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ERCOLANO TRA LE CAPITALI MONDIALI DELLA CULTURA 2018

(Giuseppe PACE). ERCOLANO Ogni tanto un riconoscimento ad una città della ex Campania Felix, Resina,fa piacere anche per un po’ di sano campanilismo regionale. Il ministero delle Attività e beni culturali ha diffuso l’elenco delle dieci città finaliste al titolo di “Capitale italiana della cultura 2018: il Ercolano si qualifica bene con Trento, Aquileia, Montebelluna e Comacchio, cui s’aggiungono Alghero, Erice, Palermo, Recanati e Settimo torinese. Fino al 1969 Resìna, Ercolano è un comune italiano di 53.546 abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania. Ercolano è famosa nel mondo per gli scavi archeologici della città romana fondata, secondo la leggenda, da Ercole e distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79; insieme a quelli di Pompei e Oplontis, fanno parte de patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Nel 1709 Emanuele Maurizio di Lorena, Principe d’Elbeuf, mentre stava costruendo il suo palazzo presso il litorale di Portici venne a sapere che un tale Nocerino, detto Enzechetta, nello scavare un pozzo in un podere alle spalle del convento degli agostiniani di Resina si imbatté in marmi e colonne antiche. Decise di comprare il fondo e nel 1711 avviò degli scavi attraverso pozzi e cunicoli che raggiunsero l’antico Teatro di Ercolano da cui estrasse statue, marmi e colonne che tenne per sé o inviò in dono presso amici, parenti e regnanti europei. Grazie a lui il re Carlo III di Borbone decise di acquistare a sua volta il fondo e avviare scavi sistematici mentre in Europa si diffuse a macchia d’olio la fama dell’antica Ercolano che influenzò enormemente la cultura dell’epoca, dando impulso al movimento culturale che fu chiamato Neoclassicismo e alla moda dell’aristocrazia inglese di svolgere il Grand Tour attraverso l’Europa, fino all’Italia e alla Grecia. Il successo dei ritrovamenti spinse il re a costruire nel 1740 un palazzo reale nelle vicinanze degli scavi di Resina entro i confini del casale di Portici, che da quel momento assunse il titolo di Real Villa di Portici. Nella nuova reggia estiva raccolse i ritrovamenti ercolanesi realizzando in un’ala del palazzo l’Herculanense Museum che apriva per lo stupore e la meraviglia dei suoi ospiti. Il tratto del Corso Resina che dagli Scavi archeologici arriva fino a Torre del Greco è chiamato Miglio d’Oro per le splendide ville del XVIII secolo allineate ai suoi lati. Da Ercolano parte la strada che conduce al Gran Cono del Vesuvio per la visita al cratere. Dopo la terribile eruzione del 79 d.C. la vita riprese lentamente sull’area colpita e già nel 121 d.C. si ha notizia della riattivazione dell’antica via litoranea che da Napoli conduceva a Nocera. Nella basilica di Santa Maria a Pugliano sono custoditi due sarcofagi paleocristiani risalenti al II e al IV-V secolo d.C., a testimonianza dell’esistenza di comunità abitate sul sito dell’antica Ercolano. Purtroppo non si hanno notizie certe del periodo tra la caduta dell’Impero romano d’Occidente e l’anno Mille. Sicuramente l’area vesuviana fu esposta alle numerose guerre tra i popoli che invasero l’impero, a cominciare dalla guerra greco-gotica e a quella tra il Ducato di Napoli, formalmente dipendente da Bisanzio, e il Ducato di Capua, istituito dai Longobardi. Addirittura è certa una presenza saracena sul finire del IX secolo. Nel X secolo si hanno i primi riferimenti a un casale di Resina o Risina.. Nel 1418 la regina di Napoli Giovanna II d’Angiò cedette le università di Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano prima al Gran Siniscalco del regno e suo favorito Sergianni Caracciolo e, dopo qualche anno, ad Antonio Carafa. Il diritto feudale dei Carafa sulla castellania di fu mantenuto anche da Alfonso d’Aragona che, anzi, la elevò a Capitania nel 1454, benché concessa in buegenseatico, ossia priva di vincoli feudali. Le attività principali dei resinesi erano l’agricoltura, la pesca ed è attestato l’utilizzo di barche coralline resinesi insieme a quelle di Torre del Greco.[10] Era anche diffusa l’attività di lavorazione della pietra lavica, tanto che nel 1618 fu concessa la formazione di una corporazione dei marmolari. Nel Cinquecento il culto della Madonna Assunta, la cui festività ricorre il 15 agosto, venerata nella Chiesa di Santa Maria a Pugliano era tale da far affluire a Resina numerosi pellegrini da tutte le contrade vesuviane e dal 1574 si ha la prima citazione della chiesa come basilica pontificia. Sicuramente nel 1576 fu eretta a parrocchia con una giurisdizione spirituale che comprendeva il territorio tra il Vesuvio e il mare, tra Torre del Greco e San Giovanni a Teduccio. Solo nel 1627 i cittadini di Portici chiesero ed ottennero dal cardinale di Napoli il distacco della loro comunità dalla parrocchia di Santa Maria a Pugliano e per la prima volta si definirono i confini tra i due casali. Ai primi del Seicento risalgono anche la Chiesa di Santa Maria della Consolazione, costruita dai padri Eremitiani Scalzi di Sant’Agostino, e una cappella dedicata a Santa Caterina. Ercolano, Alghero, Aquileia, Comacchio, Erice, Montebelluna, Palermo, Recanati, Settimo Torinese e Trento, sono le 10 citta’ finaliste per il titolo di Capitale italiana della cultura per il 2018 scelte all’unanimità dalla giuria presieduta da Stefano Baia Curioni. Per il sindaco Buonajuto l’ingresso in finale “è la conferma di un percorso intrapreso per la valorizzazione del nostro territorio”» Le dieci città sono state scelte all’unanimità dalla giuria presieduta da Stefano Baia Curioni tra le 21 che hanno partecipato. Alla vincitrice sarà assegnato un contributo di 1 milione di euro e l’esclusione delle risorse investite nella realizzazione del progetto dal vincolo del patto di stabilità. Il titolo è stato istituito dalla legge “Art Bonus” sulla scia della vasta e virtuosa partecipazione di diverse realtà italiane al processo di selezione per individuare la Capitale europea della cultura 2017. «Abbiamo ricevuto molte proposte di elevata qualità – riferisce il presidente Baia Curioni – a dimostrazione che le città candidate hanno saputo combinare insieme cultura, partecipazione e creazione di capitale sociale. E’il segno che anche grazie alla “Capitale italiana della Cultura” la capacità di sviluppare progetti integrati è cresciuta su tutto il territorio nazionale». La commissione ascolterà nel mese di gennaio le 10 finaliste, mentre la scelta finale della “Capitale italiana 2018” sarà effettuata martedì 31 gennaio. La rinomanza internazionale dell’antica Pompei seppellita dalle ceneri del Vesuvio nel 79 d.C. fa pronosticare che Resina possa essere, almeno per un anno, la Capitale Mondiale della Cultura, lo meriterebbe! Gli scavi archeologici di Ercolano sono meta fissa di circa 350.000 di turisti l’anno: nel 2014 hanno registrato 351.068 presenze, risultando il quattordicesimo monumento più visitato d’Italia, con un introito lordo totale di 1.870.809,50 Euro. Nel 2015 i visitatori hanno raggiunto la cifra record di 410.069. Da pochi anni è stato realizzato il nuovo accesso agli scavi, con un’ampia area adiacente che comprende un parcheggio a raso e interrato, un’area a verde attrezzato e punti di ristoro e vendita di souvenirs. Oltre all’area archeologica, in alcune occasioni opportunamente pubblicizzate sul sito della Soprintendenza Archeologica di Pompei è visitabile il padiglione della barca di Ercolano, ritrovata sull’antico litorale della città. Da piccolo ricordo la frequentazione del mercato di Resina quando molti abiti, ancora buoni, si potevano acquistare a prezzi irrisorie, venivano donati agli italiani poveri dagli USA ricchi.

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