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Napoli. Dracula fu sepolto nella tomba del genero, Giacomo Alfonso Ferrillo

(Giuseppe PACE). (PRIMA PARTE). Dopo Virgilio, Plauto, Leopardi, ecc., sepolti a Napoli, la documentata ricerca storica, scopre che vi è stato sepolto anche il Principe romeno Vlad III detto Dracula. Ho insegnato in Romania, la patria del noto Vampiro per antonomasia, una decina d’anni fa. Subito dopo il rientro pubblicai il libro “Italia e Romania. Geografia, Analogie regionali e di Ecologia umana”, Sapere Edizioni 2010. In esso dedicai un capitolo a Dracula, principe della Valacchia del XV secolo. Vi è da precisare che fino al IXX secolo la Romania era ancora divisa nei tre storici Principati di Valacchia, di Moldavia e di Transilvania, i primi due si unirono nel 1859 in Romania. La Transilvania, invece, la Romania la strappò all’Impero Austro-Ungarico (perdente la Grande Guerra), con raddoppio quasi di territorio e di popolazione dell’attuale Romania. Questo grande Paese di lingua latina, ha oltre 20 milioni di abitanti, più del doppio di: Ungheria, Austria Serbia, ecc. Dal primo gennaio 2007 fa parte dell’Unione Europea. La Valacchia (Vlahia o Ţara Româneascǎ in romeno; Valachia in latino) è delimitata a sud e a est dal Danubio, a nord dalle Alpi Transilvaniche, a ovest dal fiume Olt. Comprende 10 distretti romeni: Argeș, Brăila, Buzău, Călărași, Dâmbovița, Giurgiu, Ialomița, Ilfov, Prahova e Teleorman. La Valacchia divenne uno stato di fatto indipendente nel 1330 sotto Basarab I (13101352). Si suppone che Negru-Vodă e Basarab I siano in realtà la medesima persona. Essa fu abitata dai Valacchi sono i discendenti delle popolazioni di lingua tracica che furono romanizzate tra il primo e il sesto secolo nei Balcani e nel bacino del basso Danubio. Vlad III venne incoronato dal metropolita valacco nella chiesa di Curtea de Argeș, fatta erigere da suo padre. Molti boiardi fedeli a Vladaslav II erano fuggiti in Transilvania e si unirono al seguito di un nuovo anti-principe dei Dănești, Dan III di Valacchia. Vlad III tenne la sua corte (dvor in lingua slava e curte in lingua rumena) a Curtea de Argeș, come a Câmpulung e Târgoviște; l’erigenda di un suo palazzo stabile a Bucarest risale con buona probabilità al 1459. “Vampiri e Romania” si intitola un altro mio libro, edito dalla casa editrice online leolibri.it. Nel libro ho adottato una fotografia di copertina ritraente l’isola fluviale, a NordEst di Bucarest, di Snagov, dove alcuni ritengono esservi la tomba del Voivoida o Principe Vlad II, detto Dracula. Avrei dovuto sostituirla con la più storica location di Napoli, Chiesa di Santa Maria la Nova, dove la figlia di Dracula seppelli il padre, come sostiene la storiografia più aggiornata, ma non sapevo delle ricerche storiche in merito al sepolcro napoletano del nobile daco-romano, dell’ordine cavalleresco del Drago o Dracula. Vlad III Dracul, noto alla storia come Vlad Tepes (dal rumeno Impalatore), nato a Sighisoara, città sassone della Transilvania, il 2 novembre del 1431. Una targa esposta ll’esterno della casa che gli fu Natale lo attesta, come verificato nel 2004 insieme allo storico di Gualdo Tadino (PG) Prof. Alberto Cecconi. Vlad III divenne principe nel 1456, e questa è la sua descrizione fisica, confermata anche dal Papa Piccolomini: non alto, corporatura tarchiata, collo taurino, baffi, grandi labbra, portamento nobile, ecc.l carattere temerario e violento del voivoda non tardò a manifestarsi. Fu fiero combattente durante l’avanzata dell’Impero Ottomano nei Carpazi, riorganizzò l’assetto della Valacchia promulgando una serie di leggi nuove, tra cui la pena capitale per chiunque fosse stato da lui considerato un nemico. Entrò in conflitto con il Regno d’Ungheria per il suo desiderio di conservare l’indipendenza della Valacchia, venne imprigionato, dal traditore ex amico, nel 1462 dal re Mattia Corvino e trascorse 10 anni in carcere. Riuscì a riconquistare il trono nel 1476 con l’aiuto del Principe della Moldavia e di Papa Sisto IV, riprendendo la lotta contro gli ottomani. Nel 1479, a soli 48 anni, morì, forse per mano dell’assassino Laiota Basarab. Passò alla storia per via del barbaro metodo di tortura che soleva praticare sui nemici, l’impalamento. Due erano le “procedure” amate dal voivoda: la prima consisteva nel trafiggere la vittima con un’asta appuntita all’altezza dell’addome per poi issarla in alto, condannando l’impalato a una lunga e dolorosa agonia. La seconda vedeva l’utilizzo di un’asta arrotondata e cosparsa di grasso o miele all’estremità, inserita poi nel retto della vittima. Tale asta, una volta sollevata, si conficcava nel corpo della persona, sospinta in profondità dal peso della stessa. Nota è la “Pasqua di sangue” durante la quale invitò nel suo castello circa 500 boiardi, ricchi possedenti e suoi sudditi, e dopo il pranzo, li fece impalare tutti. Per capire la Pasqua di sangue c’è da dire che a partire dal 1459, il bisogno di rafforzare la sua posizione costrinse Vlad III al massacro pasquale. Egli in contrasto con i ricchi mercanti sassoni, ai quali però andava in quel momento la simpatia del nuovo sovrano ungherese, Mattia Corvino, rappacificatosi con l’imperatore Federico III, aumentava la sua influenza attrattiva sui nobili come molti boiari sottomessi a Dracula. Il voivoda sedò il malcontento dei suoi boiari con il pugno di ferro, ordinando il massacro della “Pasqua di Sangue a Târgoviște e poi li fece impalare. La notizia efferata si diffuse in Europa e Vlad III fu chiamato dal popolo Dracul che significa, in romeno, Diavolo. In realtà l’appellativo Dracul deriva da un ordine cavalleresco, dal latino draco (drago), dallo stemma dell’Ordine del Drago a cui appartenevano Vlad III e suo padre, nobile stirpe di guerrieri fondata nel 1418 da re Sigismondo di Lussemburgo con lo scopo di rafforzare la comunità cattolica dagli attacchi dei turchi. Un dragone sulla cui groppa era posata una croce verde, questa l’insegna dell’Ordo Draconis. Gli studiosi del conte Dracula sono sia molti che pochi. Molti sono i romanzieri, i ricercatori del filone horror e i cineasti che hanno fatto moltissimi film sul Vampiro per antonomasia. Pochi sono gli storici di Vlad III, scrupolosi che, basandosi su reperti certi e non fantastici, tentano di attenersi ai soli fatti e sfatano il mito e le leggende che sono fiorite intorno a Vlad III o principe della Valacchia del XV secolo. Ai secondi si possono annoverare quelli che hanno individuato nella figlia di Dracula, Maria Balsa, e del genero Matteo Ferrillo, che ospitarono a Napoli Vlad III nell’ultimo periodo della sua tormentata vita terrena e gli assicurarono la tomba della loro famiglia a Napoli. La tomba di Dracula è stata indicata essere anche nella Chiesa di Santa Maria la Nova di Napoli, vicino all’attuale piazza la Borsa, a due passi dalla storica Università di Napoli Federico II, di via Mezzocannone, che, da giovane, ho frequentato, senza immaginare che poi mi sarei interessato anche della Romania e di Dracula. E’ risaputo che per i non romeni o stranieri della Romania, Dracula, rappresenta un forte simbolo di richiamo turistico, mentre il conte Vlad III, oppure Vlad Tepes, è considerato dai romeni un eroe cattolico che combattè l’espansionismo dell’impero Ottomano, non altro. Esistono alcune decine di ipotesi sulla vita di Dracula, tra cui quella di Tetmann, prof. di chimica russo in una Università statunitense, che dà colpa all’ignoranza dei transilvani in particolare che scambiarono dei poveri malati di psoriasi per vampiri. La cinematografia americana e mondiale ha fatto di tale eroe romeno il simbolo dell’horror e così la letteratura del macabro. Tutto iniziò con il libro dell’irlandese Abram Stoker che a fine 1800 scrisse di Dracula il Vampiro senza essere mai stato in Romania. Il libro scritto nella cosmopolita Londra ebbe subito grande successo. Qualche anno prima del romanzo di Stoker, Edvard Munch, massimo esponente dell’espressionismo artistico, disegnò The Vampyre: un famoso quadro, da me visto al Metropolitan Museum of Arte di New York. Munch era colto, e forse aveva sentito o letto della contessa Elisabetta Bathory che oltre un secolo dopo la morte di Dracula, in un suo castello in Transilvania, aveva ucciso circa 600 giovani vergini bagnandosi nel loro sangue per curarsi la pelle e ringiovanire. Tale vampira fu murata viva dopo un inventato processo per eresia, viceversa, non si poteva condannare una nobile in quel periodo. Il conte Vlad III o Dracula nel XV secolo aveva avuto nel corso della sua breve vita una serie vicende ricche di intrighi, di tradimenti, di battaglie e in una di queste pare sia stato decapitato. Ma sulla sua morte l’imprecisione e la leggenda prendono il sopravvento fino a quando reperti certi non ne indichino il luogo della sepoltura che potrebbe essere a Napoli, una delle più popolate città di quel periodo in Europa. Paolo Barbuto, scrive che: «Il conte Dracula è morto a Napoli, è stato sepolto nel cuore della città ed è ancora qui»: c’è un gruppo di persone che da settimane percorre strade e vicoli a caccia del segreto. E non sono ragazzini sognatori, fanatici, esaltati, ma serissimi studiosi dell’università di Tallinn in Estonia. Sono convinti di ciò che fanno, sostengono di avere già in mano i documenti che provano la verità, così hanno avviato una campagna di ricerche sul territorio. La storia è affascinante, ricca di sfumature, di colpi di scena, però assomiglia troppo alla trama di un romanzo d’avventure per sembrare vera; anche perché, attualmente, manca il particolare che la renderebbe clamorosa, il colpo di scena finale: manca proprio il corpo del conte Dracula. «È per questo motivo che, dopo aver avviato studi documentali, ora siamo scesi sul campo. E sappiamo anche dove andare a cercare. Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli»…Esterno giorno, piazza Santa Maria La Nova, il gruppo che comprende anche gli italianissimi i fratelli Glinni (uno, Giandomenico, ricercatore a Tallinn, l’altro, Raffaello, studioso di storia) e il direttore scientifico del museo delle Antiche Genti, Nicola Barbatelli, varca la soglia del chiostro antico e si avvia a colpo sicuro verso una lapide. L’emozione cresce passo dopo passo fin quando il marmo è lì, a dieci centimetri. L’avevano visto solo in fotografia quel disegno, l’avevano ritrovato in rappresentazioni del ’500, ora lo vedono e restano allibiti. È proprio come avevano immaginato, i «segni» ci sono tutti, è il momento di rendere ufficiale la scoperta e di avviare ricerche formali. Una lettera è stata spedita alla direzione museale per chiedere il permesso di esplorare il monumento, nel frattempo i documenti vengono messi in fila per ricostruire il percorso e dare concretezza alle ipotesi. Ad ascoltare le parole degli studiosi emozionati tutto sembra confuso, vocaboli scientifici e riferimenti storici vengono dati per scontati, star dietro alle spiegazioni è quasi impossibile. Per afferrare il senso del discorso bisogna ripartire da zero e implorare «fatene una storiella, come se voleste raccontarla a un bambino». Gli studiosi sospirano e provano a riassumere. «Nel 1476 il conte Vlad Tepes Dracula, che appartiene all’ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D’Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto – spiega lo studioso Raffaello Glinni – una delle sue figlie, Maria, all’età di sette anni viene adottata da una donna napoletana e condotta nel regno di Napoli. Qui in seguito sposa un nobile napoletano della famiglia Ferrillo. La coppia ottiene in ”regalo” i territori di Acerenza in Basilicata ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli». Fin qui la storia è nota, proprio Il Mattino l’ha raccontata un paio di anni fa. Ma la svolta è giunta negli ultimi mesi, quasi per caso. Una studentessa napoletana, Erika Stella, per la sua tesi di laurea si inoltra nel chiostro di Santa Maria La Nova, scatta una foto che le sembra «strana», decide di andare a fondo e coinvolge via mail gli studiosi, anche quelli estoni, che guardano l’immagine e restano sconvolti. Dopo aver cercato a lungo quella traccia, eccola arrivare per mano di una giovane che sta realizzando una tesi di laurea: secondo gli studiosi è la conferma di due ipotesi: 1) il conte Dracula non morì in battaglia ma venne fatto prigioniero dai turchi; la figlia Maria riscattò il papà prigioniero e lo portò in Italia. Alla morte lo fece seppellire a Napoli. Ma perché tante certezze? Il marmo, che appartiene alla tomba di Ferrillo, il «genero» di Dracula, è denso di riferimenti che non apparterrebbero alle spoglie dell’uomo che dovrebbe essere lì dentro. E qui la realtà diventa romanzo, almeno finché la scienza non dirà che è tutto vero: «Guardate i bassorilievi – spiega raggiante Glinni – la rappresentazione è lampante. Ricordate che il conte si chiamava Dracula Tepes: vedete che qui c’è la rappresentazione di un drago, Dracula appunto, e ci sono due simboli di matrice egizia mai visti su una tomba europea. Si tratta di due sfingi contrapposte che rappresentano il nome della città di Tebe che gli egiziani chiamavano Tepes. In quei simboli c’è ”scritto” Dracula Tepes, il nome del conte. C’è bisogno di altre conferme?». Forse sì, ce n’è bisogno. Ma il racconto è così affascinante che, a questo punto, speriamo davvero che qualcuno dimostri che è tutto reale. Dal reperto ben visibile e studiabile in loco, il sepolcro di Matteo Ferrillo, è un monumento interno al chiostro minore del convento con chiesa dedicata a Santa Maria la Nova, che è la tomba del famoso Dracula. Tale sepolcro venne edificato nel 1499 da Jiacopo della Pilla (come riporta a pag. 62 il T.C.I.) per ospitare le spoglie mortali di Matteo Ferrillo. Alla fine del XIX secolo un erede della famiglia Ferrillo chiede all’Intendenza di Provincia di poter spostare il sepolcro in una cappella, che avrebbe costruito a proprie spese, all’interno del cimitero di Poggioreale, ma il progetto non ha seguito. (Santa Maria la Nova – Fondazione e trasformazioni del complesso conventuale (PDF), su Fedoa.unina.it, Andrea Di Siena. URL consultato, da altri, il 13 febbraio 2015). Il sepolcro si presenta inquadrato in un arco a scomparti con rosoni. Alla base reca un’iscrizione che così recita: «AN. A CHRISTI NATALIBUS MCCCCLXXXXIX». Nella parte centrale è presente una lapide decorata con un bassorilievo raffigurante un drago, e, nella parte superiore, due mensole reggono una lastra su cui è posta la statua del defunto; tra la lapide centrale e la lastra è incisa la scritta: «MATTHEUS FERRILLUS NOB. ET EQUESTRIS ORDINIS INSIGNIS MURI COMES

ALPHONSI II REGIS ARAG. A CUBICULO PRIMUS EIUSQ. DUM
PATERENTUR ANIMI GUBERNATOR POSTERITATI CONSULENS SACELLUM HOC VIRGINIS ASSUMPTIONI DICATU M VIVENS SIBI ET SUI F»

Decorazione della lastra centrale. Veduta d’insieme della tomba

Il sepolcro si completa, nella parte superiore, con un bassorilievo tondo in marmo raffigurante la Madonna con il bambino Gesù. Nel 2014 alcuni studiosi italiani, supportati da pareri di esperti dell’università di Tallinn, suppongono che la tomba possa ospitare i resti di Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto come Dracula: la loro ipotesi si basa sulle decorazioni presenti nello scomparto centrale, in particolar modo su un drago e su alcuni simboli di matrice egizia, mai visti su una tomba europea, come due sfingi contrapposte, emblema della città di Tebe, dagli egizi chiamata “Tepe”, che andrebbero ad alludere al vero nome del conte Vlad, ossia Dracula Tepes[3]. Gli studiosi suppongono che il conte non sarebbe morto in battaglia, ma sarebbe stato fatto prigioniero dai Turchi e in seguito riscattato dalla propria figlia, Maria Balsa, nel frattempo adottata da una famiglia di Napoli, città dove si sarebbe rifugiata, per ordine del padre, per salvarsi dalla persecuzione turca. Maria Balsa avrebbe quindi portato in Italia il padre Vlad, e, alla morte di quest’ultimo, lo avrebbe fatto tumulare nella tomba del marito, Matteo Ferrillo (La tomba di Dracula a Napoli, su Il mattino.it, Paolo Barbuto. URL consultato il 13 febbraio 2015). Nei confronti di questa teoria e sull’autorevolezza degli studi effettuati si sono sollevati alcuni dubbi (EN) Rossella Lorenzi, Dracula’s Tomb Found in Italy? Er…Not Really, su Discovery News, 17 giugno 2014. Tommaso Montanari, Arte: a Napoli anche Dracula diventa una patacca (ma non per i giornali), Il fatto quotidiano, 14 giugno 2014). non esisterebbe traccia di una figlia di Vlad, ma solo di figli maschi (uno dei quali ”il bello” fu amante del figlio del sultano), mentre il soprannome “Tepes” non sarebbe riconducibile alla città di Tebe, ma alla parola turca che significherebbe “impalatore”, e, pertanto, non avrebbe senso il richiamo a tale epiteto infamante fatto incidere dalla figlia sulla tomba del padre. Inoltre, il drago rappresentato sulla lapide non richiamerebbe “Dracula”, ma semplicemente lo stemma araldico della famiglia di Matteo Ferrillo sul quale campeggiava, appunto, un drago. Il drago era l’ordine cavalleresco appartenuto al padre di Dracula ed ereditato dal figlio..Il Voivoida di Valacchia, Vlad III, detto Dracul in romeno o Dracula in italiano, aveva una figlia, Maria Balsa, che è vissuta a Napoli. La rivelazione la dà “Il Mattino di Napoli”, che racconta la vicenda. “La figlia del conte Dracula avrebbe trascorso la sua giovinezza a Napoli accolta e adottata, nel 1479, da Ferdinando D’Aragona: lo dimostrerebbe uno studio effettuato dal ricercatore lucano Raffaello Glinni che ha lavorato in collaborazione con l’università di Tallin. La ricerca è partita da una cronaca antica di Napoli nella quale si racconta dell’arrivo in città di una giovane principessa slava, Maria Balsa, messa in salvo dalla persecuzione dei turchi”. Questa principessa, di cui non si sapeva né la vera origine né perché era capitata a Napoli, divenuta grande, sposò Giacomo Alfonso Ferrillo, fondendo il suo stemma nobiliare con quello della famiglia del marito, e lì si iniziò a intuire la verità. Lo stemma era quello del drago, simbolo di Vlad III Basrad, passato alla storia come Dracula. Questo stemma è molto particolare, come spiega anche Adriana D’Agostino: “A quel tempo tra la Serbia e la Romania, l’unico che possedeva nel blasone simbolo il Drago era il celebre Vlad III Basrad o Balsarad. Non solo. Nel blasone della Balsa, oltre al Drago, compare la Stella: anche questa immagine rimanderebbe a Dracula, divenuto despota proprio l’anno del passaggio della cometa di Halley. Sempre sul drago è importante dire che Vlad II, padre del noto impalatore, era stato il co-fondatore, nel 1408, insieme con Sigismondo di Lussemburgo, al padre di Alfonso di Aragona ed a Scandeberg d’Albania, di un Ordine detto del Drago, una alleanza di reciproco soccorso per contrastare l’ invasione dei Turchi. Il nome Balsa deriverebbe quindi o da Balcana ( despota dei Balcani) contratto in Balsa, o da Basarad”. Ecco perché l’anonimato, come chiude il sito del Mattino: “Per difendersi dall’onta di un nome impronunciabile, la donna ha sempre tenuto il segreto ma, in vecchiaia, avrebbe deciso di rendere palese la sua parentela con Dracula. Trasferitasi in Lucania al seguito del marito, fece realizzare, nella cattedrale di Acerenza, una serie di opere d’arte in cui viene raffigurata la sua storia: un affresco mostra Maria, in veste di santa, che schiaccia un drago che ha nel volto le fattezze del terribile padre. Per rendere più chiaro il segnale, Maria Balsa fece eseguire una raffigurazione di Dracula nella stessa cappella”.

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