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Pignataro Maggiore. “In un filo di voce” il libro postumo di Giuseppe Rotoli, come si muore nella Terra dei Fuochi

(Giovanni Parisi). “Non preoccupatevi ai bambini, ai ragazzi il tumore non viene mai! Si ammalano gli adulti, i grandi i vecchi”. Con queste parole educatori, genitori, insegnanti, professori rassicuravano qualche decennio fa i più giovani quando si imbattevano in un caso di tumore. Ma queste rassicurazioni, talvolta sussurrate in un filo di voce, oggi non sono più. Elisabetta Rotoli ha contratto il tumore in giovane età e come lei tanti altri, addirittura bambini. Elisabetta come tanti viveva in un paese dove l’aria è inquinata, la terra è inquinata e l’acqua è inquinata. Elisabetta e suo padre hanno respirato l’aria dei luoghi dove le polveri sottili della Centrale a Turbo Gas si unisce a quella nera dei fumi tossici della Terra dei Fuochi e si deposita a ridosso dei monti. Hanno vissuto in posti dove la falda acquifera è inquinata dai residui tossici della discarica più grande d’Europa, dove tonnellate e tonnellate di rifiuti spuntano fuori in tutta la provincia come funghi.

mattinogiornaletumoriGiuseppe Rotoli professore, nel suo libro postumo “In un filo di voce” racconta sua figlia degli ultimi mesi fino all’ultimo alito di vita. Ad Elisabetta piacevano i bivi perché li vedeva come la possibilità di scegliere liberamente quale via percorrere; ma a lei non è stata data libertà di scegliere.
Leggendo il libro si nota la fredda capacità di valutazione degli eventi, l’aspetto emozionale di una celata disperazione che purtroppo pian piano prende il sopravvento. Il filo conduttore è la fede, quella Cristiana, la presenza di un sacerdote (il vescovo), l’accettazione della passione.
Ma come la morte di Gesù Cristo è servita all’umanità per la divulgazione della morale comportamentale cristiana nei secoli, anche la morte di Elisabetta può servire agli uomini, purché “capaci di uscire dal loro blocco di marmo”. Elisabetta sapeva che nella vita ci sono grandi eventi che dopo dieci minuti scompaiono nel nulla senza lasciare niente di sé, ma ci sono anche piccoli eventi che hanno la potenza di cambiare le persone.
Un piccolo evento, come la pubblicazione di questo libro, può avere una violenza rinnovatrice che lascia segni indelebili nelle persone che lo leggono.
“In un filo di voce” è un libro aperto; arrivati all’ultima pagina del libro, si ha l’impressione che non è finito, che manca ancora un attimo.
Elisabetta disse: “Ecco, io sono pronta e non voglio lasciare nemmeno un briciolo di vita nell’anonimato. Un solo attimo può salvare anime, può svelare verità sconosciute”.
Allora in quell’attimo finale piacerebbe finalmente vedere la verità di queste passioni e la resurrezione: che finalmente l’aria che spira a ridosso dei monti dove è nata e cresciuta Elisabetta non puzzi più di notte di odori irrespirabili, che la terra sia bonificata e le acque siano finalmente pure. Tutti vorrebbero che professori, insegnanti, educatori e genitori possano di nuovo dire ai propri piccoli: non preoccupatevi i bambini non si ammalano mai di tumore.

libropignataroDalla Prefazione del vescovo di Calvi e di Teano mons. Arturo Aiello
Giuseppe Rotoli, “Peppe” per i familiari e gli amici, ci fa rivivere in queste pagine la vicenda umana di Elisabetta, sua figlia, che, prima ignara e poi in maniera sempre più consapevole, va verso la morte, bella nella sua giovinezza. Elisabetta è descritta nel fiorire della sua giovane età, amante della vita, dei colori, dell’amicizia sincera, tesa nella ricerca della felicità, in attesa della seduta di laurea, mentre sogna il giorno del suo matrimonio. I genitori, i familiari, gli amici, i medici nascosti dietro la professionalità del camice bianco, le zagare del giardino, i giochi dell’infanzia e della giovinezza, le amiche del cuore, i passanti fuori dal negozio di gelati vengono fermati nel ricordo di istanti meravigliosi e tremendi, raccontati dall’acuta osservazione dell’Autore, dal gusto della sua parola tornita. In un crescendo di tensione tra morte e vita, festa e dolore, sedute di chemio e dialoghi innocenti tra i familiari, vicende del gruppo di amici e capelli che cadono sul pavimento, Peppe Rotoli ci mostra a tutto tondo ciò che lui e la sua famiglia hanno vissuto nelle alterne vicende di una malattia temuta, annunciata, sofferta, rimessa e poi presentatasi più vorace che mai, fino all’ultimo filo di voce, fino all’ultimo alito di vita. Arturo Aiello Vescovo di Teano-Calvi

(per acquistare il libro LINK CASA EDITRICE)