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IL sud CON UN PIL DIMEZZATO rispetto a quello del centro-nord

(Giuseppe PACE). L’Istat ha certificato che il Pil pro capite al Mezzogiorno è di 17.800 euro, più basso del 44,2% rispetto a quello del Centro-Nord. La Campania registra l’ultimo posto per PIL e per spesa per consumi finali per abitante. Il Mezzogiorno ha un PIL per abitante di solo 17,8 mentre 12,7 è la sua spesa per consumi per famiglie per abitante. Si tratta di un differenziale negativo “, ma comunque in lieve riduzione dal 2014 quando era del 44,5% . Il Pil per abitante risulta pari a 33.400 euro nel Nord-ovest, a 32.300 euro nel Nord-est e a 29.300 euro nel Centro. Secondo i dati della contabilità regionale e provinciale (diffusi il 12 dicembre) la spesa per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti è di 19,4 mila euro nel Nord-ovest, 19,2 mila euro nel Nord-est, 17,4 mila euro al Centro e 12,7 mila euro nel Mezzogiorno. Il divario negativo tra Mezzogiorno e Centro-Nord è del 32,1%. Nel 2015 il Pil in volume, a fronte di una crescita a livello nazionale dello 0,7% rispetto all’anno precedente, ha registrato un incremento dell’1,1% nel Mezzogiorno, dello 0,8% nel Nord-ovest, dello 0,7% nel Nord-est e dello 0,3% al Centro. Tra il 2011 e il 2015 le aree che registrano i cali più marcati del Pil sono il Centro (-1,2%) e il Mezzogiorno (-1,1%). La flessione è stata più contenuta nel Nord-ovest (-0,9%) e nel Nord-est (-0,5%). Nel periodo 2011-2015, l’occupazione cresce solo nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre Calabria, Molise, e Friuli-Venezia-Giulia registrano le cadute più ampie (con diminuzioni comprese tra l’1,6% e l’1%). Il reddito disponibile per abitante in termini nominali è pari nel 2015 a circa 21,1mila euro nel Nord-ovest, 20,4 mila euro nel Nord-est, 18,7 mila euro nel Centro e 13,2 mila euro nel Mezzogiorno. Nel 2015, al primo posto della graduatoria regionale per livello di reddito disponibile si posiziona la Provincia Autonoma di Bolzano, con circa 23,7 mila euro, all’ultimo la Calabria, con 12,2 mila euro. Nel 2015 il reddito disponibile aumenta dell’1,3% nel Mezzogiorno, dello 0,9% nel Nord-ovest, dello 0,7% nel Centro e dello 0,5% nel Nord-est. Nel 2014 Milano è la provincia con il livello più alto di valore aggiunto per abitante, pari a 44,8 mila euro; seguono Bolzano con 36,4 mila e Bologna con 34,3 mila euro. Per la qualità della vita le prime dieci città della graduatoria sono tutte al Nord tranne Firenze.

Aosta, con una prestazione di salto in lungo (ben sette posizioni in più) degna di un campione di atletica, conquista la vetta della classifica dell’edizione 2016 della “Qualità della vita”, la ricerca del Sole 24 Ore che mette a confronto le province italiane su un’ampia serie di indicatori (aggiornati in gran parte al 2015 e in qualche caso a ottobre 2016) articolati in sei settori d’indagine. A contendere il primato al capoluogo aostano, Milano e Trento, che si confermano rispettivamente seconda e terza. I fattori che compongono la classifica sono stati aggiornati per rendere più completo e attendibile la radiografia dell’indagine: dal valore della casa, al lavoro per i giovani, la capacità di innovare, l’integrazione degli stranieri, l’offerta di welfare, la partecipazione civile. Le sei aree hanno così acquisito una denominazione più inclusiva e i parametri da 36 sono saliti a 42. L’indagine conferma anche il divario tra Nord e Sud, le province di maggiori dimensioni frenate dai nodi sicurezza e ambiente nel loro slancio in avanti, le realtà medie o piccole in evidenza come modelli di vivibilità.  Se Aosta svetta per la terza volta in 27 anni di indagine (le precedenti nel 1993 e nel 2008) come la “migliore”, forte soprattutto delle performance nei capitoli relativi all’economia, alla demografia e all’ordine pubblico, Vibo Valentia conferma viceversa anch’essa per tre volte la sua posizione fi fondo classifica (ultima già nel 1997 e nel 2005). La forbice economica tra Mezzogiorno e Centro-Nord viene confermata con lieve oscillazioni. Ma ciò avviene dall’Unità d’Italia del 1861 nonostante continui piani di sviluppo straordinario per il Sud, dapprima con la Cassa del Mezzogiorno poi con l’Agenzia ed infine con promesse frequenti dei Governi repubblicani che si sono susseguiti in questi 155 anni, per il Triveneto 150 anni per la III guerra d’indipendenza soprattutto. Le varie inchieste postunitarie registrarono un Mezzogiorno più tradizionale e meno sviluppato del Settentrione, che aveva già industriali agrari e dopo la Grande Guerra un sistema artigianale più diffuso, tramutatosi poi in piccole e medie industrie soprattutto con il triangolo industriale tra Milano, Genova e Torino negli anni del miracolo economico italiano: 1953.1973, 1979 per il Veneto con il familismo capitalistico più diffuso. Al 2016 il Mezzogiorno ha un PIL quasi dimezzato rispetto a quello del Centro-Nord, a quando una differenza meno macroscopica? Non certamente diminuendo il reddito del Centro-Nord che soffre dell’attuale crisi politica ed economica più del Mezzogiorno già vaccinato bene per le crisi e con un 25% di economia in nero da sbiancare subito.

La presenza addirittura di un Ministero per il Mezzogiorno fa un po’ pensare perché non esiste un Ministro anche per il Settentrione. Non vorrei che tale ministero possa nascondere la solita trita e ritrita politica di aiuti al Mezzogiorno, che non riceverà che briciole poiché è ben collaudata la catena di trasmissione che tangentopoli ha messo ben in serie da decenni: alcuni funzionari ministeriali premono sul Ministro affinchè faccia dirottare più soldi possibili a quel territorio particolare per un’opera spesso inutile, vedere alcune dighe come quella del Quirino sul Matese campobassano. Là, la malavita organizzata, attraverso i suoi prestanome, costituisce da tempo catene di trasmissione dei soldi pubblici da far arrivare per sviluppare il Mezzogiorno, che però non decolla. Leggiamo cosa dice il neoministro del Mezzogiorno eletto ieri: “Il nuovo Mezzogiorno ha aggiunto De Vincenti – si fa costruendo e non agitando strumentalmente questioni che non ha
senso agitare, stiamo sui problemi, i problemi dei cittadini, delle persone, perche’ e’ con loro che si costruisce il nuovo Mezzogiorno”. “E’ un onore avere la delega sul Mezzogiorno, che e’
decisivo per il nostro Paese, il nostro Paese non riparte senza il Mezzogiorno – ha insistito De Vincenti – il nostro Paese ha bisogno per il suo sviluppo che il Mezzogiorno prenda in mano
il suo destino e dia il suo contributo, Gentiloni ha voluto dare una indicazione forte, quella che il Mezzogiorno e’ una priorita’, e’ al centro delle politiche di questo governo”. Data l’alta tassazione che grava sugli onesti cittadini italiani, non si trovi altro sotterfugio per spendere soldi inutilmente per fare aumentare la tassazione, tipico modo di fare dei Governi populisti di sinistra? Pare proprio di si.

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