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Juncker al 70esimo anniversario dell’accordo Degasperi-Gruber

(Giuseppe PACE). Bolzano. L’Italia delle 20 regioni e alla vigilia dell’annoso referendum (voluto da Renzi per rafforzare l’esecutivo con l’italicum e ridurre i poteri degli enti locali come quelli regionali) ricorda, con Bolzano, i primi 70 anni del’accordo non facile tra la forte richiesta di autonomia degli altoatesini e le concessioni, non poche, concesse da Roma mediante De Gasperi. Più di 600 persone nell’aula magna dell’Università di Bolzano per assistere al convegno sui 70 anni dell’Accordo Degasperi-Gruber. «Per la nostra terra l’Europa è una visione, una prospettiva e un’opportunità – ha detto il presidente della Giunta provinciale di Bolzano, Arno Kompatscher -. Noi vogliamo sviluppare con successo la nostra autonomia e ragionare su quale dovrà essere in futuro la strada che dovranno percorrere l’Alto Adige e l’Euregio. Dopo il convegno del 5 settembre a Castel Firmiano che ha analizzato gli aspetti storici – ha aggiunto il presidente – il focus è sugli aspetti giuridici dell’Accordo di Parigi, sulla protezione delle minoranze in Italia e in Europa, sulla funzione di potenza tutrice dell’Austria e sul significato dell’Euregio. Per questo sono molto felice che partecipi al convegno anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker». Non pochi italiani delle regioni confinanti al Trentino A.A. sono scettici su quell’accordo che accordava molti diritti e pochi doveri agli altoatesini e, invece, agli altri italiani veniva riservato un trattamento autonomistico degli enti locali, di serie B. Ma adesso è festa e vediamo come gli altoatesini la festeggiano. Tra gli oltre 600 partecipanti al convegno, il presidente della Giunta ha salutato il vescovo di Bolzano e Bressanone, Ivo Muser, i presidenti Ugo Rossi (Trentino) e Günther Platter (Tirolo), l’ex presidente Luis Durnwalder, il presidente dell’Università, Konrad Bergmeister, il vicerettore dell’Università di Innsbruck, Bernhard Fügenschuh, gli assessori della giunta provinciale, i consiglieri provinciali, l’europarlamentare Herbert Dorfmann, il presidente della Sottocommissione per l’Alto Adige del Parlamento austriaco, Hermann Gahr, il console austriaco, Wolfgang Spadinger il sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi e i tantissimi sindaci presenti, i parlamentari ed ex parlamentari e i rappresentanti del mondo della cultura e della ricerca scientifica. Il presidente dell’Università di Bolzano, Konrad Bergmeister, ha aperto il proprio intervento citando Wilhelm Leibnitz come precursore del pensiero europeo che definì primo come “valore” il mantenimento della propria lingua e cultura e riconobbe l’importanza della tutela delle minoranze. Il vicerettore dell’Università di Innsbruck, Bernhard Fügenschuh, ha, invece, sottolineato il crescente livello di collaborazione tra i tre atenei dell’Euregio. Christine Binder, docente all’Università di Vienna, ha analizzato gli effetti dell’Accordo di Parigi e i principi di tutela delle minoranze negli ultimi 70 anni. Parafrasando la Fattoria degli animali di George Orwell, il costituzionalista Antonio D’Atena ha definito l’autonomia altoatesina come «la più speciale tra le speciali», soffermandosi quindi sull’architettura costituzionale che permette l’esistenza sullo stesso territorio di tre enti dotati di potere legislativo, la Regione e le Province di Bolzano e Trento, con un progressivo spostamento del baricentro dell’autonomia su queste ultime. D’Atena ha infine sottolineato l’importanza dell’ancoraggio internazionale dell’autonomia, anche nell’ipotesi che entrasse in vigore la riforma costituzionale attualmente sottoposta a referendum. L’esperto di politiche europee e diritto internazionale dell’Università di Innsbruck, Walter Obwexer, presidente del centro di ricerca per l’integrazione europea del capoluogo tirolese, ha parlato del ruolo di tutela dell’Austria alla luce della normativa europea, mentre l’ambasciatore Helmut Tichy ha sottolineato che l’Austria ha preso e prende tuttora sul serio la funzione di potenza tutrice. «Lo fa relazionandosi da una parte con l’Italia, ma anche con gli organismi internazionali impegnati nella tutela delle minoranze», ha sottolineato Tichy. L’U.e. deve, in futuro, stare più attenta alle popolazioni bilingue come i Magiari in Romania, gli Albanesi e i Greci in Italia, ecc. perché gli stati nazionali tendono a fare favoritismi con il più forte. Da tempo il Veneto chiede i costituire la macroregione Triveneto per divenire anche essa a statuto speciale, ma Renzi pare che voglia ridurre i poteri ulteriormente alle regioni a statuto ordinario senza ledere quelli delle regioni a statuto speciale, se vince il suo SI ovviamente. Un presidenzialismo all’italiana molto pasticciato diverrebbe foriero di instabilità e conflitti futuri. Per il capitano del land austriaco Tirolo, Günther Platter, «l’Alto Adige grazie alla sua autonomia, da una debole piantina e diventato un albero forte». In merito all’emergenza migranti, Platter ha infine ribadito che «i confini esteri dell’Unione vanno tutelati» e che «la solidarietà all’interno dell’Ue deve funzionare e valere anche nei confronti dell’Italia che sta svolgendo un buon lavoro». Il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker ha ricordato di essere venuto volentieri in visita in Alto Adige «perché c’è buonsenso in grande misura, perché posso parlare con persone che vivono le aree di frontiera, perché il contesto europeo qui è visibile». Nel soffermarsi sui 70 anni dell’Accordo Degasperi-Gruber, Juncker ha ricordato che l’Alto Adige è un modello anche per la sua lunga storia di riconciliazione e per l’identità vissuta in tre dimensioni: quella sudtirolese, quella italiana e quella europea. Ha inoltre ricordato che la regione è elemento centrale in Europa e vuol dire sussidiarietà, e che senza sussidiarietà non funziona. Ai livelli di Stato e Regione, che devono respirare assieme, si aggiunge il grande rispetto dovuto al Comune, la prima istanza del cittadino. Per quanto riguarda l’intervento pubblico nell’economia la ricetta di non klasciare fare l’economia da sola viene applicata anche da Juncher, ma leggiamo che dice a Bolzano. Il futuro delle Regioni è legato anche a crescita e occupazione, oggi ancora troppo deboli in Europa, ha aggiunto Juncker soffermandosi sul Piano europeo di rilancio economico che porta il suo nome e che prevede un raddoppio delle risorse (da 315 a 630 miliardi di euro da mobilitare in sei anni) a disposizione per gli investimenti strategici privati e pubblici e colmare così il gap europeo. Parlando del lavoro della Commissione UE, il presidente ha spiegato che il punto critico nella costruzione dell’Unione è stata la distanza tra la politica europea e i cittadini europei. L’Europa è diventata quindi spesso il capro espiatorio, ma è sbagliato considerarla responsabile di tutto. E sui compiti della sua Commissione: «deve occuparsi dei grandi temi dei nostri tempi, non essere grande sulle cose piccole e piccola sulle grandi, come accaduto a volte in passato». A tale proposito Juncker ha ricordato che l’Europa deve essere dialogo fra sovranità e solidarietà, una sovranità che va suddivisa perché porta maggiori vantaggi rispetto a quella esclusivamente nazionale. Sulla necessaria strada da percorrere subito verso la costituzione degli SUE (Stati Uniti d’Europa) pochi sono i determinati e molti sono i politici del tirare a campare e degli equilibrismi più vari. Juncker ha parlato di una credibilità europea da recuperare attraverso la concreta attuazione delle misure che si deliberano e ha ricordato l’importanza di una strategia dell’UE per una politica estera e della difesa, che significa  unire le forze per una maggiore integrazione dei Paesi UE nel settore della sicurezza. Sui migranti, ha chiarito ancora, serve una solidarietà condivisa, una capacità di accoglienza indipendentemente dalla fede religiosa o dal colore della pelle. Juncker ha ribadito di ripetere da anni che Italia e Grecia non possono essere lasciate sole: l’Italia sta facendo sforzi enormi e lavora bene, ma gli altri Paesi devono fare la loro parte. Analogamente sul terremoto, Juncker ha detto che l’UE deve sostenere finanziariamente gli amici italiani, la ricostruzione è anche un compito europeo e la Commissione dovrebbe intervenire. Ha citato come esempio la cattedrale di Norcia. L’intervento conclusivo del convegno è stato quello del presidente Arno Kompatscher, che ha ricordato come il seme piantato con l’Accordo di 70 anni fa sia diventato fondamentale, la base del diritto internazionale dell’autonomia altoatesina. «Ma autonomia vuol dire anche capacità di buon autogoverno e di sviluppo, che ha portato l’Alto Adige agli alti livelli di oggi e a una capacità di tutelare e vivere la propria cultura e la propria identità». La tappa cruciale del superamento del confine del Brennero grazie a Schengen ha permesso di andare oltre i vincoli nazionali e di aprire la stagione della cooperazione transfrontaliera, del GECT dell’Euregio: «di questo dobbiamo ringraziare l’Europa. L’UE è prospettiva, chance e visione – ha scandito Kompatscher – che trova nell’Alto Adige una piccola Europa in Europa e nella sua funzione ponte un sostenitore convinto». Il presidente della Provincia di Bolzano si è poi soffermato sull’Europa di oggi: «il processo di trasformazione con la globalizzazione, la digitalizzazione e la migrazione ha creato insicurezza, molti cittadini chiedono il ritorno di uno Stato forte, ma questa non è la soluzione». La risposta al populismo, che in questa fase di incertezza trova terreno fertile, «deve essere un’Europa forte, non i nazionalismi forti». Per arrivarci, «servono premesse concrete – ha aggiunto Kompatscher – le decisioni prese dall’UE vanno attuate, con il tramite di strumenti più incisivi, e la solidarietà non va praticata a senso unico». Prima del convegno all’Università, Junker è stato ricevuto da Kompatscher nella sede della Provincia, salutato da un plotone di Schützen in parata con tanto di schioppi (cosa che ha indispettito il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore, Alessando Urzì, che ha protestato per una modalità «di accoglienza tipica più di uno stato indipendente che di una provincia autonoma»). Nella mezz’ora di colloquio a quattr’occhi, diversi i temi di attualità approfonditi da Kompatscher e Juncker, a cominciare dallo stato di attuazione del processo di unificazione europea. Entrambi hanno concordato sulla necessità che decisioni comuni a livello europeo vadano rispettate e sostenute da tutti i Paesi membri. A tale proposito è stata sottolineata l’importanza della coesione e della solidarietà nell’UE. Il presidente Juncker ha dichiarato che l’Europa può funzionare solo se decisioni congiunte vengono anche attuate congiuntamente. Juncker ha anche annunciato che a fine mese la Commissione presenterà proposte per proseguire nella politica europea di sicurezza e difesa. Proprio come il tema della migrazione, altro punto del colloquio, anche con una politica estera e di sicurezza comune gli europei assieme possono raggiungere maggiori risultati di ogni singolo Paese membro. Si è parlato inoltre dell’attuazione anche in Alto Adige del Piano europeo di investimenti strategici, meglio noto come “Piano Juncker”, a sostegno di progetti transfrontalieri di investimento. Si tratta di finanziare investimenti pubblici e privati necessari per il rilancio dell’economia reale in settori tra cui PMI, ricerca, innovazione e energia. Il principale strumento è il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS). Nel colloquio con Juncker, Kompatscher si è soffermato anche sui punti che riguardano la politica regionale, tra cui l’agricoltura montana, il mantenimento dei fondi strutturali dopo il 2020 e la strategia EUSALP della macroregione alpina (5 Paesi, 48 regioni e 70 milioni di abitanti) e tutela delle minoranze nazionali e linguistiche. Insomma le richieste degli Enti Locali sono sempre più insistenti verso una Roma che è sorda alle autonomie locali e che tende, da sempre, ad accentrare i poteri e ridurli alle periferie, questo pare che accada anche con Bruxelles, purtroppo. Il piano Juncher, come tanti altri dei politici degli ultimi due decenni, prevede soldi da dare a pioggia ai vari settori economici, ma la politica dell’economia liberista dov’è? Dove mette le mani lo Stato con i soldi dell’erario e delle tasse combina solo guai allo sviluppo economico perché lo altera, lo demoralizza ed alimenta i faccendieri e gli imbroglioni con tangentopoli e parentopoli europee.

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