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LA RIFORMA PENSIONISTICA TRA APE E RITA

(Giuseppe PACE, Segretario Provinciale Partito Pensionati) Tra ape (Pensione Anticipata) e RITA (Rendita Integrativa Anticipata) avanza l’efficientismo governativo sul sistema pensionistico italiano. Dopo la nota Riforma Fornero che ha fatto piangere per TV la ministro poiché allungava i tempi per andare in pensione ed in seguito a numerose proteste popolari, sindacali e politiche arriva sia l’APRE che RITA. Anticipo pensionistico APE, potenziamento quattordicesima, rendita integrativa RITA, cumulo gratuito contributi, misure per lavoratori precoci e lavori usuranti, aliquota più bassa per la gestione separata, no tax area pensionati: sono le misure di Riforma Pensioni contenute dalla legge di Stabilità 2017 trasmessa alla Camera dei Deputati il 29 ottobre, dopo che il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di autorizzazione.. Vediamo una sintesi delle misure. Il punto centrale della Riforma Pensioni è rappresentato dall’APE, l’anticipo pensionistico che consente di ritirarsi a 63 anni di età, quindi con 3 anni e sette mesi di anticipo (ci vogliono 20 anni di contributi). Funziona nel seguente modo: è “un prestito, corrisposto a quote mensili, per 12 mensilità” fino “alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia”. Il pensionato restituirà poi l’anticipo con rate mensili 20ennali. E’ prevista una polizza assicurativa per coprire il rischio di decesso prima della restituzione totale. Il trattamento è erogato dall’INPS ma finanziato dalle banche. La misura è sperimentale per gli anni 2017-2018, al termine del periodo il Governo effettuerà una verifica dei risultati e deciderà l’eventuale prosecuzione. Il lavoratore deve prima presentare all’INPS una richiesta di certificazione del diritto all’APE, e successivamente presenta a domanda vera e propria, utilizzando le credenziali SPID. I modelli e le procedure saranno stabilite da apposito decreto ministeriale attuativo. La domanda contiene l’indicazione della banca che finanzia la misura e dell’assicurazione che copre il rischio. Saranno stipulati accordi quadro con ABI (associazione banche italiane) e ANIA (imprese assicuratrici). La durata minima dell’APE è di sei mesi, è possibile estinguere anticipatamente il prestito, con modalità che saranno fissate dal decreto attuativo. I datori di lavoro, gli enti bilaterali, o i fondi di solidarietà, possono incrementare il montante contributivo individuale (Ape aziendale). E’ istituito un Fondo di Garanzia per l’accesso all’APE. Attenzione: le quote versate a titolo di anticipo APE non concorrono a formare il reddito IRPEF. E’ previsto un credito d’imposta al 50% dell’importo pari a un ventesimo di interessi e premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. L’anticipo pensionistico è a carico dello stato (APE sociale) per le seguenti categorie di lavoratori: Disoccupati con almeno 30 anni di contributi che hanno concluso l’indennità da almeno tre mesi; lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con handicap grave: anche in questo caso, ci vogliono almeno 30 anni di contributi; persone con riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, e 30 anni di contributi versati; lavoratori dipendenti impiegati in mansioni usuranti da almeno sei anni, con almeno 36 anni di contributi. le mansioni usuranti sono le seguenti: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni, conciatori di pelli e di pellicce, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori di mezzi pesanti e camion, professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza, professori di scuola pre-primaria, facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti. L’APE sociale non può superare i 1500 euro mensili, è compatibile con redditi da lavoro che non superino gli 8mila euro annui. La rendita integrativa anticipata spetta ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi (stesso requisito previsto per l’accesso all’APE), e prevede la possibilità dell’assistito di chiedere la liquidazione frazionata del montante accumulato richiesto. La richiesta è presentata dal lavoratore, le somme erogate a titolo di rendita integrativa sono tassate con aliquota al 15%, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di sei punti percentuali. La quattordicesima mensilità sulla pensione spetta ai pensionati che percepiscono un assegno fino a due volte il minimo (prima il tetto era una volta e mezzo), ed è più alta, in misura che cambia per lavoratori dipendenti e autonomi a seconda dell’entità della pensione e degli anni di contribuzione. La 14esima va dai 437 euro per i lavoratori dipendenti che hanno una pensione fino a 1,5 volte il minimo e 15 anni di contributi, ai 504 dei pensionati con assegno da 1,5 a 2 volte il minimo e oltre 25 anni di contributi. La pensione si calcola pro rata con le regole delle singole gestioni. Possono scegliere il cumulo anche i lavoratori che avevano giù iniziato a versare rate per la ricongiunzione onerosa (a patto che non abbiano già definitivamente perfezionato il pagamento integrale), o che avevano scelto la totalizzazione dei contributi. Gestione separata: l’aliquota per i lavoratori autonomi scende a 25%. Lavoratori precoci: coloro che hanno almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni, possono andare in pensione con 41 anni di contributi se rientrano nei seguenti casi: disoccupati senza indennità da almeno tre mesi, lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado con handicap grave, lavoratori con riduzione della capacità lavorativa del 74%, lavoratori con mansioni usuranti da almeno sei anni (le tipologie di mansioni usuranti sono le stesse previste per l’APE). Infine, eliminato l’adeguamento alle speranze di vita lavori usuranti, la no tax area pensionati sale a 8mila euro anche sotto i 75 anni, eliminate le penalizzazione per le pensioni anticipate previste dalla Riforma Fornero di fine 2011. Questa riforma, poco mediata e impositiva non fa contenti i pensionati che hanno lavorato 40 e passa anni, ma rende solo un po’ contenti chi percepiva una pensione bassa, orafi, idraulici ed altri artigiani compresi