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IL RACCONTO DELLE GUERRE DI TRANSILVANIA. (terza parte)

(di Giuseppe PACE) La generosità fu sostituita al luogo della vittoria: poiché li soldati del Bethlem essendosi avviliti mediante il coraggio dell’Imperiali, essendo superato l’animo, persero la speranza di vincere. Percioché già al primo del mese di Gennaro pattuì il Bethlem la Tregua con il Palatino d’Hungaria con condicione che si lasciassero li pregioni senza pagar la cauzione e che allargasse il suo esercito dalla trinciere degl’Imperiali. Non furono confermate queste condizioni dall’Imperatore come che egli di già stesse aspettando un’altro esercito dalla Bohemia, dall’Austria, dalla Slesia, e dalla Baviera, nu-meroso di quarantamilia combattenti: conoscendo il Bethlem, che egli non haveva le sue forze uguali a quelle dell’Imperatore et havendo spesse fiate fatto prova del valore’ de’ Tedeschi; offerse novamente la Pace’ a Cesare, ma con ingiuste condicioni. Che gli desse due Principati in Slesia; d’Oppelem, e di Ratibor; domando che l’Imperatore cedesse tutte le città dell’Hungaria, che sono da’ Monti fin’ alla Transilvania: voleva che’ gli fussero rifatte tutte le spese della Guerra: comandò che Cesare lo creassi Viceré, o Palatino dell’Hungaria; e che gli constituisse una Cauzione’, overo Hipotheca sufficiente per lo mantenimento della Pace. Dove arriva la temerità di un’huomo! che egli volesse imporre all’imperatore queste condizioni; come se havesse vinto! mà Cesare con franchezza d’Animo sostenne la sua dignità: et imposte altre conditioni difese la Maestà Imperiale da colui indegnamente stuzzicata. Cioè, che’ dal Bethlem fussero relassati liberi tutti li Christiani; che gli dessi nelle’ mani li Capi della Rebellione; come il Jagendorff. Il Conte della Torre, et il Signore Lumpenburgio; che egli risarcisse li danni fatti al suo Regno / 435v dall’Hungaria; che si ritirasse da tutta l’Hungaria gli comandò, e che per l’avvenire non molestasse i suoi sudditi: e se tutto ciò egli non avesse eseguito l’haverebbe forzato, et ancora scacciatolo dal proprio Paese. Irritato il Barbaro da questa non aspettata risposta havendo data licenza alle sue squadre di depredare; pose in rovina per ogni parte tutta l’Hungaria, arse tutti i Villaggi, rovinò tutte le Terre, e fece prigioni li Christiani. Questa così grande scelleraggine incitò la fortuna; et ando preparando la vendetta contro di Lui: né mancò l’occasione a chi haveva voglia di vendicarsi; mentre la fortuna istessa lo poteva fare: perciòche i Ledioni imbarazzati con la preda, mentre conducevano le migliaia di Christiani, a guisa di Mandre di Pecore, in schiavitudine verso la Turchia; questo fatto medesimo fù cagione della loro rovina, e diede commodità al Conte Esterhacio d’investirgli così imbarazzati: et egli non la perse; poiché havendogli con gran Valore investiti mentreché si erano ristretti insieme a Neutra, gli ruppe facendone grandissima strage. Il giorno seguente essendosi unite insieme quelle genti già dissipate, si preparavano alla Battaglia, et alla fuga: perciòche’ havendo gettato un Ponte a Neutra, riguardavano il Viaggio per la fuga avanti al Combattere: ma questi ancora fù rivolto dalla fortuna a danno di quelli, che l’havevano fatto; poiche fece che gli Imperiali senza saputa de i Transilvani, havendovi posto fuoco indebolirno in gran’ parte il Ponte: All’hora messe in ordine le squadre si venne con grand’ardore al combattimento; ma con molto più coraggio dagl’Imperiali inanimati dalla Vittoria del giorno / 436r precedente; e già il ponte dava grande speranze.-Il offerisce la Pace all’Imperatore con condizioni inique. L’Imperatore circonscrive le Condizioni della Pace al Bethlem. 435v Il Bethlem sdegnato mette in rovina l’Hungaria. Sono rotte dagl’Imperiali alcune Truppe delle sue genti. 2 Novembre. 436r Sono rotte di nuovo. Sono dispersi del tutto. Bethlem sdegnato. 16 L. Valmarin – M. G. Fornari Sciascia ranza a ciascuna delle parti; a i Transilvani per la fuga; agl’Imperiali per la Vittoria; ma quelli rimasero ingannati, e’ questi furono mirabilmente aiutati, e sollevati: perciòche mentre che l’Imperiali incalzano la Battaglia; li Transilvani prendono la carica verso il Ponte et indi a poco lasciata da banda la vergogna prendono tutti a gara la fuga; e mentre li primi si fermano nell’estremità del Ponte mezzo abbrugiato; da quelli di dietro erano in-calzati al Ponte, alla caduta, all’acque: Per la qual cosa si viddé in un subito dalle spalle uccisione, dalla fronte sommergersi, et una confusione indicibile. Che cosa horrenda fù quella, mentre che nell’istesso tempo gl’Inimici erano rapiti dagl’huomini, e dall’acque; dall’onde, e dall’Armi! ma in questa guisa si era patteggiato tra la Fortuna, e le loro scelleraggini; cioé che quelli, li quali in varie guise haveno errato non perissero in una sola. Il terzo giorno le reliquie di quelle genti tagliate a pezzi; disordinatamente se ne passavano dalla fortezza di Onaria; e mentre che si promettono sicurezza dal Nemico già lasso per le uccisioni; all’hora dal Conte Esterhacio con gente armata da altra parte sono tutti tagliati a pezzi; e dal Governatore di Strigonia sono cacciati per forza in altri agguati preparati; in guisa tale che di tanta gente non se ne salvò pur un huomo. Di modo che se si fà reflessione alli momenti di tre giornate, nella prima si attaccò la Battaglia, nella seconda furono posti in rotta; nella terza fu distrutta affatto tutta quella canaglia. Che ragioni furono quelle del Bethlem? Egli non pote comportare che la sua collera funsi ristretta ne’ confini del suo Corpo, e della sua Anima; ma suo maggiore scherno la fe-ce / 436v sapere al suo Nemico istesso: perciò che havendone scritto con sue lettere al Conte Hesterhacio minacciandolo; si fece degno di riso, e diede cagione d’applauso. Conciosia cosa che qual’cosa poteva essere di più grato a un soldato di Cesare; che il vedere con le minaccie degl’Inimici esser’ celebrato in un certo modo il suo valore; essendo riconosciuta la rotta; e scopertone il rancore! Di modo che egli per lo sdegno del Bethlem, come per una confessione del vinto, essendosi inanimito, havendo posto in rotta alcune Truppe, fece preda di alcune centinaia di Carri carichi di Provvisioni, del Bagaglio, e di denari; accioché, si fusse stato in suo potere, lo sdegno di colui si convertisse in una mera Pazzia. Ed egli in vero irritato dalle sue calamità, entrò totalmente nelle furie. Riempiendo ogni cosa di rapine, d’Incendij; di Schiavitudine di Christiani, per tutto a guisa di un Barbaro se ne andava depredando et havendo uccise a guisa di pecorelle, le Genti del Tieffenbach espugnò Tyrna; essendosi tanto incrudelito contro i Vinti; ché pareva tutto diventato un Turco, e con l’Animo, et con il Corpo; e con i Costumi. Si voltò dipoi con il suo Sacrilego esercito sopra la Moravia, dove havendo prese alcune Città, fece macello di molti huomini, come fà il lupo della Pecora: E’ così un’altra volta si provocò contra la Fortuna; e’ si fece degno come prima della sua Calamità; la quale gli sopravenne da quella parte, dalla quale non se lo credeva: Imperòche’ qual’occasione può mancare alla fortuna quando ella vuole? Ella rivoltò in timore, gl’istessi aiuti per la sicurezza. / 437r Haveva di gia mandato Ferdinando Imperatore un suo Ambasciatore al Gran Turco; il quale havendo havuta notizia della fraude del Bethlem; fece vedere le lettere del medesimo piene di bugie, e fece palese l’Impostura, e l’Impostore. Fece rimuovere con la 436v Riceve del Danno. Espugna Tyrna. Se ne và nella Moravia. 437r Viene scoperta l’Imposturadel Bethlem dal G. Turco medesimo. E Bethlem ottiene la Pace dall’Imperatore Anno 1624 8 Maggio. IL RACCONTO DELLE GUERRE DI TRANSILVANIA 163 1624 8 maggio.

A sua forza la Verità Ottomana, et revocò subito quegli aiuti, che haveva concesso al Bethlem; et così ancora provogò per molti Anni la Tregua con l’Imperatore. E che cosa poteva più fare senza il Turco il Bethlem? essendo rimasto privo di grandissima quantità di soldati, subito che si vidde ritornato in se medesimo, fece di nuovo instanza per la Pace, (per romperla poi con la prima occasione) E’ dall’Imperatore già stanco della Guerra non gli fù denegata. E così il Bethlem non cavò altro utile da questa sua Rebellione, che di rimanere spogliato dell’Hungaria, e del titolo di Prencipe dell’Hungaria: essendoli inoltre stato coman-dato che restituisse tutti li Prigioni, e quello che haveva tolto. Di modo che l’Istessa fortuna fece, che si come c’era l’aiuto del Gran Turco egli fù formidabile, così essendone restato privo fusse contempribile. Ma non lo depresse non dimeno; ma lo sostenne per prepararlo per un ‘altra Guerra. DELLA TERZA GUERRA CON IL TRANSILVANO. Questa Guerra hebbe origine dalla stupenda Incostanza, e dalla grande Ambizione del Gabriel Bethlem. Perciò che essendo egli stato honorato del Matrimonio con Caterina di Brandemburg et essendo compari a quelle suntuosissime Nozze, le quali tutto il mondo haverebbe ammirato; due Ambasciatori dell’Imperatore dell’Oriente, e dell’Occidente; et altresì Rè, e Prencipi; se ne prese un gran fatto, et entrò in pensieri di cose sublimi, e se havesse potuto, si sarebbe voluto fare Padrone di tutta l’Hungaria, et ancora di tutta l’Europa. Lo stimolavano a questa Guerra da una parte l’essere stato privato del titolo di Prencipe dell’Hungaria; dall’altra la poca buona intelligenza che passava in quel tempo, non sò per qual cagione fra l’Imperatore Ferdinando et il Bassà della Bossina. E non vi mancarono degli altri Prencipi Christiani (cosa indegna) alli suoi urgenti mali, e all’uccisioni. Sopra tutte queste cose, a quest’huomo disposto a volgere sossopra l’Imperij porgevano speranza, et ardimento le discordie della Germania; Conciòsiacosache essendo ella impedita, et disunita con guerre intestine, l’inviava l’occasione e gli mostrava scoperto il nudo fianco dell’Imperiali ch’erano occupati in quel tempo nella guerra con il Re di Danimarca in un paese molto Lontano il Valestain, et il Tilli; et l’Austria istessa per la sollevatione di molte migliaia dava da fare al Duca della Baviera, et al Popenhaim. Fra queste piaghe della Republica, et fra questi tumulti, all’Improviso, quasi preso il tempo, sopra i fiacchi, / 438r et angustiati si rovesciò una subita procella della Guerra del Transilvano quasi dall’ultima veduta dell’Oriente. Il primo impeto della Guerra scoccò all’improvviso nell’Hungaria; La Moravia dappoi fu soprapresa dal medesimo terrore: subito E’ mancato di fede dalle Città dell’Imperatore e da quei popoli volgendosi alla parte contraria. Egli si serviva di tutti i mezzi, con favorire, con esortare, con incrudelire, come 437v Cagioni della Guerra. Occasione presaper muover la Guerra. Bethlem scorre nell’Hungaria Anno 1626 di luglio. Ferdinando Imp. re ricorre al Divino Aiuto. Il Mansfelt rotto dal Valenstain. Il Vaimar nell’Hungaria. 164 Valmarin – Fornari Sciascia se fussi un Atto virtuoso. Così era cosa facile con molte migliaia di soldati l’invadere una Provincia intimorita, discorde, et disarmata. In questi travagli l’Imperatore Ferdinando confidato tutto in Dio, per placare la sua Ira ordinò che si facessero Preci, e si recitassero Litanie; con il quale pensiero, e risoluzione si dimostrò sempre imperterrito, e franco: perciòche doppo le Preghiere ne venivano li favori. E già essendo stato rotto in una Battaglia il re di Danimarca; et essendo solo rimasto nella Renania non ancor’ debellato il Mansfelt; pareva che si cominciasse a temer’meno dalla parte del Settentrione: et contro il solo Ré di Danimarca era bastevole il solo Tilli con un solo esercito. In oltre essendo stato chiamato il Mansfelt con le sue forze dal Bethlem veniva seguito verso l’Hungaria dal Walestain: Né lo trovò più forte nell’Oriente di quello l’havesse trovato nel Settentrione; e havendo mutato paesi ma non la felicità, la fortuna mantenne la sua fede alla causa giusta: dimodo che il Mansfelt combattesse o con Germani, overo con gl’Hungari, guerreggiasse o con Slesij, overo con Turchi, sempre restò inferiore, e Vinto. Ma essendo stato più fortunato del Mansfelt nella Slesia il Waimar volle che si con-giungessero insieme, quasi con il suo Achate acciòche se egli fosse stato seguito dalla fortuna; il Bethlem / 438v attrahesse la fortuna nell’Hungaria: et egli in vero havendo presa Hoenvalda e Gabelonica se ne và machinando molte cose nell’Hungaria. Ma il Wallestain essendosi passato sopra del Bethlem, del Mansfelt e del Waimar gli fece conoscere che poco importava il combatteré con uno solo, overo con tutti tre insieme: tutti furono rotti, vinti, e dissipati. Il Bethlem, conforme al solito, rivoltosi agl’aiuti de’ Tartari, ne ottenne dal Gran Chan quarantamilia: mà la fortuna glieli fece vedere da lontano, ma non glieli diede; acciòché trovandosi ingannato dalle sue speranze, con maggior’ dolore si tormentasse. Conciòsia cosa che mentre che quelli della Tartaria marciano verso la Transilvania per venirsene con qualche vittoria, fecero forza nella Polonia, e lasciatine seimilia in alcuni alloggiamenti un poco fortificati; con trentaquattromilia se ne andorno depredando tutta la Volhinia. Il Chimelekkio Generale in quella parte de’ Polacchi gli lasciò un poco scorrere: ma ritornato poi indietro alli loro alloggiamenti, gli cinse, gli assaltò, et espugnò: e così rimasero tagliati a pezzi in guisa tale, che non ne rimase pur uno, il quale potesse ritornare a dar la nuovadella strage agli resti negl’alloggiamenti, dove faceva tutte le funtioni militari all’usanza de’ Tartari. Se ne ritornano frà tanto quegl’altri a truppe carichi della preda; et egli quella prima truppa entrata che fù negl’alloggiamenti al primo giorno tutta la fece tagliare a pezzi; e’ co-sì nell’istesso modo havendone lasciati entrare a poco, a poco, et tagliati tutti a pezzi quan-do gli uni, quando gli altri; tutto quell’esercito restò in maniera tale destrutto, e’ dissipato, e fugato; che havendo recuperata tutta la preda; delli quarantamilia, che dovevano andare in suo aiuto il Bethlem ne hebbe notitia, ma non ne’vidde pur uno. Tutta la speranza gli era rimasta in se stesso, e nel Turco; il quale non abbandonò. II Bethlem chiama li Tartari. Li Tartari pongono in rovina la Polonia. Il Generale di Polonia prende per forza gl’alloggiamenti de’ Tartari. Tartari disfatti interamente. Il Turco soccorre il Bethlem. Assedio Vonogrado. Rotto dal Vualestain. Nel mese di Novembre. II Bethlem pentito di haver mosso la Guerra. IL RACCONTO DELLE GUERRE DI TRANSILVANIA. Questo suo Vasallo che molestava li Christiani: et havendone mandati alcune migliaia espugnò la città di Damasso con l’aiuto de’ Turchi, e con essi pose l’Assedio a Vonogrado: ma di gia il Vualestein si era assuefatto alla Guerra del Transilvano e alle vittorie del Bethlem; ché perciò con grand’animo si mosse per assalire gl’assedianti; ma mentre che il Bethlem non si pose in, fuga, si combatté; e se bene fu combattuto con vigore per buono spatio: non dimeno essendo mancato l’Animo ai Giannizzeri de quali era stata fatta una grande strage; e non havendo ricevuto minor danno dalle spalle da quei del Presidio; ne seguì la confusione, e l’uccisione, e di poi una gran fuga dei Turchi nella Terra di Grana. Già ancora il Bethlem più debole di forze de’ Vincitori mentre vidde prender la fuga a Turchi, si diede ancor egli alla fuga; e così ne rimasero morti quattromilia, furono prese l’Artiglierie; e furono saccheggiati gl’alloggiamenti ripieni di ogni ricchezza. Il Turco volendo, che si confermasse la pace con l’Imp.ri richiamò indietro tutti li suoi: il Bethlem si ritirò in Cassovia; il Vualestain perché si pativa grandemente de’ Viveri in quel Paese eshausto dalle scorrerie, se ne passò alla volta di Tyrna. Il Bethlem rivolgendosi nella mente, e toccando con le mani in quante difficoltà egli si ritrovava, et in quanti pericoli si era inviluppato, e quanto potente inimico egli havesse provocato; e tanto più essendogli venuta la nuova delle gran’ rotte ricevute dal re di Danimarca; et essendo state abbattute le forze de’ Villani Ribelli: dubitando che di li a poco tutta la Germania non se li rivoltasse contra; giudicò esser cosa più sicura una certa Pace, che una Guerra pericolosa; e di una sperata Vittoria. Ma egli stesso con essere stato tante volte spergiuro haveva difficultato il modo di addolcire l’animo dell’Imperatore. Tentò nonostante per mezzo di suoi Ambasciatori; e si piegò l’Imperatore mentre che egli cedesse l’Hungaria, che manifestasse quelli che l’havevano incitato alla Guerra; licenziasse il Mansfelt; rifacesse le spese di quella Guerra; e li Danni fatti a’Sudditi; che impetrasse dal Turco la restitutione di Damasso con la sua giurisditione; che fussero restituiti li Prigioni, e gli Schiavi fatti da’ Turchi liberati; e poi mandasse suoi Plenipotentiarij a Possonio per stabilire il tutto. Accedette il Bethlem a tutte le conditioni havendo già imparato a temere l’Imperatore; e havendo giudicato ancora che qualsivolgia conditione fosse più sicura, che non era la Guerra. Il Mansfelt temendo di essere ingannato fece risoluzione di ritirarsi in Venetia, et ha-vendo consegnate le sue Genti al Vaimar, prese il Viaggio, come si disse, portando seco nelle sue viscere il Veleno datole. Nella Bosnia fu assalito da un’infirmità di Disenteria, dalla quale, mentre egli rivolgeva varie cose dentro l’Animo suo, e’ mentre machinava cose nuove fù condotto a morte: Veramente che all’hora sentono maggior pena i cattivi, quando che hanno fatto maggior mescolanza di vitij; et hanno fatto una composta di malitia: ma per altro la fortuna fu troppo benigna ad un Capitano tanto scellerato: poiche pareva di giustizia (?), che quella testa inimica di Cesare e’ dell’Imperio, nato a Danni della Germania fosse punita con altre tante morti, quante ne haveva cagionate. Mà neanco così crederei che havesse scampato la pena uguale alla colpa / 440r mentre che l’istessa sua iniquità l’havesse seguitato doppo la sua morte. Il Waimar mentre che egli ancora và machinando molte cose per l’Hungaria, mentre 439v L’Imperatore gl’impone le conditioni della Pace. II Bethlem l’accetta. Il Mansfelt si fugge e si muore. Il Waimar si muore. La Pace si conclude Anno 1627 di Gennaro. 166L.Valmarin – M. G. Formar Sciascia, che si rammarica per le resoluzioni fatte dal Transilvano, in un subito si more: e’ sarebbe stato un Prencipe degno di Lode, e modesto, se non havesse macchiate quelle sue virtù me-diante 1’Heresia, e’ la Guerra ingiusta. Fra tanto essendosi in Possonio perfettionata la Pace, l’Hungaria principalmente si rallegrava; come quella, la quale o vincendo, o perdendo l’Imperatore miseramente frà gl’uni, e l’altri veniva tormentata. Ma in vero dal Bethlem fù mantenuta sempre di poi la Pace, e la promessa fede; come che egli havesse imparato, che con le minaccie non poteva far nessun avanzo, o havesse, o non havesse Guerra con altri l’Imperatore con’le sue, de Turchi, e de Tartari: et havendo esperimentato, che Ferdinando era protetto dalla sua Fortuna, la quale non era sottoposta a nessuna ferita, a nessun dardo. Cedé dunque, e si quietò.
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