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LA ROMANIA TRA PASSATO E FUTURO

(Giuseppe PACE). Mentre il PIL italiano cresce meno dell’1% quello romeno supera il 3%. Le autostrade in Romania sono in fase di completamento e lo sviluppo sembra sempre prossimo ad arrivare. In realtà l’eredità comunista ha frenato il Paese per troppo tempo, e se non passa qualche altra generazione, usi e modi europei non sono ancora del tutto sintonizzati. La tradizione frena ancora la Romania in provincia, mentre molto meno nelle grandi città, che, a parte la capitale, sono tutte meno di mezzo milione di residenti. Il primo dicembre è festa nazionale in Romania. La Romania è un’isola latina in un mare slavo. Per gli italiani, oppure francesi, spagnoli, portoghesi, che si recano in Romania, tutto gli appare simile ai propri territori perché la lingua gli è familiare. La Romania (estesa come l’Itali, senza le isole, è abitata da oltre 20 milioni di romeni di cui più di 1,2 milione in Italia con molte badanti) è uno Stato membro dell’Unione Europea dal 2007. Situato nell’Europa centro-orientale, nell’area detta Europa Danubiana, attigua alla penisola balcanica, ha non poco di nostrano e dell’Italia del Sud in particolare. Forse le tradizioni di Roma in Romania sono rimaste meno modificate di altre parti d’Europa. Istituita nel 1859 e riconosciuta come stato indipendente nel 1877, la Romania confina a nord-est con l’Ucraina e la Repubblica Moldavia(dove si parla il romeno), a ovest con l’Ungheria e la Serbia e a sud con la Bulgaria. Gran parte della frontiera romena con la Serbia e la Bulgaria a sud e a sud-ovest è formata dal Danubio. Il Danubio ha come affluente il fiume Prut che forma il confine con la Repubblica Moldavia a nord-est, dove la foce del fiume sul Mar Nero delimita anche il confine con l’Ucraina. I monti Carpazi dominano gran parte della Romania soprattutto a nord-ovest disponendosi a ferro di cavallo, con cime alte fino a 2.500 m e raggiungendo i 2.544 m (monte Moldoveanu.) Le città principali sono Bucarest, Iași, Brașov, Timișoara (capitale economica della Romania un pò come Milano lo è per l’Italia), Cluj-Napoca, Costanza, Craiova, Ploiești, Sibiu, Suceava, Galați, Brăila, Oradea, Bacău, Arad, Deva, quest’ultima città è la patria di Petru Croza, primo ministro romeno prima dell’avvento del comunismo. Nel 1948 in Romania venne ufficialmente abolita la monarchia e varata la costituzione della Repubblica Popolare Romena. A partire dagli anni sessanta, i contrasti con l’Unione Sovietica, di natura principalmente economica, portarono ad una politica estera indipendente e, nel 1965, al varo della nuova Costituzione della Repubblica Socialista di Romania. Nel 1965 cominciò il governo dittatoriale del presidente Nicolae Ceaușescu, che ebbe termine nel 1989 a seguito di una rivolta popolare. Ceausescu per non sottostare all’impero comunista russo si legò molto alla Francia, non altrettanto fece la Bulgaria. Ma dal 1990 la Romania è un Paese democratico, la cui costituzione si ispira ai modelli occidentali e la sua cultura stenta a farsi riconoscere ai più. Il 29 marzo 2004 la Romania è entrata nella NATO, insieme a Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Slovenia. Rapporti della Romania con l’Unione Europea 1º febbraio 1992: Firma l’Accordo di Associazione con le Comunità Europee e i loro Stati membri; febbraio 1995: Entra in vigore l’Accordo di Associazione; 10 dicembre 1999: Apre i negoziati di adesione con l’Unione Europea; 15 giugno 2004: Chiude i negoziati di adesione con l’Unione Europea; 25 aprile 2005: Il Consiglio Europeo approva la sua adesione all’Unione Europea e firma il Trattato di adesione; 27 maggio 2005: Deposita presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica italiana i propri strumenti di ratifica del Trattato di adesione; 1º gennaio 2007: Diventa membro dell’Unione Europea; a partire dal 1º gennaio 2007, la Romania ha aderito all’Unione Europea. I faticosi progressi che il paese ha compiuto nell’avvicinamento alla compagine continentale sono testimoniati dalla mole di lavoro che la Commissione Europea ritiene che evidentemente ci sia ancora da fare, in particolare sotto il profilo della lotta alla corruzione. Anche l’avanzamento nel settore sociale resta tuttavia un elemento d’analisi per verificare quanto il paese si dimostrerà solerte nel proseguire l’opera di rinnovamento e di risanamento successivamente all’ingresso nell’Unione Europea. La Romania è una repubblica democratica semipresidenziale nella quale il potere esecutivo viene esercitato fra il presidente e il primo ministro. Il Ministero della Giustizia difende l’applicazione della legge insieme con i diritti e le libertà dei cittadini. Il sistema d’insegnamento rappresenta il sottosistema principale del sistema d’educazione, la sua struttura raggruppa: l’insegnamento prescolastico, l’insegnamento primario, l’insegnamento secondario inferiore,l’insegnamento generale obbligatorio, l’insegnamento secondare superiore, le scuole d’arti e mestieri, le scuole di apprendisti, l’insegnamento post–liceale, l’insegnamento superiore. Dal 1989 il sistema scolastico romeno ha subito sempre miglioramenti e progressi nonostante le difficoltà e i cambiamenti intervenuti nella vita sociale. Sempre dopo il 1989 è stata iniziata la riforma nella Pubblica Istruzione, a seguito della democratizzazione ed infusioni di fondi Europei e di fondi provenienti dalla Banca Mondiale. L’insegnamento superiore in Romania è organizzato, secondo la Legge N.288/24.06.2013, in tre categorie: studi universitari di licenza, master e dottorato. Secondo l’art. 4, il primo ciclo raggruppa gli studi universitari di licenza, con un numero da un minimo di 180 crediti (licenza di 3 anni) a un massimo di 240 crediti (licenza di 4 anni), conformi al sistema Europeo di Crediti di Studio Trasferibili (ECTS). In base all’art. 8, il secondo ciclo raggruppa studi universitari di master con un numero di 90-120 crediti trasferibili. La durata dei master va da 1 a 2 anni ed è previsto l’obbligo di frequenza. Il terzo ciclo raggruppa gli studi universitari di dottorato, con una durata normale di tre anni. Il sistema bibliotecario romeno è uno dei più efficienti del mondo e molte biblioteche regionali o judetiane creano riviste eccellenti come la biblioteca judetiana Ovidiu Densusianu di Deva, Vox Libri. Il sistema scolastico romeno è verticistico e i dirigenti sono poco legati al territorio, andrebbe, in parte, modificato il ruolo del dirigente statale e statalista come anche quello dell’ispettore scolastico pure statalista e poco efficiente nella realtà culturale territoriale. Alla Romania ho dedicato diversi libri ed in particolare a Deva dove ho insegnato 5 anni. Con la Romania molti italiani hanno rapporti intensi e culturalmente interessanti. L’Università romene sono d’avanguardia anche perché più della metà non sono statali e dunque più libere di incidere nella cultura viva nazionale e mondiale, anche se risentono, come in Italia, del primato statalista e burocratico con l’imitazione anche delle forme baronali di nepotismo, corruzione e dominio della mediocrità. Sulla mediocrità un mio amico romeno, Dimitri Huruba, ha scritto e scrive ancora saggi interessanti. Con lui siamo iscritti all’Associazione Judetiana Hunedoara degli Scrittori presieduta dalla colta Mariana Pàndaru, vedova dello scrittore Valeriu Bargàu, deceduto nel 2006. A Deva, città di circa 70 mila residenti e capoluogo della Judet Hunedoara, esiste un liceo eccellente dedicato al loro re, Decebalo (immortalato dal regime comunista in una colossale statua di bronzo davanti alla casa di Cultura cittadina), che sfidò Traiano nel 106 d. C. Mentre il Colegiul Tehnic “Transilvania”, dove esiste una sezione di lingua italiana, ha una modernità da valorizzare meglio e soprattutto pubblicizzare di più: compreso il mio libro donato alla biblioteca di quella scuola e un altro all’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest oltre che alla biblioteca judetiana O. Densusian di Deva, dove la colta Denis Toma cura la rivista Vox Libri anche con miei articoli in romeno: l’ultimo omaggiava Costantin Cantacuzin che fu studente all’Università di Padova 3 secoli fa. La scuola in Romania soffre di burocratismo, ma si sa che anche in Italia la scuola soffre di burocratismo, che trasforma i docenti in impiegati statali anonimi, non gratificati se fanno bene la loro professione nemmeno dall’utenza che non conta nulla in una dimensione statalista ed anonima dell’istruzione. In Romania ciò appare ancora più vistoso e verticistica l’Amministrazione ministeriale con Dirigenti che hanno ancora l’automobile e l’autista di servizio, oltre ad una miriadi di ispettori (che però insegnano anche e non sono solo burocrati come in Italia). La cultura romena è carica di simboli territoriali da capire e valorizzare meglio in una dimensione europea insolita. Ogni anno, all’inizio di dicembre si celebra la Festa nazionale della Romania, che ricorda la formazione, il 1 dicembre 1918, dello stato nazionale romeno moderno. Dopo la partecipazione del piccolo Regno della Romania alla Prima Guerra Mondiale, nel 1918 le regioni storiche nelle quali i romeni formavano la maggioranza della popolazione – la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania – decisero la loro unione con la Romania. Così, il 1 dicembre 1918, con l’unione della Transilvania, si concluse il lungo processo dell’unità nazionale dei romeni. Oggi questa festa è ancora più ricca di significato anche perché questo giorno ha riacquisito la sua importanza storica dopo la caduta del regime totalitario di Ceausescu. Dal 1991, il 1 dicembre è ridiventato la festa nazionale del popolo romeno. La festa si celebra anche in Italia. Fino al 2 dicembre a Padova è aperta la mostra fotografica “Venezia e Bucarest: racconto di due città”. L’autore delle foto è Vlad Eftenie. Presso il centro civico Forcellini. E’ aperta invece fino al 16 dicembre la mostra di icone di Elena Mariana Ionescu “Quando la voce del pensiero tace”. Al centro civico di Camin, via Alsazia 3. Domenica 2 dicembre infine spettacolo di balli e musica tradizione e rock in Prato della Valle a partire dalle ore 15. A Venezia la festa nazionale romena sarà celebrata il primo dicembre con un concerto straordinario della soprano nata in Romania Felicia Filip al Teatro Malibran. Il concerto sarà diretto dall’artista romeno Ciprian Teodorascu. Molte sono le Associazioni dei romeni “Columna” (Colonna Traiana) in Italia e moltissime sono le aziende romene Italia, oltre 40 mila, mentre più di 20 mila sono le aziende italiane de localizzate in Romania, lo ribadisce Mario Polegato, titolare di Geox, che ad Asolo (TV) è Console Onorario della Romania. Mi diceva un colto collega romeno, Nitu Bogdan Gabriel, oggi anche prete ortodosso oltre che ufficiale di polizia, che in Romania la Dottrina Sociale della Chiesa non è stata applicata come in Italia, durante il regime di Ceausescu, ne deriva che le associazioni solidaristiche sono in numero inferiore. Credo che avesse ragione come aveva ragione quando insegnava religione in un liceo e il Dirigente lo richiamò a non impegnare “troppo” gli studenti. Anche là come qua i docenti che fanno bene il loro lavoro sono”puniti” dalla burocrazia che alimenta le finzioni e l’anonimato scolastico. In leolibri.it vi sono alcuni dei miei saggi, online, dedicati alla Romania.

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