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LA VERITA’ DELLE CROCIATE

(di Gianluca MARTONE) Uno degli argomenti piu’ dibattuti in questi ultimi anni negli ambienti cattolici è stato sicuramente quello legato alle Crociate, eventi sui quali occorre compiere una necessaria opera di chiarezza, sempre tenendo presente la verità storica dei fatti. A partire da Voltaire, sulle Crociate è stata costruita una autentica “leggenda nera”, infarcita di menzogne e fantasticherie, a causa della quale i cattolici sono stati costretti a posizioni di “difesa”. La leggenda nera narra che le Crociate furono guerre di religione, dichiarate dai cristiani ai musulmani. Tali guerre sarebbero state volute dalla Chiesa al solo fine di imporre la propria religione quella cristiana ad altri popoli, nella fattispecie ai popoli “civili e pacifici” del Vicino Oriente, musulmani, fedeli di Maometto e seguaci dell’Islam. Naturalmente, stando ai sostenitori della leggenda nera, la Chiesa tutta intera dovrebbe vergognarsi per questa brutta pagina della sua storia. Infatti, che cosa ci sarebbe di più scandaloso, di più lontano dal Vangelo di una Chiesa che promuove la “guerra santa”, che incita all’annientamento di un’altra religione e dei suoi seguaci? Non bisogna vergognarsi affatto della storia della Chiesa e men che meno del fatto che ci siano state le Crociate. Cominciamo allora a rispondere alla domanda: che cosa sono state le crociate? Rispondiamo alla domanda cominciando con il dire che le crociate sono state molto di più di semplici spedizioni militari: sono state innanzitutto dei pellegrinaggi, dei pellegrinaggi armati. Non si può negare che la spedizione armata fosse necessaria per liberare i Luoghi Santi dalla occupazione dei Turchi. Questa occupazione aveva reso impossibile lo svolgersi di un fatto che per tutto il Medioevo cristiano costituiva una esperienza normale, faticosa ma abituale: il pellegrinaggio in Terra Santa, per visitare i luoghi dove Gesù era vissuto. Ma è altrettanto vero che la crociata era di più di una spedizione militare. Ho parlato di pellegrinaggi, e qualcuno certamente si sarà stupito. Ma lo stupore si dissolve se ricordiamo che la motivazione principale che spingeva alla crociata uomini e donne, giovani e adulti, perfino bambini, uomini di potere e semplici contadini, che lasciavano tutto e partivano per liberare la Terra Santa era una motivazione di carattere religioso. Il caso di san Francesco di Assisi ne è la prova più convincente. Si sa che di questo straordinario santo della Chiesa cattolica ci viene trasmessa una immagine tutta “acqua e zucchero”. Quanto è difficile, addirittura sorprendente, credere che san Francesco di Assisi fu un difensore della Crociata. In effetti, egli accompagnò la V crociata, iniziando in prima persona la missione francescana presso i musulmani. C’è un episodio di Francesco alla Crociata molto significativo che ci viene abitualmente taciuto: dopo essere scampato per miracolo alla morte e avere subito dai musulmani percosse sanguinose, Francesco riesce a raggiungere il sultano Malil-Al-Kamil. Con lui c’era un altro frate, di nome Illuminato, che ci riporta il dialogo intercorso tra il poverello di Assisi e il Sultano. Sentiamo la testimonianza di frate Illuminato: “II Sultano sottopose a Francesco un’altra questione: “II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca” Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!”. Rispose il beato Francesco: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da tè. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perchè voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi!”. Come vedete, qui ci troviamo di fronte ad un San Francesco sconosciuto da molti di noi cattolici. Un difensore dei diritti dei Crociati, sostenitore della necessità di combattere in quel frangente per la fede, pronto a offrire il contributo di cui è capace – lui non era un uomo d’armi – per il buon esito della crociata. Ma possiamo capire questa posizione di San Francesco che è comune all’uomo medievale, al cristiano medievale se ritorniamo alla motivazione fondamentale della Crociata: la motivazione della fede. Si deve ricordare, infatti, che l’occupazione di Gerusalemme da parte dei Turchi aveva messo in pericolo la memoria storica dei luoghi che avevano visto Gesù vivo. E la fede, la nostra fede cattolica, si fonda su dati storici e se si mettono in pericolo questi dati storici, questi fatti che riguardano la vita di Gesù, si mette in pericolo la Fede. Perchè è difficile comprendere questo modo di ragionare, oggi? Perchè anche noi credenti abbiamo perso di vista il fatto che la fede è un bene tra i più grandi che possediamo. Noi ci preoccupiamo della casa, del lavoro, della salute fisica e per questi beni … importanti, certamente, ma non i più importanti nella prospettiva cristiana siamo disposti a lavorare e a lottare. Le nazioni di oggi dichiarano guerra e fanno la guerra per altre ragioni: il petrolio, l’aiuto ai profughi, ragioni economiche, etc. Nel medioevo cristiano sopra ogni ragione c’è una motivazione religiosa: la fede.

C’era un’altra ragione che motivava la Crociata: non solo il pericolo di perdere la memoria storica di Gesù Cristo, ma anche il pericolo concreto e tremendo che correvano le comunità cristiane che vivevano in Terra Santa e lungo i confini orientali dell’Europa, minacciati dall’avanzata dei Turchi. Bisognava difendere i cristiani minacciati. Era necessario mostrarsi concretamente solidali con loro. La difesa della Chiesa: questo era un elemento fondamentale dello spirito crociato. Questo volevano i crociati alla fin fine: liberare i luoghi santi, recuperare la libertà di accesso ai luoghi santi e difendere i propri fratelli cristiani nella fede.La Crociata dunque è una missione. Una missione di aiuto, una missione armata: e allora le cose non potevano andare diversamente. Uscire dall’Europa per liberare i territori sacri, per difendere la comunità cristiana, significava opporsi a coloro che, prima di questa uscita, avevano occupato militarmente la Terra Santa e tenevano soggette le popolazioni cristiane dell’Oriente. Una prova che la conquista di Gerusalemme non era stata programmata né dal Papa nè dai principi cristiani che avevano partecipato alla prima Crociata, l’unica Crociata che giunse a buon fine risiede nel fatto che nessuno sapeva bene come organizzare le nuove conquiste. Molti cavalieri e pellegrini, sciolto il loro voto, rientravano in Europa, tornavano a casa. Nasceva lì il problema di difendere le conquiste fatte, obiettivo che nessuno si era posto e nessuno aveva preparato. Segno che lo spirito della Crociata era quello di liberare la Terra Santa, non di occuparla militarmente.
E soltanto la prima delle 7/8 crociate riuscì nel suo intento di liberare Gerusalemme. Tutte le altre fallirono.Fallì la seconda crociata, durata due anni (1144-1146), provocata da una richiesta di aiuto da parte del regno di Gerusalemme all’Europa. Fallì la terza crociata, durata sei anni (1187-1193), che vide il capo dei musulmani, il famoso Saladino, riconquistare Gerusalemme. E qui dobbiamo soffermarci per osservare un episodio rivelatore dello spirito crociato.
La terza crociata era comandata da Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, e da Filippo II Augusto, re di Francia. Occorre ricordare che a questa crociata partecipa anche l’imperatore Federico Barbarossa, tuttavia non come comandante supremo, perchè è scomunicato dal Papa. Dunque, un imperatore, l’uomo più potente di tutta l’Europa, colui che sfidava il papato e che era stato scomunicato per questo dal Pontefice, aveva come unico motivo di onore partecipare alla Crociata come un soldato semplice. E morirà in crociata, annegando in un fiume. Per la fede, per ottenere l’indulgenza plenaria, un imperatore è disposto perfino a lottare come soldato semplice. Fallì anche la quarta crociata, durata due anni (1202-1204), certamente la più incresciosa. Qui le motivazioni di carattere politico ebbero il sopravvento sulle ragioni della fede. Partiti per Gerusalemme, a causa dei ricatti di Venezia i crociati si ritrovarono a conquistare la cristianissima Costantinopoli, dando vita ad un effimero impero latino, che durò pochi decenni. Le altre crociate fallirono tutte, non raggiunsero mai Gerusalemme.Dunque, per avere un quadro generale, anche se generico, le crociate furono 7/8, sparse in due secoli di storia e videro i cristiani combattere soltanto per pochi anni. Nel 1300, papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo e spostò l’indulgenza plenaria dalla crociata al pellegrinaggio a Roma, rinunciando ad ogni tentativo di liberare Gerusalemme. Era la fine delle crociate in Terra Santa.
Veniamo ad un altro argomento: quando si parla di crociate, a qualcuno viene in mente l’inusitata violenza cui si abbandonarono i crociati, massacrando popolazioni, trucidando ebrei e arabi. I fatti sono noti e purtroppo tragici. Quando, nella prima crociata, nell’agosto del 1099 Gerusalemme venne liberata, Ì crociati si abbandonarono ad un terribile massacro. Ma, mentre non dobbiamo nascondere questo aspetto crudele, tragico e tremendo, che ha caratterizzato le spedizioni crociate, dobbiamo ricordare con forza che non fu il Papa, non fu la Chiesa ad ordinare i massacri e le violenze. Questi furono compiuti da soldati che agirono al di fuori e contro le intenzioni della Crociata. Dobbiamo ricordare che alla crociata partecipavano cavalieri armati e laici anche disarmati. Queste turbe di pellegrini, senza aspettare i principi cristiani che dovevano capitanare la spedizione, guidati e sospinti da indisciplinati e da predicatori improvvisati, capaci però di infiammare e di trascinare le folle, queste turbe di pellegrini dicevo si abbandonarono per esempio nel corso della prima crociata a violenze inaudite mentre attraversavano l’Europa per giungere in Terra Santa. Dunque, non il Papa, non la Chiesa aveva dato ordine di compiere questi massacri. Quindi possiamo affermare che: Primo: la crociata non fu mai semplicemente una guerra, e tanto meno una “guerra santa”. Fu vissuta come pellegrinaggio armato, per cui chi vi partecipava aveva diritto a determinate indulgenze. Secondo: non è vero che le crociate provocarono lontananza e inimicizia reciproca tra Occidente cristiano e Oriente musulmano. Il periodo delle crociate, quello fra XI e XIII secolo, fu anche quello del massimo avvicinamento fra Cristianità e Islam. Pensate che proprio in questa epoca giungono in Occidente, dal mondo arabo, la scienza e la filosofia classica che vi erano state dimenticate. Terzo: non è vero che l’Islam non ci ha più potuto perdonare le crociate. L’Islam non se n’era nemmeno accorto. Bisogna aspettare il secolo scorso, quando i musulmani colti, studiando in Europa, entrano in contatto con la leggenda nera sulle crociate inventata dall’Illuminismo. Prima di allora e questo dato è assai significativo i Paesi islamici mancavano persino di una traduzione in lingua araba del termine “crociata”. Quarto: a dispetto di quanto si crede, nei due secoli di crociate, gli anni di guerra effettiva, di guerra guerreggiata, furono assai pochi. E furono assai limitati gli episodi di ferocia, comunque non voluti dalla Chiesa.Lo scorso mese di febbraio, la scrittrice Angela Pellicciari ha pubblicato un interessante articolo sulla “Nuova Bussola Quotidiana” sulla prima Crociata, che pubblico integralmente.“Massimo Bordin, a Radio Radicale, è sempre una gran miniera di idee. Questa mattina riportava un paragone fatto da Obama fra le infamie commesse dai cristiani all’epoca delle Crociate e dell’Inquisizione e gli attuali misfatti dell’Is. Non ero in Italia, ma mi hanno detto che anche giornalisti italiani si sono esercitati in considerazioni analoghe. Brevemente qualche fatto: se ci si chiede come mai i musulmani moderati non abbiano alzato la voce contro i crimini commessi dai vari califfi o pretendenti tali contro i cristiani, la risposta è semplice e va trovata nel Corano. Il Corano è un libro che non si può interpretare. Il Corano va obbedito perché a parlare è Dio che lo detta al profeta. Dunque, il versetto 33 della sura 5 dice: «In verità, la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il suo Messaggero e si danno a corrompere la terra è che essi saranno massacrati, o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra». Non risulta che il Dio biblico si sia mai espresso in questi termini. In obbedienza al Corano nel corso del tempo più volte i musulmani hanno aderito alla lettera alla volontà del profeta. Così hanno fatto i turchi selgiuchidi nell’undecimo secolo. Leggiamo alcuni brani della lettera che nel 1091 l’imperatore Alessio Comneno scrive a Roberto I, conte di Fiandra, per descrivere cosa succede ai cristiani che vivono sotto il dominio turco o che vanno in Terra Santa come pellegrini: «circoncidono i ragazzi e i giovani dei Cristiani sui battisteri dei Cristiani, e in disprezzo di Cristo versano il sangue della circoncisione negli stessi battisteri, e poi li costringono a urinare negli stessi; e poi li trascinano nelle chiese e li costringono a bestemmiare il nome e la fede della santa Trinità. Coloro che si rifiutano li affliggono con innumerevoli pene e alla fine li uccidono. Nobili matrone e le loro figlie, che hanno depredato disonorano nell’adulterio, succedendosi uno dopo l’altro come gli animali. Altri corrompono turpemente le vergini, ponendole in faccia alle loro madri, e le costringono a cantare canzoni viziose e oscene, finché non hanno terminato i loro vizi»; «uomini di ogni età e ordine, ragazzi, adolescenti, giovani, vecchi, nobili, servi, e, ciò che è peggio e più vergognoso, chierici e monaci, e -che dolore!- ciò che dall’inizio dei tempi non è stato mai detto o sentito, vescovi, sono oltraggiati con il peccato di Sodoma, e un vescovo sotto questo osceno peccato perì. Contaminano e distruggono i luoghi sacri in innumerevoli modi, e ne minacciano altri di peggiore trattamento. E chi non piange di fronte a ciò? Chi non prova compassione? Chi non ne prova orrore? Chi non prega?». I turchi distruggono «quasi l’intera terra da Gerusalemme alla Grecia», le isole, e «adesso quasi nulla rimane eccetto Costantinopoli, che minacciano di strapparci prestissimo, a meno che l’aiuto di Dio e dei fedeli Cristiani Latini ci giunga velocemente»; «Il resto omettiamo per non dare fastidio a chi legge». L’Occidente nel 1096 risponde all’appello disperato dell’imperatore bizantino andando con grandi sacrifici e grande eroismo a liberare la terra di Gesù dalla barbarie musulmana all’epoca imperante. È la prima crociata. Parole come quelle pronunciate da Obama riposano su un terreno sicuro. Un terreno reso solido da secoli di falsità storiche fatte passare per verità. Come scrive Leone XIII nel 1883: «la scienza storica sembra essere una congiura degli uomini contro la verità»; «Troppi vogliono che il ricordo stesso degli avvenimenti passati sia complice delle loro offese». La propaganda anticattolica ha dipinto la Chiesa come una specie di associazione a delinquere, violenta, oppressiva, intollerante. La propaganda anticattolica ha dipinto l’islam come la terra della pace e della tolleranza. Nemmeno le atrocità disumane commesse in questo tempo dall’islam che, come sempre ha fatto, vuole conquistare il mondo e arrivare a Roma, riescono a far riflettere chi è stato educato all’odio e al disprezzo anticristiano”.
Alcuni mesi fa, anche Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara- Comacchio, sul “Sussidiario. net” rispose in modo puntuale e preciso ad un articolo di don Federico Pichetto, che condanno’ le Crociate. Ecco la lettera del Pastore emiliano.
“Caro don Pichetto, ti scrivo queste righe cercando di rispondere al tuo intervento sulle Crociate. In effetti tu parli di Crociate che non sono mai esistite: Crociate sostenute dalla nascente borghesia, che come ognun sa, alla fine dell’XI secolo – quando la prima Crociata fu bandita – non c’era nella società europea, o comunque era una minoranza con un potere limitatissimo.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere. Non tocca a me rifare il punto su questa vicenda secolare su cui la migliore storiografia, e non solo quella cattolica, ha dato un contributo decisivo.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso. Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente. Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa. Sta di fatto che noi – cristiani del Terzo millennio – alle Crociate dobbiamo molto.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa. Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni. Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli – il livello del mare e il livello della montagna – per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria. Nessuna realtà cristiana esprime la perfezione della fede che è solo in Gesù Cristo, ma nessuna esperienza cristiana è invincibilmente diabolica. Passare dalla fede alle opere è compito fondamentale del cristiano di ogni tempo. Ora, per recuperare questa bellezza della storia cristiana bisogna guardare la realtà secondo tutta l’ampiezza cattolica. La mia generazione e quella di molti amici dopo di me – che per l’intelligenza e l’apertura di monsignor Luigi Giussani hanno potuto dialogare personalmente per esempio con Regine Pernoud, con Leo Moulin, con Henri de Lubac, con Hans Urs von Balthasar, con Joseph Ratzinger, con Jean Guitton e molti altri – hanno un sano orgoglio della nostra tradizione cattolica. Per questo sentono in modo assolutamente negativo desumere acriticamente l’immagine della Chiesa dalla mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore. Certo, l’essenza di questa tradizione cattolica – e che, quindi, comprende anche le Crociate – è il desiderio di vivere il rapporto con Cristo e di annunziarlo nella concretezza del suo popolo che è la Chiesa, nelle grandi dimensioni che rendono il cristiano autenticamente uomo: la dimensione della cultura, della carità e della missione. È questo il Cristo che sta all’origine di tante iniziative del passato e del presente. Nessuna iniziativa lo esprime adeguatamente, ma l’assenza di qualsiasi capacità di presenza nel mondo e di giudizio sulla vita degli uomini e sui problemi degli uomini fa dubitare che esista una fede autenticamente cattolica. La fede in Cristo può rischiare di ridursi a essere spunto per mozioni soggettive e spiritualistiche da cui metteva in guardia il santo padre Benedetto XVI all’inizio della sua splendida enciclica Deus Caritas Est: un Cristo che rischia di stare acquattato nel silenzio della coscienza personale, che non diventa fattore di vita e di cultura, che non tende a creare una civiltà della verità e dell’amore. Ricordo ancora con commozione quando facevo la terza liceo una lezione di Giussani in cui disse letteralmente: «La comunità cristiana tende a generare inesorabilmente una civiltà». Nella mia esperienza pastorale e culturale ho sempre sentito come punto di riferimento sostanziale la grande certezza di Giovanni di Salisbury che diceva: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti». È perché siamo sulle spalle di giganti che vediamo bene il presente e intuiamo le linee del futuro. È questo che rende così appassionata la nostra responsabilità, senza nessuna dipendenza dagli esiti, con la certezza di portare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, alla grande impresa del farsi del Regno di Dio nel mondo, che come dice il Concilio Vaticano II coincide con la Chiesa e la sua missione”.
Su “Tempi, circa un anno fa fu pubblicato un interessante articolo, nel quale il sociologo Rodney Stark analizzò in modo accurato il Medioevo e le Crociate.
“Poche settimane fa Paolo Mieli ha recensito il suo La vittoria dell’Occidente (Lindau). Oggi è Avvenire a intervistare il sociologo Rodney Stark (qui una nostra intervista) docente di Scienze sociali presso la Baylor University in Texas. Nel dialogo con Andrea Galli, il sociologo – agnostico convertito al protestantesimo, «educato come un luterano» – fa notare come «quarant’anni fa, nei migliori college e nelle migliori università americane, il primo e più popolare corso del primo anno era Western Civilization, civiltà occidentale». Oggi non è più così per una malcelata incapacità di fare i conti con la propria storia. Anche con le sue pagine più interessanti, come il Medioevo e le crociate, oggi quasi unanimente condannate come secoli bui ed errori cristiani. Ma Stark non è d’accordo: «I crociati non hanno marciato verso Oriente per conquistare terre e bottino: si sono indebitati fino al collo per finanziare la propria partecipazione a quella che consideravano una missione religiosa; i più ritenevano improbabile la possibilità di sopravvivere e tornare in patria, e i più non tornarono». NON FURONO SECOLI BUI. Stesso discorso per quanto riguarda il Medioevo: «I “secoli bui” non ci sono mai stati, al contrario si è trattato di un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui l’invenzione del capitalismo. Prima della vulgata illuministica nessuno ha mai creduto ai “secoli bui”. Per prima cosa basterebbe chiedersi: perché la caduta di Roma avrebbe dovuto rendere tutti ignoranti, in un impero immenso? Benché i Romani li chiamassero Barbari, le popolazioni del Nord Europa erano civilizzate quanto i Romani stessi quando finì l’impero. Se si osserva l’Europa alla fine del Medio Evo si può facilmente constatare come fosse assai più progredita dell’impero romano dal punto di vista della scienza, dell’agricoltura, degli armamenti, dell’architettura, del commercio, delle arti, specialmente musica e pittura. Come sarebbe potuto accadere in una età arretrata o oscurantista?». GALILEO? UN ARROGANTE. L’idea di Stark è che è stato il cristianesimo ad aiutare il progresso occidentale. E, anche qui in controtendenza rispetto alla vulgata comune, Stark sostiene non essere corretto contrapporre l’oscurantismo cattolico al progressismo protestante: «Vorrei solo far notare come il trionfo dell’Occidente sia avvenuto ben prima della Riforma protestante, e il contributo di quest’ultima sia stato assai inferiore rispetto a quanto sostenuto da storici protestanti o anti-cattolici. Galileo non fu punito per i suoi contributi scientifici, ma per la sua arrogante doppiezza, e circa metà dei grandi scienziati del XVII e XVIII secolo erano cattolici. La famosa tesi dell’etica protestante resa famosa da Weber non ha poi fondamento. E questo lo dico da protestante, educato come luterano».Nell’analizzare il Medioevo, Papa Benedetto XVI disse:”Se qualcuno, quando si evoca il Medioevo, non trova altro nella sua memoria che il ricordo dell’Inquisizione, bisogna chiedergli dove ha gli occhi: possibile che tali cattedrali, tali immagini dell’Eterno, piene di luce e di una dignità tranquilla, sarebbero potute sorgere se la fede fosse stata solo tortura per gli uomini?

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