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Il prete, dal pulpito, bacchetta chi ha votato ‘no’ al referendum

(Giuseppe PACE). Il recente referendum, voluto caparbiamente dal Premier Renzi, ha lasciato fatti di cronaca dappertutto in Italia. Non tutti i cattocomunismi hanno votato si stavolta, molti hanno votato anche no, consci che una riduzione della Democrazia non era opportuno per la loro patria. Più di qualche cattolico praticante e neodemecristiano, invece, hanno abbracciato il caso del presidenzialismo pasticciato, all’italiana che Renzi aveva infornato e messo a cuocere a fuoco lento per l’intero Paese per poi domarlo meglio per propri fini carri eristici? No anche dei suoi amici. Adesso l’unica loro paura sono i grillini, pare. Un prete addirittura ha fatto la predica per votare si. Ma non sono passate inosservate le parole che don Alessio, parroco di Santa Croce di Magliano, ha rivolto ai fedeli, in particolare a coloro che hanno votato no al referendum costituzionale di domenica scorsa. A rendere noto l’episodio alcuni consiglieri comunali: «Mi raccontano che alla messa di giovedì mattina, il sacerdote si è sentito in dovere di rimproverare quanti, tanti fortunatamente, votando No, si sono posti a difesa delle libertà individuali e collettive, arrivando addirittura ad usare questa interlocuzione “sputare nel piatto dove si mangia”. Allusioni di questo tipo lasciano sbalordito, soprattutto in quanto quasi completamente dissonanti rispetto alla neutralità sempre manifestata dal Papa? Renzi e Francesco spesso andavano all’unisono nell’accogliere a braccia aperte gli immigrati, solo che papa Francesco comincia a dire di accogliere con moderazione e Renzi continua ad invocare soldi dall’U.e., ma non mette regolòe che,invece, Salvini non manca di farlo esagerando all’altro estremo del problema complesso, ma da regolamentare meglio, in ogni caso. Il caso del prete molisano ricorda le diatribe illustrate dal monarchico Guareschi animate dai suoi personaggi clebri: don Camillo e Peppone. Don Alessio Rucci, parroco da sei anni a Santa Croce di Magliano, finito nell’occhio del ciclone per una omelia in cui avrebbe bacchettato quanti hanno votato ‘no’ al referendum, non ci sta e precisa. Il prete non nega di aver parlato di temi ‘pubblici’, ma precisa di aver argomentato di non dover giudicare chi aveva votato per il Sì e chi per il No. E, soprattutto, non è stato proferito alcun giudizio per quanti si sono detti contrari alla riforma costituzionale. Sul problema migranti in Molise, la consigliera regionale del centrodestra Fusco Perrella torna sulla questione migranti e lo fa con una nota che prende spunto dalla protesta davanti alla Prefettura degli ospiti dell’alberto di Monteroduni. «Quanto successo a Isernia, con un gruppo di immigrati che si è radunato davanti alla Prefettura per lamentare la mancanza di assistenza medica e la mancanza di cibo, rappresenta l’ennesima criticità nelle procedure di accoglienza che negli ultimi tempi sono state riscontrate in Molise, basti ricordare le avvertenze lanciate dall’Ordine dei medici di Campobasso sull’emergenza sanitaria, le azioni di protesta andate in scena a Sant’Elena Sannita e, proprio negli ultimi giorni, a Venafro. È innegabile che si debba parlare di una vera e propria emergenza immigrazione nel Molise, il quale probabilmente ha dato, in termini di popolazione e di densità territoriale, più di quanto effettivamente poteva concedere, e questo risulta evidente dai dati presentati lo scorso mese di ottobre dal Dossier Statistico Immigrazione 2016, che parla di una percentuale di migranti del 1,09% rispetto alla popolazione residente, nettamente più alta rispetto alla media nazionale, addirittura cinque volte tanto rispetto a Campania e Lombardia, ferme allo 0,22%. A fronte degli oltre 12 mila stranieri stabiliti in Molise, con il flusso migratorio in costante crescita, emerge la necessità di un intervento normativo in materia per regolamentare nei suoi vari aspetti questo fenomeno sociale. Una legge che se approvata non comporterà oneri per il bilancio, in quanto gli interventi da essa previsti da un lato fanno riferimento alla legge regionale 13/2014 per quanto riguarda gli aspetti più prettamente sociali, dall’altro, per le attività culturali, ricreative e similari, può essere finanziata con i bandi annuali del Fondo FAMI, un motivo in più quindi per affermarne la validità e l’importanza. Un complesso di misure che potrebbe regolamentare l’attuale situazione determinata dall’arrivo di immigrati in Molise senza alcun criterio logico, un’accoglienza che se realizzata secondo gli attuali canoni non fa altro che prestare il fianco ad iniziative becere di business; per queste ragioni siamo convinti che il Presidente della Quarta Commissione Nunzia Lattanzio, che in passato ha sempre dimostrato particolare attenzione nell’affrontare le problematiche sociali del territorio molisano, aprirà al più presto la discussione su questa proposta di legge per dare quelle risposte concrete che ci chiede il territorio». Anche i raggiri per imbrogliare le persone anziane in Molise non mancano, ma buona appare l’iniziativa di prevenzione dell’Arma dei Carabinieri. I consigli sono sempre gli stessi, vale a dire quelli di non aprire la porta di casa agli sconosciuti anche se si qualificano come appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati o dichiarino di essere dipendenti di aziende di pubblica utilità (Enel, Inps, fornitura Gas, Telecom, etc.). Diffidare anche di telefonate che si ricevono da persone che si presentano come appartenenti ai predetti enti, che comunque per nessun motivo mandano personale a casa per il pagamento in contanti di multe, bollette o per rimborsi. E comunque in caso di dubbio non esitare a chiamare il numero di emergenza “112”, senza formulare alcun prefisso. Tali incontri continueranno anche per tutto il mese di dicembre, e così come concordato con il vescovo della diocesi di Isernia – Venafro, Camillo Cibotti, e di intesa con la locale Prefettura, coinvolgeranno tutte le parrocchie della provincia e altre sedi comunali. Ma torniamo ai preti che non fanno i preti solo in chiesa come dovrebbero, secondo il pensiero dell’emerito Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini, che non avrebbe tollerato, se ancora in vita, un assalto alla Costituzione da parte di giovani come Renzi e i suoi amici nonché dal fiancheggiatore, G. Napolitano, che non scrisse la costituzione come Pertini con i sacrifici in carcere antifascista.