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BOJANO. A PROPOSITO DELLA STRADA ROMANA

(Giuseppe PACE) BOJANO (CB) A Bojano esistono vari reperti storici romani, mentre in montagna si trovano quelli sanniti come la porta posta a sud vicino alla fontana dei Lontri: abbeveratoi in pietra locale ancora ben conservati non lontano dalla “Mano del Diavolo”(reperto che la mitologia ascrive ad una lotta tra il Diavolo e Sant’Egidio). Dalla Porta suaccennata forse passò parte di una Legione di Roma nel 305 a.C. proveniente da Letino e piombò alle spalle dei Sanniti che combattevano da molte ore contro i legionari romani, causando la perdita della Battaglia di Bojano che gli storici ricordano. Uno degli esperti locali di reperti è il cittadino illustre bojanese, Anacleto Goffredo del Pinto. Egli, tra l’altro, ad esempio, indicò alla ditta costruttrice delle mura di contenimento del Calderari, uno dei tronchi maestri del fiume Biferno che sorge a Bojano, di abbassarne il livello in corrispondenza del centrale reperto della strada romana, ma non fu ascoltato. Il lastricato di epoca romana presso il ponte di corso Amatuzio, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni in Molise, continua a vivere il suo triste destino di degrado e di abbandono. Non pochi turisti, soprattutto estivi, in città con l’intento di ammirare il sito così come viene illustrato dalle cartoline in vendita nelle tabaccherie restano delusi non solo dalle condizioni pessime in cui il decumano si trova, con acqua che ristagna e puzza, ma anche per l’intera area completamente trascurata senza alcuna cura per accogliere i visitatori, a parte la tabella esplicativa. Dal tempo dell’Amministrazione Romano, che curava la storia patria anche con cartelli posti all’ingresso della città che indicavano la Bvianum vetus citata dal padovano Tito Livio, poco o niente viene fatto dai bojanesi attuali per salvaguardare e valorizzare Bojano. Una risorsa che potrebbe essere sfruttata per promuovere le bellezze del territorio e messa in rete con le altre peculiarità di cui la città è ricca, al fine di creare un percorso turistico che crei economia per le attività commerciali cittadine. La strada lastricata rinvenuta casualmente nell’agosto 1998 durante i lavori di sistemazione del fiume Calderari, attende ancora una sistemazione definitiva. Essa rappresenta una delle testimonianze archeologiche più interessanti dell’antica Bovianum del periodo del Municipio Romano. La sua esistenza era nota già nel secolo scorso, lo storico bojanese Crescenzo Gentile ne aveva parlato in maniera dettagliata nel suo libro inedito: “La vera storia di Bojano”. Nel 1925, infatti, scriveva: “Un tratto di strada larga 40 palmi (m. 10,67), fatta da più strati di pezzi irregolari, vi si ravvisavano le rotaie. Si osservano ai suoi fianchi grandi edifizi diruti formati da pezzi irregolari leviati e di enorme grandezza. Tra questi ve ne erano dei tagliati a grandi archi, come per servire a delle porte. Poco al di sotto del ponte (ponte S. Agostino) si rinvenne un tratto della strada Numicia formata similmente da più strati di pezzi irregolari. Veniva da occidente passando per la pianura e dirigendosi all’attuale abitato. Formando in questo luogo un angolo, s’immetteva di nuovo verso oriente come per andare alla volta di Vinchiaturo. (…) Scavando le fondamenta del ponte sul Biferno nella strada Rettilineo, nel 1912, vennero alla luce – e riconvertiti – colonne di pietre, vasi, cocci, monete ed altro, nonché una tubatura in piombo, da est verso ovest, che fu ritenuta la continuazione di quella rinvenuta nel 1827 nello scavare i fondamenti del ponte in contrada Calderari”. Notizie queste riportate anche da Giambattista Masciotta nella pubblicazione “Il Molise dalle origini ai nostri giorni”. Purtroppo a Bojano le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nel tempo non hanno mai dimostrato interesse e attenzione per il ricco patrimonio archeologico presente nel sottosuolo, sono state fatte solo chiacchiere e promesse, come del resto il seminario che fu organizzato sul Decumano. In quella circostanza furono illustrati anche progetti di riqualificazione dell’area e di valorizzazione del sito, sembrava di essere alla vigilia di una svolta per una sistemazione definitiva di quell’area archeologica. A tutt’oggi le condizioni del decumano sono solo peggiorate, a distanza di 14 anni dal suo rinvenimento non si è stati in grado neanche di eliminare il problema dell’infiltrazione dell’acqua e del suo ristagno nell’enorme vasca, situazione che poteva essere risolta sfruttando semplicemente il dislivello esistente tra quell’area e il letto del fiume in località Terre Longhe, con un sistema di tubi che partendo dal sito archeologico avrebbe potuto scaricare l’acqua più a valle senza utilizzare pompe idrauliche e quindi consumare energia elettrica. Bojano merita più attenzione verso la sua gloriosa storia poiché gli 8 mila residenti di oggi con i 20 mila dei paesetti viciniori, hanno bisogno anche di radici per non essere troppo omologati dall’imperante consumismo. Tra globalizzazione e localizzazione, due facce della medesima medaglia, esiste un sottile equilibrio che va mantenuto aumentando la qualità delle merci e dei servizi locali. Uno di questi servizi è il turismo di qualità, che Bojano ha intrinsecamente, ma non ha spesso la voglia di mostrare agli altri le proprie peculiarità storiche e paesaggistiche. Molto dipende dalla nostra democrazia partitocratica che affida al voto di scambio la programmazione, che anziché essere al di sopra delle parti è solo delle parti che vincono: la competizione elettorale trasformando il Municipio in una sorta di feudo moderno, dove la democrazia perde la sua ragion d’essere? Sembra proprio di si e non solo per Bojano. Ma allora la Democrazia di Pericle era migliore? Forse, ma quello che urge è una sorta di Repubblica di Platone dove le classi dirigenti devono essere colte poiché solo così è più facile fermare il malaffare e tangentopoli che in area meridionale appare collusa spesso con la malavita organizzata. Gli 8,5 milioni di euro per le fogne di Bojano hanno lasciato strascici giudiziari non ben chiari dalle cronache dei mass media locali e così forse altri lavori milionari.