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L’ISIS E IL CALVARIO DELLE DONNE CRISTIANE

(Gianluca Martone) In questi ultimi anni, stiamo assistendo purtroppo agli atti di inaudita violenza commessi dai jihaidisti islamici dell’Isis,soprattutto nei riguardi di donne e bambini cristiani, i quali stanno diffondendo terrore e paura non solo negli Stati del Medio Oriente, ma in tutto il mondo. Terribile è stata la testimonianza rilasciata lo scorso anno all’ONU da una giovane donna yazida , miracolosamente riuscita a fuggire dalla prigionia:” I tagliagole dell’Isis ormai sono famosi per i loro crimini. Ma ogni volta che qualcuno che ha toccato con mano quella violenza racconta nuovi particolari, lo sgomento per simili brutalità cresce ancor di più. Una giovane donna irachena della minoranza yazida ha implorato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di sconfiggere lo Stato islamico, descrivendo nei minimi dettagli le torture e gli stupri subiti nei tre mesi in cui è stata nelle mani dei jihadisti come “bottino di guerra”. Lo Stato islamico vede come il fumo negli occhi gli yazidi, considerati fedeli del diavolo perché la loro fede contiene elementi di cristianesimo, zoroastrismo e islam. Gran parte della popolazione yazida, circa un milione e mezzo di persone, è stata costretta ad abbandonare le proprie case e vive nei campi profughi allestiti nel Kurdistan iracheno. Nell’estate 2014 i jihadisti catturarono circa 5mila uomini e donne, 2mila sono riusciti a fuggire mentre 3mila restano nelle mani dei tagliagole. “Lo stupro è stato usato per distruggere le donne e le ragazze, per assicurarsi che non potessero mai più condurre una vita normale”, ha detto la 21enne Nadia Murad Basee Taha al primo incontro sul traffico di esseri umani. “Lo Stato islamico ha trasformato le donne yazide in carne da trafficare”, ha aggiunto. Poi ha raccontato di essere stata rapita lo scorso agosto dal suo villaggio in Iraq e portata in pullman in un edificio nella roccaforte dello Stato islamico, Mosul, dove migliaia di donne e bambini vengono scambiati dai militanti come doni. Pochi giorni dopo, fu portata via da un uomo. “Mi ha costretta a vestirmi e truccarmi, poi quella notte terribile, l’ha fatto. Mi ha costretta a servire nella sua fazione militare, mi ha umiliata ogni giorno”, ha raccontato. Ovviamente la ragazza ha tentato di fuggire, ma una guardia l’ha fermata. “Quella notte mi ha picchiata, mi ha chiesto di togliermi tutti i vestiti. Mi ha messa in una stanza con le guardie, poi hanno cominciato a commettere il loro crimine, e dopo sono svenuta”, ha proseguito di fronte ai 15 membri del Consiglio di sicurezza. Fortunatamente, dopo mille peripezie e violenze, nonché l’uccisione (ad opera dei jihadisti), di diversi suoi fratelli, è riuscita a fuggire e ora vive in Germania. Le Nazioni unite sostengono che lo Stato islamico abbia messo in atto un vero e proprio genocidio nel tentativo di eliminare la minoranza yazida. Proprio per questo hanno chiesto al Consiglio di sicurezza di portare la questione alla Corte penale internazionale. In una nota, ieri il Consiglio ha condannato il traffico di persone da parte dello Stato islamico e altri gruppi: “Certi atti associati al traffico di persone nel contesto dei conflitti armati possono costituire crimini di guerra”.

Un’altra testimonianza sconvolgente è stata riportata sempre lo scorso anno dal collega Andrea Riva sul “Giornale”:” Ennesimo orrore dei miliziani dello Stato islamico. Due ragazzine di soli 17 e 10 anni, come racconta il Daily Mail, sono state rapite e vendute al mercato delle vergini, dove sono state comprate dagli uomini dell’Isis. “Violenze e abusi sessuali, stupri di massa e punizioni terribili nel caso non volessero assecondare le richieste dei loro depravati padroni”, come scrive il Daily Mail. La giovane ha ricordato come i tagliagole dell’Isis “la obbligassero a recitare le Sure del Corano mentre la molestavano. Ora è incinta di un guerrigliero di origini cecene che si fa chiamare Al-Russiyah, e non riesce a smettere di svegliarsi nel cuore della notte pensando a quella terribile prigionia”. La ragazza, dopo esser stata presa dagli uomini di al Baghdadi, è stata portata in una stanza dove erano presenti 40 uomini, “che tramite un cenno sceglievano le loro future concubine. Lei, la sorella e altre due ragazzine vennero comprate nel giro di 10 minuti dal ceceno Al-Russiyah. È stato l’inizio di una terribile routine dalla quale era impossibile sottrarsi. Ogni giorno il loro padrone le faceva spogliare, le annusava una ad una e poi decideva con chi voleva fare sesso, chi non veniva scelta si trovava a dover soddisfare gli uomini della scorta che, se possibile, erano peggio di Al-Russiyah”.
Anche il collega Leone Grotti su “Tempi” ha raccontato le atrocità subite dalle giovani donne yazide:” Noor, 22 anni, racconta alla Cnn: «L’uomo che mi ha comprata mi ha detto: “Diventerai musulmana se 10 combattenti ti stupreranno”. Lo ha fatto, poi mi ha passata ai suoi 10 amici» Non c’è limite all’orrore, quando si parla di Stato islamico. Ma se si affronta il problema delle violenze commesse dai jihadisti sulle donne e bambine yazide, rapite in Iraq a centinaia e centinaia l’anno scorso, è ancora peggio. Tutto è già stato detto e scritto, ogni possibile crimine è stato riportato, eppure mano a mano che le donne sfuggite ai carnefici trovano la forza di raccontare le proprie storie, emergono nuovi terribili dettagli. MERCATO DELLE SCHIAVE. Bushra, 21 anni, come tante altre è stata rapita dall’Isis nell’agosto del 2014, durante l’occupazione della provincia di Sinjar. Come tante altre, è stata portata in catene al “mercato delle schiave“, dove jihadisti e religiosi di paesi arabi vengono a scegliere e comprare le loro concubine.
La ragazza racconta però che, prima di essere vendute, tutte venivano controllate da due ginecologi: dovevano verificare se erano in stato interessante e se erano vergini. «Una delle mie amiche era incinta di tre mesi», racconta alla Cnn. «L’hanno presa e portata in un’altra stanza. C’erano due dottori e l’hanno fatta abortire. Poi l’hanno riportata indietro. Le ho chiesto cos’era successo ma mi ha detto che i dottori le avevano ordinato di non parlare. L’hanno lasciata sanguinare e soffrire così tanto che non poteva più né parlare né camminare». «TI PREGO, PORTAMI VIA». Bushra è riuscita a scappare e ora vive nel campo profughi iracheno di Dohuk, insieme a tante altre yazide. Tra loro c’è anche Noor, 22 anni: «Non avevamo scelta. Un uomo mi ha presa. Era vecchio, grasso e brutto. Ero molto spaventata. C’erano altri combattenti dell’Isis là, così ho pregato uno di loro di prendermi e sposarmi, pur di essere liberata da quell’uomo. Mi ha accontentata». Se da principio il jihadista non l’ha obbligata ad avere rapporti sessuali con lui, dopo due giorni ha cambiato atteggiamento: «È venuto da me, mi ha mostrato una lettera e mi ha detto: “Qui si legge che ogni donna catturata diventerà musulmana se 10 combattenti dell’Isis la stuprano”. Allora mi ha stuprato e poi mi ha passato ai suoi amici. Mi hanno stuprata 11 persone diverse». TENTATI SUICIDI. Non ci si può stupire se centinaia di ragazze, come dichiarato dalla deputata irachena Ameena Saeed Hasan, hanno cercato di suicidarsi pur di non essere umiliate a questo modo. Ma neanche uccidersi è facile. «Una volta, 14 ragazze che erano con me hanno cercato la morte bevendo veleno per topi. Ma i miliziani le hanno portate subito in ospedale per fare loro la lavanda gastrica. Non sono morte e si sono sentite dire: “Non vi lasceremo morire così facilmente”», spiega Bushra. «Anch’io ho provato a uccidermi, ma non ci sono riuscita». SCHIAVITÙ E CORANO. Nel 2014, sul quarto numero di Dabiq, l’Isis ha giustificato così la riduzione a schiavitù delle donne yazide: «Bisogna ricordare che rendere schiave le famiglie degli infedeli e prendere le loro donne come concubine è un aspetto stabilito in modo chiaro dalla sharia. E se qualcuno la negasse o la prendesse in giro, negherebbe e prenderebbe in giro i versi del Corano e le narrazioni del Profeta, e di conseguenza diventerebbe un apostata».
Il sito cattolico Aleteia ha cosi raccontato il dramma delle giovani donne yazide:” Sono stata stuprata TRENTA VOLTE e non è ancora neanche mezzogiorno. Non sono in condizioni di andare al bagno. PER FAVORE, BOMBARDATECI”.
Sono queste le parole sconvolgenti riferite da una giovane yazidi durante una conversazione via cellulare con degli attivisti di Compassion4Kurdistan. In base a un articolo di Nina Shea sul The American Interest, quella ragazza non è l’unica. Ragazze e donne continuano ad essere vendute per riempire le casse dell’abominio che si è autoproclamato “Stato Islamico”, e per attirare giovani uomini alla barbarie del jihad in Iraq e in Siria. Mentre il mondo ricorda questa settimana il primo anniversario dell’espulsione di migliaia di cristiani dal nord dell’Iraq, la direttrice senior del Dipartimento dell’Istituto Hudson per la Libertà Religiosa, Nina Shea, afferma che la schiavitù sessuale di donne cristiane e yazidi nelle mani dei militanti dello Stato Islamico resta ampiamente ignorata. Il direttore del Wilson Center Middle East, Haleh Esfandiari, osserva che “i Governi arabi e musulmani, pur condannando ad alta voce lo Stato Islamico come organizzazione terroristica, tacciono sul trattamento riservato alle donne”.
Anche la reazione della Casa Bianca è di un silenzio assordante. Il resoconto 2015 del Dipartimento di Stato nordamericano sul traffico sessuale, diffuso il 27 luglio, dedica due paragrafi su 380 pagine all’istituzionalizzazione della schiavitù sessuale da parte dello Stato Islamico lo scorso anno.
“Ad agosto dell’anno scorso, poco dopo che lo SI aveva istituito il suo ‘califfato’, hanno iniziato a catturare donne e ragazze non sunnite e a darle come premio o a venderle come schiave sessuali. Nella grande maggioranza erano yazidi, ma in base ai resoconti dell’ONU c’erano anche cristiane”, scrive la Shea, tra i cui racconti angoscianti ci sono quelli di bambine di 9 anni violentate dai loro “padroni”. Frank Wolf, ex deputato nordamericano che a gennaio ha intervistato dei rifugiati in Kurdistan, ha ascoltato il racconto di Du’a, un’adolescente yazidi tenuta prigioniera a Mosul con altre 700 ragazzine della stessa etnia. Gli ostaggi erano separati in base al colore degli occhi e i membri dello SI le sceglievano per sé come prodotti. Il “resto” era separato tra “belle” e “brutte”. Le più belle erano date ai membri di spicco dello SI. In questo mese, il SITE Intelligence Group, che monitora le attività on-line degli estremisti, ha scoperto su Twitter un opuscolo dello SI che annunciava che le ragazzine catturate in battaglia sarebbero state i tre primi premi di un concorso di recitazione del Corano realizzato in due moschee siriane durante il Ramadan. La copertura dello scandalo si è limitata a messaggi via Internet. Il fenomeno è così innegabile che “giuristi islamici” hanno dovuto fare dei pronunciamenti teologici al riguardo: il Dipartimento della Fatwa dello Stato Islamico “ha chiarito” che “le femmine dei Popoli del Libro”, incluse le cristiane, possono essere schiavizzate a fini sessuali, ma le “musulmane apostate” no. Non si conosce il numero delle schiave sessuali. A marzo, 135 donne e bambini erano tra i sequestrati di 35 villaggi cristiani della regione del fiume Khabour, in Siria. Lo SI ha chiesto 23 milioni di dollari per il riscatto, che ovviamente le famiglie non erano in condizioni di pagare. “Ora appartengono a noi”, hanno scritto i fanatici. Le meno giovani sono state liberate, le più giovani no. Anche se non ci sono conferme, la cosa più probabile è che siano state ridotte in schiavitù. Questa pratica, scrive la Shea, “dev’essere vigorosamente condannata come parte di un genocidio religioso tanto quanto le orribili decapitazioni”.

Pochi mesi fa, è stato pubblicato un interessante articolo della collega Francesca Musacchio sul “Timone”, la quale ha analizzato con attenzione il dramma delle giovani donne cristiane yazide ad opera dei miliziani dell’Isis:” Catturare, rapire e violentare donne infedeli è lecito e consentito, anche se si tratta di bambine. L’orrore dell’Isis non ha mai fine. Dopo la rivista Dabiq, gli jihadisti capeggiati da Abu Bakr al-Baghdadi, fanno un ulteriore passo avanti nella folle interpretazione medievale della religione islamica. In un pamphlet, disponibile in Rete, si può leggere come usare sessualmente le schiave. Il dato più agghiacciante, però, è la giustificazione dello stupro dei bambini. Le vittime sono tutte quelle donne, anche le bambine quindi, che non sono di religione musulmana: cristiane ed ebree in particolare. Le infedeli non meritano altro che violenza, anche se non hanno raggiunto la pubertà. La guida si presenta sotto forma di domande e risposte su come catturare e sottomettere le donne di altre confessioni. In 27 punti, dunque, è spiegato l’elenco di pratiche ammissibili in nome di Allah. Il punto 2 illustra la motivazione in base alla quale la donna al- sabi, cioè prigioniera (letteralmente «gente di guerra»), può essere catturata: ciò che lo rende ammissibile è il fatto che non crede in Allah. E poi ecco che il tutto è accompagnato dalle presunte parole del Profeta Maometto che avrebbe comandato la persecuzione e la cancellazione di tutti coloro che non credono in Allah. La follia dello Stato islamico, oltre al rischio attentati, ai numerosi ostaggi sequestrati e decapitati e alla strategia del terrore che mette quotidianamente in campo nei confronti dell’Occidente, adesso si tinge ancor più di macabro. Al punto 13 del pamphlet, l’orrore jihadista si svela in tutta la totalità. Si chiede: «È lecito avere rapporti con una schiava che non ha raggiunto la pubertà?». La risposta: «È lecito avere rapporti con la schiava che non ha raggiunto la pubertà se è adatta per un rapporto, ma se lei non è adatta per un rapporto, allora è sufficiente godere di lei senza rapporti». Come se non bastasse per tutte le donne catturate e che non sono musulmane, esiste un vero e proprio tariffario di vendita, come per gli schiavi. Il listino prezzi colloca il costo delle donne per età. Quindi, mentre una donna tra i 40 e i 50 anni si può vendere per 43 dollari, una ragazza di età compresa tra 10 e 20 vale 125 dollari. Una bambina di età inferiore ai nove, invece, è merce pregiata, per cui si arriva a guadagnare 166 dollari. Lo Stato islamico, da quando si è dichiarato tale, ha rapito più di 2.500 donne, tra Siria e Iraq, soprattutto cristiane, ebree e yazide, mentre altre 4.600, tra cui molte minori, mancano all’appello. Il dubbio atroce dell’intelligence araba, però, è che molte di queste siano state usate per il traffico di organi, una delle forme di finanziamento dell’Isis. Secondo fonti saudite, infatti, alcune delle donne rapite, oltre che soddisfare gli appetiti sessuali degli jihadisti, vengono espiantati gli organi, poi immessi nel giro internazionale che, a volte, arriva anche in alcuni ospedali occidentali. L’affare avrebbe già fruttato all’organizzazione terroristica dieci milioni di euro. Stando a quanto riferito da fonti locali, poi, proprio le torture alle donne infedeli potrebbero essere oggetto del prossimo video degli jihadisti. La pubblicazione del report sulle torture inflitte dalla Cia ai prigionieri dopo l’11 settembre, infatti, ha provocato la reazione dell’Isis che, tra i vari modi di vendicarsi, vorrebbe mostrare le sevizie che le infedeli subiscono nelle mani dello Stato islamico”.
Lo scorso mese di febbraio, la giornalista di “Tempi” Benedetta Frigerio ha raccolto un’agghiacciante testimonianza di una giovane donna yazida:” La testimonianza di Nadia Murad, giovane yazida catturata, violentata e torturata dai jihadisti. «In questo momento sono ancora 3.400 le ragazze nelle loro mani» «Moriamo ogni giorno perché il mondo sta in silenzio di fronte alla nostra tragedia». Dopo aver dato la sua testimonianza al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso dicembre, Nadia Murad (foto), una ventunenne yazida violentata e torturata dall’Isis, ha raccontato la sua storia a Londra, presso la sede della Confederazione dei sindacati inglese, implorando che «vi sbarazziate completamente dell’Isis. Ho attraversato questa sofferenza terribile per colpa loro e ho visto cosa fanno sia ai maschi sia alle femmine. Vi parlo a nome loro». Il giorno in cui l’Isis ha occupato il Nord dell’Iraq i fondamentalisti hanno fatto irruzione anche a casa di Murad che, già orfana di padre, ha visto coi suoi occhi trucidare la madre e i sei fratelli: «Mia madre li ha visti mentre uccidevano i miei fratelli e poi hanno preso anche lei e l’hanno uccisa». Dopodiché «mi hanno portato a Mosul e mi hanno violentata. Quello che facevano alle donne era peggio della morte». Murad fu avvicinata da un uomo dalla stazza enorme: «È venuto da me e mi voleva prendere. Ho guardato il pavimento ed ero assolutamente pietrificata. Gli dissi: “Sono troppo giovane e tu sei enorme”. Mi pestò, mi scalciò e mi prese a pugni». Murad fu quindi presa in ostaggio da un altro uomo che le chiese di convertirsi e che, di fronte al suo rifiuto, la torturò. Quando provò a fuggire fu fermata, portata in una stanza e violentata da più uomini ripetutamente «finché non sono svenuta». Tre mesi dopo, riuscì a scappare e a trovare rifugio in Europa. BIMBE DI NOVE ANNI. Nell’edificio in qui Murad era detenuta dai jihadisti islamici c’erano circa 5 mila yazide «e in questo momento sono ancora 3.400. Tutto quello che vi chiediamo è che siano liberate». «Molti potrebbero immaginare che la mia storia sia dura», in realtà «tanti hanno passato difficoltà peggiori». Basti pensare «che, finora, per più di un anno e mezzo, piccole bambine di appena 9 anni sono state rapite e vendute». E mentre le donne vengono rapite, «i maschi vengono uccisi».
Anche per questo oltre cento yazide fra i 17 e i 37 anni si stanno preparando per lanciare un’offensiva armata a Mosul per liberare le giovani in ostaggio. Insieme a loro, altre 400 donne sono state formate dall’esercito curdo. Una delle combattenti, Katoon Khider, ha spiegato a Fox News che «ci stiamo difendendo dal male da sole. Difendiamo tutte le minoranze della regione. Faremo tutto quello che ci sarà chiesto».
Lo scorso 7 luglio, è stata riportata sul quotidiano “The Sun”una terribile testimonianza di una giovane donna yazida:” Lamiya Aji Bashar è una ragazza di 18 anni che è riuscita a fuggire dall’Isis dopo due anni di prigionia e di atrocità assurde. Una fuga la sua che le è costata carissima, ma che finalmente l’ha resa libera. Era la quinta volta che provava a scappare insieme alle sue sorelle e ai suoi fratelli. Mentre fuggivano sono saltati in aria su una mina, una delle tante posizionate dai miliziani dello Stato Islamico sia per proteggere i loro territori sia per evitare le fughe dei loro schiavi. Quell’esplosione ha causato la morte di Almas, una bambina di soli 8 anni e di Katherine una giovane di 20 anni. La povera Lamiya ha subito ferite gravissime e tra le altre cose ha perso l’uso di entrambi gli occhi. La ragazza è comunque salva e ringrazia Dio per essere scampata a quell’orrore. Piange mentre ricorda la sorella di 9 anni ancora nelle mani degli uomini dell’Isis e racconta di due anni nei quali veniva passata da un miliziano all’altro e da tutti doveva subire violenze sessuali, percosse e atrocità di ogni tipo. Il suo primo “padrone” è stato un iracheno seguace dell’Isis che la violentava quotidianamente spesso legandole mani e piedi per fare i propri comodi. Due volte tentò di fuggire da lui, ma fu ripresa e punita severamente con torture di ogni tipo. Un vero e proprio inferno quello che Lamiya purtroppo condivide con tantissime bambine e ragazzine che vengono vendute come oggetti all’asta anche su gruppi segreti di Whatsapp. L’Isis in base alle ultime indagini effettuate scambia annualmente oltre 3.000 schiave del sesso, la maggior parte di loro bimbe intorno ai 10 anni”. Nei cuori di tutti noi è ancora vivo il calvario agghiacciante di Simona Monti per mano dei miliziani dell’Isis, la quale è stata torturata, mutilata e poi uccisa. Nessuna pietà da parte dei terroristi dell’Isis nei confronti di Simona Monti, la 33enne di Magliano Sabina incinta da più di cinque mesi. L’autopsia sul corpo della giovane, così come sugli altri otto italiani deceduti nel’attacco terroristico di Dacca, è stata eseguita oggi pomeriggio. L’equipe di medici incaricata di eseguire le autopsie al Gemelli ha riscontrato sui corpi delle vittime segni di torture, tagli provocati da armi affilate, mutilazioni, tracce di proiettili e di esplosivo. E’ stata una morte lenta e atroce quella dei nove italiani uccisi in Bangladesh, anche perché non sono stati raggiunti dal colpo di grazia. Un reportage della collega Viviana Mazza sul “Corriere della Sera” alcuni mesi fa ha raccontato gli orrori commessi dai miliziani dell’Isis sulle schiave sessuali:” Una ragazza yazida di 16 anni ha raccontato come, poco dopo essere stata comprata come schiava sessuale da un miliziano dell’Isis, il suo proprietario le abbia consegnato una scatola circolare contenente quattro serie di pillole.«Ogni giorno dovevo inghiottirne una di fronte a lui. Mi dava una scatola ogni mese. Quando sono stata rivenduta a un altro uomo, anche la scatola è rimasta con me». La ragazza è stata venduta sette volte. Il terzo uomo che l’ha comprata, per “sicurezza”, le ha fatto prendere anche la pillola del giorno dopo. Poi le ha fatto una puntura da 150 milligrammi di Depo-Provera, un contraccettivo iniettabile. Solo allora l’ha spinta sul letto e l’ha stuprata. Lo Stato Islamico fa riferimento a norme come la schiavitù, definendola legittima in quanto praticata ai tempi del Profeta Maometto, ma usa anche strumenti moderni come i contraccettivi per far funzionare la tratta delle schiave. La religione e la scienza possono essere usate entrambe come punto di riferimento dai jihadisti, a seconda della convenienza. Lo racconta Rukmini Callimachi, vincitrice del Premio Cutuli 2015, in un nuovo articolo da Dohuk nel Kurdistan iracheno, pubblicato dal New York Times. Alla base, c’è la testimonianza di 37 donne yazide: si tratta di alcune delle migliaia di vittime, rapite nelle loro case sulla montagna di Sinjar nell’agosto 2014, ma loro sono tra le centinaia che sono riuscite a fuggire. L’uso sistematico dei contraccettivi da parte degli uomini del Califfo spiega, inoltre, perché il tasso di gravidanze registrato dai medici sia solo del 5%, inferiore a quello osservato nella ex Jugoslavia e in altri conflitti. Molte donne raccontano di essere state costrette ad assumere contraccettivi per via orale oppure attraverso iniezioni. Una di loro è stata costretta all’aborto, in modo da poter essere subito disponibile per altri miliziani. Ogni volta – con poche eccezioni – prima di essere vendute a un nuovo miliziano, raccontano di essere state portate in ospedale per un test delle urine, al fine di accertare che non fossero incinte. I governatori dell’Isis mandano le ragazze a fare i controlli accompagnate dai propri “assistenti”, mentre in altri casi è la madre del combattente oppure la madre della stessa ragazza – anche lei prigioniera – a doverla portare in ospedale prima dell’ennesimo stupro. Nelle pubblicazioni dell’Isis, si giustifica l’abuso sessuale di qualunque schiava, anche se si tratta di una bambina. L’unico divieto riguarda le donne incinte. L’Isis cita editti secolari secondo cui bisogna prima praticare la cosiddetta “istibra’”, ovvero verificare che “l’utero della donna sia vuoto”, scrive Callimachi, ma mentre molti studiosi sunniti suggeriscono l’astinenza sessuale per un mese, fino alle nuove mestruazioni, come metodo per condurre questa verifica, l’Isis la considera soltanto una opzione. Facendo riferimento all’opinione minoritaria di uno studioso tunisino che nel 1100 sostenne che basta rispettare “lo spirito della legge”, si apre la porta alla possibilità di usare i contraccettivi. La gravidanza è l’unica protezione per le schiave sessuali, ma nessuna è disposta a pagare il prezzo di avere un figlio dal suo stupratore. Alcune ragazze erano già incinte prima del rapimento: una di loro, ventenne, ha raccontato di essere stata chiusa a chiave in casa per quasi due mesi, ma “risparmiata” proprio grazie alla sua gravidanza. Alla fine però un miliziano che l’aveva acquistata ha cominciato a violentarla lo stesso, quando erano soli ed era sotto effetto di droghe. «Gli dicevo: “Sono incinta, nel tuo libro c’è scritto che non puoi farlo“». L’uomo allora l’ha portata in ospedale per farla abortire, ma voleva che fosse lei a chiederlo. Al suo rifiuto, l’ha picchiata sullo stomaco. Quella notte, la ragazza è riuscita a scappare e, mesi dopo, ha dato alla luce il suo bambino. Un simile uso dei contraccettivi potrebbe avvenire in parte anche a Raqqa, la capitale dell’Isis in Siria, nei confronti non solo delle schiave ma delle stesse mogli dei jihadisti. Non ci sono dati per capire se sia praticato su ampi numeri di donne e di certo l’Isis vuole che molte di loro abbiano bambini da indottrinare e addestrare come futuri soldati del Califfato. Ma alla giornalista Azadeh Moaveni, due ragazze siriane che si erano sposate con miliziani dell’Isis, hanno riferito alcuni mesi fa di essere state istruite dai mariti a usare contraccettivi, perché erano soldati destinati a combattere e, all’occorrenza morire come martiri. Avere figli, nel loro caso, sarebbe stato controproducente dal punto di vista del Califfato, perché avrebbe dato loro una ragione per vivere.
Terribile è un manifesto comparso a Raqqa, la capitale dell’isis in Siria, nel quale è affermato che una bambina può essere sposata e scopata, a partire dall’età di 9 anni. Lo riferisce un ex jihadista, Hamza, 33 anni, che dopo essere stato addestrato come boia a Raqqa è scappato oltre il confine turco, disgustato dagli stupri subiti dalle ragazze straniere nella sua caserma. Sullo stesso manifesto appeso per le strade della capitale si poteva leggere: “È permesso avere rapporti sessuali con schiave del sesso che non hanno raggiunto la pubertà”. Hmaza ricorda che la caccia alle schiave del sesso iniziò immediatamente dopo la conquista di Raqqa, avvenuta l’anno scorso: “Ci fu un appello a tutte le famiglie della regione affinché offrissero le ragazze non sposate ai jihadisti, per soddisfare i loro bisogni sessuali, e minacciarono quelle che non si sarebbero presentate.
Gli estremisti sostengono che il “jihad al-nikh”, le schiave del sesso costrette ad avere relazioni extraconiugali con decine di guerriglieri, sia una pratica legittima in quanto “reca sollievo ai combattenti”. Hamza ricorda come il suo comandante lo invitasse a usufruire del servizio: “Per te è halal (legale), allah approva che noi soddisfiamo i nostri desideri con queste ma senza sposarle, perché sono pagane”.
Dopo aver rischiato la sua vita per fuggire da Raqqa, Hamza ha denunciato l’ipocrisia dei suoi ex compagni: “Alcuni guerriglieri prendevano droghe allucinogene, altri erano ossessionati dal sesso. Vigevano pratiche disumane, c’erano uomini che sposavano a turno la stessa donna per un certo periodo o ne stupravano un’altra tutti insieme”. “Una volta Raqqa era una città come tante altre – racconta un dissidente – uscivamo per andare al bar e bere un caffè come nel resto del mondo. Poi è arrivato l’isis e ha iniziato a uccidere le persone per le strade. Non immaginavamo che sarebbe finita così, ora nessuno parla ed è vietato perfino pensare”.
Cosa fare dinanzi a questi orrori? Ritrovare la forza della fede nel Signore Risorto, attestata dalle parole meravigliose pronunciate dalla giovane volontaria statunitense Kayla Muller di soli 26 anni, morta mentre era ostaggio dell’Isis. Ecco alcuni passaggi commoventi di una sua lettera ricevuta dai suoi familiari lo scorso mese di dicembre e pubblicata pochi giorni dopo la sua tragica scomparsa, che attestano in modo eloquente la grande fede della ragazza. “Se si può dire che ho “sofferto” in tutta questa esperienza, è solo per la consapevolezza della sofferenza a cui vi ho costretti; non vi chiederò mai di perdonarmi, dato che non merito perdono. La mamma mi ha sempre detto che alla fine della fiera quello che ti resta sempre davvero è Dio. Sono arrivata a quel punto in cui, in tutti i sensi, mi sono arresa al nostro creatore, perché non c’è letteralmente nessun altro… e grazie a Dio e alle vostre preghiere mi sono sentita teneramente cullata in questa caduta libera. Nelle tenebre mi è stata mostrata la luce e ho imparato che persino in prigione una persona può essere libera. Mi sento grata. Ho capito che c’è del buono in ogni situazione, a volte dobbiamo solo cercarlo. Ho avuto molte ore a cui pensare a come soltanto in vostra assenza, a 25 anni, ho finalmente capito il vostro posto nella mia vita, il dono che ciascuno di voi è per me, la persona che sarei e che non sarei se non foste parte della mia vita, la mia famiglia, il mio sostegno. Per favore, siate pazienti, offrite il vostro dolore a Dio. So che volete che resti forte. È esattamente quel che sto facendo. Non abbiate paura per me, continuate a pregare come faccio io, e se Dio vorrà presto saremo di nuovo insieme. Vostra Kayla”.

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