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Il Carnevale di Venezia e quello di Napoli

(Giuseppe PACE). Al “Creatum” è dedicato il tema dell’attuale Carnevale di Venezia 201, che si svolge dall’11 al 28 febbraio. A Venezia il Carnevale è un evento internazionale che incanta ogni anno moltissime persone. Il titolo è incentrato sulle origini di Venezia anche se la festa del Carnevale ha radici ancora più antiche di Venezia. La tradizione del Carnevale ha radici antichissime, addirittura dei secoli di predominio romano: infatti nel secondo libro delle georgiche Virgilio descrive una festa di contadini in onore di Bacco, con canti, tripudi e riti che richiamano, per il loro carattere propiziatorio, molte attuali feste rurali. Le orrende maschere citate da Virgilio, fatte di corteccia d’albero o scavate nel legno, sono tuttora usate dopo duemila anni in alcune aree periferiche più conservative. Se ne hanno in Sardegna e nella cerchia alpina, dalla Valle d’Aosta alla Carnia. Secondo alcune credenze popolari, che si possono ricondurre a concezioni e riti antichissimi, nelle feste di inizio dell’anno agrario ricompaiono sulla terra le divinità e gli esseri degli inferi, i demoni. Il carnevale era una di tali feste e le maschere rappresentavano questi esseri demoniaci. A Letino, sui monti del Matese, tra Molise e Campania, il Carnevale interessa più maschere maschili indemoniate come per l’intero Molise, nel beneventano le streghe prendono il sopravvento come anche in Veneto, dove si brucia un fantoccio con sembianze femminili da vecchia, ”brusa la vecia”, all’Epifania. A Napoli forse qualcuno inizierà a vestire con le sembianze di Dracula poichè è sepolto nella cappella della chiesa di Santa Maria la Nova, in centro, vicino piazza la Borsa. Potrebbe essere un invito ad un nuovo Carnevale napoletano. Dracula è nell’immaginario collettivo di tutti, romeni esclusi che lo considerano solo Vlad III, il Principe cattolico della Valacchia del XV secolo. Un Carnevale napoletano da dedicare a Dracula renderebbe onore alla Storia e fungerebbe da potente stimolo di richiamo turistico in una città solare e dunque non pericolosa per suicidi, dove è molto al di sotto della media italiana e mondiale. L’humor napoletano è proverbiale come l’allegria, sempre e ovunque, forse dettata anche dal motto: “più buio della mezzanotte non esiste” (chiù scur e mezanott nu po’ ess). I temi del Carnevale dall’anno della sua rinascita, alla fine degli anni Settanta, hanno frequentemente riguardato Il Viaggio, l’incontro di Culture diverse come può essere considerata la città di Venezia. A Carnevale ogni scherzo vale, recita un antico proverbio. Durante il Carnevale i Veneziani si concedevano trasgressioni di ogni tipo e la Bauta o la Moretta erano utilizzate per mantenere l’anonimato e consentire qualsiasi gioco proibito, sia da parte di uomini che da parte di donne. Anche i preti e le monache approfittavano delle maschere per celarsi e trasgredire compiendo fughe amorose o “multas inhonestas”. A Venezia le maschere di Carnevale vanno a ruba. “Buongiorno Siora Maschera”, lungo le calli, per i canali e nei listoni era questo il saluto: l’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si entrava a far parte della Grande Illusione del Carnevale in un posto, unico al mondo, dove tutto può accadere, dove ogni scorcio non cessa di incantare. Gli artigiani che fabbricavano maschere erano chiamati maschereri fin dal tempo del Doge Foscari e possedevano un loro statuto datato aprile 1436. Appartenevano alla frangia dei pittori, aiutati dai targheri che imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia. La maschera non veniva utilizzata solo durante il periodo di Carnevale ma in molte occasioni durante l’anno. La maschera era permessa il giorno di Santo Stefano che sanciva la data di inizio del Carnevale veneziano e fino alla mezzanotte del Martedì Grasso che concludeva i festeggiamenti per il Carnevale. La maschere erano permesse durante i quindici giorni dell’Ascensione e alcuni, con particolari deroghe, le utilizzavano fino a metà giugno. Inoltre, durante tutte le manifestazioni più importanti come banchetti ufficiali o feste della Repubblica era consentito l’uso di Tabarro e Bauta. La Bauta non era utilizzata soltanto nei giorni di Carnevale ma per i veneziani era un travestimento sfruttato in molte occasioni. La Bauta è composta da un manto nero chiamato tabarro, un tricorno nero che si indossava sul capo al di sopra del tabarro e una maschera bianca chiamata Larva (il nome Larva deriva dal latino Larva che vuol dire “fantasma” o anche “maschera”). Le donne indossavano, generalmente, un altro modello di maschera noto quanto la Larva e chiamato Moretta. Era una maschera ovale di velluto nero e veniva utilizzata dalle dame quando si recavano a fare visita alle monache. La moda della Moretta importata dalla Francia si diffuse velocemente a Venezia in quanto è una maschera che dona particolarmente ai lineamenti femminili soprattutto quando viene ornata da veli, velette e cappellini a falde. La Moretta era una maschera muta poiché la si portava tenendo in bocca un bottoncino, all’interno, all’altezza della bocca. Nel 1998, il Carnevale fu dedicato a Giacomo Casanova per ricordare il bicentenario della sua morte: periodo naturalmente caro a Casanova, il Carnevale con il suo spirito raffinatamente culturale e licenzioso, cosmopolita e libertino, tipico degli ambienti di fine Settecento è senza dubbio il periodo migliore, anno per anno, per ricordare il celeberrimo avventuriero veneziano. Il 2003 ha visto un Carnevale omaggio a Federico Fellini, regista visionario, in occasione del decennale della sua morte. Il titolo del Carnevale 2004 è stato Oriental-Exspress-Viaggio in Maschera sulla Via della Seta con quattro Paesi coinvolti: Thailandia, Cina, Giappone, India. Il tema del Carnevale del 2006 è stato “Il Drago e il Leone”, legato alla Cina e agli spettacoli teatrali. Le manifestazioni legate alla festa si sono svolte dal 17 al 28 febbraio 2006. Il Carnevale 2006 è stato un tourbillon di eventi e feste private. Il programma ha accontentato tutti: i bambini, con feste e attazioni lungo le calli e in Piazza San Marco e gli adulti con le prestigiose feste all’interno dei Palazzi Storici della città: minimo comune denominatore? Maschera e Costume. Arlecchino, la più significativa delle maschere, ha la sua etimologia dalla parola holle, inferno. Arlecchino, infatti, significa “l’infernale” o addirittura “il re dell’inferno”. Per questo motivo la maschera di Arlecchino è nera e negli esemplari più antichi presenta un aspetto spaventoso. Arlecchino compare già in Dante (Inferno c. XXI e XXII), nella sua duplice valenza, demoniaca e burlesca. Anche le maschere di tutta la cerchia alpina presentano una espressione chiaramente demoniaca, nel duplice aspetto orrido e comico insieme. Giova ricordare che anche al di la delle nostre Alpi, in Svizzera come in Austria persiste lo stesso tipo di maschera carnevalesca. Un interessante esempio delle mascherate legate ai riti rurali si svolge a Perugia. Vi partecipa una vecchia donna che indossa una maschera di corteccia di albero. La donna incontra dei taglialegna che la confondono con una vecchia quercia e cercano di abbatterla nonostante l’intervento di altri personaggi. In seguito si accorgono dell’errore e cercano di rianimare la donna e chiamano il dottore. Quest’ultimo porta una maschera di legno, le scarpe di legno e una finta coda. Le maschere più conosciute in tutto il Paese sono quelle della Commedia dell’Arte, un genere teatrale che ebbe la sua fioritura dal sedicesimo al diciottesimo secolo. La particolarità dei suoi personaggi mascherati è che rimangono gli stessi nonostante i cambiamenti della vicenda: Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Pantalone, Colombina. Oltre alla Commedia dell’Arte, in Italia è conosciuto dal XXVII il carnevale di Venezia. Il carnevale cominciava dopo Natale e finiva verso la fine di giugno. Durante questo periodo delle maschere bianche e nere potevano essere indossate dai ricchi e dai poveri senza distinzione. Ai portatori di maschere erano concessi alcuni privilegi quali, per esempio, il diritto di giocare d’azzardo dalle otto alle nove della mattina conservando il volto coperto. Come si sono posti i Santi della Chiesa Cattolica dinanzi a  questa festa pagana, intrisa di elementi satanici, massonici ed esoterici? Nel 1982 un gemellaggio con la città di Napoli porta all’incontro tra Pulcinella e Arlecchino, le due maschere della Commedia dell’Arte che esasperano, facendo diventare maschera, il carattere del veneziano e quello del napoletano. Nel 1984 è stata la volta di “Venezia e gli Stranieri”, il 1985 ha visto il gemellaggio tra Parigi e Venezia, due tra le città più famose del mondo e due delle mete più ambite da parte dei viaggiatori che hanno sempre sognato di legare alle due città almeno una delle immagini della loro vita. Nel 1994 il tema è stato quello dell’Oriente e delle Cineserie. In Europa e fuori di essa non pochi si preparano ai pazzi festeggiamenti carnevaleschi. In Spagna il carnevale più antico è ispirato al Carnevale di Venezia, celebrato dal 1500, per il carattere satirico dei “mascheroni” presenti sui carri allegorici, Le celebrazioni durano 11 giorni. Il culmine del Carnevale coincide con il concorso del Teatro Falla, durante il quale si esibiscono i diversi circoli della città (“peñas”), intrattenendo il pubblico con canzoncine ironiche che generalmente ripercorrono gli eventi dell’anno precedente. Chirigotas: gruppo satirico che si esibisce in divertenti canzoni in rima. Romanceros: persone che si esibiscono da sole. In Germania il Carnevale definiscono questo periodo dell’anno come “la quinta stagione” (che inizia ufficialmente l’11 novembre alle 11:11). Di solito è prevista una parata lunga più di 6 chilometri e la festività culmina nel Rosenmontag (il “lunedì grasso”), il giorno più importante, durante il quale i tre simboli del Carnevale (il Principe, il Fante e la Vergine), sfilano per le strade. “Kölle Alaaf!”: frase dialettale che significa più o meno “Colonia è difficile da abbattere”. (der) Prinz: il principe, la figura carnevalesca più importante. Il Carnevale di Nizza di 2 settimane, registra oltre 1 milione di visitatori ogni anno ed è famoso per la spettacolare “battaglia dei fiori” e per la grandiosa sfilata dei carri che si svolgono sulla Promenade des Anglais. La figura principale del Carnevale è il re, che ricorda la visita del re di Sardegna avvenuta nel 1830. Al termine dei festeggiamenti, il re lascia la città su una piccola barca alla quale viene poi dato fuoco. Bataille des Fleurs: la famosa battaglia dei fiori che si è svolta per la prima volta a Nizza nel 1876. Les Carnavaliers: i creatori dei carri allegorici. Dal vicino 1966 viene celebrato il Carnevale di Notting Hill, ma è presto diventato celebre come solenne dimostrazione contro il razzismo. Il Carnevale è organizzato dalle comunità di immigrati di Trinidad e Tobago assieme ad altri immigrati provenienti soprattutto dai Caraibi. Le musiche che potrete sentire camminando per le strade della città, di conseguenza, saranno soprattutto reggae e salsa. Se state già per acquistare il biglietto aereo, vi avvertiamo: il Carnevale di Notting Hill si festeggia ad agosto! Parade Carnival: la parata (spesso con costumi tradizionali) che si svolge per le strade di Notting Hill. Float Jerk Chicken: piatto tipico caraibico che viene venduto durante la festività. Il Carnevale di Rio de Janeiro, celeberrimo per la magnificenza dei festeggiamenti, è anche uno dei più grandi al mondo e conta più di due milioni di visitatori ogni anno. L’origine di questa grandiosa festa, che nell’immaginario collettivo coincide con parate esplosive e colorate di ballerini di samba, viene fatta risalire agli anni ‘30 del 1800, quando la classe borghese della città decise di importare le usanze diffuse a Parigi in quell’epoca. “Ô Abre Alas”: questa canzone, scritta da Chiquinha Gonzaga nel 1899, è stata la prima in assoluto a essere composta da una donna. Sambodromo: la lunga strada sulla quale sfilano i ballerini delle scuole di samba. Trio électrico: un camion decorato che porta in giro per la città cantanti e gruppi musicali. Folião: chiunque stia festeggiando il Carnevale. A Napoli è culturale un’operazione nuova d’immagine che vede Dracula protagonista di un Carnevale poiché i riti dionisiaci e le baccanti erano più di casa che altrove. Esiste in questa città internazionale di arte, di folclore, di tradizioni, di canzoni, di arte teatrale, ecc., un substrato da ravvivare ed attualizzare anche con il Principe Vlad III dopo il Principe De Curtis detto Totò.

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