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Benevento. Il wand collettivo LGBT

(Gianluca Martone) BENEVENTO Il Wand Collettivo LGBT di Benevento prosegue la propria opera di indottrinamento omosessuale nel capoluogo sannita. Dal 16 al 22 maggio prossimi, si terrà una settimana di dibattiti, proiezioni, mostre, momenti di festa e divertimento per coprire con i colori dell’arcobaleno il nero dell’omofobia. Ecco il programma completo: -LUNEDÌ 16 MAGGIO Conferenza stampa di presentazione della Rainbow week Ore 17.30 Wapo Bar Via dei Longobardi 6, Benevento, -MARTEDÌ 17 MAGGIO “Il Wand va a scuola” Intervento sul bullismo omofobico nelle scuole: confronto tra attivisti del Wand e studenti Ore 10.00 Istituto superiore “Aldo Moro”, Montesarchio (evento aperto ai soli studenti dell’istituto) -MERCOLEDÌ 18 MAGGIO
Ore 19.00 Proiezione del film “Boys don’t cry” Ore 21.00 Cena Rainbow con possibile scelta di menù a tema a 10 euro Circolo virtuoso Bukó Via Stanislao Bologna 8, Benevento -GIOVEDÌ 19 MAGGIO ore 17.00 Incontro e dibattito “Vite in transito – Le persone trans si raccontano” Centro Sociale Autogestito Depistaggio Via Mustilli 1, Benevento -VENERDÌ 20 MAGGIO Ore 22.30 “All’Opera per il Pride” Serata di pubblicizzazione e sostegno per il Caserta Campania Pride Dj set on stage Ingresso gratuito Opera Buffa Piazza Arechi II, Benevento -SABATO 21 MAGGIO Ore 20.00

“Il Movimento in mostra” Mostra fotografica sulla storia del movimento LGBT+ Morgana music club Vico Umberto I, Benevento -DOMENICA 22 MAGGIO “Un calcio all’omofobia” Torneo di calcio a 5 con squadre universitarie Ore 16.00 Centro sportivo Cretarossa. L’art. 21 della nostra Carta Costituzionale statuisce al primo comma:” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Purtroppo, questo principio costituzionale di fondamentale importanza risulta essere sempre piu’ in pericolo, come si potrà constatare il prossimo 17 maggio nell’istituto superiore Aldo Moro di Montesarchi, dove l’evento promosso dal Wand potrà vedere unicamente la partecipazione dei soli studenti dell’istituto, i quali saranno indottrinati alla propaganda omosessualista senza alcun tipo di contradditorio.
Nel febbraio 2014, nel corso di un’interessante intervista sul Giornale, l’Avv. Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giusristi per la Vita e Segretario Nazionale del “Popolo della Famiglia”, rispose cosi alle domande del giornalista Stefano Lorenzetto sulla deriva totalitaria, che attualmente è giunta a livelli gravissimi:” Le maestre finiscono in tribunale? «Agli italiani è sfuggito che il 19 settembre la Camera ha approvato il disegno legislativo promosso da Ivan Scalfarotto, deputato del Pd, gay dichiarato. Presto andrà in aula al Senato e diventerà legge dello Stato. Quando ne ho illustrato i contenuti a un amico imprenditore e a sua moglie, non volevano crederci: “Tu esageri sempre”. Allora ho capito come si arrivò ai campi di sterminio: grazie all’ignoranza dei tedeschi. Tant’è che mi sono sentito in obbligo di scriverci un libro, Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida, edito da Fede & Cultura, che sta andando a ruba con il passaparola». Legge liberticida? «Hanno inventato l’emergenza omofobia per avviare una persecuzione contro chi non la pensa come loro. Il Pew research center di Washington, presieduto da Allan Murray, ex vicedirettore del Wall Street Journal, ha pubblicato uno studio mondiale sull’atteggiamento verso l’omosessualità. L’Italia è fra le 10 nazioni più amichevoli con i gay, per i quali il 74 per cento della popolazione non prova alcuna ostilità. Siamo appena un gradino sotto la civilissima Gran Bretagna. Ma poi, scusi, servono le statistiche? Puglia e Sicilia non hanno forse eletto due governatori omosessuali?».Allora perché è stata varata la Strategia nazionale contro l’omofobia?
«Me lo dica lei. Il piano del governo prevede corsi di formazione obbligatoria sui diritti Lgbt non solo per docenti e alunni ma anche per bidelli e personale di segreteria. E che cosa vorrà dire l’impegno a “favorire l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole”? E il “diversity management per i docenti”? Lo chiedo ai cattolici che siedono nel governo, come Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, e Maurizio Lupi e Mario Mauro, ministri ciellini».
A che serve l’Oscad? «Già, a che serve una sorta di polizia speciale? A me risulta, proprio dai dati dell’Oscad, che dal 2010 a oggi siano pervenute appena 83 segnalazioni per offese, aggressioni, lesioni, danneggiamenti, minacce e suicidi relativi all’orientamento sessuale. Una media di 28 casi l’anno, 1 ogni 2 milioni di abitanti. E questa sarebbe un’emergenza nazionale?».
Stando agli opuscoli dell’Unar, gli insegnanti delle scuole sono tenuti a «non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa» giacché «tale punto di vista può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà». «Sposare una donna: inaudito! Aveva visto giusto Gilbert Chesterton: spade dovranno essere sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate e che 2 più 2 fa 4. Siamo giunti a un livello tale di relativismo da far impazzire la ragione. Non si riconosce più la natura. È la teoria del gender: i ragazzi non sono maschi o femmine per un dato biologico, ma a seconda di come sentono di essere».
Insegnare che «maschio e femmina Dio li creò», come sta scritto nella Bibbia, diventerà reato?
«La strada è quella, tracciata dall’Unar nelle Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt, dove i credenti vengono biasimati perché descrivono “le unioni tra persone dello stesso sesso come una minaccia alla famiglia tradizionale, come contro natura e come sterili, infeconde”. Nei libretti destinati ai maestri, l’Unar denuncia che “il grado di religiosità” è “da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo” e che “maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba”. Ed emette la condanna finale: “Per essere più chiari, vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato”». In compenso è passato quello del collega Scalfarotto. «Testo inutile e pericoloso. Già l’articolo 3 della Costituzione sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso”. Non possono esservi cittadini più uguali di altri, come certi animali della Fattoria di George Orwell. Per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico s’introduce un reato senza definirne il presupposto. Che cos’è l’omofobia? Non esiste una definizione scientifica, né leggi o sentenze che lo stabiliscano. Poiché non è una malattia riconosciuta dall’Oms, come la claustrofobia o l’agorafobia, verrà lasciata alla libera interpretazione dei magistrati. Tipico degli Stati totalitari. Mi ricorda il reato di “attività antisocialista” nell’Urss: nessuno sapeva in che cosa consistesse, però ti faceva finire nei gulag». Non starà davvero esagerando? «In uno Stato liberale il cittadino sa preventivamente quali saranno le conseguenze dei suoi comportamenti. Il nostro diritto penale sanziona i fatti, non i motivi. Io rubo? Viene punito il furto. Che abbia rubato per fame – ecco un motivo – può servire al massimo per graduare la pena. Invece la legge Scalfarotto punisce i motivi. E crea una categoria privilegiata di soggetti che diventano meritevoli di tutela giuridica per il solo fatto di avere un certo orientamento sessuale». Ho capito: la legge non le piace. «Passato il principio secondo cui una categoria è stata discriminata, lo Stato dovrà dotarsi di sistemi riparativi e compensativi. È già successo con gli afroamericani negli Usa. Arriveremo alle quote viola, su calco di quelle rosa. Chi si dichiara gay avrà diritto a un posto di lavoro e a un alloggio. Non avendo il giudice strumenti per accertare l’omosessualità, basterà un’autocertificazione». La legge Scalfarotto non lo prevede.
«La legge Scalfarotto non prevede nulla, qui sta l’inganno più subdolo. Punisce l’omofobia in base a un’altra legge, la Reale-Mancino, che fu promulgata per combattere l’ideologia nazifascista, il razzismo, l’antisemitismo. Con i gay parificati ai neri e agli ebrei, dire che un uomo non può sposare un altro uomo equivarrà a dire che va impedito il matrimonio fra l’uomo bianco e la donna nera». Conseguenze penali? «Terribili. Per una dichiarazione omofoba la legge mi punisce con 1 anno e 6 mesi di reclusione. Che diventano 4 anni se la faccio come associazione e addirittura 6 se ho una carica direttiva nella medesima. Con l’obbligo per lo Stato di procedere d’ufficio anche nel caso in cui il gay che ho offeso decidesse di perdonarmi o di ritirare la querela per evitare lo strepitus fori, cioè la pubblicità negativa».
Papa, vescovi e preti sono candidati alla galera, visto che il catechismo, al paragrafo 2.357, presenta le relazioni gay «come gravi depravazioni», dichiara che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» perché «precludono il dono della vita», decretando che «in nessun caso possono essere approvati».
«Sta già accadendo a tanti cristiani in giro per l’Europa. Tony Miano, 49 anni, statunitense, ex vicesceriffo della contea di Los Angeles che oggi fa il predicatore di strada, è stato arrestato lo scorso 1° luglio a Wimbledon, in Inghilterra, perché commentava davanti a un centro commerciale il capitolo 4 della prima Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, quella che invita ad astenersi dall’impudicizia. Ho letto il verbale dell’interrogatorio: allucinante, sembra un resoconto tratto dagli Acta Martyrum. E per fortuna che il poveretto non aveva osato proclamare in pubblico la prima Lettera ai Corinti, quella in cui San Paolo dice che “né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno di Dio”».
Come presidente dei Giuristi per la vita, passerà 6 anni in cella anche lei.
«Se essere omofobo significa considerare l’omosessualità un peccato, ritenere che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti della Chiesa, allora mi autodenuncio: dichiaro pubblicamente e con orgoglio ai funzionari dell’Unar di essere un omofobo. Mandino nel mio studio gli agenti dell’Oscad ad arrestarmi. Li aspetto».
In Italia esiste effettivamente un problema legato all’omofobia o è soltanto un mezzo per zittire coloro che si oppongono alla propaganda LGBT? Di recente, L’OSCE ha pubblicato i dati relativi agli “hate crimes” – crimini d’odio – quali aggressioni e discriminazioni più o meno violente nei confronti delle minoranze, dei “diversi”. Dati che sono stati quelli forniti prevalentemente dal Ministero degli Interni e dall’UNAR. I crimini d’odio segnalati nel 2014 sono stati 596. Non tutti, poi sono stati perseguiti, perché l’autorità di pubblica sicurezza indaga sulle denunce: talvolta avvia l’azione penale, talvolta il caso viene archiviato perché la denuncia risulta infondata. Di quelli perseguiti, poi, non tutti portano a una condanna: si spera che durante il processo si accerti la verità e si condannino i colpevoli (in linea di massima così dovrebbe essere. Dal 2009 c’è stato un calo nelle denunce. Poi sono purtroppo andate crescendo: 56 nel 2010, 68 nel 2011, 71 nel 2012, 472 nel 2013, 596 nel 2014. Tuttavia si precisa che l’aumento delle segnalazioni è dovuto più che altro ad un sistema più efficiente di rilevazione e di comunicazione dei dati. Sul sito dell’OSCE potete anche vedere in che cosa è sfociato l’odio: a volte in delitti violenti (in qualche caso anche l’omicidio), a volte in minacce, ingiurie ecc. Le vittime di questi odiosi comportamenti discriminatori sono le “minoranze”, religiose, etniche… e a volte anche le persone LGBT. Sempre in base ai dati OSCE, che i casi di razzismo e xenofobia sono stati 413, le discriminazioni per motivi religiosi (cristiani e altre religioni) sono state 153, le discriminazioni nei confronti delle persone LGBT sono state 27.

In un’interessante intervista pubblicata dal “Giornale” il 24 luglio 2011, Luca di Tolve affermò:“L’omofobia è una malattia? Secondo il Dsm, il manuale dei disordini mentali, perché si possa diagnosticare una fobia devono presentarsi almeno quattro dei seguenti sintomi: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea, dolore al petto, nausea, disturbi addominali, sbandamento o svenimento, depersonalizzazione, paura di impazzire o di morire, parestesie. Chi viene dipinto come omofobo prova quattro di questi sintomi mentre parla dei gay? Non credo. Mi arresteranno appena sarà approvata una legge sull’omofobia? Io mi domando perché il ministro per le Pari opportunità non promuova invece uno studio serio, scientifico, per inquadrare un fenomeno che desertifica l’anima? Forse perché ritiene l’omosessualità una condizione innata e immutabile? Eppure il gene dell’omosessualità non esiste, né mai potrà essere individuato. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nei gemelli omozigoti, che condividono il 100 per cento dei geni, solo nel 52 per cento dei casi entrambi i fratelli siano omosessuali. Nella classificazione delle malattie, l’Organizzazione mondiale della sanità include il disturbo F66.1 e stabilisce che, qualora la preferenza sessuale eterosessuale, omosessuale o bisessuale sia causa di disordini psicologici, l’individuo può cercare un trattamento per cambiarla. Come mai si parla tanto di omofobia? È una parola che sulla Treccani neppure compare. L’Ansa la usò per la prima volta, e una sola volta, nel 1984. In questi ultimi anni, è stata adoperata invece molte volte. Si tratta di una precisa strategia dell’attivismo gay per arrivare a sanzionare la libertà di pensiero e di espressione, sancita nell’art. 21 della Costituzione. Non vogliono che si parli di loro, se non per parlarne bene. E’ una vera e propria tattica intimidatoria: se vuoi essere considerato una persona ragionevole, e non un soggetto fobico, ossia un malato, devi condividere l’ideologia omosessualista».

Nel settembre 2013 la Presidenza dell’AGAPO ( Associazione genitori e amici di persone omosessuali), inoltrò una splendida lettera di un genitore su questa delicata materia. “Come genitori e amici di persone omosessuali, desideriamo, in occasione del dibattito parlamentare sulla Legge omofobia, fornire un ulteriore importante contributo alla discussione in corso. Di fronte a un dramma come quello del suicidio del ragazzo 14enne omosessuale di Roma a inizio agosto, siamo tutti sconfitti. Colpisce al cuore ogni genitore che ha un figlio omosessuale e non soltanto lui. I media e i politici colgono l’occasione della tragedia per motivare la propria posizione, che prevede la soluzione al problema attraverso l’introduzione di nuove leggi e programmi educativi contro l’omofobia. Non abbiamo dubbi sulle buone intenzioni di chi si propone in tal senso, ma abbiamo forti motivi per ritenere che le modalità con cui si affronta la questione contribuisce più ad acuire il problema piuttosto che a risolverlo. Quando un giovane entra nella pubertà e si scopre eroticamente attratto da persone dello stesso sesso, mentre il resto dei compagni sviluppa e dimostra invece interesse per l’altro sesso, vive un drammatico momento di solitudine. Intuisce che il suo diverso orientamento sessuale condizionerà profondamente le sue relazioni, le amicizie, gli affetti, il suo modo di stare nel mondo. Come tutti i giovani a quell’età vorrebbe far parte del gruppo dei coetanei, dei pari, ma corre un forte rischio di ritrovarsi etichettato o escluso. Teme gli atteggiamenti “speciali” che i compagni gli riserveranno o già gli riservano, di dichiarata solidarietà, di sottile ironia, di avversione, di ostilità o di velleità protettive quali essi siano. In questa situazione, a nostro avviso, i genitori così come la società in generale, hanno soprattutto il compito di aiutare il ragazzo a sdrammatizzare la situazione: aiutarlo a comprendere che la sua persona consiste in molto di più dell’orientamento sessuale e che l’impulso sessuale stesso non comanda la persona, Di conseguenza, è molto importante che lo si tratti come prima della scoperta dell’attrazione verso lo stesso sesso, cioè come persona “normale” e intera, come tale, con tanti aspetti differenti, di cui l’omosessualità ne è soltanto uno. Bisogna fare in modo che il giovane non si senta “minoranza sessuale” e di avere il mondo contro. Dall’esperienza derivata dai numerosi corsi di educazione alla diversità sostenuti anche dalla nostra associazione, si può costatare che l’ambiente in cui crescono oggi in Italia i giovani con tendenza omosessuale in genere non è omofobo. Per quanto i sentimenti dei compagni possano essere caratterizzati da incomprensioni, insicurezza, imbarazzo e, a volte, disagi e timori, l’odio nei confronti dei “gay” rappresenta un fenomeno complessivamente marginale. Parlare oggi di “odio generale” nei confronti degli omosessuali e “emergenza omofobia”, come spesso appare sui media e sulla bocca di chi chiede la Legge omofobia, a nostro avviso, non centra il vero problema e ignora la solitudine esistenziale del giovane, aggravandola, spingendolo a credere che gli altri siano tutti “contro di lui”. In Italia, le leggi per tutelare le persone discriminate, anche omosessuali, esistono già. Il codice penale prevede infatti la persecuzione di reati per percosse, lesioni, minacce, ingiurie, diffamazione, diffamazione a mezzo stampa. Inoltre, esiste l’articolo 61 sulle aggravanti per motivi abietti o futili. Qualora si costati che l’attuale legge non sia sufficiente, il primo passo da compiere sarebbe certamente quello di monitorare l’applicazione della legge esistente, prima di introdurne un’altra. Chi si intenderebbe colpire con una nuova legge? I compagni dei giovani omosessuali? Gli educatori degli adolescenti perché diffonderebbero l’odio? Chi? Dove sono gli omofobi che non si raggiungono già con l’attuale legge? Temiamo che le prime vittime della conseguente caccia all’omofobo saranno gli stessi giovani omosessuali: dove il mondo intero dice loro di essere perseguitati diventa infatti difficile non sentirsi perseguitati e non rinunciare di fatto alla vita.A nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene chiediamo alla politica di rinunciare alla Legge omofobia, perché una tale legge nella sostanza non aggiunge alcuna tutela a loro favore. Anzi rischia di ottenere il risultato contrario a quello che si prefigge e contribuisce comunque ad alimentare l’etichettatura e la ghettizzazione delle persone”.

Alcuni anni fa, lo scienziato Herrell condusse un interessante studio su 6553 coppie di gemelli veterani dell’esercito USA tra il 1965 e il 1975; di queste, 6434 erano concordanti per l’orientamento eterosessuale, 16 concordanti per l’orientamento omosessuale e 103 discordanti17. Il 21% dei gemelli entrambi eterosessuali avevano avuto pensieri di morte contro il 50% dei gemelli entrambi omosessuali; il 6,7% dei gemelli eterosessuali desideravano morire contro il 25% dei gemelli omosessuali; il 15,3 dei gemelli eterosessuali presentavano idee suicidarie contro il 56,3 % dei gemelli omosessuali; il 2,2 % dei gemelli eterosessuali avevano tentato il suicidio contro il 18,8 dei gemelli omosessuali. Questi dati confermano nuovamente la maggior inclinazione al suicidio da parte delle persone con tendenze omosessuali rispetto a quelli con tendenze eterosessuali; ma il dato più significativo è un altro. La ricerca ha analizzato gli stessi sintomi anche in coppie di gemelli nei quali uno aveva tendenze omosessuali e l’altro no. In questo gruppo, i gemelli con tendenze omosessuali fornivano esiti simili a quelli delle coppie di gemelli entrambi omosessuali (47,6 % avevano pensieri di morte, 26,2 % desiderio di morte, 55,3 % idee suicidarie e il 14,7 % tentativi di suicidio); tuttavia, i gemelli con tendenze eterosessuali hanno fornito risposte che li collocano a metà strada tra le coppie di gemelli entrambi con tendenze eterosessuali e le coppie di gemelli entrambi con tendenze omosessuali. Ecco le loro percentuali: 30,1 % pensieri di morte, 9,7 % desiderio di morte, 25,2 % idee suicidarie e 3,9 % tentativi di suicidio. Cosa significano questi dati? Gli esiti di questo studio inducono a pensare che sia le tendenze suicidarie che le tendenze omosessuali siano legate ad un malessere che si origina nell’ambiente familiare.
A sua volta, questo può significare due cose. Innanzitutto, le tendenze suicidarie sono connesse all’omosessualità stessa (cioè ad una causa endogena, non esogena); secondariamente, entrambe le tendenze sono connesse ad un certo tipo di ambiente familiare. In altri termini, l’omosessualità sarebbe l’esito di un malessere profondo legato a particolari dinamiche familiari.
Dopo quello dell’omofobia “che causa i suicidi gay”, anche il totem del “si nasce omosessuali” va dunque in frantumi di fronte al dato scientifico. Chi vuole l’approvazione delle leggi anti-omofobia e per il matrimonio gay non può dunque sfruttare (cinicamente) i frequenti suicidi che avvengono nel mondo GLBT; essi indicano infatti una sofferenza profonda che non è causata dall’omofobia o dal mancato riconoscimento di alcuni “diritti”.Tutto ciò rimette in discussione il dogma dell’omosessualità come “variante naturale della sessualità umana”.

Per comprendere nel migliore dei modi cosa si cela dietro questa folle propaganda omosessualista, vorrei citare un interessante articolo della collega Floriana Castro, che ha spiegato in modo attento il rapporto tra i poteri forti e l’omosessualizzazione della nostra società:” Gay si nasce, o si diventa? Qualcuno obiettera’ che l’omosessualita’ e ‘ vecchia quanto il mondo. Ma nessuno puo’ obiettare su quanto siano cresciuti i casi di rapporti omosessuali negli ultimi anni dopo la massiccia propaganda di media e di ”missionari” dell’omosessualita’, basti pensare alla cantante Madonna, Sharon Stone, e moltissime altre star e divi di Hollywood che pubblicizzano la pratica omosessuale. A tanti ragazzi introversi con difficolta’ a socializzare viene consigliato di provare il rapporto omosessule perche’-secondo loro- la causa dei propri problemi potrebbe celarsi dietro una omosessualita’ repressa (!) In realta’ il numero di coloro che sono cresciuti dalla prima infanzia (non dalla nascita) con la tendenza all’omosessulita’ e’ un numero piuttosto esiguo, le parole d’ordine del giorno d’oggi sono: sperimentare a tutti i costi, piacere, godere, trasgredire. La stragrande maggioranza di persone che si considerano ”omosessuali” hanno anche rapporti con persone del sesso opposto. Oscar Wilde ne fu un esempio ; sposatosi con una donna, Constance Mary Lloyd, dopo aver avuto due figli si diede alla pratica piu’ sfrenata della sodomia- nonostante non avesse mai smesso di amare sua moglie. Pochi pero’ sanno che negli ultimi anni della sua vita si penti amaramente di queste che lui stesso defini’ ”perversioni ” Forse, il mito più pericoloso diffuso ai nostri giorni dal Movimento per i Diritti degli Omosessuali è che la scienza moderna avrebbe provato che l’omosessualità sarebbe innata e immutabile. Ovvero, che gli omosessuali sarebbero nati gay, esattamente come si può nascere con gli occhi neri o azzurri. La conseguenza, chiaramente, è che se si nasce così, l’omosessualità non può essere considerata immorale o innaturale; l’omosessuale starebbe unicamente seguendo i suoi geni. “L’orientamento sessuale ha sede nel cervello”, ha affermato lo psicologo John William Money, della John Hopkins University, detto anche il “preside” dei sessuologi americani. “La vera domanda è: quando c’è arrivato? In età prenatale, neonatale, durante l’infanzia o nella pubertà? Non lo sappiamo”»
Altri problemi inerenti le scoperte di Simon LeVay includono: probabilmente, ci sono altrettanti – se non di più – psichiatri e psicologi che credono che l’omosessualità sia causata da vari fattori ambientali. La maggior parte di essi indica che le cause poste alla radice dell’omosessualità siano psicologiche, e non biologiche. Ma queste persone, a differenza dei loro colleghi di opinione contraria, non vengono quasi mai citate dai media. Si tratta forse di una deviazione a favore degli omosessuali operata dai mezzi di comunicazione? Inoltre, essi non vengono mai virtualmente ammessi dalla comunità omosessuale, perché la maggior parte dei gay vuole credere che è nata già così, senza alcuna alternativa (consapevole o subliminale). In ogni caso, molti dei più noti e rispettati ricercatori e terapeuti del mondo negano che l’omosessualità sia determinata da fattori biologici. Non esiste un “gene gay” e non esiste nessuna prova a sostegno dell’idea che l’omosessualità sia genetica o immutabile.
Il dottor Joseph Nicolosi spiega:” Il cambiamento è davvero possibile. Noi vediamo sempre più individui che vogliono farsi avanti pubblicamente e dare la loro testimonianza. Cinque anni fa sarebbe stato molto difficile trovare un ex omosessuale che volesse esporsi, ma fortunatamente oggi uomini e donne che erano dichiaratamente gay e lesbiche, che vivevano lo stile di vita gay, ora vogliono discutere apertamente del loro processo di cambiamento. Molti di loro sono sposati con bambini, e gli era stato detto che non avevano altra scelta che essere gay, e che avevano un gene dell’omosessualità, e che dovevano imparare ad accettarlo, ma queste persone sono state capaci di andare a fondo nelle cause della loro attrazione verso il proprio sesso. E allora hanno scoperto che molte delle loro sofferenze erano dovute a cause emotive. E quando questi bisogni emotivi sono stati riconosciuti onestamente e soddisfatti in maniera sana, il loro desiderio omosessuale è diminuito” NARTH-ITALIA-DOCUMENTI-LIBRETTO-N-1-GRUPPOLOT-ONLUS

Per trent’anni, come un disco rotto, i difensori dell’omosessualità hanno dichiarato che l’attrazione tra persone dello stesso sesso è di origine biologica. Ai nostri giorni, molte persone in America accettano questa asserzione senza batter ciglio. Alla fine, una bugia ripetuta ad alta voce e per lungo tempo verrà accettata da alcuni come la verità. Oltre a ciò, i media sono stati complici nel tentativo di alterare la percezione del grande pubblico a riguardo dell’omosessualità. Ernest Tucker, un giornalista del quotidiano pro-gay Chicago Sun-Times, in un articolo intitolato «Girlcott Hits Sexism at Gay Parade», ha riferito che, nel 1997, a Chicago, due gruppi di lesbiche hanno progettato di boicottare il North Side Gay and Lesbian Pride Parade «perché dicono che in passato diversi maschi gay fra gli spettatori le hanno molestate fisicamente» . Un grosso indizio che aiuta a spiegare tutta la discriminazione sessuale che c’è tra gli omosessuali è contenuto in queste parole dell’omosessuale Dennis Altman: «Indubbiamente, per molti omosessuali c’è qualcosa di minaccioso nell’idea di intimità con l’altro sesso». Secondo il biografo Tom King (pure lui gay), David Geffen, omosessuale, produttore discografico e cinematografico, fondatore della Asylum Records e della Geffen Records, e co-fondatore della DreamWorks SKG, ha ammesso che «aveva paura del sesso opposto»
La stessa cosa la conferma il noto ex omosessuale al 100 per cento (come lui stesso si e’ definito) Luca Di Tolve.
Di Tolve non è un tizio qualunque. Nel 1990, fu uno dei primi a essere eletto Mister Gay nella discoteca Nuova Idea International di via De Castillia, il locale più trasgressivo di Milano, che ancor oggi offre «ragazzi tanti e boni» e «le migliori cubiste trans».
È stato per due anni nel direttivo dell’Arcigay milanese. Era diventato l’impresario turistico di riferimento dell’associazione. Organizzava crociere e vacanze per gay pubblicizzate su Adam e Babilonia, i due periodici trendy della comunità omosessuale. Nel 1996 aveva addirittura organizzato, d’intesa con le Ferrovie dello Stato, un treno speciale che avrebbe dovuto portare militanti da tutta Italia al Gay Pride di Napoli, anche se poi il convoglio rimase fermo sui binari perché l’Arcigay partenopea negò la sponsorizzazione concessa invece dall’Arcigay milanese. Frequentava il jet set internazionale: ha potuto avvicinare Gianni Versace e Giorgio Armani; ha conosciuto Dolce e Gabbana a Taormina; una foto lo ritrae con Carla Bruni, non ancora divenuta premièr dame di Francia; tra Portofino e la Costa Smeralda è stato accolto alle feste o sui panfili di famosi stilisti, insieme con Naomi Campbell, Flavio Briatore e Sean Combs, il rapper americano noto come Puff Daddy. (Luca Di Tolve: in basso con alcune top model tra cui Carla Bruni). Da quando Luca Di Tolve non è più gay, si ritrova tutti contro, specialmente dopo che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco la sua storia nelle 248 pagine del libro Ero gay, che è stato edito da Piemme (scarica il libro)Ero Gay-Luca Di Tolve Book
Oggi sposato con Teresa e padre felice -in un’intervista rilasciata al giornalista Stefano Lorenzetto, racconta la sua rinascita, la contrazione del virus HIV e la sua conversione alla fede cattolica. Alla domanda su come la veda riguardo al fatto che i sostenitori della pratica omosessuale rispondano che i casi di omosessualita’ siano pure rintracciabili nel genere animale egli risponde con fermezza:
” Non esiste alcuna prova scientifica che un individuo nasca omosessuale. Inoltre, penso che le persone possano considerarsi un gradino più su delle pecore, o no? Gli animali seguono l’istinto, gli uomini la ragione. Le femmine dei criceti al primo parto spesso divorano i proprî piccoli. Dovremmo tollerarlo anche nelle puerpere? Qualora l’omosessualità non fosse altro che un prodotto della natura, basterebbe a renderla desiderabile? La terapia affermativa gay propugna che la fonte del disagio risieda nella società che odia gli omosessuali. Così non è e io posso testimoniarlo. Il disagio lacerante era dentro di me, non fuori di me. Ero un gay convintissimo, effeminato, e oggi sono un’altra persona”. E ancora:”
Loro (le associazioni LGBT) mi considerano un reietto, un rifiuto umano. Hanno scritto che sono a libro paga del Vaticano e che prendo ordini da Rocco Buttiglione, escluso dalla Commissione Europea per aver detto che come cattolico considera l’omosessualità un peccato, ma non un crimine. Evidentemente per loro è invece un delitto il matrimonio fra un ex omosessuale e una donna. Se un eterosessuale diventa gay viene salutato come un eroe, lo invitano in TV, gli offrono un posto da opinionista nei giornali, mentre se un omosessuale compie il percorso inverso viene messo al bando».
Luca Di Tolve ha inoltre affermato dopo la sua conversione la carica virale dell’Hiv si è completamente azzerata e che i suoi figli non hanno corso alcun rischio.

Casi come quelli di Di Tolve non sono rari ed isolati. Su internet si possono trovare facilmente siti che raccolgono la testimonianza di migliaia di persone un tempo omosessuali che raccontano l’uscita dal tunnel dell’omosessualita’,ascoltando le loro testimonianze non viene per nulla fuori quel quadro idilliaco che ci viene proposto dai media : exhomovox omosessualita’ e identita’ e in molti altri siti «In ogni campagna, per convincere il pubblico, i gay devono essere ritratti come vittime bisognose di protezione, così gli eterosessuali saranno per riflesso inclini ad adottare il ruolo di protettori […]. Per questa ragione, dobbiamo evitare la tentazione di ostentare pubblicamente il nostro orgoglio gay perché tale atteggiamento potrebbe minare la nostra immagine di vittime».- M. Kirk-H. Madsen, After the Ball, Doubleday,New York 1989, pag. 183. Nel 1991, l’omosessuale Eric Pollard ha ammesso a proposito del gruppo gay radicale ACT-UP: «Ho aiutato a creare un’organizzazione veramente fascista […]. Abbiamo sottoscritto consapevolmente modalità sovversive, attingendo grandemente dal voluminoso “Mein Kampf”(di Adolf Hitler), che alcuni di noi hanno studiato come un modello funzionante» Michael Swift, un autore omosessuale, ha affermato: «I nostri scrittori e artisti (gay) faranno l’amore tra uomini alla moda e socialmente accettabili […]. Noi elimineremo le relazioni eterosessuali […]. L’unità familiare verrà abolita» . Ecco un’indicazione dell’atteggiamento patologico che certi omosessuali hanno verso il genere opposto. E se l’asserzione di Swift – secondo cui gli omosessuali vorrebbero eliminare l’unità familiare – sembra incredibile, gli autori gay Marshall Kirk e Hunter Madsen si sono espressi sull’argomento in questi termini: «Per quanto appaia esagerata e violenta, questa affermazione (di Swift) è abbastanza rappresentativa della linea presa dai media gay radicali» . Ecco un altro indizio di attitudine patologica. L’omosessuale Mark Dennis ha ammesso in un’intervista concessa al Wall Street Journal che «il progetto gay […] è di pianificare la fine degli”animali da riproduzione” (gli eterosessuali) attraverso il controllo dell’istruzione pubblica» . «Noi sodomizzeremo i tuoi figli, simboli della tua flebile virilità, dei tuoi sogni superficiali e delle tue volgari bugie. Noi li sedurremo nelle tue scuole, nei tuoi dormitori, nelle tue palestre, nei tuoi spogliatoi […], nei tuoi seminari, nei tuoi gruppi giovanili […], ovunque ci siano uomini insieme ad altri uomini. Trema, porco eterosessuale quando appariremo davanti a te senza le nostre maschere». Michael Swift, attivista gay. (in Gay Community News, del 15-21 febbraio 1987). In altre parole, alcuni attivisti omosessuali vorrebbero il controllo sulle scuole pubbliche per poter insegnare che le normali relazioni sessuali uomo-donna sono sbagliate! Un’altra segno dell’atteggiamento patologico che certi omosessuali manifestano nei confronti del genere opposto è l’affermazione della lesbica Geri Cox: «I vecchi mi irritano… gli irascibili pure. Specialmente gli uomini. Sona arrivata al punto di odiarli» . Questo atteggiamento anti-maschile è comune fra le lesbiche, come lo sono le affermazioni che seguono: «Poiché la delusione generale e il sospetto verso tutti i maschi era centrale nella dottrina lesbo-femminista, l’uomo gay è stato naturalmente visto come un altro nemico, un’altra creatura umana dotata di pene, e le lesbo-femministe non avrebbero mai potuto coalizzarsi stabilmente con i gay maschi per una rivoluzione omosessuale» . I poteri forti sono dietro il progetto di pansessualizzazione della societa’: I movimenti omosessuali sono stati fondati e diretti da ebrei : l’ebreo Magnus Hirscheld fondatore del movimento europeo di liberazione dei movimento omosessuale, l’ebreo Aldo Mieli che porto’ il movimento omosessuale in Italia , il transessuale ebreo Mario Mieli che fu esponente di spicco del movimento omosessuale italiano, l’ebrea Marta Levi che ha patrocinato diversi gaypride ed e’ in prima linea nella diffusione della pratica omosessuale in Italia. Mediante la diffusione del vizio generalizzato derivante dalla convinzione che più la nostra società diventa putrescente, prima sarà possibile scalzare dalle fondamenta il cristianesimo ed edificare la nuova umanità, rendendo l’individuo sempre piu’ solo, sempre piu’ omologato ed omologabile e molto piu’ manipolabile. Distruzione della famiglia, pansessualizzazione della societa’: le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale”.
Di recente, in un’intervista rilasciata al sito cattolico “La fedequotidiana.it”, il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per la Disciplina del Culto Divino e dei Sacramenti, ha sottolineato:“La teoria del gender, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la negazione delle differenze tra uomo e donna sono una deviazione e non capisco come la cultura europea, impregnata di cristianesimo, sia arrivata a questo punto. In Francia mi hanno corretto, mi hanno detto che non posso usare la parola ‘deviazione’, ma non saprei quale altra parola usare. Noi non possiamo dimenticare che Dio ha creato uomo e donna. Anche gli scemi riconoscono che tra uomo e donna c’è differenza e complementarietà. L’uomo non è niente senza la donna e viceversa. Questa non è la mia posizione, è la posizione della Chiesa e contro questa deviazione tutti i cristiani, tutte le famiglie devono lottare.”

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