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Caserta. Arresti e sequestri tra Campania, Lazio e Abruzzo ai Casalesi e Mala romana: usavano anche consorterie criminali dell’Est Europa

Nelle prime ore della mattinata di mercoledì 20 aprile, in San Cipriano d’Aversa, Napoli, Benevento, L’Aquila e Frosinone, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta stanno dando esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 5 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione in concorso aggravata dall’utilizzo di armi e di detenzione e porto illegale di armi, con l’aggravante dell’aver commesso i fatti con metodo mafioso ed al fine di favorire l’organizzazione camorristica del clan “dei casalesi”, in particolare la fazione riconducibile IOVINE Antonio, detto “o’ ninno”.
Il comunicato della Procura CLICCA QUI –> Comunicato della Procura.

L’inchiesta madre
I provvedimenti di sequestro emessi dal Tribunale di Roma ed eseguiti dalla Guardia di Finanza hanno il doppio scopo di cristallizzare il vasto patrimonio del boss del clan camorristico dei Casalesi, ottenuto grazie ad una variegata attività illecita, ma anche quello di evidenziare l’aspetto dinamico delle correlate fonti di produzione, attraverso le quali la ricchezza stessa si é, nel tempo, evoluta sino alla sua attuale consistenza, al fine di evidenziare l’eventuale sproporzione esistente tra la consistenza patrimoniale e le attività economiche ufficialmente svolte dagli indagati. Si tratta, prevalentemente, di ville di lusso a Roma e provincia, in Sardegna e in piccoli ma caratteristici centri del comune dell’Aquilano.

Oltre ai Iovine i sequestri hanno riguardato il contiguo ed autonomo gruppo Guarnera di Roma-Acilia. Le indagini economico-patrimoniali, condotte dagli specialisti del Gico del nucleo di polizia Tributaria della Capitale, hanno preso spunto dagli approfondimenti eseguiti nei confronti di Mario Iovine (nel 2003 trasferitosi nella borgata romana di Acilia) e dell’allora affiliato clan Guarnera di Roma-Acilia che, nell’ottobre 2013, nell’ambito dell’operazione “Criminal Games”, hanno portato all’arresto di Mario Iovine, Teresa Martinelli, Domenico Iovine, Vitantonio Iovine, Salvatore Iovine, Massimiliano Timpani, Fabrizio Timpani, Silvano Stollo, Sergio Guarnera, Sandro Guarnera, Crispoldi Franco, Diotalevi Fabrizio, Zogu Arben, Kolaj Orial, Bardhi Petrit per plurimi reati, tra cui associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, usura, estorsione, rapina, illecita concorrenza con minaccia e violenza e detenzione illegale di armi.
In quel contesto, era stata monitorata una vera e propria «joint-venture» tra esponenti di vertice della criminalità organizzata campana e noti appartenenti alla criminalità organizzata romana, a loro volta in contatto con soggetti della Banda della Magliana, tra cui Luciano Crialesi e Renato Santachiara: obiettivo comune era la spartizione del remunerativo settore delle slot machine, “macchinette mangiasoldi” la cui installazione veniva “imposta”, sul territorio di Acilia, agli esercizi commerciali abilitati ed autorizzati dall’AAMS.

Più in particolare, è stato accertato come il boss Mario Iovine detto “Rififì” stesse progressivamente estendendo le sue illecite attività nel settore delle slot machine dalla Campania al Lazio, coinvolgendo persone locali che “avevano il gioco in mano”: Sergio Guarnera detto “Ciccio” e Sandro Guarnera.
In tal senso, quindi, dopo l’arresto dello Iovine, avvenuto nel dicembre 2006 – secondo ipotesi d’indagine, peraltro attualmente al vaglio dei Tribunale di Roma – i fratelli Guarnera promuovevano ed organizzavano un autonomo gruppo associativo mafioso, creato a perfetta imitazione della consorteria criminale casertana e ricalcante le medesime logiche delittuose: al fine di mantenere ed estendere il loro potere criminale ed economico, i Guarnera si sono avvalsi addirittura di un vero e proprio braccio armato e violento, composto da un nutrito e pericoloso gruppo di cittadini albanesi, definiti “i pugilatori”, tra cui il pugile Kolaj Orial – già campione italiano ed europeo dei pesi medio-massimi.

Elementi sintomatici della “pericolosità sociale” dei Guarnera sono stati acquisiti nell’ambito dell’ulteriore operazione denominata “Vento dell’Est”, condotta sempre dal Gico di Roma, che, nel luglio 2015, ha portato all’esecuzione di ulteriori 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti, tra gli altri, di Guarnera Sandro, Guarnesa Sergio, Zogu Arben e Bardhi Petrit, per estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza e traffico internazionale di sostanze stupefacenti, aggravati dalle modalità mafiose.
In tale contesto investigativo, veniva accertato un grave episodio estorsivo, posto in essere nei confronti del titolare di un centro scommesse Snai di Guidonia Montecelio, esercitato attraverso ripetute minacce di violenza fisica.
Sono stati poi documentati un rilevante traffico internazionale di stupefacenti e la relativa commercializzazione sulla piazza della Capitale, coordinati dal noto Zogu Arben detto “Riccardino”, il quale a sua volta vantava pericolosissime connivenze criminali.
Sequestrati patrimoni aziendali e relativi beni di 10 società, esercenti l’attività di gestione/concessione “di apparecchi che consentono vincite in denaro”, di “produzione dei derivati del latte”, “costruzioni di edifici residenziali e non”; – quote societarie 7 società, esercenti l’attività di “somministrazione di alimenti e bevande e vendita generi alimentari”, “attività edilizia in genere”, “bar e altri esercizi simili senza cucina”, “sale da giochi e biliardi”; – 18 beni immobili, di cui alcune ville di lusso, siti in Roma e provincia, Budoni (OT) e Lucoli (AQ); – 12 autovetture e motocicli; – rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro di oltre 25 milioni di euro (da abruzzo web.it)