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IL DRAMMA DELLA PROSTITUZIONE MINORILE

(di Gianluca Martone) Nel corso di queste ultime settimane, si sta assistendo ad un dilagare molto preoccupante di casi di prostituzione minorile, che attestano una vera e propria emergenza educativa tra le adolescenti. Alcuni mesi fa, sul Corriere della Sera è stato riportato il seguente fatto di cronaca, che pubblico integralmente:” È stata la segnalazione dell’addetta alla reception di un albergo alla polizia a far scoprire la storia di una ragazza di 17 anni che si prostituiva. Il caso è avvenuto a Genova, nel quartiere bene di Albaro. Lo raccontano Il Secolo XIX e La Stampa. Lei è una studentessa che si prostituisce con uomini molto più grandi di lei, conosciuti sulla chat «Badoo». La ragazza porta a casa tanti soldi che in parte si prende la mamma che ha problemi economici. L’inchiesta della polizia finisce con 12 indagati. Undici sono clienti, accusati – a vario titolo – di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e pornografia minorile, per le foto e i filmati che si sono fatti inviare dalla giovane. Secondo il magistrato che ha coordinato l’inchiesta tutti i clienti conoscevano l’età della ragazza. La madre dell’adolescente è accusata di sfruttamento della prostituzione. La ragazza, grazie all’aiuto di psicologi ed assistenti sociali è riuscita a mettersi alle spalle quel periodo”.Su “Libero Quotidiano”, sempre diversi mesi fa, fu pubblicato questo eloquente articolo, che descrive in modo orripilante lo sfruttamento della prostituzione connesso al mondo delle ragazze:” Un pr che pr non era, e delle ragazze immagine che ragazze immagine non erano. Quel che ha scoperto l’arma dei carabinieri di Lecco, che sul caso ci lavora da 6 mesi, è un giro di prostituzione minorile che ha portato all’arresto di un pr 40enne Silvio Polettini il quale, muovendosi in quella zona scivolosa a cavallo tra l’agente di ragazze immagine appunto e il facilitatore alla prostituzione, sembrava spingere in prima persona le ragazze a prostituirsi. Altre volte invece, sembrano piuttosto le baby squillo a chieder a Polettini come guadagnare soldi e notorietà in fretta. La scoperta – I carabinieri cominciano a lavorare sulla traccia portata dalla responsabile di una comunità per minori in difficoltà: un ospite infatti si accorge che sul cellulare di una sua compagna ci sono “inequivocabili messaggi di incontri sessuali a pagamento”, scrive il Corriere, e le intercettazioni riguardano due ragazze di 16 e 17 anni a una terza minorenne. Da quest’ultima si arriva infine a un uomo che sembra essere il punto di riferimento per tutta una clientela danarosa a perenne caccia di giovani escort disposte a prostituirsi. L’identikit dei clienti – Vanno avanti nel frattempo le indagini del pm Cristian Barilli, che ha chiesto l’arrestom del pr disposto dal gip Vincenzo Tutinelli. Si proseguirà per mettere a fuoco e capire il giro di prostituzione, verificare cioè se i clienti, tra i quali negli atti si intuiscono professionisti, imprenditori e chirurghi, fossero in qualche modo consapevoli della minore età di alcune delle ragazze: alcuni interrogatori puntano a riconoscere, tramite la deposizione delle baby prostitute, i facoltosi clienti al fine di identificarli. Il sogno di Lele Mora – Le giovani erano destinate a una certa “Milano bene” disposta a pagare per le notti con le minorenni dai 500 ai 1000 euro. Una certa Milano che sogna ancora taluni ambienti e idolatra tutt’ora certi idoli e feticci. Lele Mora ad esempio: gli inquirenti hanno ascoltato da un lato le ragazze accennare a una serata particolare, di cui per ora comunque non si è trovato nulla, a casa di Lele Mora. Mora che comunque non è stato mai né intercettato né indagato dagli inquirenti. Le intercettazioni dei clienti – “Senti, conosci due ragazze che vogliono fare una cena stasera?”. “Ma, per immagine o sportive?”. “Ehh meglio più sportive che immagine”. “E il budget?”. “Eh eh.. se, allora… cena e tutto, dopo cena… ehh… tu calcola che meno meno di se… parliamo di fighe… meno di un viola (500 euro, ndr) è impossibile a testa…”. “Uhm, a testa?” “Si si.. cinque minimo… cinquecento… ovvio”. “Ahhh, altrimenti per immagine?”. “Ahh… a immagine prendono 150… però son due cose diverse…” sono le intercettazioni riportate da Il Giorno che sul caso riporta anche quelle delle maggiorenni coinvolte nell’inchiesta. Le intercettazioni delle ragazze – Una delle ragazze confessa: “La foto numero 18, si chiama Luigi, ma lo chiamavamo ‘occhiolino’ per via dell’occhio”. Con lui “vado al Principe (il lussuoso albergo Principe di Savia, ndr) insieme a C.; la sera in cui ho avuto rapporti con lui, C. l’ha avuto con quello della foto 10 (Claudio) e l’altra sera al contrario io sono stata con Claudio e lei con Luigi: abbiamo ricevuto a testa 800 euro e l’altra volta 500; Polettini ha preso 100 euro a testa… Luigi e Claudio sono clienti fissi del Principe, credo abbiamo pagato alla reception per non chiedermi i documenti…”.

Sul “Corriere della Sera”, sempre alcuni mesi fa, fu denunciato un altro caso clamoroso di prostituzione minorile, che fu caratterizzato anche dall’arresto di un prete: “Un giro di prostituzione minorile è stato scoperto nei pressi della stazione Roma Termini, dove dei ragazzini rom provenienti dal campo di Aprilia attuavano delle prestazioni ad un prezzo di dieci/quindici euro a diversi clienti. Gli arresti in totale sono stati otto, mentre gli indagati sono in totale diciassette, fra cui anche un parroco della provincia di Viterbo scovato grazie al materiale pedo-pornografico che aveva in casa, compresi romanzi erotici da lui composti. Un episodio che fa tornare in mente il racconto di don Patrizio Poggi che aveva raccontato delle mezze verità, ma in compenso aveva fornito una dettagliata mappa sui luoghi della prostituzione includendo anche Roma Termini. Dunque è stato automatico un controllo su quelle zone, in cui si sono raccolte preziose informazioni attraverso le telecamere e intercettazioni telefoniche. Il Corriere ne riporta alcune, la più significativa è quella fra un cliente e di un ragazzino in cui il primo chiede: “Ma senti l’altro giorno so’ stato benissimo! Tu? Ti è piaciuto l’altro giorno?”. L’altro risponde laconicamente: Però il cliente lo incalza: “Sì, poco o tanto?” e il ragazzo lo rassicura “Ma certo che sì”. Allora l’uomo felice risponde: “Ah, certo che sì, allora va bene, un bacio”.
Un altro caso increscioso e molto grave è stato riportato sempre diversi mesi fa sul “Messaggero”, che conferma in modo drammatico la diffusione di questa piaga sociale:” Arrestate due donne Rom che facevano prostituire in strada le figlie minorenni e almeno una terza loro amica, sempre minore, dello stesso campo nomadi presso Follonica (Grosseto). La guardia di finanza ha così eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Firenze, verso due donne di 39 e 36, che vivono in un camper. Sono accusate dei delitti di prostituzione minorile, reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. Le indagini, coordinate dalla procura di Firenze, hanno preso avvio nel maggio 2014 quando una pattuglia della tenenza di Follonica sorprese la figlia minore di una delle arrestate mentre era appartata in compagnia di un uomo di 54 anni su un’auto in una zona isolata.
Zona che di solito è frequentata da prostitute. Poi, successivi approfondimenti investigativi – realizzati attraverso raccolta di testimonianze, analisi del traffico telefonico e ripetuti servizi d’osservazione da parte di militari in abiti civili -, hanno consentito di far emergere chiaramente la responsabilità delle due arrestate. Dalle indagini è emerso che le due rom adulte praticavano loro stesse la prostituzione in strada, in particolare presso centri commerciali e supermercati di Follonica. Ma, cosa ancora più rilevante, inducevano alla prostituzione le rispettive due figlie minori e almeno un’altra ragazza rom, anch’essa minorenne, domiciliata presso lo stesso campo nomadi. Di qui gli arresti. Ora le due Rom sono nel carcere di Pisa. La vicenda è stata segnalata ai servizi sociali.
Le baby rom costrette a prostituirsi dalle madri a Follonica (Grosseto) da qualche tempo adescavano i possibili clienti fuori dai centri commerciali e dai supermercati di Follonica. Oltre 50 clienti che sono stati identificati dai carabinieri. Le indagini, coordinate dalla procura di Firenze, hanno preso avvio nel maggio 2014 quando una pattuglia della tenenza di Follonica sorprese la figlia minore di una delle arrestate mentre era appartata in compagnia di un uomo su un’auto in una zona isolata”.
Alcune settimane fa, proprio sulla drammatica ipersessualizzazione dei bambini e delle bambine, su “Pro Vita” è stato pubblicato questo interessante articolo di Giulia Tanel:” È capitato a tutti mille volte, sfogliando una rivista o camminando per strada, di imbattersi in pubblicità avente come soggetti bambini e bambine. Si può dire che oramai viene percepita come una cosa normale, sulla quale non è possibile sindacare. Eppure questo fenomeno meriterebbe di essere analizzato con maggiore attenzione, soprattutto per quanto riguarda le pubblicità di vestiti o di intimo che ritraggono bambine o ragazzine, perché rivela un modo di concepire la donna assolutamente degradante per entrambi i sessi, maschile e femminile. Il messaggio che viene veicolato è infatti quello che la donna, fin dalla più tenera età, deve sedurre l’uomo esibendo il proprio corpo con malizia e rendendosi oggetto di desiderio, in una logica viziosa e ipersessualizzata, che privilegia le sensazioni carnali e l’apparenza esteriore anziché le peculiari virtù interiori – oggi spesso negate – dell’essere femminile, legate alla capacità di amare e accogliere l’altro con spirito oblativo e materno. Tuttavia il mondo della pubblicità altro non è altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più vasto e sconcertante: i concorsi di bellezza per bambine. Per avere uno spaccato di questo fenomeno è sufficiente guardare qualche spezzone di “Little Miss America”, un reality di grande successo approdato in Italia su Real Time nel 2011. Il programma vede come protagoniste bambine dai due/tre anni in su e mostra tutti i retroscena legati ai beauty child pageant, che negli Stati Uniti ‘vantano’ circa 25.000 appuntamenti l’anno e fruttano milioni di dollari. Le piccole modelle, spesso vittime del desiderio di rivincita delle loro madri, vengono truccate, pettinate e vestite come donne adulte per poi essere incitate a esibirsi e pavoneggiarsi – svendendo la propria innocenza – davanti ai giudici del concorso. Fenomeni come questo dovrebbero lasciare tutti inorriditi, soprattutto perché coinvolgono bambine in un’età nella quale l’unica cosa che dovrebbe fare sarebbe quella di giocare e divertirsi in serenità con i propri coetanei. E infatti sono per fortuna in molti, appartenenti a correnti di pensiero talvolta anche opposte, ad aver denunciato questo fenomeno. Ad esempio il sito “Un altro genere di comunicazione” – di certo non tacciabile di essere omofobo o di puzzare di sacrestia! – in un articolo dal titolo “No alle mini-miss: concorsi vietati, proteggiamo le bambine” rileva come i concorsi di bellezza che hanno per protagoniste delle bambine siano dannosi per motivi innanzitutto razionali. In primo luogo, in quanto espongono le piccole miss all’attenzione dei pedofili. In seconda istanza perché “limitano il naturale sviluppo della persona proprio nella più delicata fase di crescita. Una bimba ossessionata dalla propria bellezza e dalla competizione con le altre, sarà una bambina disturbata per sempre. Una bambina cui non è stato insegnato come valorizzare né sviluppare le proprie qualità intellettive, che sarà per sempre oppressa dagli standard di bellezza imposti dalla società e dall’economia capitalista credendosi una bambola-oggetto capace solo di mostrarsi muta ad un pubblico che la giudica per il suo aspetto”. Infine perché le piccole vengono rese bambine-oggetto sfruttate economicamente e costrette a conformarsi a un’idea dell’essere donna svilente rispetto alla vera natura femminile. Di fronte a questo fenomeno, rivelatore dello stato di degrado in cui versa la nostra società, occorre ribellarsi. In primo luogo vietando per legge i concorsi di bellezza per minorenni. In un secondo momento tornando a valorizzare la ricchezza della natura femminile e di quella maschile, che va ben oltre l’esteriorità e l’asservimento agli istinti più bassi. La nostra società ha urgente bisogno di persone veramente adulte, coscienti del loro essere uomini e donne e in grado di spendersi per educare e tutelare i bambini. Se questo passaggio non avverrà nel breve periodo tra pochi anni ci troveremo con adulti (i bambini di oggi) privi di qualsivoglia indicazione e quindi disposti ad accettare la pedofilia, la pornografia infantile e chissà cos’altro”.
Queste gravissime denunce sono state confermate da un’attenta indagine condotta lo scorso anno su “Instagram”, pubblicata dal “Messaggero”:” Le premesse di Instagram riguardo al sacrosanto utilizzo del sito, in realtà sono spesso violate da giovani escort e dai loro manager. Le foto di nudi e gli hashtag censurati non stanno fermando l’aumento della prostituzione. Le protagoniste della vicenda sono prostitute professioniste o occasionali. Tutto parte da un Belfie – Sono donne molto sensuale che, sotto le ambizioni artistiche – la maggior parte di loro si definisce cantante o modella- si espongono alla rete. Basta un semplice belfie che mostra scollature generose, l’emaill di contatto a disposizione – escusivamente per richieste professionali- ed è fatta. Sono ragazze abili, mantengono i rapporti con chi commenta le loro foto, anche con semplici emoticon pur di instaurare delle relazioni virtuali. Quando arrivano richieste di incontri, a rispondere sono loro, oppure i loro manager che trattano sul prezzo. Per una serata con una di loro, viene richiesto un prezzo che parte dai 2000 euro. Non ci sono controlli – Lo scenario è preoccupante, perché la situazione non è regolata. Secondo “Strass”, sindacato delle lavoratrici del sesso, queste forme nuove di prostituzione clandestina creano un grande problema di sicurezza, sia per i clienti, sia per le prostitute. Il controllo dei moderatori dei social network è praticamente nullo. Si prospettano anni d’oro per questa nuova prostituzione clandestina”.
Per comprendere il dramma della prostituzione, occorre far riferimento ad un’intervista in esclusiva rilasciata da un ex prostituta di nome Greta sul sito nazionale “Donne e Uomini”, che pubblico integralmente:” Greta ha 56 anni, madre tedesca, padre italiano, due lauree. Sposata, vive a Karlsruhe dove lavora nell’amministrazione dopo un periodo passato in Italia. Per qualche anno, prima della caduta del Muro, ha esercitato la professione di prostituta in Germania. Oggi si dedica come volontaria ai programmi di recupero e riabilitazione delle “colleghe“Ho cominciato per ragioni economiche. Lo fai sempre e solo per quello: soldi, necessità. Il mio compagno era morto in un incidente stradale e io mi sono trovata in difficoltà. Non alla fame, però nei guai. Ero giovane, mi pareva di poter avere un certo potere sugli uomini. Lavoravo in casa o in hotel. Con il passaparola. Era come stare in un limbo. Staccavo l’interruttore per il tempo necessario, mi sconnettevo da me stessa. Uno sdoppiamento, uno stato di catalessi in cui lasci che la cosa succeda. Ce la facevo senza presidi chimici, ma la gran parte delle ragazze ha bisogno di alcol o droghe. E’ un problema grosso quando lavori per riabilitarle: sono quasi sempre tossiche di qualcosa, borderline, con gravi problemi di autolesionismo. Si tagliuzzano le braccia, o sono preda di una specie di euforia autodifensiva. Tante sono perdute per sempre. In Germania nessuno paga le tasse, nemmeno oggi che in Germania la prostituzione è legale (dal 2002). Dovresti iscriverti alle Camere di Commercio, pagare un forfait fiscale. Si valuta che le prostitute siano almeno 400 mila: ebbene, quelle che si sono registrate sono 44, di cui 4 uomini. Un fallimento assoluto. Con l’ingresso in Europa di Romania, Bulgaria e stati baltici c’è stata un’ondata di ragazze che arrivavano da lì. Tedesche non ne trovi quasi più. Ragazzine in grande parte analfabete che arrivano da paesini sperduti nelle montagne e mantengono tutta la famiglia: sai che libertà! Tante rom, tante ragazze madri: le vedi anche per strada che battono con il bambino, poi quando arriva il cliente il pappone custodisce il piccolo. Una cosa straziante. Poi ci sono quelle che possono permettersi un posto nei bordelli per 140-160 euro al giorno. Sono enormi strutture private a più piani, un business colossale per i proprietari. Di base, un cliente per una cosa normale, paga sui 40-50 euro. Ma quasi mai sono cose normali. Infatti, l’idea un po’ “romantica” e ingenua che gli uomini vadano a prostitute per farsi una s…a e via va dimenticata. Una s….a se la possono fare con chiunque. Mica è “Pretty Woman”: vengono da te per ben altro. Vedono il porno, ti chiedono di indossare falli artificiali, di travestirsi con parrucca o intimo femminile. Ci sono i feticisti, i coprofagi. Vanno molto i giochi con l’urina. Dall’anal sex alla zoofilia, un repertorio sterminato. Sono sporchi, maleodoranti, spesso ubriachi e strafatti. Pagano il diritto di scatenare quello che hanno dentro, e tu sei solo una latrina, né più né meno. Devi tacere, fare e lasciare fare, e saper fingere piacere. Ti pagano, e pretendono anche che tu sia soddisfatta delle loro prestazioni. Non si tratta di sesso. In questione c’è ben altro. E’ un mix tra il potere che ti dà il fatto di pagare e il piacere di umiliarti. Il tutto veicolato da una violenza di base. Hai a che fare con qualcosa di guasto. Una specie di camera di compensazione: mi svesto per un’ora o due dei ruoli che devo sostenere, mi concedo di manifestare una parte di me che normalmente devo tenere compressa e nascosta, un mio doppio impresentabile. Allora ho scelto liberamente. Ma se non avessi avuto problemi di soldi, a questa “libertà” non avrei dovuto ricorrere. Fai quel mestiere perché sei in stato di bisogno. Punto. Quelli erano anche altri tempi. Negli anni ’70-’80 la quota delle “libere” professioniste era significativa. Ancora non c’era il fenomeno della tratta, che oggi copre il 95 per cento della prostituzione. Uno scenario drammaticamente diverso. Appena ho intravisto l’opportunità di uscire dalla prostituzione l’ho fatto. Ma io ho le mie risorse. Parlo 7 lingue, sono riuscita a trovare incarichi come traduttrice, interprete, davo qualche lezione… Poi nel ’92 sono stata assunta nella pubblica amministrazione. Mi sono sposata: mio marito conosce la mia storia. Ne sono uscita viva, ma non ho mai dimenticato. Per questo lavoro nei progetti di recupero. In Germania, ci sono bordelli di uno squallore inimmaginabile. Le case “all you can fuck”, con un ingresso di 90 euro bevande comprese fai tutto quello che vuoi per il tempo che vuoi. Ci sono quelli dove puoi astenerti dal preservativo. E’ veramente dura, credimi. Ne sono uscita, ti dicevo, perché avevo risorse su cui puntare, ma c’è voluta una forza titanica. Anche lavorare nella riabilitazione non è semplice: ricordo il caso di un’ex-prostituta di Amburgo, Domenica Niehoff, che si è data molto da fare in progetti di recupero ma dopo un po’ ha mollato, non ce la faceva a reggere tutta quella miseria e quella disperazione. La legalizzazione è unanimemente riconosciuta come un enorme fallimento. Ma è molto difficile uscirne. E’ un serio problema politico. Paradossalmente, proprio il fatto che c’è una legge ti dà pochi margini di manovra. Il business è floridissimo. A Saarbrücken, ai confini con la Francia, è stato da poco aperto un megabordello, una specie di filiale del famoso “Paradise” di Stoccarda. Lo hanno aperto per intercettare clienti francesi, visto che in quel Paese si stanno muovendo in senso restrittivo. E il proprietario di queste strutture è uno legato alla tratta. Del resto chi apre bordelli se non i malavitosi? Tra l’altro in questi bordelli le donne sono molto meno sicure che per strada! Ci sono state decine e decine di prostitute uccise in questi anni: altro che maggiore sicurezza! Al chiuso i rischi aumentano in modo esponenziale. Bisognerebbe convincersi che la prostituzione oggi è essenzialmente schiavitù e non libera disponibilità del proprio corpo. Ci vorrebbe una forte azione delle forze dell’ordine congiunta alla volontà politica di affrontare la questione: non è difficile individuare le vittime di tratta. Quando vedi ragazze nigeriane, rumene, bielorusse per le strade di Milano che cosa pensi? Che sono libere professioniste? Se sono libere professioniste, bene: che emettano fattura, che si facciano pagare con carte di credito e denaro tracciabile. Si può scegliere la strada svedese o islandese della punibilità del cliente: lì andare a prostitute non è più considerata una faccenda normale. La popolazione andrebbe sensibilizzata: il tema non può essere il decoro urbano, il tema è che migliaia di schiave vivono in mezzo a noi. Ma il business è colossale, verosimilmente la partita è la stessa della droga, delle cooperative “sociali” che sfruttano i migranti. Ci saranno anche politici che difendono questi buoni affari”.
Dinanzi a questa deriva morale, alcuni mesi fa la Chiesa di Scozia, insieme ad altre organizzazioni e gruppi religiosi (compresi i Musulmani, la Chiesa Cattolica e quella Anglicana) ha chiesto al governo scozzese di rendere illegale la compravendita del sesso, la prostituzione, come ha riportato “Pro Vita”:” “Il traffico sessuale non esiste soltanto perché le vittime sono vulnerabili – si legge nella lettera presentata al primo ministro Nicola Sturgeon – esiste perché c’è una domanda di sesso a pagamento che i trafficanti possono sfruttare e da cui possono trarne profitto”. L’appello prende le fila dalla “Human Trafficking and Exploitation (Scotland) Bill” (Legge sul Traffico e lo Sfruttamento di esseri umani), promulgata lo scorso dicembre.
Secondo la professoressa Hazel Watson, che ha redatto la lettera, questa meritevole legge che punisce i “clienti”, mancherebbe tuttavia di un elemento fondamentale: la previsione di un sistema attraverso il quale lo Stato possa aiutare le donne a lasciare la prostituzione. Questo appello è stato accolto da Anne McIlveen, coordinatrice di un ente di beneficenza con sede a Glasgow chiamato “Salt and Light”, che fornisce vestiti e cibo alle prostitute e prega con loro.
Secondo la McIlveen, molte di queste ragazze sono nel giro della prostituzione perché hanno delle dipendenze (da alcol o droga), vivono in condizioni di estrema povertà e per loro questo è l’unico modo per sopravvivere. In poche parole perché non vedono un’altra scelta. O meglio, perché non gli viene offerta un’altra scelta. A seguito della lettera, il Segretario di Giustizia, Michael Matheson MSP, si è reso disponibile ad un incontro con i rappresentanti della Chiesa di Scozia per discutere la questione.
Nel frattempo, non molto distante dalla Scozia, è stata approvata una legge che vieta l’acquisto di sesso: lo scorso anno infatti, l’Assemblea dell‘Irlanda del Nord, è stata la prima provincia del Regno Unito a promulgare una simile legislazione. Una vera e propria pietra miliare nella lotta contro la schiavitù moderna, dalla quale bisognerebbe prendere esempio”.
Anche a Roma, come ha riportato il “Corriere della Sera” lo scorso 5 gennaio 2016, vi sono lodevoli iniziative per fronteggiare questo dramma sociale:” Dal 1996 la parrocchia San Frumenzio, a Serpentara (Roma), assiste giovani prostitute slave e africane costrette a ripagare il loro “debito”. L’unità mobile, una delle poche a Roma, ha anche svolto diversi incontri nelle scuole per spiegare ai più piccoli l’importanza del rifiuto della mercificazione del corpo (Redattore Sociale, 3 gennaio). Le 50 prostitute di via Salaria hanno dai 18 ai 30 anni, anche se c’è il forte sospetto che alcune di loro siano minorenni. L’Unità di strada di San Frumenzio, coordinata da Don Giampiero, si pone come obiettivo quello di mandare alle ragazze un messaggio di speranza cercando di instaurare un rapporto umano. «Vogliamo esprimere – spiegano i volontari – una solidarietà non pietistica o consolatoria. Al primo posto mettiamo l’incontro con ciascuna di loro e la possibilità di stabilire una relazione sempre più profonda nel tempo. Questo significa anche credere alla possibilità di risvegliare in loro il senso della dignità, il rifiuto della violenza e del guadagno facile, il coraggio della denuncia. I volontari, offrendo una bevanda calda, si sincerano delle condizioni delle ragazze e instaurano una relazione tra pari. Con alcune di loro si sono instaurati rapporti profondi e la speranza più intima dei volontari è che queste giovanissime ragazza lascino la strada. L’unico modo per farlo è tramite la denuncia dei loro sfruttatori che permetterebbe alle donne di entrare nel circuito di protezione e di riabilitazione sociale. Nel frattempo l’Unità mobile di San Frumenzio le indirizza verso un adeguata assistenza medica collaborando con molti volontari che mettono a disposizione la loro professionalità. «E’ bello quando – spiega Giorgio Carosi, responsabile dell’Unità di strada – le ragazze decidono di pregare insieme a noi casomai rifiutando un cliente che si avvicina proprio in quel momento. Testimonianze di una chiesa vicina alle prostitute, la offre anche chi, come padre Jean Philippe Chauveau, 64 anni, fino a pochi mesi fa parroco nella zona di Bois de Boulogne a Parigi. «Quello che conta con una prostituta è la relazione che stabilisci con lei, con uno spirito di misericordia, di tenerezza, di bontà», sostiene padre Jean Philippe, che dal 1982, data dell’ordinazione sacerdotale, ha deciso di scendere in strada a salvare le prostitute (www.gdp.ch, 15 novembre 2015). Oppure chi, come Suor Eugenia Bonetti, 76 anni, da marzo 2003 ogni settimana, con altre suore, visita le immigrate nel Centro di identificazione di Ponte Galeria a Roma e nel 2012 ha fondato l’associazione «Slaves no more» contro la tratta. «Puoi davvero aiutare a generare persone – dice Suor Eugenia – quando offri a quelle donne umiliate, distrutte, la voglia di vivere, di riprendere in mano la loro vita e il loro futuro, di fargli comprendere che sono persone che valgono, che non meritano di essere trattate come schiave» (Il Tempo, 8 marzo 2015)”.
Il dramma e la speranza da sempre presenti nei cuori dei giovani sono stati descritti in modo esemplare da Angelo Busetto in un interessante articolo pubblicato pochi giorni fa sulla “Nuova Bussola Quotidiana”:” Il cristianesimo è sempre all’inizio. Per almeno due motivi. Il primo riguarda l’ambiente in cui viviamo: in un mondo ridiventato pagano, il cristianesimo è sempre agli inizi, con l’unica differenza che mentre gli antichi romani ai vizi attribuivano il nome di un dio, ora i moderni li chiamano “diritti civili”. Il secondo motivo è che nessuno nasce cristiano; cristiani si diventa e non lo si è mai compiutamente. La “milizia cristiana” si svolge dunque contemporaneamente su due fronti, l’uno rivolto all’esterno, nel paragone con un ambiente svuotato di senso o addirittura corrosivo, l’altro all’interno, per la riconquista della propria anima a Dio. La questione riguarda tutti i cristiani, ma ha un impatto sorprendente sui giovani che cercano il senso della vita. Lo esprime in maniera significativa la lettera di una ragazza, la quale ringrazia un prete per gli interventi in un sito da cui si sente particolarmente accompagnata. Scrive la ragazza che la scuola ruba i suoi desideri, e la società la imbroglia nelle sue attese: «Veniamo presi in giro in ogni cosa, ci viene fatto credere in ogni modo che la verità sia fuori da Cristo. Veniamo ingannati sulla sessualità, sull’amore, sul dolore, sulla tristezza, sulla speranza, su tutto… Si parla della violenza sulla donna, ma si tace sulla violenza inaudita della pornografia e dell’utero in affitto. Si incitano le ragazze ed i ragazzi a perdere qualsiasi forma di pudore e dignità e ci viene fatto credere che l’amore equivalga ad un breve godimento fisico…». Certamente in un mondo cosiffatto il cristianesimo, o ricomincia sempre da capo, o muore. La ragazza prosegue: «Sono una normalissima ragazza, frequento il liceo classico, amo le belle cose… ma soprattutto amo la mia fede, la mia Chiesa. Mi sono resa conto che Dio con la Sua Chiesa ci guarisce. Ho una stima profondissima per i sacerdoti: voi siete gli unici capaci di avvicinarci a quella Verità di cui parlavo prima, con il vostro instancabile servizio». Ricominciamo, dunque, per noi e per gli altri. Ricominciamo a vivere, a credere e a sperare. Ricominciamo a guardare ogni giorno Gesù, fidandoci di Lui che vive, parla e opera nella sua Chiesa, nei preti e nelle famiglie cristiane. Cristo vivo nel desiderio, nella domanda, nella gratitudine di una ragazza di sedici anni che domanda la verità e la vita e proclama al mondo di averla trovata nella Chiesa. Ripartiamo dal disagio e dal desiderio di tanti giovani che vogliono vivere e non si rassegnano alla desolazione della famiglia, alla distruzione dell’amore, alla perdita della fede. Non hanno nessuna voglia di inoltrarsi nel deserto di solitudine imposta dalla rivendicazione dei “nuovi diritti” e dalla pretesa di un’uguaglianza che distrugge l’origine della vita e la fecondità dell’amore. Non si rassegnano – e noi con loro – a venire omologati da un pensiero unico che appiattisce differenze e ideali. Insieme rinasce la speranza, secondo quello che scriveva il beato Toniolo all’inizio del secolo XX: «Quando l’ideologia marx-leninista sarà tramontata per sempre, a salvare l’Europa non saranno i santi, ma le comunità di santi».

Durante, un esorcismo, pubblicato dal sito cattolico “Aleteia” alcuni mesi fa, il demonio cosi si rivolse al sacerdote esorcista:” Intervengo io; faccio l’anestesia spirituale, invisibile ma reale. Come il medico, fatta l’anestesia, può tagliare ed anche mutilare un corpo umano, senza che l’ammalato senta dolore, così agisco io; non faccio riflettere sulla responsabilità degli atti umani davanti al Creatore e così resta annullato ogni rimorso; tutto è considerato lecito.- Faccio travisare gli ordini del Creatore, il quale ha dato un corpo umano quale strumento di procreazione. Lavorando nella mente degli impuri, li persuado che la continenza corporale non è possibile. Dopo questa convinzione, sobillo le passioni secondo il sesso, l’età e le varie circostanze che la vita presenta. – Credo che il televisore sia uno dei mezzi più efficaci per il tuo lavoro diabolico. Usato in bene è fonte di bene; usato male, è torrente d’iniquità. Nelle tarde ore della notte sono trasmesse scene più immorali ed anche sconcertanti. – Io eccito la curiosità agli adulti, ai giovani ed ai ragazzi, saziando le loro brame immorali. Gesù l’ha detto espressamente; se un uomo guarda una donna con cattivo desiderio, ha già peccato con lei nel suo cuore. – Infelici donne incoscienti! Sappiate che c’è l’impurità del corpo e quella del pensiero: chi può numerare i cattivi pensieri e desideri che suscita negli uomini dissoluti la vostra moda invereconda lungo le vie e specialmente nelle spiagge, ove stanno schiere di demoni impuri? Voi agite così sulle spiagge per lavare il corpo ed imbrattare le vostre anime e quelle di chi vi guarda maliziosamente! Volete evitare il calore della stagione coi vostri bagni a mare e non pensate che vi preparate il fuoco eterno! Voi al pensiero del fuoco eterno ci ridete su, ma non ci ridono le donne che vi hanno precedute con la morte e che al presente stanno pagando coi dannati! Io sono molto intelligente e per riuscire nel mio compito nel mondo, suscito la debolezza della correzione nei genitori di tante giovani donne, i quali sono i primi responsabili della moda indecente delle figlie. Alle donne immodeste nel vestire faccio comprendere che non c’è nulla di male a portare l’abito indecente, in quanto ormai sono molte le donne che vestono così. Per la libertà nelle spiagge insinuo la voglia di essere guardate ed ammirate. Pretaccio, ti manifesto ciò che non sai. Nell’inferno ci sono attualmente le donne più belle del mondo, quelle che in vita si sono servite della loro bellezza fisica per sedurre gli uomini. Sono io, Melid, che allontano dalla loro mente questi pensieri, che potrebbero farle staccare da me. Lavorio simile faccio con coloro che si dilettano con il ballo, nei veglioni ed anche nelle famiglie. I libri che allettano le passioni e le immagini scandalose sono armi potenti a mio servizio. Distolgo dalla sana lettura, inoculando l’antipatia per essa ed eccito la voglia delle cose impure. Gli scrittori sanno questo e per amore del guadagno riversano nelle pagine dei romanzi e dei rotocalchi i semi dell’impurità, che hanno loro nel cuore; queste letture eccitano i sensi e la smania del piacere nei lettori e così le mie prede aumentano sempre di più. La gioventù moderna in gran parte è bruciata dall’impurità. E delle famiglie cosa hai da dire? Il matrimonio è un Sacramento e perciò la convivenza dell’uomo con la donna, quando è secondo la legge di Dio, è apportatrice di bene. Temo la preghiera perché essa è il primo passo verso Dio, attira le sue grazie e mi riesce difficile attirare a me chi prega molto e con fede e perseveranza. Tutti coloro che ora stanno all’inferno non pregavano, o pregavano poco e piuttosto male. Odio specialmente la preghiera rivolta a quella Donna, il cui nome noi demoni non nominiamo mai. La seconda cosa che odio è la fuga dalle occasioni cattive. I miei schiava motivo dell’impurità non solo non fuggono le male occasioni, ma ne vanno a caccia, cercandole avidamente”

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