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In Veneto cresce il turismo e tangentopoli, ma cala l’informazione.

(di Giuseppe PACE) Quale Segretario Provinciale del Partito dei Pensionati di Padova, mi è quasi d’obbligo fare qualche commento al consueto Rapporto Annuale sull’Economia del Veneto. A Venezia, presso la storica Università Ca’ Foscari, dove si è formato il fior fiore dei Commercialisti del Veneto e non solo, è stato presentato il consueto rapporto annuale su “L’economia del Veneto”. Da esso risulta che “Nel 2015 l’attività economica in Veneto è moderatamente cresciuta, sospinta dal consolidamento di consumi e investimenti e dallo sviluppo delle esportazioni che hanno beneficiato, in particolare, della crescita nelle economie avanzate. Il miglioramento è proseguito nel primo trimestre del 2016 sebbene, in prospettiva, il rallentamento delle economie emergenti potrebbe indebolire lo sviluppo delle vendite all’estero, componente che costituisce da tempo un importante volano per lo sviluppo dell’economia regionale”. Dai dati e dalle frasi di circostanza si evince che anche in Veneto la crisi morde e frena lo sviluppo e sono lontani gli anni del boom economico che trasformò il Veneto da terra di contadini e pescatori a terra con moltissimi imprenditori, quasi a livello dell’Olanda. Oggi, ciò che tira in economia è l’export verso terre lontane, quasi alla stregua del veneziano Marco Polo che portava in Asia, soprattutto stoffe di alta qualità. Sulla qualità derivante dall’ammodernamento tecnologico, si gioca il futuro economico del Veneto, terra di indipendentismo dall’Italia romano centrica e non solo in pochi dell’intellighenzia giuridica: di Noale (VE) in particolare. Nel Veneto, negli ultimi anni, e con diffuse amministrazioni leghiste, si sono evidenziati non pochi o rari fenomeni di tangentopoli (“Mose” con Mazzacurati, Galan e Ghisso; Abano Terme con Claudio; Banca Popolare di Vicenza; ecc.). Questa terra non è più virtuosa di altre come sbandiera ancora più di qualcuno e spesso anche alla radio e alle TV locali. Ma vediamo cosa scrive la Banca d’Italia del Veneto: “La produzione industriale è aumentata per il secondo anno consecutivo; tuttavia durante la crisi non tutti i comparti manifatturieri del Veneto hanno mostrato segnali di vitalità e poco meno della metà di essi non ha recuperato i livelli pre-crisi in termini di fatturato o esportazioni. Nel 2015 la ripresa dei consumi e lo sviluppo dei flussi turistici dall’estero hanno favorito la crescita del commercio e del turismo. Il mercato immobiliare residenziale ha mostrato segni di ripresa e si è arrestata la prolungata fase recessiva del comparto edilizio che ha comunque ristagnato, anche a causa dell’ammontare ancora elevato degli immobili invenduti e del calo degli investimenti in opere pubbliche. Il miglioramento della situazione congiunturale e l’aumento del grado di utilizzo della capacità produttiva hanno favorito l’accumulazione di capitale: nell’industria gli investimenti sono aumentati per il secondo anno consecutivo. Le previsioni formulate dagli imprenditori segnalano, per quest’anno, una stabilizzazione dell’attività di accumulazione. La redditività delle imprese è nel complesso migliorata: ne hanno beneficiato la capacità di autofinanziamento e la liquidità, con una conseguente attenuazione della domanda di credito”. Tutti sanno del credito della Banca di Vicenza che ha bidonato moltissimi del Veneto, creando uno spaventoso buco di bilancio e, ciò che è raccapricciante, il Governo non è capace di proibire nemmeno la scandalosa buonuscita dei Manager di quella banca del piffero magico che ha imbrogliato tanta brava gente e piccoli industriali non solo vicentini. Si nel Veneto pare che ”La crescita dei volumi produttivi si è associata a una tenuta dell’occupazione dipendente che, nello scorcio dell’anno, ha mostrato una tendenza positiva, anche per effetto degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. La quota di lavoratori part time e il ricorso alla cassa integrazione sono diminuiti. Anche il tasso di disoccupazione è diminuito e le condizioni economiche delle famiglie, significativamente peggiorate durante la crisi del debito sovrano, nel 2015 sono migliorate. La spesa per consumi e le compravendite immobiliari sono aumentate, beneficiando della diminuzione dei tassi d’interesse. I prestiti bancari sono ancora lievemente diminuiti. La crescita di quelli alle famiglie consumatrici, sia dei mutui casa che del credito al consumo, non ha compensato la diminuzione di quelli alle imprese. Le condizioni di offerta di credito alle famiglie sono migliorate mentre quelle riservate alle imprese, pur beneficiando del calo dei tassi d’interesse indotto dall’espansione monetaria, si sono mantenute selettive, in particolare nei confronti delle imprese più rischiose”. Però c’è da dire che moltissimi giovani amnche trentacinquenni non hanno un lavoro stabile anche se hanno conseguito lauree n Veneto stesso. Anche in Veneto i tassi di disoccupazione di poche unità durante il boom economico degli anni Settanta sono aumentati a oltre 2 cifre reali. Comunque è lo stesso rapporto citato che ammette: ”La lunga recessione sperimentata dall’economia veneta ha determinato l’uscita dal mercato di numerose imprese, anche nel 2015, incidendo fortemente sulla rischiosità dei prestiti bancari. Ne è derivato un cambiamento nei criteri di selezione dei prenditori adottati dalle banche che sono divenuti più rigorosi, in particolare nella valutazione degli indici di bilancio delle imprese. D’altra parte la crisi ha selezionato le imprese caratterizzate da indici economico-finanziari migliori… Nel 2015 il miglioramento della situazione economica ha manifestato i primi segnali positivi sulla qualità del credito alle imprese, con una diminuzione del flusso dei nuovi prestiti deteriorati; lo stock di sofferenze è invece ancora aumentato per la riclassificazioni di prestiti già anomali. L’incidenza dei prestiti deteriorati permane su livelli particolarmente elevati nel settore delle costruzioni. Nel 2015 la spesa corrente delle Amministrazioni locali è rimasta sostanzialmente invariata, dopo anni in cui la crescita era già risultata modesta, grazie al contenimento della spesa per il personale e di quella relativa al comparto sanitario, che ne rappresentano le componenti principali. La spesa per investimenti ha continuato a calare, proseguendo il trend negativo in atto dal 2010. Le entrate correnti degli enti territoriali sono rimaste stabili e la pressione fiscale locale sulle famiglie è lievemente aumentata, mantenendosi tuttavia al di sotto di quella media delle altre regioni a statuto ordinario. È proseguito il calo del debito delle amministrazioni locali del Veneto, la cui incidenza sul PIL rimane inferiore alla media nazionale”. Ciò he tira meglio, ripeto, è l’esportazione di merci e forse anche servizi di qualità. Il prosecco di Conegliano e dintorni è un esempio emblematico oppure gli occhiali e le scarpe. Il commercio.– Secondo l’indagine di Unioncamere del Veneto nel 2015 le vendite al dettaglio sono cresciute del 2,9 per cento rispetto all’anno precedente, grazie al positivo andamento delle strutture della media e grande distribuzione (4,0 per cento) cui si è associata una sostanziale stabilità degli esercizi di minori dimensioni (-0,1 per cento). L’incremento ha riguardato sia i beni alimentari sia quelli non alimentari. Anche l’andamento dei beni durevoli ha registrato un recupero. Secondo i dati Prometeia-Findomestic sono cresciute, anche grazie agli incentivi fiscali, le vendite di elettrodomestici (5,8 per cento) e di mobili (3,0 per cento), mentre si sono ridotte quelle di beni legati all’elettronica di consumo (-3,3 per cento) e alla tecnologia dell’informazione (-1,3 per cento). Sulla base dei dati dell’Anfia le immatricolazioni di nuove autovetture sono cresciute del 15,4 per cento, tendenza rafforzatasi nel primo trimestre dell’anno in corso. Il turismo. – Nel 2015 le presenze turistiche sono aumentate del 2,2 per cento rispetto all’anno precedente. Alla crescita hanno contribuito in misura analoga i turisti stranieri e quelli italiani; questi ultimi rappresentavano circa un terzo delle presenze totali e nel 2015 hanno ripreso a crescere dopo otto anni di calo. A fronte di un consolidamento dei flussi turistici dai Paesi europei di lingua tedesca (1,8 per cento) che rappresentano circa il 43 per cento delle presenze complessive di turisti stranieri, si è registrato un aumento delle presenze dai Paesi di lingua inglese (11,5 per cento) e una flessione dei turisti provenienti dalla Francia e dai Paesi Bassi (-2,6 e -6,0 per cento, rispettivamente). Riguardo ai turisti extra UE sono cresciute le presenze dall’America del Nord e dalla Svizzera mentre sono diminuite quelle dalla Russia e dal Giappone. Sulla base dell’indagine sul turismo internazionale della Banca d’Italia, la spesa dei turisti stranieri in Veneto nel 2015 è aumentata dell’8,2 per cento (3,8 per cento in Italia). Le presenze turistiche sono significativamente aumentate nelle città d’arte (4,4 per cento), al lago di Garda (4,1 per cento) e in montagna (2,3 per cento), mentre sono rimaste stabili nelle località di mare. Anche nelle zone termali le presenze sono cresciute (1,2 per cento) ma solo nella componente italiana. A parte circa l’un terzo di aziende che esportano, le altre fanno fatica a sopravvivere in un sistema burocratico e giudiziario incerto e da tassazione insopportabile con servizi pubblici sempre più scadenti in un ambiente che meriterebbe quasi un’amministrazione asburgicamente intesa! Si plaude comunque all’iniziativa dell’Assessore regionale, Barison, ed altri, per aver coinvolto la Regione Veneto a chiedere l’applicazione della Sentenza dello scorso anno della Corte Costituzionale che sbloccava la contingenza ai pensionati. Questo mese la Corte ha fissato in 90 mila euro il crinale oltre il quale c’è il ricco obbligato ad essere solidale, dando quasi ragione al Governo di Renzi per esigenze di cassa, ma proprio sui pensionati bisogna fare cassa? Perché non farla sequestrando i beni a chi è responsabile di tangentopoli, parentopoli e ai Manager bancari fraudolenti compresi quelli del Veneto con tangentopoli quasi imperante nonostante la più che buona dottrina sociale della chiesa

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