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I PROTESTANTI NON VENERANO LA MADONNA

(Gianluca MARTONE) Alcuni mesi fa, Padre Raniero Cantalamessa ha dedicato una sua omelia alla Vergine Maria. Dopo l’ apologia alla “mariologia”, è su determinati presupposti, specie di Maria “Madre dei credenti”, “esempio di benedizione e salvezza” e anche “causa”, mediatrice, di salvezza per tutto il genere umano, che può avvenire, ha spiegato Cantalamessa, un riavvicinamento tra Cattolici e protestanti nell’ambito della devozione alla Vergine, per secoli “terreno delicato e controverso”. Ma attraverso quale via? Sono forse i protestanti a dover rigettare le loro eresie ed accettare la Vergine Maria come la Chiesa La onora da sempre, così come prevede il vero ecumenismo della carità? Neanche per idea. Si puo’ leggere: «Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso». Secondo Cantalamessa, dunque, i protestanti non credono nella Vergine Maria come dovrebbero poiché la Chiesa preconciliare avrebbe «contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato». La soluzione che propone il predicatore sarebbe quella della “misericordia”: «Ella infatti non è solo canale e mediatrice della misericordia di Dio; ne è anche l’oggetto e la prima destinataria. Non è soltanto colei che ci ottiene misericordia, ma anche colei che ha ottenuto, per prima e più di tutti, misericordia». Corrispondono al vero le affermazioni di Cantalamessa che, per di più, definisce la mariologia preconciliare «di sentimentalismo e vana credulità»? Assolutamente no. Assolutamente no, difatti nel Denzinger ai numeri 3900-3904 (assunzione di Maria in cielo in corpo ed anima); 748 (lasciò la vita senza corruzione); 547 (Sovrana dei credenti); 1400, 3902, 3913-3917 (Regina); 1823, 2187, 2236, 2532, 2671 (venerata con immagini appropriate); 3632 (condannate le immagini che presentano Maria in abiti sacerdotali), etc etc., non ci sembra affatto che la mariologia preconciliare sia «di sentimentalismo e vana credulità […] talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso». La devozione è, al contrario, scrupolosamente regolamentata ed inserita in un quadro biblico lapalissiano. La dottrina di Cantalamessa, oltre ad essere una impostura, è “teologia del sentimentalismo” (se alcuni vogliono costruire l’unità a partire dalle verità di fede, «noi vogliamo farlo partendo dal cuore» Non so dove si documenti Cantalamessa, ma certamente non studiando il Magistero della Chiesa che, d’altronde, egli rinnega appena l’occasione lo rende possibile.

Un fratello pentecostale di recente ha accusato la Chiesa cattolica di aver inventato la preghiera dell’Ave Maria. Ecco la risposta significativa di un sacerdote:” Il contenuto di questa preghiera “l’Ave Maria”è perfettamente biblico. In Lc 1,28 troviamo “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te” che rispecchia perfettamente “Ave Maria piena di grazia il Signore è con te” Lc 1,41 e ss. “Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” Ecco, anche la frase pronunciata sotto influsso dello Spirito Santo, è contenuta nella preghiera dell’Ave Maria. Ora viene la questione sul termine: “Maria madre di Dio” Lc 1,43 “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” Signore=Dio nella Bibbia ne abbiamo numerosi esempi! Gen 4,15ss. “Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.”
Naturalmente Maria è madre di Dio-uomo, non di Dio-Figlio. Il Figlio è eterno come il Padre e lo Spirito Santo, ma quando il Figlio per obbedienza al Padre scelse di incarnarsi, entrò nella storia umana, incarnandosi nel seno di Maria vergine Dio-Figlio, il Verbo, diventò Dio-uomo.
Maria quindi è madre di Dio-uomo, cioè del Verbo incarnato chiamato Gesù Cristo!
Maria è madre di Gesù, tutto intero, non si usa dire che Maria è madre della sola carne di Gesù, come non si usa dire che le nostre madri sono madri della sola nostra carne, essendo che lo spirito e l’anima provengono da Dio. Noi chiamiamo l’uomo Cristo Figlio di Dio, e giustamente chiamiamo così anche la sola sua carne nel sepolcro. E che altro confessiamo, quando diciamo di credere nell’unigenito Figlio di Dio, che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e fu sepolto? Cosa fu sepolto se non la carne priva dell’anima? Quando dunque diciamo di credere nel Figlio di Dio che fu sepolto, noi diamo il nome di Figlio di Dio alla carne di lui, che sola fu sepolta” (s.Agostino) nel sepolcro non fu deposto Dio-Figlio, ma solo il suo corpo, eppure noi cristiani diciamo nel nostro credo, che il Gesù Cristo Figlio di Dio patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, e non erriamo nel dirlo e nel crederlo; come anche noi cattolici non erriamo nel dire che Maria è madre di Dio, di Dio-uomo. Sappiamo in maniera sott’intesa che ad essere sepolto fu il corpo del Figlio di Dio, così sappiamo implicitamente che Maria è madre di quel corpo che fu sepolto, e non della divinità, e come non sbagliamo nel dire che il Figlio di Dio morì e fu sepolto così non sbagliamo nel dire che Maria è madre di Dio, di Dio con noi, Gesù.
Solo chi cerca ogni astuzia linguistica per confondere e insinuare, può accusarci di bestemmia. Noi cattolici sappiamo che Maria non diede la divinità a Gesù, ma solo la carne, la stessa carne che fu sepolta, ma noi cristiani non diciamo mai “la carne di Gesù fu sepolta”, ma piuttosto “Gesù morì e fu sepolto”, dicendo questo sappiamo benissimo che la divinità di Gesù non poteva morire, sappiamo benissimo che non fu Dio Figlio a essere sepolto, eppure non scindiamo le due nature di Gesù (la divina e l’umana), Gesù è inteso tutto intero, allo stesso modo quando noi uomini moriamo sappiamo benissimo che muore solo la nostra carne, ma nel dirlo non specifichiamo mai “è morta la carne di mio nonno, ecc.” diciamo semplicemente “è morto mio nonno”. Cercare artificiosità linguistiche per far dire alla Chiesa cattolica cose che non dice, è da faziosi o male informati. Riconosciamo la duplice natura di Cristo: la divina per cui è uguale al Padre, l’umana per cui il Padre é più grande. L’una e l’altra unite non sono due, ma un solo Cristo; perché Dio non è quattro, ma tre Persone. Allo stesso modo, infatti, che l’anima razionale e la carne sono un solo uomo, così Dio e l’uomo sono un solo Cristo; e perciò Cristo è Dio, anima razionale e carne. Confessiamo Cristo in queste tre cose, e in ciascuna di esse. Chi è dunque colui per mezzo del quale fu creato il mondo? E’ Cristo Gesù, ma nella forma di Dio. E chi è colui che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato? E’ Cristo Gesù, ma nella forma di servo. Così dicasi delle singole parti che compongono l’uomo. Chi è colui che, dopo la morte, non fu abbandonato negli inferi? E’ Cristo Gesù, ma soltanto nella sua anima. Chi è stato nel sepolcro e ne uscì il terzo giorno? E’ Cristo Gesù, ma soltanto nella carne. In tutto questo c’è un solo Cristo, non due o tre.” (s.Agostino). “prega per noi peccatori adesso
e nell’ora della nostra morte.” Questa è la comunione dei santi, noi cattolici consideriamo sempre vivi i santi morti nella carne, che esercitano quella Carità che non svanierà mai, 1 Cor 13,8 “La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.”
Nella tradizione cattolica bi millenaria, il legame tra la Madonna e i Santi è molto rilevante, come si desume da queste importanti frasi:” «Le milizie degli angeli la dicono veramente beata, parimenti le nazioni degli uomini, e quelli che non la dicono beata e non la glorificano non sono annoverati fra gli uomini, ma sono figli della perdizione e bottino del demonio. Invece tutte le stirpi dei veri uomini la dicono beata e la glorificano, e l’hanno per soccorso e intercessione presso il Signore» (san Massimo Confessore, Vita Virginis, 27). «Qual discorso, o Beata, potrà mai celebrare la tua santità e annunciare i benefici che hai ricevuto dal Salvatore e quelli che tu stessa hai dato a tutto il genere umano? […] Mi sembra che anche questo faccia parte della felicità eterna riservata ai giusti: conoscere e saper narrare bene e degnamente i tuoi privilegi» (Nicola Cabasilas, In Dormitionem, 13).

«Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. […] Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio» (sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Le glorie di Maria, Cap. V, § 1; le parole attribuite all’Ipponate sono di sant’Ambrogio Autperto, Sermo de Adsumptione). «Colui che non venera Maria non conosce Gesù. Una fede in Cristo che non includa la pietà verso sua Madre è una fede diversa, è un altro cristianesimo in rapporto a quello della Chiesa» (Sergej Bulgakov, L’Orthodoxie, 131).
Infatti le varie forme di devozione verso la Madre di Dio che la Chiesa ha approvato, mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno sì che, mentre è onorata la Madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cf. Col 1, 15-16) e nel quale «piacque all’eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza» (Col 1, 19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato e siano osservati i suoi comandamenti (Lumen gentium, 66). Il Beato Papa Pio IX, nella Bolla con cui definì dogmaticamente l’Immacolata Concezione scrisse che Ella è «superiore a tutte le lodi del cielo e della terra… è il miracolo di Dio per eccellenza, anzi, il vertice di tutti i miracoli». San Massimiliano M. Kolbe: «Non temete di amare troppo la Madonna, perché non arriverete mai ad amarla come l’ha amata Gesù». San Bonaventura: «nessuno può essere mai troppo devoto della Beata Vergine»; «Bisogna guardarsi con diligenza dallo scemare minimamente l’onore dovuto a Maria… bisogna essere pronti a difendere i privilegi di Maria Santissima anche con pericolo della vita». Padre Pio: «Vorrei poterLa amare quanto merita, ma ricordati che tutti i Santi e gli Angeli insieme non possono degnamente amare e lodare la Madre di Dio».
San Bernardo di Chiaravalle: «O Maria, Tu sei unica al mondo; tu non avesti mai nessuno prima di te che ti somigliasse, ed il mondo, durasse anche eternamente, non avrà mai l’uguale».
I Santi hanno avuto anche un rapporto privilegiato con la recita del Santo Rosario, la preghiera che la Madonna ama di piu’. Nella vita di San Pio X si racconta che un giorno, durante un’udienza, si presentò a lui un ragazzo con la corona del Rosario al collo. San Pio X guardò il ragazzo, lo fissò per qualche istante, e gli disse: «Ragazzo, mi raccomando, qualunque cosa… con il Rosario!». Queste parole così semplici di San Pio X ci fanno subito comprendere il valore del Santo Rosario nella sua portata più vasta: «qualunque cosa… con il Rosario». Grazie e consolazioni, conversione e santificazione, sostegno e spinta, conforto e letizia…, insomma, «qualunque cosa» bella e santa ci può venire dal Rosario; «qualunque cosa» buona va fatta «con il Rosario». Con la sua solita grazia, anche Santa Teresina ci assicura che «col Rosario si può ottenere tutto», e aggiunge la più bella spiegazione: «Secondo una graziosa immagine, esso è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine… Il Rosario sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come una benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori». Da San Domenico ai nostri giorni, infatti, tutta la storia della santità ci dimostra che la corona benedetta del S. Rosario è un eccellente strumento di grazia, un mezzo efficacissimo di elevazione spirituale, un alimento prezioso della vita interiore, è la «scala di Giacobbe», diceva il Beato Annibale Di Francia, «per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie». E tutti possiamo salire questa «scala» di grazie. Il Rosario è stato un dono di Maria. È stato il suo Vangelo, la sua Eucaristia, il suo Breviario, messo fra le mani di tutti, grandi e piccoli, dotti e non dotti. S. Carlo Borromeo chiamava il Rosario: «devozione divinissima» inculcata a tutti; San Vincenzo de’ Paoli lo chiamava il «Breviario dei laici», il Card. Schuster il «Salterio del popolo». Nel Rosario la Madonna ci ha donato tutta se stessa. La sua vita, le sue opere, i suoi privilegi, tutta la sua grazia e i suoi meriti sono contenuti in quei quindici quadri evangelici offerti alla nostra contemplazione e svolti armoniosamente sul ritmo soave delle Ave Maria. Coloro che più di tutti hanno capito, amato e venerato il Rosario come «dono di Maria» sono stati i Santi. Nel corso di questi otto secoli, essi hanno amato il Rosario con amore di vera predilezione, collocandolo al posto d’onore accanto al Tabernacolo e al Crocifisso, accanto al Messale e al Breviario. Troviamo il Santo Rosario sul tavolo di lavoro di Dottori della Chiesa come San Lorenzo da Brindisi, San Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino, Santa Teresa di Gesù, San Francesco di Sales, Sant’Alfonso M. de’ Liguori. Lo troviamo fra le mani di apostoli ardenti come San Carlo Borromeo, San Filippo Neri, San Francesco Saverio, San Luigi Grignion de Montfort, e tanti altri; lo troviamo al collo di Fondatori come Sant’ Ignazio di Loyola e San Camillo de Lellis; di sacerdoti come il Santo Curato d’Ars e San Giuseppe Cafasso; di Suore come Santa Margherita, Santa Bernardetta, Santa Maria Bertilla; di giovani come San Stanislao Kostka, San Giovanni Berchmans e San Gabriele dell’Addolorata. Da San Domenico a Santa Maria Goretti, da Santa Caterina a San Massimiliano Maria Kolbe, ai Servi di Dio Giacomino Gaglione, Padre Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, è stata una gloriosa teoria di eletti che hanno fatto della corona benedetta un’arma di conquista, una scala di ascensioni, una ghirlanda d’amore, una catena di meriti, una collana di grazie per sé e per gli altri. Se vogliamo amare il Rosario nel modo più puro e più gradito alla Madonna, dobbiamo andare alla scuola dei Santi, che sono i figli prediletti della Madonna. Essi hanno amato tanto il Rosario ed essi ci assicurano, con Santa Teresina, che «non c’è preghiera più gradita a Dio del Rosario».
Il più importante codificatore del Rosario è stato il monaco domenicano Alano de la Roche, che morì nel 1475 ed è considerato l’apostolo della devozione per il Rosario in diverse nazioni europee. Nelle sue memorie, Alano narra di aver ricevuto direttamente dalla Vergine quindici promesse valide per tutti i devoti del santo Rosario, tuttora di grande attualità e che manifestano l’intensità dell’amore che la Madonna nutre per tutti noi.

PRIMA PROMESSA- «A tutti coloro che reciteranno devotamente il mio Rosario prometto la mia speciale protezione». È una garanzia che la Vergine ha ripetuto molte volte e che riecheggia l’antica preghiera Sub tuum praesidium (Sotto la tua protezione ci rifugiamo, santa Madre di Dio). SECONDA PROMESSA- «Chi persevererà nella recita del mio Rosario riceverà grazie potentissime». TERZA PROMESSA- «Il Rosario è un’arma potente contro l’inferno: esso distruggerà i vizi, libererà dal peccato e abbatterà le eresie». Si tratta di una promessa molto particolare: anche se non viene nominato satana, si parla però della lotta contro l’inferno. QUARTA PROMESSA- «Il Rosario farà rifiorire le virtù e le buone opere, e otterrà alle anime la più abbondante misericordia di Dio»- Questo ci stimola a comprendere che il Rosario recitato con Maria fa fiorire in noi la vita e l’immagine della Vergine. QUINTA PROMESSA- «Chi confiderà in me recitando il Rosario non sarà oppresso dalle avversità».Satana da una parte ci perseguita e dall’altra ci seduce, utilizzando sempre la sua arma più insidiosa che è lo spingerci a sentirci scoraggiati. Maria si pone al nostro fianco e ci assicura che chi recita il Rosario troverà sempre vicino il suo cuore materno, pronto a sostenerci e ad aiutarci. SESTA PROMESSA «Chi reciterà il Rosario meditandone i misteri non sarà punito dalla giustizia di Dio: si convertirà se peccatore, crescerà nella grazia se giusto e sarà fatto degno della vita eterna». Con queste parole viene sottolineato che il Rosario traccia una via di santità perché, recitato con Maria, fa sì che noi veniamo guidati da lei. La Madonna ci illumina la strada. SETTIMA PROMESSA. «I devoti del mio Rosario, nell’ora della morte, non moriranno senza sacramenti». Viene in mente una pagina di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo capolavoro, “Le glorie di Maria“, dove viene detto che nel momento della morte, quando i demoni si coalizzano nel tentativo di condurre l’anima alla disperazione, la Vergine deve essere invocata nella preghiera. OTTAVA PROMESSA «Coloro che recitano il mio Rosario troveranno, durante la vita e nell’ora della morte, la luce di Dio e la pienezza delle sue grazie, e parteciperanno ai meriti dei beati in paradiso». NONA PROMESSA «Ogni giorno libererò dal purgatorio le anime devote del mio Rosario». Da diverse rivelazioni private, nelle quali la Vergine si è presentata come Regina del purgatorio e Regina delle anime purganti, sappiamo che la Madonna ha avuto da Dio grazie speciali proprio a questo riguardo. DECIMA PROMESSA «I veri figli del mio Rosario godranno di una grande gloria in cielo». Di quale gloria sta parlando Maria? Della gloria di cui li rivestirà lei stessa, facendo riflettere in loro la propria immagine, il proprio fulgore. UNDICESIMA PROMESSA «Tutto quello che verrà chiesto mediante il Rosario sarà ottenuto». È la promessa della più piena intercessione, che comprende in particolare la grazia della conversione. DODICESIMA PROMESSA «Quelli che propagheranno il mio Rosario verranno da me soccorsi in ogni loro necessità». Un riferimento che potrebbe essere diretto ad esempio a missionari e missionarie che si impegnano in ogni modo per diffondere questa devozione, creando confraternite, animando gruppi di preghiera, diffondendo le corone. TREDICESIMA PROMESSA «Ho ottenuto da mio Figlio che tutti i devoti del Rosario abbiano come fratelli nella vita e nell’ora della morte i santi del cielo». Maria, lo sappiamo, è la Regina di tutti i santi e, nel momento della nostra morte, lei stessa viene con tutti i santi per farci partecipi della loro comunione. QUATTORDICESIMA PROMESSA «Coloro che reciteranno il mio Rosario fedelmente saranno tutti figli miei amatissimi, fratelli e sorelle di Gesù». Recitando il santo Rosario noi ovviamente ci professiamo figli di Maria. Perciò lei si manifesterà a noi come Madre e così avremo un posto speciale nel suo cuore materno e sotto il suo manto. QUINDICESIMA PROMESSA «La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione». Nessuno di noi è sicuro di andare in paradiso o in purgatorio, anche se ovviamente tutti speriamo di non andare all’inferno.
Il demonio ha cosi parlato della Madonna in un esorcismo di Padre Francesco Bamonte: Voi pensate che sia lassù, ma Lei non sta lassù. Lei vi sta vicino; bastardi, bastardi, che avete fatto per averla così vicina, eh? E quando morite, Lei è là, Lei è là (lo ripete con rabbia) e aspetta un vostro pensiero, un vostro palpito del cuore per il bene, una vostra chiamata a Quello (a Gesù) e Lei è là, Lei è là che vi aspetta con il cuore aperto di madre! Tu sai che cos’è una madre, eh? Una madre guarda teneramente tutti i figli, insegna loro il bene, li richiama al bene e piange, e piange se il figlio, il figlio, il figlio non l’ascolta, perchè sa che io, io lo prenderò, se non l’ascolta io lo prenderò! (‘La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi’, Francesco Bamonte). E in un esorcismo compiuto da padre Amorth ha affermato: Padre Amorth: “Quali sono le virtù della Madonna che più ti fanno rabbia? Demonio: “Mi fa rabbia perchè è la più umile di tutte le creature e io sono il più superbo; perchè è la più pura di tutte le creature e io non lo sono, perchè è la più ubbidiente a Dio di tutte le creature e io sono il ribelle! Padre Amorth: “Dimmi la quarta qualità per cui hai tanta paura della Madonna che ti spaventi di più quando nomino la Madonna che quando nomino Gesù Cristo!” Demonio: “Ho più paura quando nomini la Madonna perchè sono più umiliato ad essere vinto da una semplice creatura anzichè da Lui…” Padre Amorth: “Dimmi la quarta qualità della Madonna che ti fa più rabbia!” Demonio: “Perchè Mi vince sempre, perche’ non è mai stata sfiorata da alcuna colpa di peccato!” «Durante un esorcismo, attraverso la persona posseduta, Satana mi ha detto: Ogni Ave Maria del Rosario, è per me una mazzata in testa; se i cristiani conoscessero la potenza del Rosario, per me sarebbe finita!» (Don Gabriele Amorth)

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