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A LETINO (CE) BOB DYLAN ERA STATO OMAGGIATO NEL 2009

(Giuseppe PACE). LETINO Nel 2009 fui invitato, sulla spinta di pressioni paesane più che parentali, dal Comune di Letino (CE) per presentare pubblicamente il mio saggio:”Letino tra mito, storia e ricordi”, Energie Culturali Contemporenee Editrice, Padova 2009. In quel saggio citai ampiamente Bob Dylan che sapeva parlare alle nuove generazioni raccomandando ai padri di mettersi da parte se non capaci di dialogare con il nuovo dei figli. Mi giunge gratificante pertanto il conferimento a Bob Dylan del Nobel per la Letteratura. Il mio saggio non ha avuto il riconoscimento che, probabilmente, meritava per essere stato il primo libro scritto per Letino da un letinese di nascita. Le critiche, soprattutto dall’intellighenzia (meno di mezza dozzina di persone) che guida e guidava il Municipio non sono state poche, né tolleranti poiché non rientrava, il contenuto generale del mio saggio, nella loro personale cultura gramsciana, vendoliana, anarco-insurrezionalista, ecc.. Io li perdono perché sono filosofi montanari, come me, alla loro prima esperienza in terreni culturali diversi da quelli dei loro padri silvopastorali, ma più colti di esperienza acquisita sul campo. Non hanno forse potuto confrontarsi con altri di altre culture per non essersi allontanati, a volte anche solo culturalmente e non fisicamente, un po’ oltre il ristretto territorio dell’imprinting. Bob Dylan docet per tutti, per me e per loro anche. La grande lezione di Dylan non è solo estetica, in senso stretto. La sua lezione di artista può valere in molti ambiti e per tutti: “sii fedele a te stesso, a quello che fai, ai tuoi progetti, le tue idee, le tue intuizioni. Gli altri capiranno, dopo. E se non capiranno, peggio per loro”. Queste parole profetiche mi interessano particolarmente perché adatte per Letino. Bob Dylan ancora oggi è contestato da quelli che non lo vogliono espressione di Letteratura ma solo di canzonette! La svolta, a metà degli Anni 60. Nel 1965 Dylan torna al Newport Folk Festival, dove aveva già suonato da solo, con la chitarra acustica, in perfetto stile folk, riscuotendo una grande successo. Cultura popolare e cultura alta, folk e rock, acustica ed elettronica, canzoni e poesia non hanno più i confini del passato. O meglio tornano a non avere più confini. Bob Dylan ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2016 grazie a una produzione sconfinata di canzoni dai testi ad alto tasso di letterarietà e una capacità – questa la motivazione dell’Accademia – di «creare nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana». Sentiremo la sua voce gracchiare e la sua armonica suonare alla cerimonia di premiazione a Stoccolma? Forse no. Sarebbe bellissimo e strano, come questo premio, il primo dato a un artista da molti considerato essenzialmente un musicista. E non un poeta, se non dai suoi fan. Che si dividono in varie categorie: dylaniati, quelli più sentimentali, dylanologhi, quelli più razionali, dylanisti, quelli più ideologici. Tutti estasiati dal film I’m not there di Todd Haynes che ha omaggiato le sfuggenti anime del menestrello d’America, con star del cinema e un lavoro di sceneggiatura di Haynes e Oren Moverman ispirato alle canzoni. Il «bardo» di Duluth (Minnesota), dove è nato nel 1941 con il nome di Robert Allen Zimmerman, cambiò nome in Dylan in omaggio al poeta Dylan Thomas; e dal 1961 si trasferì a New York. Il Village divenne la sua casa. Ho frequentato nel 2003 e 2005 New York e il Village che frequentava Bob Dylan. In questa città c’è il mixage mondiale di cultura, compresa quella cinese che è di casa vicino a Little Italy. In mezzo secolo ha preso per mano, anzi, per chitarra, tastiere e armonica, il blues e il folk e li ha portati nella modernità, con testi e suoni intrisi di rabbia e tenerezza. Una rivoluzione. Il valore letterario della sua produzione non è mai stato messo in discussione, e nel 2008 gli è valsa un Pulitzer alla carriera, ma in pochi ormai speravano possibile che potesse vincere il Nobel, visti i tanti big della letteratura mondiale – un nome su tutti, Philip Roth – che ogni autunno restavano a bocca asciutta. Il fatto che tutto ciò avvenga nel giorno in cui è venuto a mancare Dario Fo, altro Nobel «irregolare», dimostra che forse, almeno per la letteratura, i tempi stanno cambiando. A Stoccolma come nel resto del mondo reale. All’epoca si premiò un autore di testi teatrali, oggi si premia un autore di testi cantautoriali. L’Accademia di Svezia oggi mette fine alla discussione accademica se il testo di una canzone possa o meno essere considerato anche letteratura. La risposta è sì, è sempre stata sì. Secoli e secoli fa i lirici greci o i trovatori provenzali accompagnavano i loro testi con gli strumenti musicali. Così, Luca Mastrantuono scrive: ”Con il massimo riconoscimento al «bardo di Duluth» finisce, per come era stato fatto finora, il dibattito se sia lecito considerare le canzoni qualcosa di anche letterario”. Bob Dylan, alias Robert Allen Zimmerman, è forse il più enigmatico tra i geni della musica popolare. Nessuno come lui si è accanito contro il suo mito, divertendosi a spiazzare pubblico e critica con scelte sorprendenti che vanno dalla svolta elettrica degli anni ’60 alla conversione al credo dei Cristiani rinati fino al recente approdo agli spot pubblicitari, Victoria’s Secret compreso (ma per gli investitori rappresenta un testimonial formidabile). Per non parlare del rapporto che ha con il suo repertorio, che rende spesso indecifrabile al pubblico dei suoi concerti. Menestrello di Duluth, 24 maggio 1941, è un gigante della cultura degli ultimi 50 anni: come ha detto Bruce Springsteen nel discorso con cui nel gennaio 1988 ha introdotto la sua inclusione nella Rock and Roll Hall of Fame: “Bob ha liberato le nostre menti nello stesso modo in cui Elvis ha liberato il nostro corpo. Ci ha dimostrato che il fatto che questa musica abbia una natura essenzialmente fisica non significa che sia contro l’intelletto”. Cultura è la capacità di adattarsi a situazioni nuove, scrissi nel lontano 2009 nel saggio dedicato al mio paesetto Natale, Letino sul tetto del Matese tra Campania e Sannio, come il secondo saggio del 2011 dedicato più a Piedimonte Matese, ma anche questo è stato snobbato dagli Amministratori che adesso sono implicati nel processo di corruzione di “Assopigliatutto”, che potrebbe avere code nella locale Comunità Montana e dunque anche letinesi?

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