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Musei e aree archeologiche in Italia e Romania da valorizzare

Giuseppe PACE (Già prof. in Romania del Ministero Esteri). Se l’Italia ha il primato di reperti museali, la Romania ha il primato di molti musei e biblioteche regionali prestigiosi, entrambi i giacimenti culturali soffrono di burocratismo, che provoca degli orari funzionali più agli impiegati pubblici che ai turisti paganti, alleggerendo le spese pubbliche e riducendo le eccessive tasse. In Italia il patrimonio culturale rappresenta oltre il 67% di quello mondiale, grazie alla presenza della millenaria storia di Roma (monarchia, repubblica ed impero) e del Rinascimento con le opere d’arte di Michelangelo, Raffaello, Giotto, Donatello, Caravaggio, Giorgione, ecc. e alle cinque principali città d’arte: Firenze, Venezia, Roma, Napoli e Palermo. Attualmente sul territorio italiano sono presenti ben 4.976 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico nel 2015. Di questi, 4.158 sono musei, gallerie o collezioni, 282 aree e parchi archeologici e 536 monumenti e complessi monumentali. L’Italia ha un patrimonio diffuso quantificabile in 1,7 musei o istituti similari ogni 100 kmq quadrati e circa uno ogni 12 mila abitanti. Un Comune italiano su tre ospita almeno una struttura a carattere museale. Le regioni con il maggior numero di istituti (30% del totale) sono Toscana (548), Emilia-Romagna (477) e Piemonte (427). Nel Mezzogiorno si concentra invece oltre la metà delle aree archeologiche (52,8%), una su tre (32,6%) si trova in Sicilia e Sardegna. L’area archeologica di Pompei rappresenta un giacimento culturale mondiale unico: un’intera città sepolta dalla cenere vulcanica del Vesuvio durante la sua eruzione del 79 d. C., mentre la Reggia di Caserta è un altro sito molto visitato della Campania. Resta da valorizzare il museo civico di Piedimonte Matese con il suo reperto di spicco, il Corridore del Cila d’epoca sannitica. La maggior parte dei musei presenti sul territorio espone collezioni di etnografia e antropologia (16,6%); seguono quelli di arte antica (15,9%), archeologia (14,7%) e storia (11,5%). Tra quelli storici vi sono gli importanti musei civici di storia naturale di Milano, Verona, Venezia e quello privato di Bolca. Nel 2015, i musei e le altre strutture espositive a carattere museale hanno registrato la cifra record di 110,6 milioni di ingressi (+6,4% rispetto al 2011) così suddivisi: 59,2 milioni i musei, 11,9 milioni le aree archeologiche, 39,3 milioni i monumenti (rispettivamente 53,9 milioni, 9,5 e 40,5 nel 2011). I visitatori tendono a concentrarsi su un numero limitato di destinazioni; tre sole regioni assorbono, infatti, il 52,1% dei visitatori: il Lazio (22,3%), la Toscana (20,6%), la Campania (9,2%). In media sono poco più di 22 mila i visitatori per ciascun museo ma la polarizzazione è forte: i primi 20 musei e istituti similari hanno attratto nel 2015 quasi un terzo dei visitatori (31,9%) mentre il 36,5% ha registrato non più di mille visitatori all’anno. Nonostante l’immenso giacimento culturale la burocrazia pubblica italiana, non riesce a programmare bene gli orari e i giorni d’apertura per permettere a tantissimi altri turisti di visitarlo. Spesso gli orari museali rispondono più alle esigenze degli impiegati, spesso di scarsa qualità culturale, che al tempo libero dei turisti. Bisogna attrezzarsi meglio con volontariato di giovani laureati e con alta cultura specifica e plurilingue. Ma uno sguardo alla Romania va dato poiché quel magico Paese è una sorta di cugino di storia, di lingue e di tradizioni con l’Italia. Mentre il PIL italiano cresce meno dell’1% quello romeno supera il 3%. La Romania è un’isola latina in un mare slavo. Per gli italiani, oppure francesi, spagnoli, portoghesi, che si recano in Romania, tutto gli appare simile ai propri territori perché la lingua gli è familiare. La Romania (estesa come l’Italia, senza le isole, è abitata da oltre 20 milioni di romeni di cui più di 1,2 milioni in Italia. Dal 1989 il sistema scolastico romeno ha subito sempre miglioramenti e progressi nonostante le difficoltà e i cambiamenti intervenuti nella vita sociale. Il sistema bibliotecario romeno è uno dei più efficienti del mondo e molte biblioteche regionali o judetiane creano riviste eccellenti come la biblioteca judetiana Ovidiu Densusianu di Deva, Vox Libri che ha ospitato articoli dello scrivente. Visitando i musei della Romania, si resta incantati per la notevole ricchezza dei reperti museali, ma anche per l’uso di internet, quasi tutti i musei importanti offrono questa possibilità. A Deva, esiste (visitato con le classi del Colegiul Tehnc Transilvania) il Museo della Civiltà Dacica e Romana con annesso un interessante museo i scienze naturali che contiene reperti di Quercus dacica, con esemplari viventi e presenti nella riserva naturale ad est della città di Padura Bejan. Vicino Hateg, esiste l’area archeologica della capitale romana della Dacia, Sarmizegetusa Ulpia Traiana, sui monti di Orastie, invece, è da visitare a 100 metri di quota la capitale estiva dei Daci, Sarmizegetusa Regia. Il più antico museo della Romania è il Museo Brukenthal di Sibiu, attualmente anche uno dei maggiori del Paese, in primo piano anche per le varie mostre presentate nell’ambito del programma Sibiu, eurocapitale culturale 2007. Il Museo Nazionale Brukenthal ha conquistato la sua fama grazie alla prestigiosa collezione, che contiene pitture e incisioni rappresentative per le maggiori scuole europee di pittura dei secoli XVI – XVIII: italiana, fiamminga e olandese, tedesca, austriaca e spagnola. Inoltre, la sua galleria comprende anche 1.800 opere romene. La collezione di pittura è stata fondata dal Barone Samuel von Brukenthal (1721-1803), governatore della Transilvania nel periodo 1777-1787. Spirito enciclopedico e aperto all’arte, von Brukenthal ha gettato, dunque, le basi del primo museo in Transilvania, arricchendo la vita culturale di questo principato storico romeno. Se il più antico museo d’arte della Romania è Brukenthal, esiste anche un primo museo delle scienze naturali, aperto nel XVIII secolo, e ospitato in un centro di insegnamento in provincia di Alba, presso il Collegio “Bethlen Gabor” di Aiud. Monumenti al poeta nazionale romeno M. Eminescu, sono dappertutto in Romania. Ogni romeno lo recita a memoria più di quanto fa l’italiano con Dante Alighieri. Dei Musei di Storia Naturale, attualmente, il più importante della Romania è quello intitolato “Grigore Antipa” di Bucarest, fondato a seguito del decreto firmato dal principe Alexandru Ghica (1834-1842), con il nome di “Museo Nazionale” di Bucarest. L’iniziativa è appartenuta al fratello del principe, M. Ghica, responsabile degli affari interni, che fu anche il primo donatore del nuovo museo, offrendogli una collezione di 1250 monete greche, romane e bizantine, una collezione di 150 minerali, 213 conchiglie di molluschi e un importante numero di pesci, uccelli, mammiferi e fossili. Nel 1860 è nominato direttore del Museo l’italiano Carlo Ferreratti, assunto inizialmente per custodire i beni conservati. Oggi, il museo è intitolato a Grigore Antipa, (studente del famoso biologo tedesco della legge biologica fondamentale che la Ontogenesi ricapitola la Filogenesi) nominato direttore nel 1893 dall’allora ministro della Cultura, Take Ionescu. Antipa ha diretto il museo per 51 anni ed ha fondato anche una sezione nuova, quella di Antropologia e Etnografia. Da notare che il più importante oggetto esposto nel museo di storia naturale Grigore Antipa di Bucarest è lo scheletro di Deinotherium gigantissimum – una specie di mammifero fossile che richiama l’attenzione per le sue dimensioni e che è stato rinvenuto negli anni 1890-1894, in provincia di Vaslui (N-E del Paese). A Bucarest spiccano il Museo Nazionale d’Arte della Romania, il Museo di Storia e quello del Contadino. Successivamente, venne ampliato sotto il regno di Carlo I: nel periodo 1882-1906 il re assunse gli architetti Paul Gottereau e Karl Liman per ampi lavori di allargamento del palazzo; nel 1906 aveva quasi le dimensioni e la divisione di oggi. Attualmente il museo ha 7 dipartimenti: arte romena medioevale e moderna, scultura e pittura europea, arte decorativa europea, arte orientale, pittura e disegno e arte contemporanea. Il Museo Nazionale di Storia della Romania è nato nel 1970 come istituzione intesa a promuovere la storia voluta dal regime comunista. Doveva essere il primo museo di archeologia e storia del paese: di conseguenza vi furono portati oggetti di grande valore archeologico e soprattutto i tesori in metalli preziosi. Il terremoto del 1977 danneggiò fortemente l’edificio e alcune parti del patrimonio. Il secondo allestimento del museo rifletteva ancora di più l’espressione della volontà politica del PC e la sua intrusione ideologica nella creazione museologica: un intero dipartimento fu dedicato al “compagno” Ceausescu che si identificava sempre di più con il partito. Dopo l’uccisione nel dicembre 2009 del dittatore Ceausescu il Museo ha cambiato identità e si è aperto al mondo, organizzando mostre in altri Paesi e aprendo le sue porte a collezioni provenienti da altri musei del mondo. L’edificio che ospita il Museo è esso stesso un monumento storico, eretto alla fine del 19-esimo secolo in stile neoclassico di ispirazione tedesca. Gravemente danneggiato nei terremoti del 1940 e del 1977, l’edificio è attualmente in restauro e la direzione si prefigge di ultimare i lavori entro la metà del 2007. Una sala che va visitata senz’altro è quella del tesoro dei daci, con la chioccia e i pulcini d’oro. Sempre a Bucarest vi sono i due musei che ricordano le tradizioni del popolo romeno – Il Museo del Contadino e quello del Villaggio. Il Museo del Contadino, fondato nel 1990, è espressione di una lunga tradizione che risale al 1875 e conserva una ricca collezione di oggetti contadini, circa 90.000 pezzi esposti, tra cui 18.000 oggetti di ceramica provenienti da quasi 100 centri culturali e artistici (Horezu, Făgăraş, Curtea de Argeş, Vama). Il più vecchio oggetto di ceramica risale al 1746. La collezione di costumi include quasi 20.000 oggetti, dal XIX secolo fino ai nostri giorni. Ci sono anche oggetti decorativi in legno e ferro, una collezione di oggetti religiosi, con oltre 3.000 icone su vetro e legno. A Horastie vi è un museo ricco di reperti antropologici e storici da visitare di più nonché il museo d’oro di Brad.

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