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Caserta, Paola Broccoli presenta “l’Informatore”

(Pasquale Iorio) CASERTA Dopo il saggio fotografico sulla storia del PCI in Terra di lavoro, Paola Broccoli (dottoranda di ricerca storica, saggista) ci offre un altro spaccato di ricostruzione storica e sociale del movimento operaio nella nostra provincia. Con “L’Informatore. Giornale operaio della Sit-Siemems”, Ed. Saletta dell’Uva, viene rivissuta una singolare esperienza di comunicazione e giornalismo realizzato dagli operai comunisti e militanti sindacali della Fiom CGIL nel cuore degli anni settanta del secolo scorso, in una delle fabbriche più grandi ed innovative di quella che venne definita – con troppa enfasi – una sorta di Brianza del Sud.
Questa narrazione ci riporta ad altre esperienze di lotta come quelle vissute in pieno regime fascista con Il Proletario, un periodico scritto e diffuso in modo clandestino dal nucleo di intellettuali ed antifascisti coagulati intorno alla cellula comunista del Pirotecnico di Capua (allora una delle più grandi imprese del Centro Sud). Oltre al racconto dettagliato, grazie anche alle testimonianze di alcuni dei protagonisti (come Antimo De Luca, Adelchi Scarano ed altri, che ho avuto modo di conoscere in quanto in quel periodo sono stato corrispondente de L’Unità), il pregio principale del volume sta nella ricca documentazione ricostruita dall’autrice, grazie ad un lavoro di ricerca nei vari archivi e fondi documentari – in particolare nell’Archivio di Stato di Caserta, in quello comunale di S. Maria CV, di quello storico dell’Italtel e nei fondi di P. P. Broccoli, in quella fase segretario provinciale CGIL). Anche in questo caso abbiamo un ricco corredo di fotografie e documenti sia sulla fabbrica, sui suoi impianti; sia sui vari protagonismi di quella stagione di lotte e battaglie sindacali. Vengono riportate copie delle testate del giornale, con volantini, manifesti, assemblee e cortei, documenti che testimoniano dal vivo la ricca produzione culturale e sociale che esprimeva la cellula comunista della grande fabbrica. Di particolare rilievo sono le foto di uno dei momenti più significativi vissuti con la visita e l’incontro con Enrico Berlinguer; come pure la riproduzione di disegni e bozzetti forniti da Andrea Sparaco, uno degli artisti più illustri della nostra realtà, sempre vicino e solidale con le lotte operaie, sia quando esprimevano bisogni e diritti, sia quando avevano una dimensione più complessiva sui temi del Mezzogiorno e della pace nel mondo (a fianco dei movimenti di liberazione).

Dopo una introduzione curata da Adelchi Scarano (dirigente del PCI ed esponente del gruppo di giovani militanti politici e sindacali espressione di un profondo processo di rinnovamento culturale e generazionale), l’autrice ricostruisce in un capitolo il ruolo trainante della Sit Siemens (poi trasformata in Italtel) nel processo di industrializzazione di Terra di Lavoro. Basta ricordare che In ogni caso allora Caserta rappresentava il secondo polo dell’elettronica civile – dopo Milano – a livello nazionale.
Nella postfazione Gianni Cerchia (Università del Molise ed autore di testi importanti sulla storia del PCI, su G. Amendola e G. Chiaromonte) sottolinea come “le vicende indagate da Paola Broccoli s’inseriscono in questo difficile e controverso contesto” politico, sociale ed economico, con un richiamo anche al tipo di industrializzazione che allora venne realizzate con le cosiddette “cattedrali nel deserto” , che nacquero acefale, energivore , con un forte impatto ambientale. Da qui poi la fase di crisi e di ristrutturazione che ancora oggi semina un deserto industriale, con gravi ripercussione sulle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni locali, alle prese con spaventosi tassi di disoccupazione – soprattutto di giovani e donne – e di criminalità organizzata.
In ogni caso, con le parole di Cerchia, va ribadito che in quella fase storica “La Siemens rappresentava un’ecce
llenza economica ed un punto di riferimento per migliaia di uomini e donne. Non fu solo una fonte di reddito per migliaia di addetti, ma il luogo dove in tanti ed in tante scoprivano la politica ed il sindacato, imparavano la grammatica dei diritti e la sintassi della dignità umana. Non è un caso che, con il disgregarsi progressivo di quella comunità di fabbrica, sia venuto meno anche un complessivo antemurale civile e politico, inaugurando una delle fasi più difficili per la vita della nostra provincia”.

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