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Alcuni aspetti ambientali di Letino nell’alta valle del fiume Lete

(Giuseppe PACE) LETINO (Ce) Letino ha un ambiente ricchissimo di dettagli naturali e sociali, che, in piccola parte, sono stati resi pubblici dallo scrivente sia su questo mass media che in altri e in particolare in due libri dedicati al paesetto nativo: “Letino tra mito, storia e ricordi”; “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, entrambi per i tipi di Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2009 e 2011. Il primo libro fu presentato pubblicamente a Letino il 14.08.2009 ed il secondo non è stato ancora presentato a Piedimonte M. né a Letino, purtroppo. La causa sfugge, ma poptrebbe essere il disinteresse o altro più negativo delle Autorità comunali piedimontesi e letinesi. Ma potrebbe farlo il prete Don Domenico Iannota, che è a Letino da decenni e potrebbe apprezzare il libro più di altri.
L’antico comune di Letino (come ricorda nelle Memorie Historiche del Sannio, G. Giuseppe Ciarlanti, che individua tre Terre Interne sul Matese: Roccamandolfi, Letino e Gallo) ha le seguenti coordinate geografiche: 41,27 Lat. N. e 14,15 Long. E. ed un territorio esteso 31,67 kmq. Letino è un paesetto appenninico situato nell’alta valle del fiume Lete, che rimanda al VI libro dell’Eneide di Virgilio, che scrive di fiume dell’oblio. Il mito della fondazione di Letino si rifà al nome Letizia: una principessa greca, che con la piccola corte di nobili, ricchi di non pochi oggetto ornamentali d’oro, per sfuggire alle persecuzioni degli Ottomani, scappò via e si fermo vicino al fiume Lete, dove Letizia trovò giovamento alla pelle e dimenticò la madre Grecia. Altri hanno accarezzato il mito descritto nell’Eneide di Virgilio con una verosimile connessione Lago d’Averno e alta valle del Lete dove Enea si recò per incontrare il padre morto Anchise e Dante vi intravvide Beatrice.

Le origini di Letino potrebbero però connettersi bene con il Ver Sacrum e la Fondazione di Bojano (CB). Un braccio tratturale, passante per San Pietro di Letino antico insediamento dei letinesi, fu percorso da parte di una legione romana per sorprendere alle spalle i soldati del Sannio Pentro nella battaglia di Bojano del 305 a. C.. Lo studio dell’ambiente di Letino (CE), come di qualsiasi ambiente, richiede anche uno scriptorum loci (per Letino l’unico è lo scrivente fino a quando altri scrivano un saggio o qualcosa più di mezzo articolo giornalistico) per sapere aspetti della realtà naturale e sociale locale. Per ambiente bisogna intendere un insieme quasi inscindibile di natura e cultura e,.in ogni caso, l’ambiente è sempre un oggetto-soggetto immerso in un insieme di relazioni che vi entrano e vi escono. Da Letino le relazioni che vi uscivano ed entravano, prima degli anni Sessanta, erano soprattutto quelle connesse all’ultramilenaria civiltà della Transumanza verticale ed orizzontale lungo lo storico Tratturo Pescasseroli-Candela, passante per il bivio di Cantalupo del Sannio, dentro Bojano ed Altilia fino al territorio pugliese ai primi di ottobre con rientro a Letino in maggio. Nel 1610 ben 6 milioni di ovini (nel 1965 solo 1 milione) sono transitati sui tratturi dall’Abruzzo alla Puglia. I pastori letinesi, come mio nonno paterno, vi andavano insieme a quelli di Roccamandolfi come “Pastabianca”. Un po’ di usi e consuetudini pugliesi si integravano con quelle letinesi e viceversa. Altre relazioni, entranti ed uscenti dal piccolo paese di Letino, erano quelle degli emigrati nelle Americhe (ricca come gli USA e Canada e povera come Argentina e Venezuela). Pure la lingua locale veniva integrata da qualche parola inglese e spagnola. Il mito del nord America dove si fanno i soldi e la fortuna era spesso e faceva breccia nella spessa tradizione locale letinese, molti vi andarono per sempre. L’abbondanza di carne a basso prezzo, sia per il pranzo che per la cena, in Argentina, era un altro mito che attirò metà della popolazione letinese, come tre miei zii e una nonna materna. Letino da oltre 1300 abitanti del 1871 e 1951 ne ha oggi meno di 800. Tale spopolamento interessa anche i paesetti vicini montani come Gallo Matese e Roccamandolfi che da oltre 3000 residenti ne hanno meno di un terzo oggi. Lo studio ambientale è sempre uno studio di situazioni concrete come il territorio biofisico e sociale. Più facile e meno criticabile è lo studio dell’ambiente per gli aspetti biofisici, più problematico è lo studio degli aspetti sociali sottoposti ad un serie quasi infinita di giudizi diversi e ad almeno un punto di vista differente per ogni abitante del luogo.
Un punto di vista d’ammirazione per Letino è frequente nei visitatori occasionali come quello dell’Avv. Alessio Spina di Bojano, che insieme allo scrivente, ha rivisto ammirando Letino in agosto 2015 durante la festa dei letinesi dedicata al santo Patrono, Giovanni il Battista. Il bojanese Spina, già altre volte aveva visitato Letino giungendovi a piedi da Roccamandolfi ed ammirando lo splendido castello medievale letinese che si erge sul cucuzzolo della montagna che fa da spartiacque tra l’alta valle del Lete e del Sava. Spina ha una particolare predilezione del cimitero letinese ubicato nello storico castello eretto dal Longobardi ed abbellito dai Normanni che sicuramente avevano relazioni intense con il castello di Roccamandolfi e di Bojano. Uno studio tra i documenti relativo alla storia di questi tre castelli potrebbe condurre a scoperte inedite circa lo studio ambientale anche di Letino. Per l’ambiente biofisico e sociale di Letino, lo scrivente ha già scritto abbastanza sia in due saggi che su questo mass media dell’antica Terra di Lavoro. Letino dal 1927 al 1945 fu amministrato dalla Provincia di Campobasso, mio padre conservava il congedo militare del Distretto di Campobasso. Letino appartiene, da sempre, cioè dal V secolo d.C., alla Diocesi di Alife, mentre Gallo Matese alla Diocesi di Isernia. La studiosa Trombetta di Campobasso , come altri molisani, confondono Gallo Matese con Letino attribuendo spesso il costume tradizionale di Letino a Gallo Matese come l’esposizione al Palazzo Colagrosso di Bojano, riportata nel libro: “Piedimonte e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2011, libro non ancora presentato pubblicamente nonostante le promesse, di Pulcinella, degli attuali Primi Cittadini dei due comuni matesini. Si spera che qualcuno del Sannio molisano inviti lo scrivente a presentarlo anche per prevenire la soppressione della Regione Molise troppo piccola per avere lo status di Regione in periodi di revisione della spesa pubblica con la Casta dei Politici regionali, super pagati e con modo di fare spesso affetto da nepotismo per occupare solo chi gli è utile, da galoppino elettorale, riempiendo quasi ogni spazio concorsuale degli enti pubblici, fatta eccezione per gli insegnanti. Una Regione Sannio, comprendente oltre il territorio molisano anche l’alto casertano, l’intero beneventano e parte del chietino e del foggiano, permetterebbe l’esistenza di una classe politica più Sannita e sobria. Letino non sarebbe più una lontana propaggine amministrativa della Campania con Napoli pigliatutto, ma un paesetto come tanti del Sannio, mentre Piedimonte Matese la V città del Sannio e non quasi ultima in Campania. Letino dall’ultimo dopoguerra ad oggi è cambiato, ma in agosto c.a. alcune centinaia di turisti commensali riempivano le tavole dei quattro agriturismi locali e mangiavano agnello arrosto con patate al forno, caciocavallo e lasagne ai funghi porcini locali. Lo scrivente ed Alessio Spina, hanno gustato i prodotti dell’Agriturismo “Le Fossate” nella splendida giornata agostana del 2015, dopo aver visitato, di passaggio rapido, Gallo Matese e la casa del dr. Antonio Cipollone che è stato apprezzato Medico Condotto a Spinete (CB), provenienti dalla stradina che collega Monteroduni all’alto Matese, costeggiato il lago di Gallo Matese e visitato Letino e il suo spettacolare castello, ben tenuto e non diroccato come quelli di Roccamandolfi e di Bojano. Nel castello di Letino vi è il cimitero dal 1888 come riferisce il prete attuale Domenico Iannotta. Per gli Anarchici del 1877 a Letino e a Gallo Matese, questi approfittarono della creduloneria dei montanari analfabeti letinesi e gallesi per inneggiare la fine della monarchia Sabauda e l’inizio della Repubblica Italiana. Negli anni in cui era Sindaco di Letino Luigi Stocchetti, si propose di spostare il cimitero da dentro il castello a nord della Costa o “Iardini (giardini”) vicino alla masseria di Iamundi detto il “Vescovo”. La proposta era sensata poiché si poteva usare il castello per attrarre maggiore turismo, ma la popolazione letinese si ribellò, come sempre accade quando tocchi l’aldilà sacrale. I sindaci successivi, tutti di ideologia della lotta di classe di classe, marxista, si guardano bene dal proporre una cosa per il bene economico del popolo di Letino, seguono solo le ideologie astratte dei loro capi di Bari o di Napoli per imbonire i poveri “cafoni” letinesi come quando nel 1877 una banda di 20 Anarchici Insurrezionalisti (capeggiata da Cafiero e Malatesta, entrambi figli della piccola borghesia come spesso accade tra capi e capipopolo, che parlano in nome e per conto del popolo del quale sono estranei) si impadronì del Municipio di Letino prima di essere catturata dalla Guardia Nazionale.. Lo studio ambientale potrebbe aiutare a ricostruire il tessuto della storia vera, vissuta a Letino e non solo importata ed estranea alla cultura locale. Il prof. Carmelo Colamonico nel 1930 al Congresso Gegrafico di Napoli tenne una relazione sul reperto geografico della valle fluiviale dell’alto fiume Lete, con i la forma a V sopra le Rave di Prata Sannita, proprio sopra le grotte che i Sindaci di Letino da mezzo secolo stanno tentando di valorizzare e si spera anche di conservare.
L’Avv. Luigi Stocchetti, l’ex Sindaco letinese, che si autodefinisce “aspirante borghese”, non comunista, sa bene che i socialisti, ai quali si ispira idealmente, sono meno pericolosi dei comunisti, che in nome della lotta di classe hanno fatto e fanno mistificazione storica e sociale. Il brigantaggio postunitario, finanziato dai Borboni per tornare a governare, ha infestato molto anche i monti del Matese. A Letino, in piazza centrale, il 16 settembre 1861, dopo lettura di sentenza sommaria, furono fucilati 5 militi della Guardia Nazionale ad opera di briganti capeggiati da Samuele Cimino e Domenico A. Cecchino di Roccamandolfi. A onore del vero mai nessun letinese si è arruolato tra i briganti. Alcune grotte carsiche letinesi forse nascondono ancora i tesori dei briganti che depredavano i ricchi liberali del pedemontano matesino e spesso li uccidevano barbaramente. Roccamandolfi dista da Letino 11,9 km e nel 1911 registrò ben 3.276 residenti, nel 2007 solo 1.026. Tra letinesi e comuni limitrofi al Matese molisano vi sono stati non rari matrimoni come quello del 20/12/1885 tra il ventenne Pietro Orsi di Agostino e Carolina Mancini di Letino con donna Teresina Verdile del Medico Michelangelo e della bojanese donna Carmela Casoli (come riferisce lo studioso e già Dir. Scolastico Pietro Pettograsso, autore di vari saggi su Sant’Elena Sannita e Bojano). Tra i gallesi e i letinesi solo negli ultimissimi decenni vi è stato più di un matrimonio, prima le origini, il vernacolo e le tradizioni diverse dei due paesetti non favoriva i matrimoni, né gli scambi commerciali. Letino è ricco di faggete e la legna si misura ancora a canne: una canna è 1,20 m di altezza, 1,05 di larghezza e 4,00 metri di lunghezza ed il peso varia da q.li 26 se verde a 20 se secca. Per gli emigrati letinesi in Argentina e Canada si rimanda all’elenco certosino riportato, sia pure non in modo completo, nei due saggi suddetti. A Letino i primi tre laureati nella sua storia sociale sono stati: il Medico Emilio Pitocco, l’Avv. Tomasone, il dr. A. Mancini e il sottoscritto. Seguono il Medico. G. Tommasone, il Commercialista L. Tomasone, l’Avv. L. Stocchetti, il Medico A. Orsi e sorella laureata in lingue. Tra gli ultimi l’attuale Sindaco prof. Fausto Perrone. Letino oggi deve accorparsi con il comune vicino di Gallo Matese, ma sono tante le differenze di tradizioni, di storia e di modo di fare dei letinesi e dei gallesi. I primi appaiono più vivaci di carattere e più intraprendenti anche per come tengono rinnovata l’urbanistica, mentre i gallesi appaiono più tranquilli, più onesti e meno intraprendenti. L’emigrazione dei gallesi, più massiccia dei letinesi, è stata verso gli Stati Uniti più che verso il Canada ed altrove.

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