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NAPOLI. Vomero, via Scarlatti: l’isola pedonale che non c’e’

(Caserta24ore) NAPOLI “ Vi occorre un rettangolo per un gazebo? Un tavolino per la raccolta di firme? Uno spazio dove pubblicizzare i vostri prodotti: per l’alimentazione, per la salute, per la casa, di tutto di più? Volete ascoltare musica a tutto volume da suonatori improvvisati? Vedere funamboli e giocolieri dilettanti?
Essere assillati da venditori di prodotti vari, accendini, penne e, soprattutto, calzini anche “a rate”? Ammirare la cosiddetta “vasca dei capitoni” tutto l’anno e non solo nel periodo natalizio? Rischiare di finire, mentre passeggiate tranquilli, sotto le ruote di uno dei tanti autoveicoli in transito a tutte le ore del giorno? Allora c’è il posto giusto per voi: l’isola pedonale di via Scarlatti nel quartiere napoletano del Vomero! “. E’ l’ironica quanto amara constatazione di Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari.
“ Oggi, per non far mancare proprio nulla a questa sorta di fiera paesana, si sono aggiunti anche una serie di gazebo e di banchetti dei vari candidati alle prossime elezioni amministrative – continua Capodanno – . Senza considerare l’aspetto più grave, relativo ai tanti dissesti presenti sulla pavimentazione la quale, dopo ben 17 anni dalla sua realizzazione, visto che l’isola pedonale fu istituita nel 1999, avrebbe bisogno di un completo restyling, laddove invece alla bisogna si procede con semplici rappezzi utili solo alla provvisoria quanto antiestetica copertura delle tante buche presenti “. “ Ci si domanderà al riguardo: ma l’amministrazione comunale cosa fa affinché questa area pedonale sia utilizzata per il principale uso per il quale è nata, vale a dire per i pedoni – puntualizza Capodanno -? Esattamente nulla, anzi fa il contrario di quello che bisognerebbe fare. Concede tutte le autorizzazioni perché si svolgano le poliedriche attività alle quali si è fatto appena cenno, chiude un occhio, anzi due di fronte alle tante situazioni di degrado e di abbandono, alimenta nei fatti, nell’immaginario collettivo, il convincimento di trovarsi al cospetto di quell’ “isola che non c’è” dell’opera barriana. E chissà che, prima o poi, proprio in via Scarlatti, per la gioia di grandi e piccini, insieme a clown e a saltimbanchi improvvisati, non si faccia vivo pure Peter Pan! “.