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CAIVANO Conferenza Gender di Gianluca Martone

(IlMezzogiorno) Martedi 8 novembre alle ore 20, presso la parrocchia San Paolo Apostolo sita nel parco verde di Caivano di Padre Murizio Patriciello, si è tenuto un incontro di informazione dal titolo:Come difendere i nostri figli . Incontro sull’ideologia GENDER”. E’ intervenuto il nostro collaboratore Gianluca Martone, il quale ha soffermato la sua analisi soprattutto sull’ideologia di genere e sui gravi danni che quest’ultima puo’ comportare nella società, nella famiglia e nella crescita dei bambini. L’iniziativa è stata voluta fortemente dal coraggioso parroco napoletano, da sempre impegnato in difesa della famiglia e della vita, in collaborazione con l’Associazione Onlus PROVITA e con l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita. Nel corso della sua attenta analisi, il giornalista ha esaminato in modo preciso l’indottrinamento gender nelle scuole. “Cosa si intende per identità di genere? La percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile anche se opposto al proprio sesso biologico, per cui non si è maschio o femmina in base al dato oggettivo di natura, ma in base alla percezione soggettiva di come ci si sente al momento. L’obiettivo è «instillare» sin dalla più tenera età questa idea di uomo: fluida e in fieri. Con la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola, con la revisione dei libri di testo, con progetti e attività nelle classi. Spesa prevista: 200 milioni di euro”.

Il giornalista Martone ha esaminato anche l’indeterminatezza del concetto di “omofobia” sia in ambito medico che giuridico, denunciando acutamente come questa indeterminatezza renda la nozione di “omofobia” particolarmente manipolabile (la storia della professoressa Caramico ne è un esempio chiarissimo: per più di venti giorni è stata ingiustamente sottoposta ad un vergognoso linciaggio mediatico).
Nonostante la natura incerta e vaga del concetto di omofobia è stata ad ogni modo elaborata una vera e propria strategia per combattere il fenomeno che originerebbe: la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)“. Tale Strategia è rivolta «a diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell’elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere», ad esempio valorizzando «l’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie», o proponendo «un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio». Questo documento espropria la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – dal compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi.
Su questa grave problematica, anche Papa Francesco è intervenuto ripetutamente. Nel corso del suo intervento al Bice (Bureau international catholique de l’enfant) l’11 aprile 2014, il Santo Padre affermò “Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti – riferendosi a progetti concreti di educazione – si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”.
Quest’aberrante ideologia si sta diffondendo anche nei nostri asili nido, come si è purtroppo verificato con il famoso “ gioco del rispetto” in 45 scuole dell’infanzia, iniziativa promossa dal comune di Trieste e riportata anche da diversi quotidiani nazionali.
Ma in cosa consisteva questo “gioco del rispetto”? Questa attività puntava a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significhi essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento, che avrebbe consentito loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale.
I genitori dei bambini hanno comunque manifestato la loro indignazione soprattutto in merito ai giochi proposti nel progetto e ad alcune frasi riportate nelle schede di gioco contenute nel kit distribuito negli istituti che hanno aderito all’iniziativa. Uno di questi prevede che la maestra, dopo aver fatto fare ai piccoli alunni un po’ di attività fisica, faccia notare che le sensazioni e le percezioni provate dai piccini sono uguali. «Per rinforzare questa sensazione – si leggeva nel manuale a disposizione delle insegnanti – i bambini/e potevano esplorare i corpi dei loro compagni e ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente – si leggeva ancora – i bambini potevano riconoscere che vi erano differenze fisiche che li caratterizzavano, in particolare nell’area genitale». Tra i giochi proposti vi era pure quello del “Se fossi”, durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestivano e indossavano dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza.
Inoltre, il giornalista, nel rispondere alle domande di alcune persone presenti al dibattito, ha fatto riferimento alle ultime notizie agghiaccianti provenienti dalla Spagna e riportate dal giornalista della Nuova Bussola Quotidiana Andrea Zambrano:” Procede sempre più a tappe forzate la marcia inarrestabile della rivoluzione antropologica in Spagna. Dopo l’approvazione di una legge nella regione di Madrid che consente ai bambini di cambiare il proprio genere da maschile in femminile e viceversa femminile, questa volta tocca a Valencia. La Comunidad Valenciana, praticamente il governo della regione autonoma di Valencia, governata da un’alleanza tra partito socialista e Sinistra radicale sta lavorando ad una Legge sulla transessualità. Il provvedimento, che presto verrà sottoposto a votazione prevede l’obbligo delle scuole di indottrinare i bambini all’ideologia del genere secondo l’agenda stabilita dalle lobby Lgbt. Ma il progetto di legge va oltre quelli similari già approvati a Madrid, alle Baleari e a Murcia: le scuole private parificate che non si adegueranno, subiranno sanzioni economiche fino a 45mila euro e potranno vedersi togliere il contributo statale. Una misura da stato totalitario contro la quale, a differenza di Madrid, dove le gerarchie ecclesiastiche non si erano opposte, ha tuonato il vescovo di Valencia Antonio Cañizares Llovera, che ha invitato a non sottostare a queste leggi fino a praticare l’obiezione di coscienza. Uno degli aspetti più inquietanti è rappresentato dal fatto che i minorenni potranno decidere di cambiare sesso, anche chirurgicamente senza il consenso dei genitori. Ma c’è di più: il trattamento verrà pagato dal sistema sanitario pubblico. Contemporaneamente gli istituti scolastici saranno obbligati a redigere un “Piano di convivenza e uguaglianza” che preveda nel piano dell’offerta formativa contenuti sull’identità di genere. Tutto è spiegato nell’articolo 51 del progetto di legge: «Una persona fisica o giuridica che commetta una mancanza grave rispetto alla legge sulla transessualità potrà essere multata fino a 3000 euro e l’interdizione all’accesso di ogni tipo di sostegno pubblico per un anno. In casi gravi la sanzione schizza a 45mila euro e tre anni di interdizione fino alla chiusura della scuola”. Ma c’è di più: per dare piena attuazione alla legge i professori saranno costretti ad essere sottoposti ad un corso intensivo di rieducazione al fine di conoscere le “dinamiche di esclusione sociale”. La proposta di legge arriva contemporaneamente ad una imponente manifestazione delle scuole paritarie cattoliche della regione valenciana che hanno portato in piazza oltre 40mila persone contro i progetti di legge gender oriented nelle scuole. Quanto più la proposta è al limite del sovvertimento, tanto più si è levata la voce del vescovo Cañizares. Questi, in occasione della solennità del Corpus Domini ha tuonato contro le leggi gender. L’arcivescovo della città spagnola ha chiesto ai cattolici di non lasciarsi «sottomettere da quelle leggi ingiuste basate sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttive dell’umanità e di tutta la storia» fino a spingersi alla richiesta di obiezione di coscienza dicendo che a «a queste leggi non bisogna obbedire». Il giorno dopo nel corso di una conferenza al Collegio della Santa Famiglia di Valencia ha constatato che è «una disgrazia che la famiglia non sia la prima preoccupazione degli Stati» e ha citato un parallelo che non mancherà di far discutere come già fece in occasione dell’attacco all’impero gay: «Vogliono distruggere la famiglia come voleva fare l’Unione Sovietica comunista», ha concluso.
Cosa fare dinanzi a questa deriva? L’Avv. Amato ha concluso il suo libro “Gender distruzione” con queste significative parole. “La saggezza dell’ars militaris insegna che a fronte di un buon piano di invasione da parte del nemico, occorre predisporre un altrettanto efficace piano di difesa e contrattacco. Il punto è che bisogna prima convincere che un piano di invasione esiste. Non è facile destare gli increduli, i dubbiosi, i pavidi, gli incerti, i sonnolenti, i pessimisti cronici, gli scettici, i disfattisti. Il grande San Pio X ricordava, con fine realismo, che da temere non è tanto la forza dei cattivi, quanto la fiacchezza dei buoni”.

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