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La pillola del giorno dopo è abortiva

(Samuele Maniscalco – Voglio vivere) l 4 febbraio 2014, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) pubblicava il nuovo bugiardino della cosiddetta pillola abortiva del giorno dopo, il Norlevo, cedendo alla lobby dell’aborto.
Decisione gravissima, perché nella nuova versione l’AIFA decideva di nascondere la realtà: cancellava la frase “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” – definizione che ne esplicitava in modo chiaro l’effetto abortivo – sostituendola con l’impropria definizione “il farmaco inibisce o ritarda l’ovulazione”.
Generazione Voglio Vivere presentò allora una petizione firmata da 4.674 persone che però non ha mai avuto alcuna risposta.Ma il tempo è galantuomo.Oggi, con la nomina del nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’AIFA, il Dottor Melazzini, abbiamo la reale possibilità di ristabilire la verità.
Mario Melazzini è nato a Pavia, ha 57 anni ed è padre di tre figli. Medico oncologo e ricercatore, presidente di Arisla, la Fondazione italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica, è malato di Sla da 12 anni.

La nomina del Dottor Melazzini, che da anni si batte per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale, ci fa sperare che il dossier sulla pillola del giorno dopo possa essere ripreso in esame e ridiscusso.
L’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici all’epoca della modifica fece notare che sulla pillola del giorno dopo “dal punto di vista scientifico nulla di nuovo è stato provato rispetto a qualche anno fa”.
Sir Liam Donaldson, capo dirigente sanitario del governo inglese, in tempi non sospetti, inviò una comunicazione a tutti i medici inglesi chiedendo loro di essere estremamente vigilanti riguardo al Norlevo, in quanto correlato ad un alto numero di gravidanze extra uterine, cioè fuori dell’utero.In pratica, il farmaco in questione è in grado di rallentare i naturali movimenti della tuba di Falloppio che accompagnano verso l’utero il piccolo embrione. A causa di questo rallentamento, l’embrione potrebbe impiantarsi prima di arrivare nell’utero e, in questo luogo non adatto, crescendo di volume, rompere la tuba e causare gravi emorragie. La donna rischia danni irreparabili alla tuba e la conseguente sua chiusura, con la relativa riduzione del 50% della fertilità.
Oggi, questi danni debbono essere smascherati e la verità deve essere ristabilita!
Inoltre, se consideriamo che il dato relativo alle vendite di tale prodotto è in continua crescita, il panorama diventa ancor più catastrofico e temibile per la salute della donna. Posso contare sul suo aiuto?

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