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Il tumore va combattuto prevenendo e bloccando le cellule impazzite

(Giuseppe PACE) Il tumore è causato da un improvviso “impazzimento” di una o più cellule che si riproducono più velocemente delle altre. Quelle “impazzite” hanno maggiore potere di assorbimento radioattivo e pertanto vengono bersagliate con la radioterapia. Analogamente si procede con la chemioterapia, che costa per un anno di cura da 25 a 50 mila euro al sistema sanitario di un Paese. Sulla chemioterapia e i farmaci collaterali si è, da tempo, creato un mercato, non sempre controllabile per gli affari possibili sulla pelle del paziente, ignaro. L’onestà in Medicina è d’obbligo, soprattutto per curare tumori. Un vaccino universale capace di sconfiggere ogni tipo di cancro: una chimera inseguita da tempo da biologi e ricercatori di tutto il mondo e che da decenni mette in gara i maggiori laboratori del mondo. In Germania ci sarebbero vicini. Lo studio made in Germany, pubblicato sull’autorevole rivista «Nature», è in fase di sperimentazione su tre pazienti affetti da uno stadio avanzato di melanoma. Già a basse dosi il vaccino avrebbe attivato una risposta immunitaria efficace. «Il nostro studio – spiega Ugur Sahin, che coordina la ricerca – introduce una nuova classe di vaccini potenti in grado di risvegliare il sistema immunitario in presenza di diversi tipi di tumore. È un passo importante che porterà a terapie sempre più personalizzate per combattere molte specie di cancro». Lo studio delle cellule impazzite o tumorali che hanno tempi fisiologici diversi dalle altre normali è da decenni la nuova frontiera della biologia e medicina. La strada per utilizzare il sistema immunitario contro un tumore, è stata tracciata sin dagli anni 80, quando da un lato si comprese che ogni organismo complesso, come quello umano, sviluppa centinaia di cellule mutate al giorno, potenzialmente cloni di un tumore di continuo distrutte dal sistema immunitario. E dall’altro furono definitivamente identificati i meccanismi molecolari con cui un tumore oltre ad immortalizzare le cellule che lo compongono attiva diverse strategie per bloccare il sistema di sorveglianza immunitaria dell’organismo che lo ospita. La paralisi dei linfociti cosiddetti killer, indotta dal tumore, è stata spesso paragonata, per analogia, a quella che impedisce a una mamma di reagire contro l’embrione che porta in grembo pur essendo, quest’ultimo, per metà, geneticamente estraneo per l’espressione dell’informazione del padre. Non a caso molti indici che esprimono la crescita di un tumore rimandano agli stessi segnali molecolari di un embrione (alfa-feto protein, antigene carcino-embrionario ecc.). Da quegli studi pioneristici tesi a manipolare in vitro le cellule immunitarie per tentare di potenziarle e poi ritrapiantarle, si è andati avanti con varie linee di ricerca che, con alterni successi, sono approdate, di recente, ad una nuova classe di farmaci, capaci di abbassare il freno alle difese immunitarie che vengono così letteralmente scatenate alla caccia delle cellule estranee che compongono il tumore, anche in metastasi. Una reazione simile a quella del rigetto di un trapianto. Farmaci da poco affacciatisi sulla scena terapeutica mondiale ma che, in poco tempo, prima negli Usa e poi in Europa, hanno guadagnato la ribalta grazie alla straordinaria efficacia mostrata, portando alla cronicizzazione casi di melanoma, ma anche di tumori del rene e del polmone. Gli scienziati tedeschi dell’Università Johannes Gutenberg, a Mainz, che hanno avviato i primi test di questo nuovo studio sull’uomo, sono ottimisti. Il vaccino tedesco è basato su una struttura simile a una capsula fatta di goccioline di olio (come la membrana di una cellula) al cui interno viene collocata una molecola messaggera (Rna) che porta l’informazione per costruire una delle proteine del tumore e che può essere manipolata in vitro a piacimento per riprodurre i segnali molecolari di vari tipi di cancro. Pertanto, secondo gli autori dello studio, questo vaccino potrebbe funzionare in modo universale contro ogni tipo di tumore. Inoculata per endovena, la capsula raggiunge le stazioni centrali di difesa dell’organismo, dove ci sono miliardi di linfociti (milza, linfonodi, midollo osseo, fegato, intestino) e viene fagocitata e processata da una particolare classe di cellule del sistema immune (macrofagi) solitamente utilizzate per scatenare la reazione contro virus e batteri alla cui stregua sarà ridotto il tumore. Se l’infezione viene debellata il paziente guarisce o almeno cronicizza. Gli scienziati hanno testato il vaccino su topi affetti da vari tipi di cancro e successivamente hanno ripetuto la sperimentazione sui primi tre pazienti, tutti con un melanoma in stadio avanzato. Abbiamo incominciato i test 9 mesi fa – aggiunge Sahin – . In genere per sviluppare una nuova terapia ci vogliono almeno 4-5 anni di ricerche e per questo abbiamo intenzione di portare avanti la sperimentazione sui pazienti con melanoma. Più avanti, nel 2017, tratteremo altri tipi di tumore. Pensiamo che questo vaccino possa funzionare su tutti i tipi di cancro, ma è necessario fare delle ricerche su ogni singola patologia». Altri ricercatori puntano a costruire una proteina bersaglio che si lega alle cellule tumorali facendole meglio evidenziare per bloccarne la crescita. La ricerca antitumorale è in fervido sviluppo e nel tempo di qualche decennio ancora il tumore dovrebbe essere quasi una banale malattia, che si cura senza traumi come oggi, purtroppo, nonostante l’indubbia crescita delle conoscenze oncologiche e del perfezionamento chirurgico di non molti chirurghi. In Italia la corsa della speranza dagli ospedali meridionali verso quelli settentrionali continua soprattutto per curare i tumori, nonostante centri, con tradizione notevole, ma che non brillano più come negli anni Sessanta. La corsa della speranza spesso è verso la Francia e la Germania, dove il sistema sanitario, come il resto, è più avanzato e la civiltà ha avuto più evoluzione in generale. Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro. Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico. Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido (nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule). L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno. La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido. Ecco che fumare e inattività fisica sono due cause tumorali non trascurabili. Durante la cura tumorale la voglia di vivere aiuta a combattere il male come sostiene Emma Bonino, reduce tumorale ricca di risorse culturali e democratiche.

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