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ROMA. UN SUCCESSO LA MARCIA PER LA VITA 2016

(Gianluca MARTONE) ROMA Domenica 8 maggio 2016, si è svolta la sesta marcia per la Vita, con una grande e nutrita partecipazione di popolo. Mauro Faverzani ha cosi raccontato questa straordinaria e commovente festa di popolo in un interessante articolo pubblicato su “Corrispondenza Romana”:” Grande il successo riscosso dalla VI Marcia per la Vita, svoltasi la mattina di domenica 8 maggio nel cuore di Roma: è stato l’entusiasmo festoso dei bambini, col caratteristico trenino colorato e addobbato coi palloncini messi a disposizione da cinque anni dall’associazione La Musa di Cervinara, ad aprire il corteo, snodatosi poi lungo piazza Venezia, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele fino ad arrivare dinanzi al colonnato di S. Pietro con il grande striscione presente in piazza, tenuto da mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara (primo Vescovo italiano ad aver partecipato ufficialmente all’evento) assieme al cardinale statunitense Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, ed a mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakhistan). Con loro erano presenti numerosissimi religiosi di molte Congregazioni, maschili e femminili, tra i quali i sacerdoti dell’Istituto del Verbo Incarnato, gli Orionini, Familia Christi, i Canonici dell’Istituto di Cristo Re, la Fraternità San Pietro, la Fraternità San Pio X, l’Istituto del Buon Pastore, oltre ad un nutrito numero di ex-seminaristi dei Francescani dell’Immacolata. Tra le tante parrocchie presenti, spiccavano la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Prato e quella di S. Pietro apostolo di Napoli. Ai partecipanti, stimati dalle agenzie in circa 30 mila presenze, per lo più famiglie con bambini, gruppi, associazioni, sacerdoti e parrocchie, provenienti da tutta Italia e da molti Paesi stranieri, Papa Francesco, dopo la preghiera del Regina Coeli, ha rivolto un saluto. Alla Marcia hanno aderito 114 diverse associazioni straniere, provenienti da 29 Paesi. Il numero maggiore di adesioni, 29 in tutto, è giunto dagli Stati Uniti; a seguire, 13 adesioni dalla Francia, 8 dalla Spagna, 6 dal Belgio e dall’Irlanda, 5 dal Canada e dalla Polonia. Gran parte di questi gruppi erano presenti in piazza, a cominciare dai rappresentanti delle associazioni pro-life polacche, in particolare The Ordo Iuris Institute for Legal Culture che sta raccogliendo in questi mesi centinaia di migliaia di firme a sostegno dell’approvazione di una nuova legge, mirante a cancellare pienamente l’aborto dalla legislazione del loro Paese. Poi v’erano altre denominazioni note del mondo pro life come Derecho a Vivir Alicante dalla Spagna, Droit de Naître e SOS Tout-Petits del dottor Xavier Dor dalla Francia, l’inglese Youth for Life, l’Irish Society for Christian Civilisation, la Fpec-Federation Pro Europa Christiana di Bruxelles, SOS Leben dalla Germania, Vigiliare dalla Croazia, Stirezo dall’Olanda, Pro-Life Switzerland dalla Svizzera, la National Association of Catholic Families e 40 Days for Life, Women’s Rights Without Frontiers dagli Stati Uniti, entrambe dalla Gran Bretagna, ProLife di Malta, Alafa dal Venezuela, Avenir de la Culture dalla Francia, mentre tra i leader internazionali si sono notati John-Henry Westen di LifeSiteNews (Canada), Colleen Bayer di Family Life International dalla Nuova Zelanda, John Smeaton e Maria Madise della Society for the Protection of Unborn Children della Gran Bretagna, Padre Shenan Boquet di Human Life International (Stati Uniti), Angelica de Pontcharra del Collectif pour la Marche pour la Vie dalla Francia. E poi ancora, Mario Navarro da Costa di Tradizione, Famiglia e Proprietà degli Stati Uniti, Anca Maria Cernea dell’associazione rumena dei Medici Cattolici, Slawomir Olejniczak della polacca Father Peter Skarga Institute, e molti altri ancora.

L’Italia è stata presente con numerosi gruppi, provenienti da Nord a Sud, come il Comitato Verità e Vita, la Comunità Papa Giovanni XXIII, Federvita Piemonte, l’associazione Famiglia Domani, Fondazione Lepanto, Vita Umana Internazionale, il Movimento per l’Amore Familiare, la Generazione Voglio Vivere, il Comitato Difendiamo i nostri Figli, l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, il Popolo della Vita, la Comunione Tradizionale, la Cappellania dell’Università di Roma Tre, gli Universitari per la Vita, l’Ordine di Malta con le sue ambulanze, oltre ad una nutrita partecipazione del Movimento per la Vita. Molta gente, giunta da ogni parte d’Italia, da Alessandria e Benevento, Biella e Bologna, Ferrara e Firenze, Genova e Lanciano, Milano e Modena, Schio e Vicenza, Torino e Verona e da molte altre località ancora. Erano presenti, senza simboli partitici, diversi esponenti politici, tra i quali Stefano De Lillo di Forza Italia, Lavinia Mennuni e Federico Iadicicco di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Mario Adinolfi e Gianfranco Amato per il Popolo della Famiglia, Alfredo Iorio, candidato a sindaco per il Movimento Sociale Italiano-DN. Particolarmente toccanti le testimonianze proposte prima della partenza da piazza Bocca della Verità. La Marcia, posta sotto la protezione di S. Caterina da Siena, si è aperta con una canzone proposta dai fratelli Cristiano e Andrea Paolini, un brano avente per tema la vicenda di una madre, accortasi che il proprio figlio intende rivolgersi alla maternità surrogata. Ha poi preso la parola Carlo Mocellin, marito di Cristina Mocellin, che senza esitazioni ha offerto la propria vita pur di salvare quello del figlio, che teneva in grembo; poi ha preso la parola una donna, Titti, convinta a non abortire grazie ad un parroco, don Francesco Cirino: le era stata diagnosticata una grave malformazione ai reni del figlio in grembo, pressioni erano state fatte su di lei affinché interrompesse la gravidanza, ma lei ha creduto nella vita ed ha riposto fiducia nella divina Provvidenza, grazie anche alla vicinanza del sacerdote: Salvatore è nato ed era sul palco della Marcia col suo carico di gioia e di entusiasmo; è stata quindi la volta di altre due donne, una, Francesca, di Roma e l’altra, Paola, di Casale Monferrato: entrambe hanno abortito ed hanno raccontato con toni vibrati e toccanti la disperazione, la solitudine ed il deserto vissuto, lo sconvolgimento causato dal loro stesso gesto, la percezione dell’assenza-presenza del figlio che era in loro, ma anche il percorso umano e spirituale di penitenza, di redenzione e di perdono compiuto, grazie alla presenza ed alla vicinanza di persone e di organizzazioni pro life, che hanno rappresentato per loro l’occasione di una testimonianza forte contro l’aborto, confidando così di poter salvare altre giovani da questa tragedia. E’ quindi intervenuta la portavoce della Marcia per la Vita, Virginia Coda Nunziante, che ha sottolineato come quest’evento, quando sorse, costituisse una «assoluta novità nel panorama italiano». Oggi, invece, la sua importanza consiste «nella regolarità con cui si svolge, nella perseveranza» dimostrata, raccogliendo, «anche in questa giornata di maggio 2016, tanta gente, tanti uomini e donne di buona volontà. Ci limitiamo a ricordare quali siano stati i risultati della legge 194, introdotta in Italia nel 1978 per legalizzare l’aborto. In questi trentott’anni, negli ospedali italiani sono stati uccisi oltre 5 milioni 700 mila bambini. Oggi si parla di 100.000 aborti l’anno (dati del 2015), un bambino ucciso ogni 5 minuti e mezzo. Ma nessuno vuole contabilizzare questi numeri… Un assassinio ripetuto cinque milioni di volte non diventa un diritto, perché i diritti non nascono dall’assuefazione al male: diventa un genocidio – ha proseguito – Come possiamo rimanere in silenzio davanti a tale genocidio? Come possiamo fare finta di nulla di fronte alle legalizzazione di una vera e propria strage degli innocenti?». Da qui il riferimento è andato alla citata organizzazione Ordo Iuris ed al suo impegno in una Polonia in cui il partito di maggioranza, Diritto e Giustizia, ha annunciato pubblicamente, per bocca del suo premier, Beata Szydlo, di voler puntare con decisione all’abolizione della legge sull’aborto senza compromessi. Sono stati poi premiati i tre migliori video contest per la Marcia tra tutti quelli realizzati dai giovani: al primo posto si è classificata Chiara Chiessi di Roma, che ha quindi ricevuto un viaggio premio alla Marcia per la Vita di Washington dell’anno prossimo; al secondo posto, Laura Mazzucchi con un viaggio premio alla Marcia per la Vita 2017 di Parigi; al terzo posto, Gianluca Greco con un viaggio premio alla prossima Marcia nazionale per la Vita di Roma. Molte agenzie d’informazione nazionali han dato risalto all’evento, tra cui il Sir, Il Sussidiario, ProVita, La Nuova Bussola, Il Velino, oltre a diversi media, tra cui RaiNews24 con un servizio in diretta, il Tg3 e QN-Quotidiano Nazionale. Alla vigilia della Marcia si erano svolti due convegni: uno italiano, organizzato da Human Life-Italia e dal Comitato Verità e Vita, e l’altro internazionale promosso dal Rome Life Forum. Al primo ha partecipato l’arcivescovo Luigi Negri, al secondo il cardinale Raymond Leo Burke e il vescovo Athanasius Schneider. Nel corso del 2016 sono già state svolte otto Marce per la Vita nel mondo ed altre cinque sono previste a Ottawa (12 maggio), Varsavia (31 maggio), Dublino (2 luglio), Berlino (17 settembre) e Zurigo (17 settembre): è un segno di quanto ovunque nel mondo siano ampie l’attenzione, la sensibilità e la testimonianza attorno ai valori pro life.Il prossimo appuntamento, per l’Italia, è già stato fissato invece per sabato 13 maggio 2017, sempre a Roma, con la settima edizione della Marcia per la Vita”.
Un altro articolo molto importante su questa manifestazione è stato scritto da Andrea Lavelli sulla Nuova Bussola Quotidiana:” Da decenni la cultura dominante, i mass media e la politica impongono al nostro Paese una sorta di campana di vetro, sotto la quale non è consentito parlare dei 5 milioni e 700 mila bambini uccisi con il benestare dello Stato italiano nei nostri ospedali e, soprattutto, è assolutamente vietato mettere in discussione la necessità della Legge 194 che ha consentito questo genocidio.La Marcia nazionale per la Vita che ieri ha portato migliaia di persone provenienti da tutta Italia e da vari Paesi del mondo a sfilare per le vie della Capitale ha voluto per un giorno rompere questo muro di silenzio e mettere davanti alle coscienze addormentate degli italiani questo dramma dimenticato. “In Italia viene abortito un bambino ogni cinque minuti e mezzo. Abbiamo il dovere di occupare lo spazio pubblico per dire ad alta voce il nostro no a leggi che in Italia uccidono i nostri bambini,” ha detto la portavoce Virginia Coda Nunziante. “Stiamo cercando di puntare sulla presenza dei giovani: è da loro che deve partire la formazione della cultura della vita. Mi piacerebbe sentirli dire convinti che sarà questa la generazione che abolirà l’aborto in Italia. Sono convinta che questo sarà possibile: dobbiamo solo preparare la strada”. Come sempre lo slogan della Marcia – “per la vita senza compromessi” – si è espressa in un coloratissimo corteo che, partito da Piazza di Bocca della verità, dopo alcune toccanti testimonianze, si è diretta verso piazza San Pietro per ricevere la benedizione del Papa che ha salutato i partecipanti a margine del Regina Coeli. Migliaia le persone provenienti da ogni angolo d’Italia e numerosissime le delegazioni provenienti da diversi Paesi d’Europa e del mondo (114 le delegazioni da 29 Paesi, Stati Uniti in testa): famiglie con bambini piccoli, sacerdoti e religiosi, tantissimi giovani. Da segnalare la presenza del Cardiale Raymond Burke, dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Luigi Negri e del vescovo ausiliare di Astana Athanasius Schneider. “Con questa Marcia vogliamo esprimere la nostra protesta contro il più orribile crimine che esista nella storia dell’umanità, cioè questo genocidio di massa di innocenti bambini non nati,” ha detto il prelato. “Noi dobbiamo protestare contro questo crimine e allo stesso tempo dobbiamo professare la nostra difesa e stima della vita che Dio ci ha donato e della sacralità e della bellezza della famiglia e del matrimonio secondo la volontà di Dio”. Tantissimi i volti e le voci giovani che si incontrano lungo il corteo che attraversa le strade simbolo di Roma. Dal palco Cristiano e Andrea Paolini hanno cantato “Concetto Artificiale,” un pezzo da loro scritto per denunciare la pratica dell’utero in affitto. “Nel pezzo una mamma si rivolge al figlio che ha deciso di ‘comprare’ un bambino tramite la pratica dell’utero in affitto, negandogli così la possibilità di crescere con una madre,” spiegano. “La madre chiede al figlio come sia possibile che non si ricordi i momenti passati insieme e come possa egli decidere di negare a un bambino tutto ciò che lui ha potuto vivere con sua madre. Una frase dice: ‘Chi con l’inganno ti ha insegnato che ogni desiderio è un ordine?’”. L’anno scorso dal palco Andrea e Cristiano avevano invece cantato “Non ti avrei delusa,” brano che è il grido di un bambino nei confronti della madre che vuole abortirlo e che è stato veicolo di un vero e proprio miracolo. “Una ragazza si trovava in una situazione difficile: rimasta incinta, era stata lasciata dal suo ragazzo e aveva poi scoperto che il bambino che portava in grembo aveva una malformazione e voleva abortire. Poi un’amica in università le ha fatto sentire “non ti avrei delusa” (disponibile su Youtube) e così lei ci ha ripensato. Ha accettato di portare avanti la gravidanza e ora la bambina è nata. Ringraziamo la Madonna per questo!”. “La presenza numerosissima di giovani e bambini è un segnale che nel futuro la mentalità può davvero cambiare,” racconta Giulia che insieme ad Alice è giunta a Roma insieme a un pullman di giovani di alcuni oratori della bergamasca. “Una cosa che mi colpisce sempre è l’universalità di questo evento. Sfilano insieme il monsignore, il religioso, le famiglie, i giovani, gli anziani… persone di diverse nazioni,” racconta Alice. “Ciascuno ha il suo modo di manifestare il proprio sì alla vita: chi nella preghiera raccolta, chi nel canto, nel ballo e nel divertimento, ma quando ci si guarda in volto si capisce che si combatte per la stessa causa, non per una ideologia, ma per qualcosa di profondamente universale e radicato negli esseri umani, la difesa della preziosità di ogni vita umana”. Da questi volti giovani, dal loro sì alla vita, dalla loro voglia di lottare per questa causa così santa ed evidentemente giusta, potrà davvero sorgere una nuova cultura della vita. Potrà davvero un domani levarsi il grido “Questa è la generazione che ha abolito l’aborto in Italia”!
In un interessante articolo pubblicato alcuni mesi fa su Pro Vita, sono stati resi noti i 15 motivi che inducono a rifiutare in toto l’orrore di questo efferato atto verso creature completamente inermi e innocenti.
GLI ARGOMENTI USATI DAGLI ABORTISTI PER GIUSTIFICARE L’ABORTO E LE RELATIVE RISPOSTE

!) Nessuno conosce quando comincia la vita umana.
Se nessuno conosce quando comincia la vita umana, allora potrebbe anche essere che cominci all’atto del concepimento. E se essa comincia all’atto del concepimento l’aborto è un omicidio! L’incertezza, ammesso che incertezza vi sia, non ci autorizza ad uccidere dei feti.
Attualmente sappiamo che la vita comincia all’atto del concepimento. Lo spermatozoo con 23 cromosomi non è un essere umano come non lo è l’ovulo femminile con i suoi 23 cromosomi, ma quando essi si uniscono formano lo zigote con 46 cromosomi, ed il risultato è un essere umano. Questo è un fatto scientifico. Da questo punto in poi è solo questione di crescita, non di genere. 2) La madre ha il diritto di controllare il suo corpo.
Il bambino non è una parte del corpo della madre. E’ un essere umano individuale con un suo corpo. La madre alimenta il suo bambino mentre è nel suo seno ma questo non gli da diritto di decidere della sua vita Anche se il bambino fosse parte del corpo della madre, ella non avrebbe il diritto di fare ciò che vuole con il suo corpo, non avrebbe il diritto di mutilarsi tagliandosi una mano o un piede come pure non ha il diritto di togliersi la vita mediante il suicidio. 3) Un nascituro non è realmente umano finché non è nato. Se un bambino non è umano prima della nascita, quando lo è? Certamente non è un minerale o un vegetale. Le mucche danno vita alle mucche e le cavalle ai cavalli Perché si dovrebbe porre la questione per i nascituri umani?
I nascituri umani sono identificati umani per il cambiamento di luogo? Cioè che dall’utero materno passano alle braccia materne? La differenza tra i bambini che sono nati e quelli che non sono ancora nati non è la loro natura, ma il luogo (essere nell’utero ed esserne fuori) e la loro misura. Certamente delle caratteristiche accidentali o circostanziali come quelle relative al luogo e alla misura, non determinano se un essere è umano o meno. 4) I bambini non sono esseri personali coscienti. Secondo questa obiezione uno deve essere cosciente per essere umano. Ma se la coscienza determina l’umanità, allora gli adulti che dormono non sono umani. Inoltre, se la coscienza determina l’umanità, allora quelli che cadono in coma perdono la loro umanità.
La logica conclusione di questo discorso sarebbe che uccidere esseri senza coscienza non sarebbe commettere omicidio, allora tutti gli assassini per non essere imputabili o considerati tali dovrebbero semplicemente far perdere la coscienza alle loro vittime prima di ucciderle. Inoltre, i bambini sono coscienti prima di nascere. Un mese e mezzo dopo il concepimento, essi hanno le proprie onde cerebrali che poi manterranno per tutta la vita. L’assenza di queste onde è considerata un segno della morte, perché allora la loro presenza non è considerata un segno della vita? Verso i tre mesi reagiscono agli stimoli e possono avere coscienza di un senso di oppressione, di dolore e di gioia. La coscienza di sé (non la consapevolezza) distingue l’uomo dagli animali, anche da quelli di grado superiore. Tuttavia la coscienza di sé non si manifesta finché un bambino non arriva ad un anno e mezzo circa. Così, secondo la logica degli abortisti, si può giustificare l’aborto prima di quel periodo. 5) Ogni bambino ha diritto a una vita piena. Quali sono i criteri per stabilire se una vita è piena o meno e chi può stabilire questo?
Questo genere di ragionamento si è spinto talmente oltre che alcuni giudici hanno condannato dei genitori per aver messo alla luce bambini sapendo che erano deformati in base ai test prenatali.
Questo ragionamento potrebbe far credere che è possibile rinviare la nascita di un figlio a migliori circostanze, per cui lo si può uccidere ora. Non è così. Togliere la vita a questo nascituro significa togliere l’unica possibilità, che questo essere ha, di venire al mondo. Egli non avrà alcuna altra circostanza migliore per venire alla vita. Perciò la scelta non è fra una vita deforme e una sana, la vita è una sola e non c’è scelta. Ognuno ha diritto alla vita che egli ha, non tenere conto di questo significa attentare all’unica possibilità di vita.
Anche secondo questa logica, si dovrebbe poi uccidere tutti gli esseri umani deformi, anche al di fuori dell’utero materno (cosa che alcune menti diaboliche, in parte, hanno messo in atto nel corso della storia). Così questa logica abortista condurrebbe all’infanticidio e all’eutanasia, ed alcuni abortisti ammettono che queste due possibilità discendono dalla stessa logica. Secondo questi ultimi è più giustificabile togliere la vita a chi è deforme che togliere la vita a chi potrebbe esserlo secondo test prenatali. 6) E’ meglio abortire che esporre un figlio a maltrattamento. Secondo ciò il non abortire figli indesiderati conduce al maltrattamento. Statisticamente è l’opposto. I casi di figli malmenati sono aumentati con l’aumentare degli aborti. Apparentemente il disprezzo per la vita umana, riflesso nell’accettazione dell’aborto, si estende dalla fase prenatale a quella post-natale. Erroneamente questa obiezione fa ritenere che l’aborto non è un grande maltrattamento.
Attualmente l’aborto è il peggiore maltrattamento che può essere inflitto ad un essere umano: porta la morte. Per impedire che il bambino subisca maltrattamenti gli infliggono un maltrattamento peggiore. Questo è semplicemente grottesco. Inoltre, se si può uccidere il nascituro per evitare potenziali oltraggi, perché non uccidere il già nato che viene attualmente malmenato? I milioni di bambini che vivono nella denutrizione si possono togliere di mezzo tranquillamente secondo questa logica. In altre parole, se noi proteggiamo il nato che viene maltrattato, quanto più dovremmo proteggere il nascituro che è ancor più indifeso? 7) Noi dobbiamo fermare la sovrappopolazione o moriremo tutti di fame.
L’alternativa fra l’aborto e la sovrappopolazione è falsa. Ci sono altre alternative. Il controllo della nascite può limitare la sovrappopolazione senza omicidi e questo si può fare con la prevenzione. 8) Non possiamo legiferare sulla moralità. Se fosse così dovremmo sbarazzarci delle legislazioni che si basano sulla moralità. Dovremmo cominciare ad eliminare le proibizioni riguardo all’assassinio, alla crudeltà, al maltrattamento dei bambini, all’incesto ed a tutti quei casi in cui la morale è la base dalla formazione delle leggi applicate. Dovremmo eliminare anche le leggi antischiaviste e tutte le altre leggi sui diritti civili. Anche queste leggi riguardano il comportamento morale della persona. Questo sarebbe chiaramente sbagliato e pochi abortisti suggerirebbero di abolirle. Ma se è così, perché non dovremmo avere delle leggi per proteggere i diritti morali del nascituro?
Inoltre, le attuali leggi che permettono l’aborto su richiesta, sono di natura morale, perché in effetti affermano che togliere la vita a un essere umano, non ancora nato, è moralmente giusto.
E’ impossibile evitare di legiferare secondo i criteri della moralità. Al fine di avere una buona legislazione bisogna incorporare nelle leggi ciò che è moralmente giusto. Per questo, è assolutamente ingiusto di togliere ad un essere umano innocente il suo diritto alla vita. Perché il diritto alla vita è il diritto dei diritti. Senza vita non c’è alcun diritto. 9) I bambini mentalmente ritardati non dovrebbero essere fatti nascere.
E’ interessante notare che nessuna organizzazione di genitori con figli mentalmente ritardati ha mai sostenuto l’aborto. Tutte le famiglie, che io ho conosciuto, sono affezionati ai loro figli mongoloidi perché mostrano un amore schietto. I bambini mentalmente ritardati sono umani, ucciderli equivale a commettere omicidio. A maggior ragione, non si deve uccidere quelli che non sono ancora nati perché sono ancora più indifesi. La logica con cui gli abortisti giustificano l’aborto terapeutico, sarebbe valida anche per l’infanticidio. 10) Perché una donna violentata dovrebbe essere forzata a portare un figlio indesiderato?
La violenza carnale è una delle cose più indegne che una persona possa subire. Bisogna avere grande compassione per le vittime, tuttavia bisogna tenere presente alcune cose: primo, non c’è alcun modo di disfare il fatto, ricorrere all’aborto non significa cancellare l’oltraggio; secondo, non viene fatta giustizia punendo la creatura che nasce a causa del ratto. Due errori non fanno una verità. La colpa di ricorrere all’omicidio (aborto) non aiuterà la madre. Il ratto non è un crimine per la vittima, ma uccidere un innocente è un crimine.
Sebbene raramente le vittime di ratto danno alla luce dei figli, quei pochi bambini che vengono concepiti hanno tutto il diritto di vivere. Chi non è stato benedetto ascoltando la musica gospel della famosa cantante negra Ethel Waters? Sua madre fu una vittima di ratto, all’età di tredici anni. Forse che ella doveva abortire e non far nascere Ethel? Perché punire un frutto innocente anche se frutto di episodio di violenza carnale? Bisogna colpire il colpevole della violenza, il violentatore e non la più innocente creatura. 11) Gli aborti vengono svolti comunque, meglio allora legalizzarli. Dovremmo legalizzare il ratto e la violenza sui bambini solo perché esistono delle persone che commettono queste atrocità? Dovremmo legalizzare l’incesto e la crudeltà solo perché esistono delle persone che li commettono? Legalizzare delle cose malvagie non le rende moralmente giuste. Legalizzare un’attività illecita non ne frena necessariamente l’abuso, anzi qualche volta lo favorisce. Questo è attualmente il caso degli Stati Uniti. D’altro canto, cambiare le leggi può aiutare a cambiare l’attitudine verso un certo illecito, come hanno dimostrato le leggi abolizionisti della schiavitù. Le leggi in sé non possono forzare le persone ad essere buone, ma rafforzare le buone leggi può aiutare a frenare le persone nel fare il male. 12) Legalizzare l’aborto salverà la vita delle madri in quanto renderà gli aborti più sicuri. Le statistiche dicono che la maggior parte degli aborti avvengono ancora al di fuori degli ospedali. La Corte Suprema degli USA ha decisamente bocciato progetti di legge che erano atti ad assicurare un minimo di igiene nelle fabbriche dell’aborto. Così, se un carro bestiame si parcheggiasse in strada mettendo su un cartello con scritto: “qui si operano aborti”, il governo non soltanto non impedirebbe l’operazione, ma non insisterebbe neanche che gli abortisti sterilizzassero i loro strumenti! Inoltre, la legalizzazione dell’aborto in USA, non ha salvato vite, ma ha fatto perdere vite: 16 milioni nei primi dodici anni dal momento dell’approvazione da parte della Corte Suprema.
Anche se il governo sarebbe in grado di garantire migliori condizioni igieniche per effettuare l’aborto, significherebbe semplicemente assicurare l’igiene nell’omicidio. Sapere che si è trattato di un uccisione pulita è una ben magra consolazione per la vittima. 13) Non dobbiamo proiettare la nostra moralità sugli altri.
Se è così, chi sono gli abortisti che proiettano la loro moralità su chi non è ancora nato? E come se essi dicessero ai non ancora nati: “Il mio credo morale è che voi non dovete vivere”. Questa non è una proiezione di moralità, ma una proiezione di immoralità. Infatti, noi dobbiamo influenzare con la nostra moralità i convincimenti degli abortisti. Se non lo fanno quelli che sono capaci di influenzare con la giusta moralità per proteggere le vite innocenti, chi lo farà mai? Proiettare le nostre giuste convinzioni morali sugli altri non è sbagliato, è sbagliato distruggere i diritti morali degli altri. L’aborto distrugge il diritto morale alla vita che hanno gli innocenti. 14) L’aborto è la soluzione per le gravidanze indesiderate. Una soluzione migliore è l’adozione. E’ difficile affidare un bambino agli altri, ma è meglio che ucciderlo. La madre che ha abortito è spesso depressa, sia quando arriva il tempo che avrebbe dovuto partorire che in seguito a rimorsi di coscienza ed altro. Questa depressione talvolta ricorre per anni ed anni in occasione del compleanno del bambino. Qualche volta la depressione è così forte che la madre sfiora il suicidio. Le madri con gravidanze indesiderate hanno di bisogno di incoraggiamenti per trattenere il figlio e non incoraggiamenti per uccidere il figlio. Un metodo efficace è la realizzazione e l’accoglienza in cliniche per consultazioni ed aiuti, non di cliniche per aborti. 15) Nessun bimbo indesiderato dovrebbe mai nascere. Secondo questa asserzione, ogni concepimento indesiderato dovrebbe automaticamente comportare un figlio indesiderato. Capita però che molte madri cambiano il loro atteggiamento dopo aver superato il trauma iniziale della gravidanza indesiderata. Spesso cambiano il loro atteggiamento anche quando avvertono o vedono con l’ecografia che portano un essere vivente nel loro grembo. Accade anche che molte madri cambiano idea dopo che i loro figli sono nati. Se la madre non vuole allevare il bimbo, ci sono molte altre famiglie che, non possono avere figli e che sono disposte a riceverli. Nel mondo ci sono più persone che desiderano avere figli di figli che si possono adottare. Il solo fatto che non si desidera che qualcuno venga alla vita non ci dà il diritto di ucciderlo. I nostri desideri non debbono intaccare i diritti degli altri, specialmente il diritto di vivere. Davanti a Dio e davanti agli uomini una madre con un figlio sono due persone. A questo punto vi voglio raccontare di una ragazza che seppe di essere gravida. Era fidanzata, ma il fidanzato non era il padre del bimbo. La sua famiglia era povera, perciò era duro per la famiglia mantenere un’altra bocca da sfamare. La sua famiglia aveva una buona reputazione ed ella non voleva che si spettegolasse. Abortire avrebbe potuto essere una soluzione al suo problema. Ma ella non volle abortire. Partorì un bimbo, un maschietto, e lo chiamò Gesù”.

IL GRANDE PAPA GIOVANNI PAOLO I COSI DENUNCIO’ SULL’ABORTO
“SE I VESCOVI ITALIANI, INSIEME AL PAPA, PRENDONO POSIZIONE CONTRO L’INIQUA LEGGE DELL’ABORTO, NON E’- COME TALUNO INSINUA- PER INTROMETTERSI INDEBITAMENTE NELLE COSE DELLA POLITICA. ESSI ADEMPIONO SEMPLICEMENTE AL LORO UFFICIO DI PASTORI., DI SERVI E DI CUSTODI DELLA VERITA’ RIVELATA DA DIO E STAMPATA NEL CUORE UMANO. TACENDO, SAREBBERO CONDANNATI DAL SIGNORE”.