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TELEMACO ALIANO, UN CATTOLICO CANDIDATO SINDACO A SORTINO

(Gianluca Martone) SORTINO Lo scorso mese di luglio, Papa Francesco invitò a pregare “perché la responsabilità politica sia vissuta a tutti i livelli come forma alta di carità”. Già nella Evangelii Gaudium il Papa aveva affermato che “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune”. “Prego il Signore – scrive Francesco – che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri”. Politici che abbiano cura dei più deboli: gli affamati, i disoccupati, i senza tetto, gli immigrati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, i bambini ancora nel grembo delle madri. Tutti gli sfruttati e quanti la società attuale dello scarto ha trasformato in rifiuti, “avanzi”, perché oggi, in questa “economia che uccide”, le “persone – ha detto in una Messa a Santa Marta (1 maggio 2013) – sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico”. Il Papa chiede ai politici di cercare non il proprio tornaconto ma la dignità umana. Il pericolo – ha detto ripetutamente – è quello di cadere nella corruzione. Papa Francesco invita i politici, soprattutto quelli cristiani, ad essere coraggiosi: perché la politica – ha ricordato il 30 aprile scorso incontrando le Comunità di vita cristiana – è una sorta di “martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere”. “Fare politica è importante” e “si può diventare santo facendo politica”: significa “portare la croce di tanti fallimenti e anche portare la croce di tanti peccati. Perché nel mondo – sottolinea il Papa – è difficile fare il bene in mezzo alla società senza sporcarsi un poco le mani o il cuore; ma per questo vai a chiedere perdono, chiedi perdono e continua a farlo. Ma che questo non ti scoraggi” a “lottare per una società più giusta e solidale”. “Se il Signore ti chiama a quella vocazione” – è stata la sua esortazione “fai politica. Ti farà soffrire, forse ti farà peccare, ma il Signore è con te. Chiedi perdono e vai avanti. Ma non lasciamo che questa cultura dello scarto ci scarti tutti! Scarta anche il creato, perché il creato ogni giorno viene distrutto di più. Non dimenticare quella parola del beato Paolo VI: la politica è una delle forme più alte della carità”.

Sul nostro Quotidiano, Telemaco Aliano, candidato sindaco per il comune di Sortino, in provincia di Siracusa, ha rilasciato questa significativa testimonianza dell’impegno politico di un cattolico praticante nelle prossime amministrative, facendo riferimento al suo interessante e innovativo programma politico:”La Lista Civica Ugo Telemaco Aliano sindaco, che rappresenta in qualità candidato a sindaco, si richiama al bilancio comunale, che non è soltanto un insieme di numeri o uno strumento riservato agli esperti: esso influisce sul vivere quotidiano dei cittadini, da’ l’impronta alla comunità e stabilisce le priorità in tanti settori diversi, dagli aiuti sociali, alle opere pubbliche, alle opportunità economiche e culturali. Noi abbiamo ritenuto opportuno accostarlo all’economia di transizione e di resilienza, al fine di rendersi rispondente all’indirizzo di autonomia locale che la vigente legge richiama per i comuni. Esso riguarda i seguenti punti: Energia e Ambiente: 1) Certificazione edilizia obbligatoria e nuova disciplina edilizia. Obiettivo Direttiva Europea “20.20.20”, classe energetica degli edifici A+, PRG congruo ai richiami dettati dalle Direttive Europee, D.M. 16/16, Conto Termico 2.0, attinente anche la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate. 2) Rifiuti: ridurre la produzione totale del 50%, portare all’80% la raccolta differenziata, impiegando la Information Technology (ICT), per raggiungere l’obiettivo rifiuti zero nel 2021. Introdurre il bilancio comunale dei rifiuti e i bilanci energetici comunali. Distribuzione del compositore domestico per uso privato. Bolletta fotovoltaica o da energie alternative. 3) Municipalizzata ad azionariato popolare per energie pulite e risparmio energetico. Progetto “Penelope Sortino”, ovvero modalità zero stress. Vendita di risparmio energetico (formula ESCO “Energy Service Company”). 4) Progetto “PM10: 0 al 2021”. Bando Internazionale attraverso il cosiddetto Call for Proposal”. Tutte le soluzioni si realizzano attraverso il know- how generato. Consorzio Sortino che riunisce le imprese e i migliori cervelli delle Università per dare impulso all’innovazione tecnologica. 5) Tolleranza zero contro gli sprechi. Riciclare anche attraverso un assessorato specifico per la lotta agli sprechi. Bilancio, Fisco e Finanza comunale. 1) Il Bilancio in piazza: una consulta per la trasparenza del bilancio. Empori della solidarietà. Banco alimentare. 2) Bilancio partecipato come realta’ di investimento che comporta sia la maggiore efficienza di spesa generata, sia il controllo dei cittadini sul bilancio stesso. Consulta per la trasparenza del bilancio. Stop al consumo di territorio. Conto energia. Autonomia locale. 3) Fisco: chi inquina paga ( ma in proporzione al reddito), chi lavora no. Le tasse sul lavoro sono progressive e dipendono dal reddito, per chi le paga, le tasse sui consumi potrebbero non esserlo. 4) il comune come socio: un Fondo di investimento dei cittadini. Fondo di investimento ad azionariato popolare che include Last Minute Market, Microimprese giovanili, società a finalità sociale, società per la diffusione di impianti a energia rinnovabili o il risparmio energetico, società di assistenza e servizi alla persona, società di gestione del patrimonio artistico, società di gestione eventi. Lavoro, impresa e innovazione. 1) Il marchio “Sortino km 0”: generare occupazione, risparmiare energia. Equo e solidale. Comprare locale. Prima i prodotti sortinesi. 2) Non padroni, ma proprietari a casa nostra: i beni comuni come fonte di occupazione e di vera identità. 3) Microcredito per ridurre la povertà. Banca Etica. Proprietari a casa nostra: i beni comuni come fonte di occupazione e di vera identità. Scuola e Formazione. 1) Mense scolastiche bio a km 0. Prezzo politico e politiche in comunità. Cucine di quartiere. 2) Sortino in transizione come area interdisciplinare di ricerca dell’università distaccate nel territorio. Ricerca di sistema. Polo attrattivo di cervelli. 3) Estendere il servizio del doposcuola. Servizio Civile Comunale. Nonni servizio. Nuovi saperi. Doposcuola in piazza. Politiche per la Comunità, Tempi di Vita. 1) Una banca del tempo in ogni quartiere. Una città sana si regge sugli scambi e i rapporti gratuiti tra cittadini. 2) Oltre il nonno-vigile: Servizio Civile Comunale per i pensionati, nonni in servizio e nonno vigile. 3) Servizio Civile Comunale retribuito per i giovani, per creare nuovi spazi di socialità. Affittare gli spazi a partite IVA e proporre l’ufficio a ore. 4) Centri di aiuto allo stile di vita. Urbanistica e verde pubblico. 1) Pantalica, Fusco, Sortino diruta, tutto il comprensorio come parco agricolo e dei nuovi stili di vita. 2) Distretto dei creativi in fiera california. Zona industriale sortinese. 3) Scelte urbanistiche. 4) Un nuovo parco del verde per ogni quartiere. Commercio e turismo. 1) Pantalica Patrimonio dell’Unesco. 2) La fiera della transizione. 3) I turisti virtuali diventano turisti reali. 4) Proteggere e promuovere il piccolo commercio con la moneta complementare. Famiglia. 1) Bonus Bebè Comunale. 2) Social Card Comunale. Fisco. 1) Controlli e sanzioni, legalità. Randagismo. 1) Canile famigliare: dal randagismo all’assistenza ai malati: la relazione cani-umani diventa cura, mediante il progetto per orientare alla Pet Therapy e al soccorso animali salvati dalla strada o da canili a norma di legge, o da canili in cui vengono maltrattati. Sterlizzazione. Monitoraggio informatizzato attraverso una centrale del randagismo”.
Nella sua formazione politica, Aliano si è rifatto anche a don Luigi Sturzo, di cui è interessante riproporre un articolo scritto diversi mesi fa da Ruben Razzante sulla “Nuova Bussola Quotidiana”, che pubblico integralmente:” Statatalismo, partitocrazia, sperpero di denaro pubblico: tre emergenze che sintetizzano la questione morale e che stimolano interrogativi non banali sul futuro dell’Italia. A metterle in fila con acutezza e profondità non è un politico dei nostri tempi, ma don Luigi Sturzo, che già nel 1946 richiamava l’attenzione della politica e delle istituzioni sulle virtù imprescindibili da coltivare nello Stato repubblicano.Tutto questo si ricava da un agile e illuminante volume edito da Rubbettino, Servire, non servirsi. La prima regola del buon politico, che raccoglie in ottanta pagine i testi di un intervento del sacerdote di Caltagirone al Senato, di tre sue lettere e di 12 articoli scritti da lui tra il 1946 e il 1959. La fonte degli articoli è l’Istituto Luigi Sturzo, che ha curato l’Opera Omnia del fondatore del Partito popolare. I testi sono tratti dalla collana “Politica di questi anni”, che contiene le centinaia di articoli scritti da Sturzo tra il 1946 e il 1959. Primo luogo comune che viene sfatato in quelle pagine: a sollevare la questione morale non fu Enrico Berlinguer agli inizi degli anni Ottanta, bensì Sturzo, sul finire del 1946, poche settimane dopo il suo ritorno dall’esilio di 22 anni impostogli dal fascismo. Peccato che la Democrazia cristiana, con molte scelte discutibili, abbia perso l’occasione storica di seguire la grande modernità del pensiero sturziano. Anzitutto Sturzo ha denunciato sempre molto energicamente il dilagare dello Stato imprenditore, un ruolo che egli giudicava pericoloso, per le tante tentazioni che un forte afflusso di denaro in mani politiche avrebbe potuto creare e per la sicura inefficienza della sua gestione. La grande speculazione da questo punto di vista è stata compiuta nel 1994 con il cambiamento del nome della Democrazia cristiana in Partito popolare e, ancora, otto anni più tardi, con la liquidazione del nuovo Ppi. In quelle operazioni di maquillage (nel 1994) e di smobilitazione (2002) i vertici promisero di mantenere vivi i valori del popolarismo sturziano. «La verità», denuncia nella prefazione al volume Giuseppe Palladino, esecutore testamentario di Luigi Sturzo, «è che questi valori non sono mai stati tenuti vivi dal vertice della Dc e in particolare dalla sua ala sinistra, che in coerenza con la sua cultura statalista non ha mai portato il pensiero sturziano alla base del partito, né ha fatto una politica ispirata dal popolarismo». apertura a sinistra da parte della Dc perché temeva i frutti nefasti dello statalismo, «temeva», prosegue Palladino, «la concorrenza costosa e sleale dello Stato imprenditore (costosa per l’Erario e sleale nei confronti del settore privato dell’economia), temeva la diffusione della corruzione politica, lo strapotere dei sindacati (Sturzo coniò la parola “sindacatocrazia”) e la perdita del potere d’acquisto della lira». Più di ogni altra cosa, però, il sacerdote di Caltagirone temeva la scristianizzazione del Paese, con la prevalenza della ragione politica ed economica sulla ragione morale. E la storia si è incaricata di dargli purtroppo ragione. Rispetto al tema della necessaria moralizzazione della vita pubblica, Sturzo avvertiva in un articolo del 1946 che «quanto più è accentrato il potere e quanto più larghi sono gli afflussi del denaro nell’amministrazione pubblica (Stato, enti statali e parastatali, enti locali), tanto più gravi ne sono le tentazioni». E nel 1947, in occasione del ventottesimo anniversario della fondazione del Partito popolare italiano, sul “Popolo” il sacerdote di Caltagirone scriveva: «…gli italiani si sono talmente adagiati all’idea di uno Stato-tutto, che nessuno ha più ritegno di invocare provvedimenti e interventi statali per la più insignificante iniziativa. Quando ho sentito che per nominare un direttore musicale alla Fenice di Venezia si doveva interessare il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e che per aumentare il capitale a un ente cinematografico in crisi ci volevano gli aiuti del Tesoro, e che ci siano persino sale cinematografiche di Stato, mi sono domandato se gli italiani non abbiano perduto la testa e se lo statalismo non sia diventato una mania (…) Nel vortice dell’accentramento e della statizzazione si perde il senso della realtà e del relativo per una specie di assorbimento nella potenza magica della politica e dell’economia unificate».
E sul Giornale d’Italia, in un articolo del 1958, rincarava: «Lo Stato è il potere legittimo; lo statalismo è strapotere; l’infezione statalista sviluppa, non solo nell’ambito dell’organizzazione statale e parastatale, ma anche nelle organizzazioni che informano la vita democratica di un Paese libero, la tendenza a soverchiare i propri associati e ad invadere il campo di altri organismi, compresi gli stessi organi del potere statale». E ne aveva per tutti: «La partitocrazia è il fenomeno più appariscente della malattia dello statalismo; invade lo Stato, perché il partito non rispetta i propri limiti; ma gli organi dello Stato sopportano la partitocrazia e ne divengono succubi, perché lo Stato, passando i propri limiti, viola la libertà individuale. (…) Non è solo il partito infetto di statalismo, lo è anche il sindacato». Profetica si rivelerà questa frase: «L’infezione statalista si è estesa nei partiti, nei sindacati e negli enti pubblici. Come conseguenza il decadimento morale si estende nel Paese. Il potere legittimo si confonde con quello illegittimo. I limiti morali e legali cedono. La libertà non è più garantita e l’arbitrio ne prende il posto». Bersaglio di Sturzo anche il “pauperismo” dei democristiani di sinistra: «Non se la prendano calda», si legge in un altro suo scritto del 1959, «con la loro avversione verso “il capitale”, come se vivessero un secolo addietro. Si persuadano che l’economia moderna non può attuarsi senza capitale: questo esiste ed esisterà, come esiste ed esisterà il capitalista; al plurale, capitalisti saranno i privati; al singolare, invece, unico capitalista sarà lo Stato, non importa se quello di Mosca o di Pechino, di Budapest o di Roma». Moniti e insegnamenti che qualcuno ancora oggi dovrebbe rileggere, compulsare, fare propri. Se l’Italia è immersa in una transizione difficile che dura da decenni è anche perché gli insegnamenti di Sturzo sono caduti nell’oblio e le scelte di chi diceva di ispirarsi a lui non sono state affatto coerenti, né illuminate. Per questo, come scrive Marco Vitale nella postfazione, Sturzo «è un vincente, perché oggi ha ancora tanto da dire a noi e domani ai giovani che verranno», mentre «i suoi avversari nulla ci hanno lasciato, se non i loro errori, le loro distruzioni e, talora, i loro orrori».
San Giovanni Paolo II affermò con coraggio alcuni anni fa:”L’uomo è grande solo quando serve Dio. Se vuole mettersi alla pari di Lui o addirittura eliminarlo dall’orizzonte del suo pensiero, quello è il momento in cui l’uomo nega se stesso, poiché si stacca dal principio trascendente delal sua perfezione e della sua esistenza

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