questi delitti facendo fare il lavoro sporco agli altri”. Il Comandamento Non uccidere non è stato “inventato” dai Cristiani, ma è insito nella natura di ogni essere umano, di qualsiasi tempo e luogo. Tant’è vero che per poterlo trasgredire si vanno cercando da sempre milioni di scuse. In questo caso, poi, viene assunto e pagato con i nostri soldi solo chi vorrà fare il lavoro sporco di uccidere bambini: pena il licenziamento (dopo sei mesi, invece, se si solleva obiezione di coscienza si va in mobilità). La scusa è che i medici abortisti sono pochi e non si riesce per questo a garantire la piena attuazione della legge 194. Anzitutto, come abbiamo detto,  è la stessa legge 194 che garantisce l’obiezione di coscienza. Quindi a volerle dare “piena attuazione” bisognerebbe garantire il diritto dei medici di agire “in scienza e coscienza” e quindi di non uccidere chicchessia. Inoltre, alla luce dei dati estratti dalle relazioni annuali uscite dal Ministero della Salute sull’andamento della legge 194 non è assolutamente vero che i medici abortisti sono oberati di lavoro:  infatti, su scala nazionale, si è passati da una media di 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli 1.6 aborti a settimana nel 2014 per ogni medico non obiettore impiegato nei servizi di IVG per 44 settimane l’ anno (nel Lazio la percentuale è un po’ più alta, ma sempre irrisoria: 3 aborti a settimana). Questo gridare al super lavoro dei “medici” abortisti è solo una scusa per cercare di abolire l’obiezione di coscienza. Un buon medico è obiettore, non va mai contro la sua coscienza anche se la legge ingiusta – che non è legge – glielo domanda: non solo ha il diritto, ma anche il dovere morale di non ubbidire: non uccide i bambini con l’aborto o un malato con l’eutanasia. Il Giuramento di Ippocrate dice chiaramente: “Non somministrerò ad alcuno neppure se richiesto un farmaco mortale; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”. Il medico, a differenza del soldato, sceglie un mestiere che intrinsecamente è votato a salvare la vita, non a sopprimerla. Negare la possibilità di fare il medico a chi non vuole uccidere è un gesto di tirannia che snatura radicalmente la professione di tutti gli operatori sanitari. Soddisfatto di questo bando Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, dice: “Nel Lazio stiamo ricostruendo un modello sociosanitario all’avanguardia. Siamo impegnati a rafforzare i servizi di ascolto e prevenzione sul territorio e, nello stesso tempo, a garantire la libertà di scelta e la salute della donna, della coppia e del bambino, applicando in modo corretto la legge 194 e limitando l’abuso dell’obiezione di coscienza”. Che strana dichiarazione quella di Nicola Zingaretti che con l’aborto garantito afferma di voler tutelare la salute della donna, della coppia e del bambino quando invece con l’aborto si ferisce una mamma si disgrega la coppia e si uccide il bambino e dice di voler garantire la libertà di scelta della donna togliendo però ai medici la libertà di scelta di sollevare obiezione di coscienza. Ricordiamoci che risponderemo davanti alle generazioni future (e anche davanti a Dio: chi ci crede lo sa, chi non ci crede lo scoprirà)  dei gravi delitti commessi con l’aborto nei nostri ospedali.  Non solo i genitori che abortiscono, i parenti e gli altri soggetti che spesso costringono la donna (altro che libera scelta, in tantissimi casi…), i “medici” che eseguono queste condanne a morte, chi a livello politico difende fieramente il diritto di massacrare esseri umani e al contempo reprime la libertà di obiezione di coscienza, ma anche tutti quelli tra noi che assistono indifferenti e permettono che questo scempio continui  senza opporsi, senza neanche protestare.                               Giorgio Celsi (Notizie Pro Vita)