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LA MASSONERIA VUOLE ANNIENTARE MONS. NEGRI

(gianluca MARTONE) Nel corso di queste ultime settimane, su diversi quotidiani nazionali si sta assistendo ad un vero e proprio attacco da parte della Massoneria a Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara- Comacchio. Tutto ebbe inizio a fine novembre con un’interessante intervista che l’Arcivescovo emiliano rilascio’ sul settimanale “Panorama”, nella quale affermò:” Ho lanciato da tempo un grido d’allarme per il silenzio omertoso di tutte le realtà civili. Non è che venga messa nell’angolo la famiglia. È che questo governo, guidato da un premier che sbandiera la propria militanza cattolica negli scout, appoggia un’ideologia che disgrega dalle fondamenta la struttura stessa della civiltà occidentale. Lo Stato ha già agito più volte in spregio delle leggi vigenti per costringere insegnanti e scolari a seguire corsi sul gender. Sono dovuto intervenire due volte, qui a Ferrara, per segnalare questa situazione. La società ormai è contraria alla Chiesa, c’è poco da fare.Ma chi sarebbe il regista occulto di questo attacco alla civiltà? Sono almeno tre: la massoneria mondiale, l’economia anglo-cinese-nipponica e il fondamentalismo islamico.La massoneria c’entra sempre… Le pare normale che in questa città, appena 130 mila abitanti, vi siano ben quattro logge massoniche, di cui una femminile? Il caso Charamsa, lo scandalo sessuale fra i carmelitani, la lettera dei cardinali conservatori al Papa trapelata dal sinodo, la falsa notizia del tumore al cervello, l’arresto in Vaticano di due collaboratori infedeli che avrebbero fornito il materiale per dei libri esplosivi di imminente uscita. A Francesco tocca una grana al giorno. La Chiesa è una spina nel fianco, un’anomalia, una contraddizione agli stili di vita correnti. Si legga Il padrone del mondo scritto da Robert Hugh Benson nel 1907, nel quale era prefigurata la società del terzo millennio. Lì dentro c’è tutto: la confederazione mondiale retta dall’Anti¬cristo, il consenso entusiasta dei sudditi, l’edonismo sfrenato, il pacifismo, il relativismo, l’eutanasia, persino i cibi artificiali che in questi giorni hanno ottenuto il via libera dalla Ue. Fino al bombardamento del Vaticano per annientare l’ultimo bastione in grado di fermare il nuovo padrone. Scenario apocalittico. Diciamocelo in faccia: questa centrale anticattolica planetaria teme la Chiesa più dell’Isis, così come ieri aveva più paura del pontefice che di Hitler, Mussolini e Stalin. Nel totalitarismo gli affari si fanno meglio che in democrazia”.

Queste affermazioni molto dure di Mons. Negri hanno suscitato la reazione immediata degli ambienti massonici, in primis di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il quale ha inviato sempre attraverso le pagine di Panorama questa lettera all’Arcivescovo:” Le sue ultime considerazioni apparse sul settimanale Panorama in cui Ella con dogmatica ed indissolubile certezza, con alta e incrollabile infallibilità si scaglia per l’ennesima volta contro la Massoneria mondiale in generale additandola come la prima dei tre mali che affliggono la Civiltà, e poi manifestando il pericolo della minacciosa presenza di ben 4 logge nella città di cui Ella e’ il pastore, anche se non mi giungono del tutto nuove, mi addolorano fortemente e provocano una grande tristezza e dispiacere in me e nelle migliaia di fratelli che fanno parte dell’Istituzione che ho l’onore e l’orgoglio di guidare da 18 mesi. Sarebbe molto facile replicare facendo ricorso alle grandi e gravi problematiche che in questo momento attraversano ed agitano Santa Romana Chiesa e che necessiterebbero una maggiore concentrazione sull’attività pastorale da parte di tutti per aiutare l’azione vigorosa e riformatrice di Papa Francesco. Ma non tocca a me fare il Vescovo o indicare alla Chiesa la strada della Chiesa. Ci rammarica e ci dispiace semmai che Lei non abbia la minima tolleranza, al contrario del nostro plurisecolare Ordine e dei suoi sublimi principi, nei confronti della Libera Muratoria. E’ un dato di fatto provato da tanti episodi che, purtroppo, nel passato e non certo per colpa del Grande Oriente d’Italia che è aperto al dialogo con tutte le confessioni religiose e non e con tutte le istituzioni, l’hanno portata spesso a delle riflessioni ingenerose, pretestuose, preconcette e del tutto gratuite nei nostri confronti. La profonda e reiterata radice e cultura antimassonica Sua Eccellenza l’ha manifestata già dai tempi della guida della Diocesi di San Marino-Montefeltro, quando con il suo messaggio da Pennabilli nell’agosto del 2010 si scagliò contro “AlchimiaAlchimie” che si tiene a San Leo ogni estate. Ebbene ricordo molto bene alcune parole molto esplicative delle sua idea sulla Massoneria. “…Guido una Chiesa particolare – scrisse – che ha avuto in San Leo la sede della Diocesi dal ‘300 d.C. fino al 1600; la cultura e la civiltà che sono nate dall’esperienza di questa Chiesa sono un fatto di straordinaria importanza anche all’inizio di questo terzo millennio. Abbiamo la responsabilità di portare avanti questa tradizione perché è una tradizione che ha sempre saputo coniugare l’amore a Dio con l’amore alla libertà degli uomini e della società. Non altrettanto si può dire di quelle culture di carattere massonico, razionalista, totalitario che invece, certamente, non hanno dato un contributo positivo all’evoluzione di questa nostra società…”
E, ancora più esplicita fu la frase in cui disse che “la Chiesa e la Massoneria sono di per sé assolutamente inconciliabili, come ribadito dal documento a firma del Cardinale Ratzinger del 26 novembre 1983”. La nostra colpa ai suoi occhi, carissimo Monsignore, e’ quella d’indossare un grembiulino. Per fortuna, per tanti di noi e per tanta parte della Società, non si tratta di una colpa o del male, bensì di un grande dono, che indossando quel grembiulino ci fa perseguire alti ideali come la difesa del Libero pensiero e della Laicità. Lei che ci vede dappertutto come Il Diavolo, sempre su Panorama stavolta ci ha accostati addirittura al terrorismo fondamentalista di matrice islamica che ha appena compiuto la tremenda strage di Parigi, con la morte di oltre cento persone innocenti. Credo che sia sinceramente e, se mi permette, davvero troppo. E che nella triste fase in cui viviamo bisogna stare molto attenti alle parole che vengono pronunciate. Siamo iniziati e come tali tolleranti ma restiamo sconcertati dal fatto che un uomo di Chiesa del suo rango arrivi a dire parole così dure, ingiuste e sbagliate nei confronti dei Massoni. Ci sembra di essere tornati indietro nel tempo. Alle Crociate di cui Ella e’ un convinto assertore, all’inquisizione, sino alla messa al bando del massone, un vero e proprio pericolo per la società che corre ben altri reali pericoli. Noi non lanciamo sfide e non siamo contro la Chiesa. La nostra cultura è da sempre una ed una sola: quella del dialogo. Non abbiamo le sue reverendissime certezze di Vescovo che si eleva sopra tutto e tutti nel giudicare e nel bandire con l’indice: “Fuori i massoni dal Tempio!”. Sua Santità Papa Francesco qualche tempo fa dichiarò con tutta la grande umiltà e la grande forza pastorale del suo magistero: Chi sono io per giudicare?”. Lei, invece, non ha il minimo dubbio nel giudicare gli altri e pronunciare sentenze ex cathedra. Noi liberi muratori pensiamo che sacerdote o no, ogni uomo nell’applicare qualsiasi regola, anche la più legittima e rigorosa, come nell’affermare delle riflessioni nei confronti degli altri, debba farsi un serio esame di coscienza e prendere a volte decisioni anche forti e lontane da posizioni pregiudiziali, e deve farlo con coraggio e buon senso. Sono queste scelte che avvicinano uomini, fedi, opinioni e sensibilità diverse, nella fratellanza terrena, e che permettono di procedere insieme, pur con percorsi non eguali, nella meravigliosa esperienza che è la Vita. Per questo Le rivolgo con umana fraternità un caloroso invito: incontriamoci, parliamoci, confrontiamoci serenamente e liberamente, e chissà se alla fine non possano essere abbattuti quei muri che al momento da parte Sua sembrano essere stati solennemente edificati e che la Massoneria non merita”.
Dopo questo aspro confronto tra Mons. Negri e Bisi, la reazione punitiva nei confronti del coraggioso Arcivescovo emiliano non si è fatta attendere. Sul Fatto Quotidiano, sempre in quei giorni, è stato pubblicato il seguente articolo, che riporto integralmente: “Il Fatto Quotidiano titola largamente in prima: “Vescovo di Cl: ‘Francesco deve fare la fine di quell’altro Papa’”. Il vescovo ciellino è monsignor Luigi Negri, capo della Chiesa di Ferrara. Secondo il giornalista Loris Mazzetti il presule in viaggio fa Roma sul Freccia Rossa il 28 ottobre sarebbe stato captato da qualche passeggero mentre discuteva con il suo segretario e poi, al telefono con Renato Farina (l’agente Betulla). Negri avrebbe affermato ad alta voce: “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come ha fatto come aveva fatto con l’altro”. Il riferimento è aGiovanni Paolo I che governò la Chiesa soltanto per 33 giorni. Il vescovo di Ferrara, sempre durante il viaggio verso Bologna e quindi Ferrara, secondo il Fatto Quotidiano, avrebbe espresso un giudizio anche sulle fresche nomine dei nuovi responsabili dell’arcidiocesi di Bologna e Palermo con monsignor Zuppi emonsignor Lorefice: “Dopo le nomine di Bologna e Palermo posso diventare Papa anch’io. E’ uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile”. Il quotidiano diretto da Marco Travaglio annota anche un’altra affermazione attribuita a Negri, sempre sulle nomine di Bergoglio: “Sono nomine avvenute nel più assoluto disprezzo di tutte le regole. E’ un metodo che non rispetta niente e nessuno. La nomina a Bologna è incredibile. A Caffarra (l’ex arcivescovo della stessa area conservatrice di Negri, ndr) farò vedere i sorci verdi a quello l’altro (a Zuppi), a ogni incontro non gliene farò passare una. L’altra nomina, quella di Palermo, è ancora più grave. Questo ha scritto un libro sui poveri (Lorefice) – che ne sa lui dei poveri – e su Lercaro e Dossetti, suoi modelli, due che hanno distrutto la Chiesa italiana?”.Il direttore della Nuova Ferrara Stefano Scansani in mattinata ha raggiunto monsignor Negri dopo la celebrazione della messa per i sacerdoti defunti nella casa di riposo Betlem, alla periferia est della città. Il presule non ha smentito. E’ apparso sereno e pronto al contrattacco. Ha risposto che reagirà all’articolo del Fatto Quotidiano e che per ora non ha alcuna dichiarazione da fare. E chiede: “Qualcuno ha registrato?” concludendo che “questo nuovo episodio spiega tutto l’odio teologico contro la Chiesa”.

Dopo questo articolo, l’Arcivescovo ha rilasciato questo comunicato, che pubblico integralmente:”La preoccupazione di rivolgere primariamente alla mia chiesa un messaggio di chiarimento riguardo alle affermazioni apparse su “il Fatto Quotidiano”, non puo’ prescindere da una seconda, doverosa e necessaria azione nei confronti di chi ha cosi gravemente leso la mia dignità umana ed ecclesiastica e anche quella della chiesa. “Il Fatto Quotidiano” ha operato in spregio delle piu’ elementari norme deontologiche del giornalismo, attribuendomi frasi virgolettate che non ho mai detto ad estrapolarne altre dai loro contesti originari per ricavarne contenuti opposti a quanto si stava dicendo, trasformando cosi l’ipotesi del giornalista in certezza. E’ profondamente scorretto sul piano della professione e deontologia del giornalista. La cosa piu’ grave riguarda la prima pagina:”Francesco deve fare la fine di quell’altro Papa”. Il terribile titolo virgolettato, infatti, riporta una frase mai pronunciata da me, e prova ne è che poi tale frase non è piu’ rintracciabile nel corpo dell’articolo. Quello che risulta chiaro è che si virgoletta l’interpretazione che “il Fatto”ha voluto dare alla vicenda, crocifiggendomi cosi ad una frase mai pronunciata. E’ una procedura di inaudita gravità. All’interno dell’articolo poi, alla prima frase virgolettata, su cui poggia l’intero testo, arbitrariamente si aggiunge:”Il riferimento a Papa Luciani è appena velato”. Questa è un’altrettanta assurda, arbitraria interpretazione, completamente opposta al mio pensiero, che faceva riferimento a ben altre vicende della chiesa, che esporrò nei luoghi e tempi opportuni. E che dire infine dell’utilizzo di frasi sottratte senza il permesso della persona interessata e senza chiedere, al momento in cui sono state pronunciate, il loro reale significato e non riportate nella loro completezza? Oltre dunque a riservarmi di far valutare ai miei legali ogni misura a tutela dell’onorabilità della Chiesa e della mia persona, chiedo all’opinione pubblica e all’Ordine dei Giornalisti se questo è il modo di svolgere lavoro informativo. Ma chiedo anche alla comunità ecclesiale e civile di non rendersi complice di tali operazioni”. Purtroppo, quest’appello è rimasto inascoltato, in quanto la campagna diffamatoria ed aggressiva nei riguardi di questo coraggioso ed esemplare Apostolo di Cristo sta proseguendo inarrestabile, come hanno riportato di recente i siti cattolici “Riscossa Cristiana” e “Corrispondenza Romana”, con due interessanti articoli scritti da Paolo Detto e Mauro Faverzani, che pubblico integralmente:” Quando il regime organizza lo “sdegno popolare”, la condanna a morte è già emessa e inappellabile. In sostanza, all’Arcivescovo di Ferrara non si perdona il fatto di essere cattolico e di essere un uomo. La massoneria aveva già attaccato Mons. Negri. Spaccatura in CL: molti aderenti al movimento non hanno digerito il comunicato con cui la dirigenza aveva di recente scaricato lo scomodo prelato. Chi conosce Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio, può anche, facilmente, non averlo in simpatia, perché Mons. Negri ha un “brutto carattere”, critica che si fa spesso alle persone che un carattere ce l’hanno, che amano dire ciò che pensano, che non hanno paura. Naturalmente, vivendo in un’epoca in cui il pensiero deve essere uniforme, gioioso, dialogante, assolutamente corretto politicamente e ovviamente eterodiretto, chi è dotato di carattere, e viene quindi definito come una persona dal “brutto carattere”, diventa un soggetto da cancellare, annullare, perché costituisce una nota stonata nell’armoniosa musica del regime. Tutti devono essere uguali, felici e inquadrati. Tutti ricordiamo l’articolo pubblicato a metà novembre dello scorso anno dal “Fatto Quotidiano”, in cui si parlava di una telefonata fatta in treno da Mons. Negri , nel corso della quale l’arcivescovo avrebbe espresso al suo interlocutore, il giornalista Renato Farina, pesanti critiche sulle nuove nomine episcopali a Palermo e a Bologna e avrebbe addirittura auspicato per Bergoglio una rapida fine come quella di Papa Luciani. L’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano rischiò però di diventare un boomerang per il regime, per il modo abborracciato con cui era stato creato tutto lo “scandalo”. Unica ad abboccare immediatamente all’amo fu la dirigenza di Comunione e Liberazione, che emise a tempo di record un comunicato squallido, con cui si preoccupava, ancor prima che si capisse realmente l’accaduto, di scaricare Mons. Negri. Ma su questo aspetto della vicenda, e sulla reazione sdegnata di molti ciellini per il comportamento del loro Politburo, torniamo più avanti.
Il regime aveva mandato allo sbaraglio dei killer pasticcioni come quelli del Fatto Quotidiano, ma naturalmente non poteva fidarsi a far condurre tutta l‘operazione solo da questi quattro squadristi improvvisatori. Si era mosso anche uno dei personaggi più importanti: nientemeno che Stefano Bisi, Gran Maestro (“Gran Maestro”, da non confondersi con il “Gran Mogol”, capo delle Giovani Marmotte, associazione scout a cui aderiscono Qui, Quo e Qua, nipotini di Paperino) del Grande Oriente d’Italia, insomma la voce più potente della massoneria in Italia. Bisi, come riportava “La Nuova Ferrara”, rimproverava a Mons. Negri, pur usando le mielose parole abituali per i massoni, di aver ribadito la condanna della massoneria. Negri quindi non aveva certo inventato nulla: aveva ribadito una posizione arcinota della Chiesa, inaccettabile però col nuovo corso della neochiesa, nella quale l’azione “vigorosa e riformatrice” di Bergoglio è molto apprezzata dai grembiulini. Per inciso, sarà bene ricordare che la massoneria salutò con esplicita simpatia la nomina di Bergoglio, così come a suo tempo espresse il suo cordoglio per la morte del “fratello” cardinale Martini. Chiaro, no? Nella bella compagnia non poteva mancare la voce di regime per eccellenza, ossia il Gruppo Espresso. Sempre in novembre dello scorso anno Massimo Faggioli pubblicava su Huffington Post un violento attacco a Mons. Negri, nel quale l’Arcivescovo di Ferrara veniva definito come un presule che “si è fatto conoscere per uno stile di rapporto invariabilmente aggressivo e stizzito con la città e la diocesi, e per decisioni per lo meno bizzarre circa il messaggio da inviare alla città su questioni importanti come il matrimonio e la famiglia”. Naturalmente anche Faggioli non mancò di notare come il vero problema della chiesa di oggi sia la resistenza al nuovo corso bergogliano, opposta da molti vescovi ancora legati alla “vecchia chiesa”. Adesso si direbbe che siamo all’attacco finale, perché, per finire bene l’anno 2015, le organizzazioni di regime (in questo caso l’associazione “Pluralismo e dissenso”) lanciano lo “sdegno popolare”. “Ferrara Italia” ci informa che “ben” trecento persone hanno firmato, in meno di quindici giorni, una lettera a Bergoglio, per lamentare il fatto che il loro Arcivescovo ha fatto molte esternazioni non in linea con la misericordia, ma addirittura, orrore!, in alcuni casi “divisive”. E questa è una parola magica che costituisce l’anticamera del patibolo: puoi essere omosessuale, tridivorziato quadririsposato travestito bestemmiatore eccetera, ma non puoi essere “divisivo”! Sorvoliamo su due faccende alquanto umoristiche: se in quindici giorni si raccolgono trecento firme, vuol dire che in media se ne raccolgono venti al giorno. È un po’ difficile parlare di adesione “massiccia”, tanto più che trecento persone, su tutta la popolazione della diocesi di Ferrara-Comacchio, sono proprio un bel nulla. Ma si sa che lo “sdegno popolare” è massiccio non in base alla matematica, bensì in base alla sua conformità alle direttive del regime.
Piuttosto è molto interessante leggere l’elenco delle affermazioni di Mons. Negri, che avrebbero creato grave turbamento nelle sensibili anime di cattolici e non cattolici della diocesi ferrarese. Come potete vedere, sono affermazioni su vari argomenti, dal rispetto dovuto alla Cattedrale, alla Shoah, alle Crociate, all’slam, al demonio, e così via. Sono affermazioni di un cattolico, di un Pastore che non ha peli sulla lingua. Sono, in definitiva, affermazioni di un uomo. Anzi, consentitemi, di un Uomo. È naturale che in tempi in cui dominano gli atei e i pederasti, un uomo cattolico è da annullare. E in tal senso la gioiosa macchina da guerra si è mossa: ammonimento dai padroni (massoneria), intervento un po’ goffo dei killer pasticcioni (Fatto Quotidiano), intervento più qualificato (Huffington Post) e infine, “sdegno popolare” (seppur un po’ magrino, ma guardiamo alla qualità e non alla quantità…). Ora, cosa faranno i fedeli esecutori romani degli ordini che arrivano dall’alto? Probabilmente non accadrà nulla di particolarmente grave, perché a novembre di quest’anno Mons. Negri compirà 75 anni, e quindi sarà messo a riposo. Punto e basta. Ma l’importante è far sapere con spietata chiarezza ad altri Pastori che volessero mostrare un po’ di coraggio che la polizia politica è attivissima, ha orecchie dappertutto, se non ha prove le crea, e che il regime non perdona. In tal senso, il “caso Negri” può essere un ottimo ammonimento per altri che volessero commettere il crimine più temuto dal potere: comportarsi da uomini e da cattolici, due termini indivisibili. Due sole parole su Comunione e Liberazione, perché lo squallore non merita molto spazio. A suo tempo la dirigenza ciellina, la stessa che ha gioiosamente accolto personaggi come Emma Bonino, Napolitano, Mario Monti e compagnia bella, emise un comunicato subito dopo l’articolo del Fatto Quotidiano sulla telefonata in treno. La parola squallore non è usata a caso, perché la maggior preoccupazione della dirigenza fu quella, ancor prima di capire bene i fatti, di “scaricare” Mons. Negri, facendo notare che lo stesso non rivestiva dal 2005 alcun incarico in CL. Questo comportamento fu tutt’altro che gradito da molti ciellini. Ne parlò Italia Oggi. Personalmente posso confermare che, tra i molti ciellini che conosco, fu grande lo sdegno per la fretta con cui ci si sbarazzò di una delle figure storiche del movimento. Cosa farà oggi “ufficialmente” CL? Probabilmente nulla. Ha già rimediato una figuraccia a novembre, oggi tacerà. Di sicuro, non dirà una parola in appoggio a Mons. Luigi Negri. Spero ardentemente di essere smentito dai fatti. E chiudo questo articolo con l’espressione della mia vicinanza e solidarietà a Mons. Negri e con una affettuosissimo ricordo di don Luigi Giussani, uomo di Fede eccezionale. Cos’è rimasto di lui in CL? Nulla”.
“Più che un appello, sembra una sentenza: la lettera, spedita in fretta e furia in Vaticano – in particolare, al Papa ed alla Cei –, per cavalcare l’onda mediatica (prevedibilmente favorevole), ha lasciato diverse questioni aperte sul tappeto. A quelli dell’associazione Pluralismo e dissenso di Ferrara proprio non piace il loro Vescovo, mons. Luigi Negri: troppo cattolico, fermo sui principi e pronto oltre tutto a difenderli. Con la determinazione di chi sa bene di avere una precisa «responsabilità pastorale» (Catechismo, n. 879), nei confronti dei suoi fedeli ed anche dei non fedeli. Mons. Negri scuote e richiama le coscienze e questo non piace, anzi crea «disagio». Da qui il nuovo anatema, lanciato dai firmatari della missiva: «Usa spesso parole non ispirate a misericordia e carità». È la misericordia il nuovo comandamento onnicomprensivo, guai a non adeguarcisi. Dimenticando come il Vescovo sia chiamato a reggere la propria Diocesi «col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 894). Cioè non solo con lo zuccherino, bensì, quando e dove necessario, anche col bastone. Sono in trecento, a protestare. Quasi tutti ferraresi, si tiene a precisare. Sui 273.900 battezzati di quella Diocesi, quella di Ferrara e Comacchio. Un numero ridicolo, insignificante. Anche se gridano forte e cercano lo scontro: ritengono che il loro presule si discosti «troppo frequentemente e su troppe questioni dalle parole del Papa», da loro erto a supremo riferimento del “cattolicamente corretto”. Da qui l’accusa: mons. Negri, secondo loro, è «divisivo». Ecco il nuovo insulto: che non indica un tradimento dottrinale o, peggio, un atteggiamento eretico. «Divisivo», secondo loro, è chi combatte il laicismo, inteso quale sinonimo di «autodistruzione dell’Europa»; chi ritiene che le Crociate abbiano «permesso la sopravvivenza del Continente», bloccando la ferocia turca; chi accusa l’islam di tematizzare «la violenza come direttiva teoria e pratica»; e via elencando. Insomma, in una parola, «divisivo» sarebbe chiunque fa ed afferma, senza se e senza ma, una posizione culturale manifestamente, identitariamente, esplicitamente cattolica. Ma c’è di più. C’è un problema di metodo. L’idea cioè che, a stilar le pagelle dei presuli, debba essere la “base”, seguendo percorsi mentali propri; non quindi – il che sarebbe legittimo – esprimendo pareri maturati alla luce della retta Dottrina, del Magistero e della Tradizione, specificando il dove e il come, spiegando e motivando, bensì pareri autoreferenziali, soggettivi ed epidermici, giocati sull’onda del sentimento, anziché della ragione e, tanto meno, della fede. È, questo, un modo di procedere alquanto pericoloso, poiché, cavalcando «decentralizzazione» e «periferie esistenziali», tenta d’introdurre i germi di un parlamentarismo in un contesto ad esso geneticamente alieno. La vera sfida consiste cioè nel sostituire un «furor di popolo» giacobino all’infallibile Parola di Dio. Stupisce e duole constatare come, ancora una volta, gli ambienti di Chiesa, abbiano brillato per assenza, abbiano ufficialmente taciuto. Non una voce, chiara e forte, di solidarietà, non una critica agli improvvidi autori di quella missiva, né obiezioni alla vacuità delle accuse mosse. Un silenzio imbarazzante. Noi riteniamo fondamentale ed onesto, soprattutto in circostanze come questa, esprimergli tutta la nostra vicinanza. Con forza, affetto e gratitudine. Riconoscendogli il merito indiscutibile d’aver sempre agito e parlato con autentico sensus ecclesiae. E d’averlo fatto per un motivo preciso, per colmare quella che lo stesso mons. Negri ha recentemente definito «la più grande povertà che possa capitare ad un uomo, quella di non conoscere la verità di Cristo». Quella verità, che lui, da Vescovo, non ha mai cessato di proclamare. E che ancora proclama”.
La vicenda che ha coinvolto Mons. Negri attesta in modo evidente la forza demoniaca della Massoneria che, come denuncio’ spesso don Stefano Gobbi, fondatore del Movimento Sacerdlotale Mariano, il quale avrebbe ricevuto messaggi dalla Vergine Maria nel periodo che va dal 1973 al 1997, si è infiltrata in questi ultimi decenni anche all’interno della gerarchia ecclesiastica. Ecco le sue eloquenti affermazioni:” Soprattutto vi ho voluto avvertire del grande pericolo che minaccia oggi la Chiesa, a causa dei molti e diabolici attacchi che si compiono contro di Lei per distruggerla. Per raggiungere questo scopo, alla bestia nera che sale dal mare, simile a una pantera (la Massoneria), viene in aiuto dalla terra, una bestia che ha due corna, simili a quelle di un agnello (il Falso Profeta). Al simbolo del sacrifico (l’agnello) è unito quello del Sacerdozio: le due corna. Un copricapo con due corna portava il Sommo Sacerdote nel Vecchio Testamento. La mitria – con due corna – portano i Vescovi nella Chiesa, per indicare la pienezza del loro Sacerdozio. La bestia nera, simile a una pantera, indica la Massoneria; la bestia con due corna, simile ad un agnello, indica la Massoneria infiltrata all’interno della Chiesa, cioè la Massoneria ecclesiastica, che si è diffusa soprattutto tra i membri della Gerarchia. Questa infiltrazione massonica, all’interno della Chiesa, vi è stata da Me predetta in Fatima, quando vi ho annunciato che Satana si sarebbe introdotto fino al vertice della Chiesa. Se compito della Massoneria è di condurre le anime alla perdizione, portandole al culto di false divinità, lo scopo della Massoneria ecclesiastica è invece quello di distruggere Cristo e la sua Chiesa, costruendo un nuovo idolo, cioè un falso Cristo e una falsa Chiesa (..) La Massoneria ecclesiastica agisce per oscurare la Divina Parola di Gesù, per mezzo di interpretazioni naturali e razionali e così la svuota di ogni suo soprannaturale contenuto. Così si diffondono gli errori e a causa della loro diffusione molti si allontanano dalla vera fede (..) Scopo della massoneria ecclesiastica è quello di giustificare il peccato, di presentarlo non più come un male, ma come un valore e un bene. (…) Alla fine si giunge a negare la realtà storica dei miracoli e della resurrezione e si mette in dubbio la divinità stessa di Gesù. (…) Dopo aver distrutto il Cristo storico la massoneria ecclesiastica cerca di distruggere la Chiesa (…) con il falso ecumenismo (messaggio del 13/06/1989)”. Profetiche infine furono le parole pronunciate dal grande don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, in un’intervista rilasciata nel 1992, che descrivono in modo attento e preciso le sofferenze che dovranno sopportare autentici testimoni della Verità come Mons. Negri nel corso del loro Ministero Apostolico:” L’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi a uno che si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi, c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto, ma presto tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione”».