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“Mates è”, viaggio nel Matese con i percorsi nel gusto delle eccellenze gastronomiche

(Di Giuseppe PACE). Piedimonte Matese. Per combattere la crisi economica, Umberto Doti, del Punto Vendita unico di via L. Ferritto n.1 di Piedimonte Matese, ha avuto un’idea brillante: “mates è”. Attraverso il marchio “mates è”, Umberto, lancia l’idea brillante di consorziare più produttori di eccellenze alimentari matesine. Con la dinamica e intelligente moglie Laura Granitto (da piccola recitava a memoria “La Livella” di Totò), Umberto, non manca di capacità imprenditoriali locali e geniali. Il suo viaggio nel Matese inizia 40 anni fa quando da Napoli prese moglie a Piedimonte Matese con l’orgoglio del suocero Michele Granitto, pure imprenditore alimentare, con negozio sopra l’Annunziata da decenni. Poi pian piano Umberto Doti, si innamora anche dell’ambiente naturale del nostro Matese e con i percorsi del gusto, propone i vendere: il miele della nostra flora; i taralli all’olio extravergine d’oliva; l’olio extravergine di oliva; i funghi; il caciocavallo; i vini selezionati, i latticini freschi; i gelati, il nostro pane prodotto come da tradizione; le farine integrali macinate a pietra e i salumi di carne da allevamenti. Spiega Umberto che peri funghi mancano esperti e raccoglitori a Piedimonte Matese e gli si consiglia alcuni capaci di farlo a Cusano Mutri (BN).. Umberto solidarizza con l’altro vicino e coetaneo, pure creativo, Giacomo Mozzone, nativo di Gallo Matese (CE). Entrambi credono che “Il progetto Matese si fonda sull’amore, sulla passione, sulla cultura e sulle tradizioni del proprio territorio”. Con questa visione hanno pensato e cercato di unire sotto lo stesso marchio, i prodotti di eccellenza Matesina, creando una giovane e dinamica realtà che mira a crescere insieme ad un territorio ancora da scoprire. Quelli del “Mini Market Granitto”, di cui Umberto è il creativo, pensano e scrivono: ”Tutti i nostri prodotti, di alta qualità, selezionati direttamente da noi dopo un’attenta valutazione, provengono solo da aziende artigianali a conduzione familiare che impiegano solo materie prime selezionate e che garantiscono, grazie alla lavorazione manuale, quella genuinità solita tipica di questa terra”. Infatti Umberto mi elenca le varie aziende matesine tra cui Vallechiaralle di Patrizi Colucci di San Potito S. che produce grano a San Potito e a Gallo Matese con farine integrali macinate a pietra; Sofia Codoni che a San Michele d’Alife produce miele; Stefania Izzo che produce taralli all’olio extravergine di olive delle colline matesine; Le carni ed i salumi sono dell’azienda Antonucci di Alife; i vini sono selezionati e tra gli altri selezionanano w vendono l’ aglianico e il guardiolo, nonché il pregiato ed antichissimo pallagriello sia rosso che bianco. Fino a pochi decenni orsono la bella cittadina di Piedimonte d’Alife (Matese, solo dagli anni Settanta disonorando le origini storiche dalla antichissima Alife), venne descritta, in molti dettali ambientali, dal piedimontese, prof. D. B. Marrocco, con un monumentale libro in più edizioni. Poi, man mano, si affacciarono alla ribalta locale altri descrittori, tra i quali lo scrivente, che ha pubblicato il libro “Piedimonte Matese tra Campania e Sannio” e lo ha donato alle principali biblioteche ed associazioni territoriali, ma le Pubbliche Autorità sembrano ignorarlo, forse fa eccezione il dr. Salvatore Cirioli nuovo Sindaco di Alife. Ho chiesto, invano, al Sindaco piedimontese V. Cappello, presente anche l’Assessore C. Leuci, pure piedimontese dop, di presentare pubblicamente il libro. Eppure qualunque scritto, soprattutto se stampato senza contributi degli Enti Locali, sia comunali che sovracomunali, è una ricchezza per i giovani. Piedimonte, a differenza dei molti piccoli comuni baricentrali, ha un ambiente sociale di transizione tra quello paesano e quello cittadino, ma rischia anche di essere né l’uno e né l’altro oppure amplifica il primo per paura dell’anonimato del secondo. Eppure il territorio del Matese ha una notevole tradizione sulla quale innestare il moderno, anche gastronomico. Una rarità della tradizione matesina è il costume di Letino, comune più alto del Matese. L’Ing. Gugliemo Berner, noto allo scrivente, per aver donato nel 1910 la sua collezione privata dei costumi tradizionali di Letino (CE) e Macchiagodena (IS) al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. L’idea geniale di Umberto Doti è un monito ad impegnarsi rimboccandosi le maniche, senza che si pongano seri rimedi per trattenerli con ricadute positive sul nostro sviluppo e senza far funzionare l’ascensore sociale basato sulla meritocrazia anche nel nostro Mezzogiorno, matesino, e sannita. In Italia 60 miliardi annuali di corruzione pubblica non bastano ancora come dice la Corte dei Conti e la Magistratura che precisa: “prima i corrotti rubavano vergognandosi, oggi non si vergognano neanche”. Adesso il Sindaco di Piedimonte M. parla di rilancio del turismo a Bocca della Selva, ma non ha idea del rilancio delle gastronomie matesine che non necessitano di nuovi lavori infrastrutturali ai quali sembra essere più sensibile come nuova rete fogniaria e idrica a Bocca della Selva, nuovo palazzo della polizia locale all’ex macello piedimontese con 2,2 milioni dio euro di fondi europei (i lavori dovevano essere terminati- come espone il cartello esterno- già da mesi, invece, sono agli inizi. Mentre il maturo imprenditore Umberto Doti, dà il suo modo di vedere l’eccellenze gastronomiche atesine in rapporto al Made in Italy. La localizzazione e la globalizzazione sono due facce della medesima medaglia. La localizzazione deve poter competere con la globalizzazione fornendo merci di più elevata qualità che fanno aumentare anche il reddito de produttori e distributori. Scusate se è poco per il pedemontano matesino! Tanti auguri per l’iniziativa imprenditoriale coraggiosa, dunque ,al nostro Umberto Doti, che coordina e vende, ad eccezione del gelato mates’è” in piazza Roma, i prodotti gastronomici locali con il marchio “mates’è”, che sono di qualità elevata e rispondono alle caratteristiche della localizzazione che vince la globalizzazione con prodotti alimentari di minore qualità e sia pure a costo inferiore.

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