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L’immaginario collettivo nei luoghi del brivido tra Halloween e Ognisanti

(Giuseppe PACE) Con l’approssimarsi della ricorrenza cattolica di Ognisanti, l’uomo rincorre riti e simboli fantastici che lo fanno riflettere sul tempo e la fine della sua vita terrena. Nella presentazione le libro di Gabriele Lombardo:”Le scale del tempo”, Editrice Il Torchio, Padova 2014, l’Autore ha evidenziato, tra l’altro, il lutto nel Mezzogiorno italiano di origine greco. Nell’interessante libro, l’amore, o il conoscersi tra i due generi, viene vissuto quasi come una sorta di sofferenza, mentre speciali sono le analogie dei diversi tempi di emancipazione sociale tra Padova (dove è nato e cresciuto l’Autore, Sociologo) e Sicilia (dove sono nati i genitori che migrarono per il papà ferroviere). Il dr. Gabriele Lombardo ha saputo cogliere alcuni dei tratti sociologici dell’Italia del dopo ultimo conflitto mondiale. La spiritualità, o meglio la ricerca dell’aldilà fantastico, è un tema che mi appassiona da quando sono stato in Transilvania 5 anni e là Dracula è di casa. Al ritorno ho pubblicato, tra l’altro, un saggio dal titolo emblematico “Vampiri e Romania”, leolibri.it che mette in risalto il magico presente nel nostro paleoncefalo e che, nelle varie epoche storiche, l’uomo esprime come ad esempio i riti dionisiaci. In Transilvania moltissimi turisti, non i romeni, vanno alla ricerca del brivido draculiano. I romeni non cercano l’immaginario fantastico in Dracula, ma più nei riti dionisiaci che l’imperatore Traiano ha esportato là nel 106 d.C. A Venezia, città dall’aspetto affascinante e unico, tra le sue numerose isole e lagune nasconde non pochi luoghi spaventosi, a cominciare dal Canal Grande. Si racconta, infatti, che durante alcuni periodi dell’anno è possibile vedere, vicino al ponte di Rialto, il fantasma di Fosco Loredan con la testa della moglie, assassinata per gelosia. Secondo un’altra leggenda, sempre sul Canal Grande, nel palazzo di Ca’ Dario riecheggiano le grida dei vari inquilini, tutti morti di morte violenta. Infine, Poveglia, isola della laguna veneta, nonché antico lazzaretto dove gli ammalati di peste venivano condotti a morire, risulterebbe luogo di sinistre e inquietanti presenze. Là, una donna con il mattone in bocca, morta nel 1500, è stato rinvenuta pochi anni dagli archeologi fiorentini. Segno evidente che l’immaginario draculiano era già stato esportato dalla non lontana Transilvania. A Voltri, poco distante da Genova, si trova la “Casa delle anime”, uno dei luoghi da brivido in cui sicuramente non vorreste passare la notte. Strani avvistamenti di corpi eterei, accompagnati da lamenti lontani, hanno dato una fama spettrale a questa villa. Purtroppo dietro la leggenda c’è una triste e terribile verità: la casa è un’antica locanda, all’epoca gestita da due assassini che uccidevano gli ospiti, facendo calare su questi un soffitto mobile, per poi impossessarsi dei loro averi. Ospedali psichiatrici e manicomi abbandonati sono da sempre il set preferito da registi di film horror. Di certo, non fa eccezione il vecchio ospedale abbandonato di Colorno, poco distante da Parma. La vecchia struttura è così tetra da aver ispirato un’artista di strada, Herbert Baglione, a rendere reale la suggestione provata dal visitare i suoi lunghi corridoi e le cupe stanze: un’opera d’arte spaventosa che solo i più temerari vorranno apprezzare dal vivo. Anche Roma ha il suo famoso fantasma che, si dice, appaia su una carrozza trainata da cavalli neri. Si tratta del fantasma di Donna Olimpia (1592-1657), una scalatrice sociale che fuggì da Roma con due casse di monete d’oro alla morte del cognato, papa Innocenzo X. Il papa successore, Alessandro VI, la esiliò e la donna morì poco dopo di peste. C’è chi giura di averla vista a tutta velocità sul Ponte Sisto o in piazza Navona, luogo della sua antica residenza. La spiritualità nel Mezzogiorno nostrano è ancora un continente solo in parte esplorato. Il mondo della magia e delle streghe anch’esso è solo in piccola parte esplorato. Nel mese di maggio del 2013, con l’Associazione Amici della Ferrovia Alifana, di Piedimonte Matese, guidata da 2 colti medici locali, ho visitato la Reggia Borbonica di Portici ed apprezzato l’Associazione Centro Muse, che mi invia, graditamente, le sue attività via e mail. Trovo interessante quella prossima “Brividi alla Reggia” del 30 c.m. Leggiamo cosa mi scrivono:”In occasione del triduo di Ognissanti, antenato nobile della festa di Halloween, presentiamo una visita speciale per raccontare tutte le storie della nostra regione che narrano di mostruose creature delle tenebre. Il lupo mannaro, i vampiri, Frankenstein e altre figure dei racconti horror sono nati nei nostri boschi e campagne, sono legati alla nostra terra. Li scopriremo insieme, per risalire alle radici campane dei nostri brividi e ripercorrere le origini dei personaggi più popolari dell’immaginario collettivo campano! Il percorso comprenderà diversi luoghi all’aperto del Bosco Superiore come l’Orto Botanico e il “Castello” e, in caso di pioggia la visita sarà effettuata all’interno della Reggia. Fare ricerca culturale in Campania, in ambiti sia pure quasi dionisiaci, è interessante e da incoraggiare. Una regione il cui territorio si evidenzia troppo spesso per fatti e misfatti poco edificanti, qualcuno che si dedica alla promozione culturale fa meritoria eccezione. L’immaginario collettivo campano, da evidenziare, a me appare sia un’impresa ciclopica perché l’immaginario collettivo è magari meridionale e non solo campano o regionale. Comunque a Letino, sul Matese più alto, Mazzamauriello era diffuso nell’immaginario collettivo e dei bambini adolescenziali in modo speciale.Ancora di più nella testa di noi piccoli e adolescenti vi erano le ianare o streghe, che ci venivano addirittura additate di giorno in povere vecchie, spesso claudicanti. Mazzxamaureglio comunque forse era uno dei pochi uomini immaginari e benefici, mentre le donna, a parte la befana, era sempre malefica come il mondo delle più note streghe, di Benevento o di Maleventum prima dei Romani che sconfissero Pirro. Nei castelli poi date le dimensioni notevoli delle sale, delle scale e delle cantine, l’immaginario collettivo si stimola meglio. Nella parte superiore del cervello o neoencefalo si trovano le aree delle emozioni e ricordi recenti, mentre nel paleo encefalo, più in profondità, si trovano aree non ben definite dalla scienza moderna e là comunque si annidano i ricordi e le emozioni del fantastico meno realistico. In Campania la immaginazione sembra essere più spiccata di altri lembi territoriali italiani ed europei. La stimolazione del paleoncefalo dunque potrebbe essere più sorprendentemente rivelatrice di arte, di musica, di commedia, di sceneggiata, di creatività? I misteri di Palermo. Palermo è una città splendida che non ha nulla da invidiare ad altre città italiane, nemmeno i luoghi spaventosi. Le catacombe dei cappuccini piene degli scheletri dei frati defunti, sono uno dei luoghi in cui certamente non vorreste passare la notte, così come il castello di Caccamo, uno dei castelli con più avvistamenti di fantasmi in Italia. Anche Roma ha il suo famoso fantasma che, si dice, appaia su una carrozza trainata da cavalli neri. Si tratta del fantasma di Donna Olimpia (1592-1657), una scalatrice sociale che fuggì da Roma con due casse di monete d’oro alla morte del cognato, papa Innocenzo X. Il papa successore, Alessandro VI, la esiliò e la donna morì poco dopo di peste. C’è chi giura di averla vista a tutta velocità sul Ponte Sisto o in piazza Navona, luogo della sua antica residenza. Con Halloween: 5 luoghi più spaventosi d’Italia. Che ci si creda o meno, il mondo del mistero e dell’occulto è sempre motivo di grande curiosità. Alcune credenze raccontano che, in occasione della festa pagana di Samhain, corrispondente al nostro Halloween e Ognissanti, il mondo visibile e quello nascosto si incontrino e che le barriere che dividono i due universi si assottiglino, permettendo l’esperienza di eventi paranormali. Avventuriamoci alla scoperta dei luoghi più spaventosi del Mezzogiorno. Per dormire sonni tranquilli, ci affidiamo alle “case non infestate” da streghe, lupi mannari, ecc.. Se il film l’acchiappafantasmi ha divertito intere generazioni la moda planetaria di Hallowin non è divertente, ma ci ricorda tra zucche e scheletri l’oltretomba e il confine drammatico che separa la vita dalla morte oltre la quale il fantastico non ha confini.

 

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