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Pensioni, Sindacati complici dell’accordo da 6 miliardi prima del referendum

Giuseppe PACE (Segretario Provinciale di Padova del Partito Pensionati) Ancora una volta questo governo palesa un populismo raccapricciante e tenta un’altra volta il voto di scambio: “io aumento la pensione a 3,3 milioni di pensionati e in cambio voi mi darete il voto al referendum di dicembre così resto a governare ed anche con il “mio” Senato” (17 regioni su 20 sono già renziane). I soliti 80 euro di Renzi vengono dati come regalo dallo Stato padronale? I Sindacati sono complici, come spesso accade con i governi di centrosinistra, ma non si rendono conto che le loro tessere di iscritti calano paurosamente. Leggendo il politichese si dice.”Non un vero accordo ma un verbale di intesa su una serie di punti condivisi in vista della Riforma Pensioni inserita in Legge di Stabilità: APE (anticipo pensionistico a 63 anni); pensione anticipata per lavoratori precoci; aumento dell’assegno ed estensione platea per la quattordicesima ai pensionati a basso reddito; ulteriori interventi per complessivi 6 miliardi in tre anni. «Abbiamo concluso questa fase con la sigla di un verbale che rappresenta la sintesi di un lavoro che abbiamo giudicato importante». Lo ha dichiarato il Ministro G. Poletti, al termine di un vertice a cui hanno partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, T. Nannicini, e i segretari generali confederali S. Camusso, Cgil, A. Furlan, Cils, e C. Barbagallo, Uil. APE (acronimo di anticipo pensionistico) è destinato – come già noto – a chi si ritira con 63 anni di età, quindi con 3 anni e sette mesi di anticipo sull’età pensionabile, con un trattamento che verrà poi restituito con rate ventennale quando si matura la pensione piena; è erogato dall’INPS ma finanziato dalle banche. Nel caso di crisi aziendali, il trattamento di pensione anticipata è a carico dell’azienda. E’ stato stabilito che sotto una determinata soglia di reddito, sarà a carico dello Stato e il pensionato non dovrà restituire nulla. Secondo quando si apprende, però, l’intesa non prevede ancora un tetto definitivo (la richiesta sindacale è 1.600 – 1.700 euro al mese, la proposta del Governo intorno ai 1.500 euro). La quattordicesima sarà estesa ai pensionati con reddito fino a 1.000 euro al mese, rivolgendosi a una platea di 3,3 milioni di ex lavoratori (1,2 in più rispetto all’attuale, che comprende le pensioni fino a 750 euro al mese). Previsto anche un aumento dell’assegno intorno al 30% per coloro che già percepiscono la quattordicesima, in base agli scaglioni di contributi versati. Sono definiti lavoratori precoci coloro che avevano almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età: potranno accedere alla pensione con 41 anni di contributi se rientrano in una serie di categorie precisamente identificate (disoccupati di lunga durata, persone disabili, lavoratori con mansioni usuranti). Fra le altre misure, si segnala l’impegno per l’eliminazione della ricongiunzione onerosa dei contributi. Pensioni, Sindacati complici dell’accordo prima del referendum di dicembre, ma il sistema resta iniquo. Intervistato, con stile Hide Park, dal colto Direttore di Stoanews, dr. M. R. Furlan, sullo scandalo delle pensioni in Italia, ho detto che mentre le pensioni previdenziali -con la riforma contributiva al posto della retributiva e la Monti-Fornero- diminuiscono di circa 300 mila, viceversa, aumentano quelle sociali o assistenziali, segno evidente che l’Italia si sta impoverendo. Dopo la Fornero sta sorprendentemente aumentando il numero delle pensioni sociali, mentre la classe media diventa sempre più povera. L’Italia, ho anche precisato, eroga più di 18 miliardi mensili di pensioni, mentre la Germania ne eroga meno, eppure i tedeschi superano gli 80 milioni di residenti e noi siamo solo 60 milioni. Allora è il nostro sistema ad essere iniquo non le solite lamentele populiste di alcuni rappresentanti sindacali dei pensionati. Si taglino le pensioni d’oro ai politici, ai dirigenti del parastato e si diano i circa 2 mila euro ai pensionati depauperati dei loro diritti che la Sentenza della Corte Costituzionale n.70/2015 ha sancito. Forse Renzi non li ha voluti dare al sempre più povero “ceto medio” perché non è così ingenuo a cadere nella trappola populista del voto di scambio? 6 miliardi, in tre anni, non sono pochi euro e le tasse saranno destinate ad aumentare, altro che riduzione della ipertassazione italiana!