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A Napoli il cuore è grande e la tolleranza delle case omonime è proverbiale

(Giuseppe PACE). Napoli. Mi giungono spesso, gradite, da “NarteA,” notizie virtuali o via e mail che mi informano di cosa si muove nella bella Napoli, oltre la cronaca non edificante e la politica politichese partenopea, che spesso trovi bizantina. “Meretices tra le pieghe dell’ipocrisia” viene riproposta, dalla dinamica Associazione culturale NarteA, come un viaggio nella storia dei postriboli napoletani. A Napoli, oltre la casa del famosissimo Domenico Mondragone, altri luoghi antichi nascondono, tra le lenzuola stropicciate dall’arte della seduzione, la storia partenopea. Nartea condurrà il pubblico nella splendida cornice di un antico appartamento sito in un palazzo storico di fine ‘600, per molti anni dimora dell’illustre famiglia dei Medici e tra quelle stanze si animeranno storie e personaggi di una Napoli scabrosa e dimenticata, occultata dai veli delle veneri vaganti dell’epoca. A 58 anni dalla legge Merilin, si torna a parlare di case chiuse, una tematica su cui l’opinione pubblica ancora si divide. A Padova ho avuto tra i miei studenti la nipote della Senatrice Merlin, che mi parlava di sua nonna come persona colta e aggiornata sul divenire sociale del suo tempo. Qualche volta le ho riferito che a Napoli a seguito della legge di chiusura delle case di tolleranza, voluta dalla nonna, molte prostitute campane furono mandate a casa. Quelle di Napoli furono quasi tutte accolte dal buon cuore e dalla benevolenza dei propri familiari, mentre quelle provenienti dalle altre 4 province campane non furono riaccolte bene. Napoli dunque dimostrò maggiore cuore e tolleranza proverbiale, che si manifesta anche nell’accogliere gi extracomunitari diseredati nonostante la disoccupazione galoppante e spesso la miseria quasi nera. Negli anni ‘50, Napoli contava circa 900 case di piacere: tra le umili lupanare dei Quartieri Spagnoli ai bordelli lussuosi di via Toledo, non si trovavano solo donne di postriboli o meretrici tesserate, ma le storie di Napoli. Prima della Merlin, nel 1860, il governo Cavour pubblicò un regolamento sulla prostituzione che fu esteso a tutte le province annesse al Regno. Emanato per prevenire la riacutizzazione della sifilide nell’esercito piemontese in guerra, questa norma non fu applicata solo a scopi sanitari. Tale regolamento rappresentava infatti uno strumento di controllo sulle donne da parte della società. In particolare, si autorizzava l’apertura di postriboli di Stato divisi in categorie, tassando il meretricio con imposte da versare nelle casse statali. Mille ruffiani aprirono, in pratica, i cancelli dell’ “apocalisse”, nascondendosi tra le pieghe dell’ipocrisia. Sabato 4 febbraio, ore 19.00, presso Club55 (in via Toledo 55), Nartea presenta il format Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia, spettacolo itinerante scritto e diretto da Febo Quercia e interpretato da Marianita Carfora, Annalisa Direttore, Andrea Fiorillo, Katia Tannoia con al piano il maestro Biagio Terracciano. Lo spettacolo prevede la partenza del primo turno (per un massimo di 30 persone) alle ore 19.00, a seguire altri due turni. Prenotazione obbligatoria. La prostituzione di ieri a Napoli come altrove non è scomparsa, si è solo evoluta e spesso involuta verso forme di schiavismo globale con tratte di giovanissime prima dei Paesi dell’Est Europa, poi dell’Africa più povera. I Paesi più evoluti economicamente, come quelli del centro e nord Europa hanno regolamentato la prostituzione con moderne case di tolleranza, che non sfuggono neanche al fisco. In Italia si cerca di arginare il fenomeno con anacronistiche ordinanze di sindaci che a volte multano solo il cliente ed altre volte anche le meritrici con sequestro delle automobili se ingombrano strade trafficate. Le ammende spesso oscillano tra i 500 e i 1000 euro, ma il fenomeno resta immutato. A Pompei la Casa degli Altarini mostra fenomeni di lussuria d’epoca romana, mentre in alcuni affreschi delle Ville Venete del 1600 si nota la lussuria tra nobili e plebee. Il meretricio moderno vede schiere di donne e di uomini in giro per le note località internazionali, cubane, tailandesi, africane, ecc.. Non è facile risalire alle cause del fenomeno del meritricio né ai possibili rimedi. Certo è che Napoli docet per il gran cuore e per la tolleranza proverbiale anche per l’omofobia bassa verso i”femminielli”.