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Straordinario Family day al Circo Massimo con oltre 2 milioni di persone

(Gianluca Martone) ROMA Il 30 gennaio 2016 rappresenterà per molti anni una giornata storica non solo per il popolo italiano, ma per tutta l’Europa, che sta letteralmente rinnegando le proprie radici cristiane. Migliaia di famiglie italiane, sostenendo tante ore di viaggio e sacrifici notevoli di varia specie, si sono ritrovate al Circo Massimo per manifestare pacificamente contro l’approvazione del ddl Cirinnà, provvedimento che legalizzerebbe in Italia le unioni civili omosessuali e la pratica abominevole dell’utero in affitto con la stepchild adotion. E’ stato uno spettacolo di folla, evidenziato anche da diversi quotidiani e siti nazionali.
Sulla Nuova Bussola Quotidiana il 31 gennaio 2016, Andrea Lavelli si è soffermato sui numeri eccezionali di questa meravigliosa manifestazione di popolo, che ha rimesso finalmente al centro dell’attenzione mediatica e politica la famiglia quale nucleo fondamentale e necessario del nostro consorzio civile:” L’area del Circo Massimo inizia già dalla tarda mattinata a riempirsi di una marea di persone. Sono famiglie con bambini piccoli al seguito, tantissimi giovani e adolescenti, persone di diversi movimenti di ispirazione cattolica, ma anche tanti appartenenti ad altre confessioni religiose. Saranno in due milioni alla fine a riempire il Circo Massimo per una giornata, quella del Family day, che ha davvero il sapore di qualcosa di storico. Perché due milioni di persone hanno deciso di affrontare la fatica di un lungo viaggio pur di metterci la faccia ed essere presenti qui per testimoniare a tutta l’Italia la bellezza della famiglia e soprattutto per dire un secco no al ddl Cirinnà e all’istituzione delle unioni civili, per dire che un figlio non è un diritto, che i bambini non si comprano e gli uteri non si affittano. Perché, dopo il già grande successo della prima manifestazione di Piazza san Giovanni, si tratta dell’ennesima conferma che in Italia in questi anni un popolo ha cominciato ad alzare la testa e a prendere coscienza della sua responsabilità di difendere la verità del matrimonio e i diritti dei bambini. “Oggi avete cambiato la storia di questo Paese perché una piazza così non si era mai vista: Adesso il palazzo vi ascolti!” ha scandito Mario Adinolfi nel corso della prima parte della giornata in cui hanno preso la parola i membri del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dell’evento. “Questa piazza oggi ha parlato! un popolo dato per disperso e irrilevante oggi si è manifestato attraverso di voi per dire che i diritti civili esistono e sono i diritti dei bambini perché i figli non si pagano. Il ddl Cirinnà vuole attaccare il cartellino del prezzo al ventre delle madri e accanto al nome dei nostri figli: questo non sarà concesso! No al ddl Cirinnà!” Lo slogan viene scandito più volte dalla folla oceanica: a testimoniare il desiderio della piazza anche i tanti striscioni che espressamente chiedono il ritiro del ddl sulle unioni civili, tra cui spicca un significativo #Renzi ci ricorderemo. Sul palco è intervenuta anche Costanza Miriano che ha anche ringraziato tutti coloro che hanno permesso la realizzazione materiale del Family Day attraverso le loro donazioni. Di utero in affitto, abominevole pratica che il ddl Cirinnà andrebbe implicitamente a sdoganare, ha parlato Jennifer Lahl, fondatrice e presidente del Center for bioethics and culture network che si batte proprio contro la pratica dell’utero in affitto: “La maternità surrogata sfrutta le donne, le rende schiave e le tratta come fabbriche di bambini a pagamento. Tratta i bambini come oggetti da comprare e rivendere, da progettare in base ai gusti dei genitori e da scartare quando non sono più graditi”. Ha preso poi la parola Zelijka Markic, leader dell’iniziativa “Nel nome della famiglia” che in Croazia, a fronte dell’approvazione della legge sulle unioni omosessuali da parte del governo, è riuscita nell’impresa di indire un referendum (il primo di indizione popolare nella storia dello Stato balcanico) che ha poi stabilito costituzionalmente che il matrimonio si basa sull’unione tra un uomo e una donna. “Il matrimonio è il fondamento della famiglia, prima cellula della società, ed è il luogo migliore per generare e crescere i figli ed è per questo che lo Stato protegge il matrimonio,” ha detto dal palco del Circo Massimo. “Avere cura in primis del proprio matrimonio è fondamentale ma non basta, perché questa ideologia che si sta imponendo nella nostra società ha effetto su tutti: non possiamo far pagare ai nostri figli il prezzo di una battaglia che siamo noi a dover combattere”. A concludere questa storica manifestazione di piazza l’intervento del portavoce nazionale del comitato Difendiamo i Nostri Figli, il dottor Massimo Gandolfini: “si sente dire che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa perché l’unica nell’Europa occidentale a non avere una legislazione sulle unioni civili. L’Italia invece è il faro che sta indicando la civiltà al nostro continente,” ha scandito il neurochirurgo. “Perché è profondamente incivile programmare la nascita di un orfano, è incivile l’idea di comprare l’utero di una donna: non si può trasformare un desiderio in un diritto”. Parlando del ddl Cirinnà, Gandolfini ha poi detto che “è assolutamente necessario fare un’operazione radicale: non si tratta di cambiare qualche parola per rendere accettabile questo testo… Deve essere totalmente respinto!”. Ai tanti politici presenti, Massimo Gandolfini ha poi ricordato la loro responsabilità di essere rappresentanti in parlamento di questa richiesta precisa formulata dalla piazza, la stessa piazza a cui dovranno rispondere al momento delle elezioni. “La storia dell’Europa dimostra che non di rado salti qualitativi nella sua cultura sono stati propiziati dalla testimonianza, spesso pagata con il sacrificio personale, di pochi coraggiosi, perché la forza della verità si impone da sé, perché è la verità,” ha concluso Gandolfini. “Non possiamo mai dire che tutto e perduto. A noi la battaglia a Dio la gloria”.

All’indomani del “Family Day”, su Tempi il direttore Luigi Amicone ha cosi analizzato gli esiti di questa straordinaria manifestazione di popolo, entrata nella storia d’Italia:” Quasi un milione e mezzo di famiglie italiane sono in miseria, abbondantemente al di sotto della soglia di povertà. E il parlamento non vede come priorità – e strilla che questa sarebbe la nostra “maglia nera in Europa”, questa l’”arretratezza”,”lo scandalo”, “l’inciviltà”- il fatto che non abbiamo ancora fatto le “unioni civili”. Che non scimmiottiamo ancora il matrimonio. Che non abbiamo ancora dato i bambini al desiderio di due uomini o due donne. Bambini che saranno condannati a non avere una madre e un padre. Ci sono poco più di 500 bambini in Italia, dati Istat, e non 100 mila, venuti al mondo per il desiderio di due adulti che sono andati a comprarsi un utero in affitto o inseminazioni artificiali all’estero. E deve diventare un mercato, un’opera di umanità, un timbro della mutua, la pratica di separare la procreazione dalla sessualità e fare della vita nascente un prodotto dell’industria genetica ed eugenetica (perché se poi il figlio non è come lo vuole il desiderio, si prende e lo si butta via)? Ritorno alla realtà. In pieno delirio di propaganda, bufale e prepotenza ideologica, succede un 30 gennaio 2016, Roma, Family Day. Possibile? Possibile che gente che non ha soldi, giornali, televisioni, organizzazione, in sole due settimane riescano a riempire la piazza più grande d’Italia? Qualcosa si è mosso nel più profondo dei cuori e delle coscienze degli italiani. Improvvisamente i sondaggi si sono fatti persone. E quell’80 per cento di stimati contrari alla legge Cirinnà costruita sul pilastro del simil matrimonio e delle adozioni, si è materializzato per le vie della capitale.
Una marea di bella gente. Un ciclone di vite normali. Una cascata di varietà di interpreti la famiglia fatta non di tradizione o di figli, amori ed esistenze perfetti, come una teoria o una pubblicità. Ma di umanità normalissima che cammina nella buona e nella cattiva sorte. Nella concordia e nei cerotti sulle ferite. Semplicemente realtà, l’unica realtà che possa definirsi famiglia, un uomo e una donna, figli, nonni, zii e che d’ora in poi si ricorderà che il 30 gennaio 2016 sono stati a Roma. In ambasceria e rappresentanza di quell’80 per cento di italiani che pensano alle persone omosessuali con tutti i diritti necessari. Ma i bambini no. I bambini non si toccano. E il matrimonio è una cosa tra un uomo e una donna. Non perché lo dice una tradizione o il prete. Ma perché così stanno le cose. Perche questa è la verità. E perché puoi chiamare le cose come ti pare ma quella cosa lì dice una e una sola verità possibile: la scintilla della vita nasce tra due corpi e anime che non sono uguali, nasce tra due alterità. Questa è la risposta alla legge Cirinnà e al seguito di prepotenza acida e di bugie dolciastre sparse a piene mani sull’evidenza che la vita è fatta di una mamma e un papà, i bambini non sono merce dei desideri adulti, gli adulti si dessero una regolata. Il mondo dei capricci e dei narcisi sta riempiendo la società di un “non si capisce più niente” e “non si costruisce più niente”. Finalmente si affaccia una luce nuova. Si muove un sacco di gente. Si capisce cos’è uno sguardo benevolo e non risentito al mondo comune. Pochi sofismi: se del raduno oceanico dei sindacati nel 2001 al Circo Massimo i giornali scrissero la meraviglia dei 3 milioni di Cofferati, ieri, nello stesso posto, con un oceano che è esondato fino a lambire i palazzi della Fao, ce n’erano comunque più della piazza di Cofferati e più di quanto negli ultimi vent’anni si ricordi su qualsiasi piazza italiana. Ma perché milioni di persone, gente semplice, gente gente, mamme soprattuto, padri e bambini, che già tiran la carretta durante la settimana, si sobbarcano anche il sacrificio di ore e ore di treno o di autostrada, da Trieste e da Trapani, per un gesto di pura presenza, nient’altro che presenza? Quando rimontiamo sul Frecciarossa dopo la giornata campale, mentre sale sul predellino un amico si volta e ci dice: “Tu pensa, siamo venuti a Roma per dirci un’ovvietà. Per dirci che quando non ci sono le nuvole il cielo è sereno”. E dire che il cielo ieri era pieno di nuvole. E noi che eravamo lì, a un certo punto abbiamo visto che in cielo spuntava il sole. Così come da quella piazza, ha detto a un certo punto dal palco il regista e oratore della giornata Massimo Gandolfini, è spuntato un faro – altro che “fanalino d’Europa”- che con l’altra Europa fende di luce l’oscurantismo imperante. Non indietro è l’Italia. È avanti ed è di traverso a quell’intruglio di falsificazione e violenza che è l’ideologia, l’industria e il commercio dell’indifferenza sessuale. Se l’Italia fosse il fanalino di coda dell’Europa, come effettivamente lo è la legge Cirinnà che buon ultima viene a pappagallare i famosi paesi del blabla e caos Lgbt, due milioni di persone non si metterebbero in marcia con la naturalezza e fulmineità dimostrata ieri, da e per Roma. Rilanceremo fino al dettaglio il grande e appassionato intervento conclusivo di Gandolfini. Un capolavoro che ha ripreso e sistematizzato con potenza e chiarezza argomentativa impeccabile il lavoro e le ragioni che in tanti, sfidando la manipolazione vigente nell’informazione di massa, hanno svolto in questi mesi nelle piazze, scuole e ambienti di lavoro. Infine è successo che un popolo ha preso il treno, il pullman o l’aereo così come si prende l’ascensore di casa. Adesso i politici che dicono di essere stati al Circo Massimo “col cuore” devono ricordarselo bene questo gesto naturale di un mare di gente comune. Dopo il cuore, o rischiano anche la poltrona piuttosto che accettare una legge irriformabile, sbagliata e folle. O si scordino che tutto sarà come prima. La resistenza è nell’aria. La guidano le mamme e i papà. Renzi deve stare tranquillo. Se passa la rottamazione della famiglia secondo natura e Costituzione, se i bambini diventano merce e il matrimonio la borsa della spesa al bazar dei desideri, lui ha finito di bulleggiare”.

Sul sito cattolico UCCR, è stato analizzato con attenzione questo evento, che potrebbe rappresentare una svolta per tutta l’Europa:” Il giorno dopo la grande manifestazione del Family Day al Circo Massimo molti stanno giustamente analizzando la portata di quest’evento, politica e sociale. E’ stata una bellissima espressione di popolo, di difesa spontanea dell’ideale della famiglia. Ci distacchiamo tuttavia un attimo dall’entusiasmo generale e manifestiamo un piccolo disagio, motivato da due elementi in particolare. Non riteniamo lungimirante aver calcato la mano sui “due milioni” di partecipanti: chi fa questo gioco è perché di solito i numeri non li ha davvero (pensiamo al Flop Gay delle piazze arcobaleno di qualche giorno fa). Invece, le immagini di ieri parlano chiare: una marea umana –composta anche da diverse persone omosessuali- si è alzata in piedi contro il ddl Cirinnà, che rappresenta il tentativo più riuscito finora della definitiva colonizzazione ideologica della famiglia, dopo divorzio e aborto. Potevamo parlare di partecipazione esorbitante, di popolo italiano, di sterminata distesa di famiglie… le immagini -come già detto- parlano chiare e sono dalla nostra parte. Abbiamo invece ingenuamente dato occasione ai critici -che già non sono questo pozzo di intelligenza e maturità-, di spostare l’attenzione dall’evento in sé al numero dei partecipanti. Dimenticando che si tratta di un raduno unico nel suo genere, organizzato con le sole forze fisiche ed economiche degli organizzatori, nato dal basso in pochissimo tempo e senza l’aiuto di sigle, lobby, associazioni o politici. Oltretutto, avendo come principali avversari gran parte di stampa e televisione (con tanto di istigazione al pestaggio dei pro-family -definiti “fascisti”- da parte di Beatrice Dondi, giornalista dell’Espresso e dell’Huffington Post). Per questo è scattato l’interesse perfino dai media esteri -dalla BBC al Times– che hanno chiesto agli organizzatori che diavolo sta accadendo in Italia (oltre ad aver fatto conquistare al simbolo della Manif pour tous le prime pagine dei giornali italiani).

L’ultima cosa su cui abbiamo riflettuto è che le critiche che ci vengono rivolte hanno sempre una base di verità. La maggior obiezione ad ogni manifestazione pubblica del mondo cattolico è, infatti, che al suo interno, perfino tra i responsabili delle singole manifestazioni, vige una contraddizione tra il dire e il fare. Tra l’ideale che si afferma e la capacità di viverlo. Nello specifico, quanti cattolici spesso sono i primi a divorziare, a risposarsi, a convivere, a negare con la loro stessa esperienza di vita il valore della famiglia. Molti hanno partecipato, e qualcuno anche organizzato, lo stesso Family Day. Il mondo non capisce che siamo un popolo di peccatori, che la Chiesa stessa si basa sulle fondamenta di uno che tradì tre volte Gesù Cristo. Per chi ci guarda, il tradimento dell’ideale che vogliamo affermare è il più grande ostacolo all’adesione del cammino cristiano. Eppure, sappiamo bene che non c’è reale contraddizione, che si può capire e difendere un valore e non avere in sé la forza di viverlo in prima persona. Vediamo il bene ma compiamo il male, dice San Paolo parlando del peccato originale. L’uomo è fatto così, non deve essere una giustificazione questa, ma nemmeno una sorpresa. Non scandalizziamoci perciò di queste critiche -seppur miopi e sbagliate-, ma usiamole per sforzarci a dare la stessa intensità che abbiamo messo nella bellissima piazza di ieri anche nella nostra vita personale, per essere testimoni della bellezza e inviolabilità della famiglia con la nostra stessa vita, prima che con le parole o le manifestazioni. Alle leggi sbagliate il popolo deve rispondere anche con le piazze, questo è quel che non capiscono coloro che dubitano di questa modalità di manifestare le proprie contrarietà. Ma queste leggi arrivano perché noi per primi, dal ’68 in poi in modo palese, abbiamo contribuito a corrompere l’ideale della famiglia con il nostro disimpegno quotidiano verso essa (politici “cattolici” compresi). Se l’oceanico evento di ieri non ci spronerà a tornare con più vigore nel testimoniare il valore della famiglia laddove viviamo, fianco a fianco con gli altri uomini, allora sarà servito a poco. Rimanderà l’equiparazione legislativa tra unione e famiglia, magari (si spera), ma non permetterà all’Italia di essere davvero il faro morale dell’Europa su questo tema. Tuttavia, l’assenza di una corruzione legislativa della società naturale -così la famiglia viene definita nella nostra Costituzione- e la presenza di un popolo che si è alzato per difenderla, ci inorgoglisce ugualmente e ci porta a dire, come fa il card. Ruini, che siamo noi ad esprimere la vera modernità”.
Straordinari e incisivi sono stati in particolare gli interventi di Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita, e di Tony Brandi, Presidente Pro Vita. Impegnato da due anni nel suo peregrinare per l’Italia per informare il popolo italiano sull’abominio dell’ideologia del gender, l’avvocato ha cosi affermato dinanzi al popolo del Circo Massimo:” “Grazie amici di essere tornati a Roma, in questo luogo simbolico, a sguainare le spade di Chesterton, per affermare l’ovvietà, ossia che la famiglia è solo quella composta da un uomo e da una donna, che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà, e che il corpo di una donna non può essere mercificato per il desiderio egoistico di due uomini. Questo concetti non sono né di destra né di sinistra, né laici né cattolici, sono semplicemente un’evidenza oggettiva di natura! E questo pasticcio, questo garbuglio giuridico che va sotto il nome di ddl CIRINNA’, che vuole stravolgere la natura, noi lo rispediamo in toto al mittente, senza se e senza ma. Grazie amici per averci offerto questo spettacolo commovente di un popolo che si desta, che è capace di rispondere all’appello del grande e indimenticato San Giovanni Paolo II, quando da Washinghton ci disse: We will stand by! Noi ci alzeremo in piedi ogni volta che un bambino sarà considerato un peso o solo il mezzo per soddisfare l’emozione di un adulto. Noi ci alzeremo in piedi ogni volta che il matrimonio sarà ridotto ad egoismo individuale. Noi ci alzeremo in piedi ogni volta che la famiglia sarà considerata un affare privato e non una risorsa del bene comune per la società, la nazione, lo Stato. Parole profetiche in quel lontano 1979.
Permettetemi di concludere con questa ultima considerazione. Noi siamo qui anche per dare una parola di speranza all’uomo smarrito di oggi, che appare come un nomade senza meta e a corto d’identità, per dirgli che esiste un Dio tenero e misericordioso che lo ama, di un amore infinito! Uomo non perderti nel labirinto della tua falsa libertà ma guarda a questo Padre che ti vuol bene e scoprirai che l’unica vera libertà sta nell’abbandonarsi tra le braccia del suo amore immenso ed eterno. Veritas vos liberat. Solo la Verità ci potrà rendere davvero davvero liberi.”
Anche il Presidente di Pro Vita Tony Brandi ha lanciato un duro monito contro il ddl Cirinnà che, in caso di approvazione, legalizzerebbe l’abominevole pratica dell’utero in affitto:” Sempre più bambini non sapranno su quali tombe andare a piangere i propri genitori”. Questo portale ha dato spazio più volte alle testimonianze delle persone oggi adulte che manifestano disagi della personalità, anche gravi: essi, sul web, “cercano il proprio padre o la propria madre perché nati in provetta o in un utero di una madre sconosciuta!Rendiamoci conto del perché le teorie del gender, i matrimoni e le adozioni gay sono diventate la priorità delle politiche del mondo occidentale oggi. Dietro alle industrie della procreazione artificiale, degli uteri in affitto e del cambiamento di sesso e della compravendita degli ovociti vi sono decine di miliardi di dollari (nel 2013, la rivista economica Forbes valutava il mercato mondiale LGBT a 3.000 miliardi dollari). Del resto: chi ci guadagna dall’educazione sessuale, cioè dalla sessualizzazione precoce dei nostri bambini, se non le industrie del condom, del porno e le industrie farmaceutiche che muovono centinaia di miliardi di dollari di guadagni?”Il popolo italiano non può permettere che queste multinazionali, assecondate da molti politici, continuino a fare profitti sulla pelle e il sangue di donne e bambini”.
Il filosofo Fabrice Hadjal soleva afermare:”fare del figlio un prodotto slegato dall’unione sessuale e dal mistero della differenza, ridurlo ad oggetto fabbricabile di un diritto, significa puntare ad un’umanità meno libera, manipolata e manipolabile”.

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